Ballo di famiglia

Di

Editore: Mondadori

3.7
(829)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 193 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese , Finlandese

Isbn-10: 8804492686 | Isbn-13: 9788804492689 | Data di pubblicazione:  | Edizione 6

Traduttore: Delfina Vezzoli

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Gay & Lesbo

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Descrizione del libro
Mrs Campbell, madre dalla mente illuminata e aperta, presidentessa della Coalizione dei Genitori di Lesbiche e Gay, scopre quanto sia difficile accettare davvero l'omosessualità di un figlio quando il suo Neil le porta a casa il suo compagno. I membri di una famiglia "allargata", divisa e ricostruita da molteplici divorzi e matrimoni che, durante una riunione, si accorgono di essere indissolubilmente uniti da quegli stessi sentimenti che li hanno separati. Una madre di famiglia costretta a fare i conti con una malattia incurabile nella routine della quotidianità... Teneri, spiazzanti, divertenti, i nove racconti di Ballo di famiglia mettono in scena genitori, figli, figliastri, amici e amanti della middle-class americana degli anni Ottanta, rappresentanti di una generazione delusa, testimoni di conflitti profondi, in lotta per sopravvivere cercando nuove e scintillanti forme di fuga dal senso di vuoto e di precarietà.

Indice

Territorio; Contando i mesi; Il cottage perduto; Alieni; Danny in transito; Ballo di famiglia; Radiazioni; Da queste parti; Devota.
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  • 2

    Questi nove racconti del 1983 affrontano i temi più "sensibili": dalla malattia al tradimento, dalla disgregazione della famiglia alla follia, dalla morte alla sconfitta. Eppure, le storie si confondo ...continua

    Questi nove racconti del 1983 affrontano i temi più "sensibili": dalla malattia al tradimento, dalla disgregazione della famiglia alla follia, dalla morte alla sconfitta. Eppure, le storie si confondono, i protagonisti si sovrappongono, i sentimenti si accavallano in un tourbillon caotico, inservibile e in fondo assai superficiale. Il fatto è che la narrazione è sciatta, i dialoghi pomposi, i flussi di coscienza declamatori, i tentativi di coralità velleitari. Incomprensibile, dunque, il successo di questa raccolta; offensivo, il suo accostamento al minimalismo. Lo stile mi pare infatti convenzionale, e il criterio di accostamento alle temtiche omosessuali (che costituiscono forse l'unica ragione della notorietà del libro, vista l'epoca della pubblicazione) molto tradizionale. La seconda stella è forse di troppo, ma in dubio pro reo.

    ha scritto il 

  • 2

    Mi dispiace dargli un voto così basso - Leavitt è uno dei miei autori preferiti - ma ho trovato questa raccolta di racconti davvero noiosa. A parte un paio, davvero carini, nella maggior parte dei cas ...continua

    Mi dispiace dargli un voto così basso - Leavitt è uno dei miei autori preferiti - ma ho trovato questa raccolta di racconti davvero noiosa. A parte un paio, davvero carini, nella maggior parte dei casi, alla fine, il mio unico pensiero è stato: «E quindi?»

    ha scritto il 

  • 4

    Nove racconti intensi e permeanti. Nove inviti a comprendere l'altro e a confrontarsi. Si va al nocciolo delle dinamiche familiari e/o intime più complesse senza lasciare spazio a giustificazioni di s ...continua

    Nove racconti intensi e permeanti. Nove inviti a comprendere l'altro e a confrontarsi. Si va al nocciolo delle dinamiche familiari e/o intime più complesse senza lasciare spazio a giustificazioni di sorta a chi si impunta e pensa di stare impunemente dalla parte del giusto. Utilissimo a chi vuole vederci chiaro in una questione affettiva importante.

    ha scritto il 

  • 4

    Mia madre non lo deve sapere

    Dei nove racconti che compongono Ballo di famiglia - opera prima di Leavitt, del 1984 - mi rimane, oltre che il sapore di una bella e proficua lettura, anche una grande sorpresa. Sorpresa sì, perché a ...continua

