Barbari

Immigrati, profughi, deportati nell'impero romano

Di

Editore: Laterza

3.9
(117)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 337 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8842093297 | Isbn-13: 9788842093299 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Storia , Politica , Scienze Sociali

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  • 4

    Saggio storico molto approfondito che sintetizza benissimo il rapporto sviluppatosi nei secoli fra l'Impero e 'gli altri', quelli che genericamente i Romani chiamarono barbari.

    Da pura e semplice mar ...continua

    Saggio storico molto approfondito che sintetizza benissimo il rapporto sviluppatosi nei secoli fra l'Impero e 'gli altri', quelli che genericamente i Romani chiamarono barbari.

    Da pura e semplice marmaglia da annientare e incatenare per approvviggionare il sistema schiavista romano durante i secoli gloriosi (per Roma ovviamente) dell'espansione e del consolidamento dello Stato, i Barbari diventano qualcosa d'altro già verso la fine del II secolo, sotto il regno di Marco Aurelio, quando irrompono improvvisamente al di qua del Reno e del Danubio, saccheggiando e distruggendo (come negli anni della Repubblica e della grandi invasioni celtiche).

    Il succo del ragionamento di Barbero che si dipana nei secoli è che Roma, per almeno 200 anni (dalla crisi del II secolo fino alla fine del IV) seppe gestire in maniera più che discreta la moltitudine umana che premeva alle frontiere, alternando il bastone e la carota e, soprattutto, garantendo quando la situazione si faceva complicata la possibilità a nuclei di barbari di insediarsi all'interno dell'Impero come coloni o di arruolarsi nei reggimenti dell'esercito.

    Il sistema funzionò egregiamente per secoli, finché le condizioni al contorno che lo definivano ressero, ossia: posizione di forza da parte dei Romani nelle contrattazioni per l'accesso dei barbari (cosa che, con l'esercito anche solo a media efficienza si era sempre verificata, persino durante le ripetute crisi dovute a guerre civili e usurpazioni); assegnazione ai coloni barbari di terre demaniali distanti dalla loro frontiera d'origine e frammentandone i nuclei; arruolamento delle reclute barbare in reggimenti regolari, diluite fra soldati romani. Insomma, tutto si tiene finchè si riesce a evitare categoricamente la formazione di grandi nuclei civili o militari barbarici, etnicamente distinti e autogestiti, all'interno dell'Impero o dell'esercito. Diluiti nel gigantesco impero, i barbari seguirono lo stesso percorso dei loro predecessori galli, celti, iberici, greci, illirici, ecc ecc ecc diventando cioè Romani fra i Romani, assimilando velocemente cultura, leggi e regole latine.

    Non solo il sistema funzionò, ma venne cinicamente sponsorizzato dallo Stato stesso, dato che per una civiltà come quella romana il problema dei problemi era proprio l'incessante, continua, infinità necessità di manodopera (intesa sia come manovalanza agricola che come soldataglia regolare). E queste immense masse di agricoltori semi-nomadi che premevano alle frontiere erano l'ideale per riempire i vuoti che guerre e epidemie creavano di continuo.

    Il sistema funziona fino a quando c'è un esercito forte, coeso e prestigioso che permette allo Stato di definire i rapporti da una posizione di forza, di controllare le frontiere e le relative migrazioni, di bastonare senza pietà chiunque al minimo segnale di ribellione; vacilla e poi crolla nel lasso di tempo di appena qualche decennio quando prima l'esercito orientale, in un giorno, viene praticamente annientato (Adrianopoli, 9 agosto 378) e poi ci si trova a dover gestire una fiumana immensa di profughi, disertori, razziatori (Goti, nella fattispecie) che si espande incontrollabile sulle due sponde del Danubio.

    Si aggiungano poi le guerre civili fra imperatore legittimo e usurpatori che coinvolgono Teodosio (l'uomo che rimette insieme i cocci dell'Impero dopo la catastrofe di Adrianopoli) e che gli impongono, per salvare il trono, di arruolare bande di mercenari goti autonome all'interno del suo esercito.