    Dei nove racconti che compongono Ballo di famiglia - opera prima di Leavitt, del 1984 - mi rimane, oltre che il sapore di una bella e proficua lettura, anche una grande sorpresa. Sorpresa sì, perché avevo già impostato le mie meningi alla lettura di un libro a tematica omosessuale e tutto m'aspettavo tranne che un libro sulle donne e sulla figura della madre. I tanti che hanno pur letto questi racconti potranno venire a dirmi che in realtà la tematica centrale, essendo poi Leavitt stesso omosessuale, è la vita di giovani gay all'inizio degli anni Ottanta - ma devo dire che non sono quelli i passaggi che mi hanno colpito maggiormente. Sulla nota enciclopedia online ho trovato una citazione di Fernanda Pivano, la quale, nel recensire questo libro nel 1985, scrisse: "vi è una conoscenza così profonda della psicologia degli adulti e specialmente delle donne adulte da sorprendere in uno scrittore così giovane". Parole concise e verissime, facilmente riscontrabili nel testo. Dinanzi a taluni ritratti si potrebbe rimanere freddi, pensando ai soliti clichés - la mamma che piange, la mamma che beve un po' troppo, quella che accoglie e l'altra che fa finta, la mamma piantata dal marito, la mamma morta - ma è solo una patina: Leavitt penetra i luoghi comuni e li restituisce disincrostati, cangianti, ne fa archetipi. Si è scavato e parlato tanto, nella letteratura come nel cinema e ben di più nella psicologia, sul rapporto tra madre e figlio omosessuale: argomento complesso, che sento sin troppo mio per addentrarmici serenamente; ma le sfaccettature che Leavitt ha colto ed elaborato in questi scritti sono, per me, di rara bellezza e profondità. Ballo di famiglia rappresenta anche una capsula del tempo, appena impolverata ma assurdamente lontana dai nostri tempi; ad alcuni potrebbe persino infastidire questa rappresentazione degli omosessuali sempre un filo tormentati, con queste madri con le quali fare i conti - specialmente a livello psicologico - con i padri fatalmente fluttuanti e implicitamente tiranni; questi gay che passeggiano per strada con la frociara di turno e che vanno nei leather bar o che rimorchiano nei bagni delle stazioni. A me invece pare che, proprio mentre il mondo gira e tenta di cambiare, dove assistiamo alla nascita di una generazione di giovani omosessuali che guarderà a tutto ciò con un misto di disgusto e fascinazione, vedendone forse solo lo squallore, ecco, proprio ora, è importante non dimenticare da dove veniamo, cosa siamo stati e cosa siamo diventati; non vorrei che a forza di rimanere al passo coi tempi, ci si omologasse troppo alla media (bassa) e si volesse dare un colpo di spugna a un passato che ora è sin troppo facile da sbeffeggiare.

    ha scritto il 

  • 4

    L'opera prima di David Leavitt è una raccolta di nove racconti, da uno dei quali mutua il titolo.
    Era il 1984 e l'allora giovanissimo Leavitt è diventato in breve tempo uno degli autori simbolo della ...continua

    L'opera prima di David Leavitt è una raccolta di nove racconti, da uno dei quali mutua il titolo.
    Era il 1984 e l'allora giovanissimo Leavitt è diventato in breve tempo uno degli autori simbolo della sua generazione, quando non addirittura una sorta di portavoce dei ventenni degli anni '80, complice anche un suo saggio dal titolo "The New Lost Generation", pubblicato l'anno seguente sulla rivista "Esquire", in cui ha descritto la sua infanzia e la sua adolescenza e la società nella quale è cresciuto: una società delusa, sfiduciata, dilaniata dai divorzi e dalla frustrazione, proprio come quella in cui si erano trovati a vivere i beat del dopoguerra. Ma i ragazzi di questa generazione hanno reagito in modo opposto ai beat: mentre i giovani degli anni Cinquanta e Sessanta volevano e cercavano soprattutto la libertà, quelli della generazione di Leavitt hanno cercato e cercano soltanto la sicurezza, la stabilità, la solidità. Per loro i tempi della rivoluzione sessuale sono lontani e superati; conquistata la libertà sessuale ora vogliono usarla in una vita di coppia, magari omosessuale, che li difenda dalla fragilità e dall'inconsistenza del volubile passare da un'esperienza sessuale all'altra. In contrasto coi cosiddetti beat gli yuppie vogliono vivere in belle case ordinate, fare carriera, guadagnare denaro, avere stabilità (Fernanda Pivano, "Libero chi legge").
    Non mi sogno certo di aggiungere qualcosa alle parole della Pivano e quindi mi limito a dire che sono racconti davvero belli e che il mio preferito è stato senz'altro il penultimo, "Da queste parti", in cui tre figlie si ritrovano a svuotare la casa del padre, morto da poco, e questa riunione, nonostante le pacifiche intenzioni iniziali, diventa l'occasione per lanciarsi accuse e recriminazioni covate da molto tempo.
    Non sono molti i temi che ricorrono nelle nove storie (la crisi della famiglia, il divorzio e le sue conseguenze, l'omosessualità di un figlio o un genitore, la malattia), ma l'autore ne immagina sempre diverse combinazioni.
    In questa creatività che non perde mai di vista i frutti un'attenta analisi psico/sociologica (e personale), oltre che nell'ottima scrittura, sta il pregio del libro, ma allo stesso tempo situazioni molto simili che si ripropongono in due o più racconti possono creare una certa ridondanza. E questo è il solo motivo per cui ho messo 4 stelline invece che 5.

    ha scritto il 

  • 3

    E se il destino delle madri era quello di non aspettarsi niente in cambio, il destino dei figli era dunque quello di non restituire niente?

    Il pregio di questa raccolta di racconti è rintracciabile inequivocabilmente nella capacità introspettiva dell'autore di scandagliare l'animo femminile nelle varie sfaccettature, ma non in modo super ...continua

    Il pregio di questa raccolta di racconti è rintracciabile inequivocabilmente nella capacità introspettiva dell'autore di scandagliare l'animo femminile nelle varie sfaccettature, ma non in modo superficiale. Il limite maggiore, non particolarmente disturbante per la verità è invece la ripetitività delle tematiche trattate, che vedono al centro della scena la famiglia americana anni '80.

    "Crescere da froci è una cosa strana. Non impari mai niente dai corpi dei ragazzi perché hai paura di quello che puoi provare e non impari niente dai corpi delle ragazze perché hai paura di quello che non proverai. E così, la prima volta che vai a letto con qualcuno, è come se ti accorgessi per la prima volta di un corpo."

    "Ammiro le donne che scuotono la testa e dicono: “Dove andremo a finire?” E proprio grazie a loro, spero che ci fermeremo prima di arrivarci."

    Da leggere

    ha scritto il 

  • 5

    Ho accettato la sfida: mi sono fatta scartavetrare le emozioni da #Leavitt in "Ballo di famiglia". La recensione su CriticaLetteraria:

    http://www.criticaletteraria.org/2015/08/ballo-di-famiglia-david ...continua

    Ho accettato la sfida: mi sono fatta scartavetrare le emozioni da #Leavitt in "Ballo di famiglia". La recensione su CriticaLetteraria:

    http://www.criticaletteraria.org/2015/08/ballo-di-famiglia-david-leavitt-mondadori.html

    ha scritto il 

  • 4

    In bocca al lupo, Danny!

    Leggendo, si intuisce che l’autore è un giovane, per l’ampio spazio che hanno bambini e ragazzi nei suoi racconti e inoltre per la mole di affanni che si abbattono sulle teste di tutti, con poca fiduc ...continua

    Leggendo, si intuisce che l’autore è un giovane, per l’ampio spazio che hanno bambini e ragazzi nei suoi racconti e inoltre per la mole di affanni che si abbattono sulle teste di tutti, con poca fiducia nella possibilità di uscirne (forse Leavitt ancora non sapeva che qualche volta i problemi si risolvono).
    La famiglia viene percepita come istituzione centrale, che deve essere perfetta e di rappresentanza e celebrare se stessa nelle feste in giardino; possibilmente di origine ebraica e con un figlio omosessuale.
    La madre di tutti i disastri è la famiglia che si sfascia: gli uomini abbandonano le donne, le donne non sanno riprendersi (dipenderà dal fatto che è protagonista la borghesia americana, con donne che non devono lavorare e dunque hanno tutto il tempo per l’auto-macerazione?). I figli a loro volta non sanno districarsi.
    Altro tema importante, l’omosessualità, come comportarsi con la famiglia e col mondo: negarla, rivelarla, ostentarla, andare alla sfilata del gay pride; ciascuno prova una via ma la migliore e liberatoria sembra essere quella della dichiarazione, che non costringe ai sotterfugi.
    Leavitt ha ottime capacità introspettive e crea personaggi molto credibili: penso alla madre di famiglia (separata) che va alla visita di controllo per il linfoma, con tutti i turbamenti del caso (arriverò a 2 anni?) e poi porta i figli a una festa in giardino e le tocca consolare la padrona di casa che ha un cattivo rapporto col figlio. Si partecipa vivamente ai suoi pensieri, lei che ogni giorno si alza, prepara la colazione per i figli e vive come avesse davanti l’eternità. I personaggi più positivi sono questa donna e Danny, un ragazzo che ha intrapreso la strada del rifiuto di aiuto da parte della famiglia degli zii e alla fine si convince a ricominciare una nuova vita, in un collegio, senza zii e cugini.

    ha scritto il 

  • 4

    A tratti geniale

    Una raccolta di racconti scritta in età molto giovane. Il difficile rapporto con gli altri, in particolare con padri e madri, la presa di coscienza della propria sessualità, la sofferenza per il cancr ...continua

    Una raccolta di racconti scritta in età molto giovane. Il difficile rapporto con gli altri, in particolare con padri e madri, la presa di coscienza della propria sessualità, la sofferenza per il cancro e molte altre immagini tutte in un unico volume, che lascia amarezza ed un forte senso di spaesamento.

    ha scritto il 

  • 3

    Siamo tutti invitati

    In verità, non comprendo chi dice che questa raccolta non ha retto al passare del tempo poichè tratta di temi superati, non attuali.
    Sul serio... pensate che la fragilità umana che si dimostra tutta n ...continua

    In verità, non comprendo chi dice che questa raccolta non ha retto al passare del tempo poichè tratta di temi superati, non attuali.
    Sul serio... pensate che la fragilità umana che si dimostra tutta nell'accettazione più profonda di sè stessi, di ciò che si è, la solitudine, le diffcoltà familiari, l'incomprensione che preclude un'approfondimento dei rapporti familiari, la malattia, ecc. siano qualcosa di superato?
    Per me è qualcosa che ci porteremo sempre dietro e, proprio per questo, il "ballo di famiglia" di Levitt mi ha convinta.
    Solita domanda, dunque: perchè solo tre stelle?
    Perchè per me la raccolta poteva considerarsi completa con solo 4-5 racconti, gli altri sono declinazioni degli stessi temi ( uno, addirittura, pensavo fosse una ripresa del racconto precedente da un altro punto di vista. Poi ho notato che i nomi dei personaggi erano diversi XD).
    Lo stile di Leavitt, poi, mi ha convinta nonostante non ami particolarmente la narrazione al tempo presente.
    Non posso far altro che ripromettermi di leggere un romanzo dell'autore ( secondo me il ripetersi costante delle tematiche a lui care renderanno meglio in un lavoro che presenti un "unicum" narrativo) e consigliarlo a tutti perchè, che ci piaccia o no, a questo "ballo di famiglia", siamo tutti invitati.

    ha scritto il