    Finisce la capacità dell'esercito di difendere le frontiere, funzione che viene sempre più demandate ai barbari, che vengono a formare bande indipendenti e presto incontrollabili; insieme, grandi masse di popolazioni irrompono da oltre frontiera e si insediano in gruppi coesi, etnicamente divisi dal resto della popolazione.

    E con l'esaurirsi della capacità dell'Impero di assimilare, diluire e trasformare in cittadini romani i barbari, finisce l'Impero (almeno in Occidente), che almeno fino al 378 rimaneva un sistema politico, economico, militare ancora saldo, florido e immensamente potente.

    Come spesso accade, se i segni del declino sono sparsi nel tempo e hanno radici profonde, il collasso è ben più rapido di quello che si è soliti pensare.

    E' molto singolare tuttavia notare che, sebbene a crollare siano stati l'esercito e le frontiere dell'Oriente (i Goti sfondarono sul basso Danubio) fu poi l'Occidente a subire tutto il contraccolpo e a disintegrarsi di lì a poco; l'Oriente, più ricco, forte e avanzato reagì e sopravvisse, raggiungendo anzi una potenza nei secoli successivi superiore rispetto a quella di questi secoli bui.

    Lettura consigliata, anche se piuttosto tecnica (ma neppure troppo - Barbero è un ottimo narratore), soprattuto visti i tempi che viviamo.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro di storia - non divulgativo - scritto meglio di un libro di divulgazione

    Di Barbero avevo già letto un libro interessante sulla battaglia di Adrianopoli, molto divulgativo. Questa opera è di tutt'altro spessore: una sintesi accurata di un problema specifico come le politic ...continua

    Di Barbero avevo già letto un libro interessante sulla battaglia di Adrianopoli, molto divulgativo. Questa opera è di tutt'altro spessore: una sintesi accurata di un problema specifico come le politiche dell'Impero Romano nei confronti di chi, per le ragioni più diverse, si trovava nelle condizoni di "immigrato" nei confini dell'immenso territorio che si estendeva dalla Britannia sino alla Siria. Il libro è articolato secondo i canoni della più rigorosa storiografia tardoantica (penso a studiosi come P. Heather): uno studio letterale, quasi parola per parola, delle fonti (storiche e epigrafiche, mentre la trattazione delle ricerche archeologiche avrebbe meritato più spazio) e, sulla base di esse, la formulazione di ipotesi tra cui scegliere quella meno conflittuale con quanto a noi pervenuto. Dico "ipotesi" perchè, grazie a Barbero e altri storici della antichità, stiamo lentamente venendo a patti con una sola, grande verità: di questi tempi lontani, l'unica certezza è che non possiamo conoscere nulla di certo; ma vale comunque la pena di leggerlo.

    ha scritto il 

  • 4

    Come sempre Barbero scrive saggi con grande competenza ed analoga leggibilità. Anche un tema di nicchia, come l'immigrazione nel periodo dell'impero romano si legge con gran piacere. Potrebbe anche sc ...continua

    Come sempre Barbero scrive saggi con grande competenza ed analoga leggibilità. Anche un tema di nicchia, come l'immigrazione nel periodo dell'impero romano si legge con gran piacere. Potrebbe anche scrivere la storia della mattonella nel tardo impero e lo leggerei lo stesso.

    ha scritto il 

  • 3

    Pensavo ad un'opera di più ampio respiro, invece mi sono trovata di fronte solo all'analisi delle procedure per l'accoglienza e l'insediamento dei barbari, l'errore è stato mio. Pur apprezzando il fat ...continua

    Pensavo ad un'opera di più ampio respiro, invece mi sono trovata di fronte solo all'analisi delle procedure per l'accoglienza e l'insediamento dei barbari, l'errore è stato mio. Pur apprezzando il fatto che sia scritto in una lingua chiara, senza artifici narcisistici tipica degli autori di saggi, l'ho trovato un po' monocorde. Comunque è stata l'occasione per rivalutare Ammiano Marcellino, detestato al liceo in compagnia di Quintiliano.

    ha scritto il 

  • 4

    Perché non si può non pensare - 23 dic 12

    Veramente, ed ancora (ma non mi aspettavo di meno) un bel libro del nostro storico di riferimento (per la storia antica, naturalmente, che per il resto il professor Luciano è sempre in prima linea). A ...continua

    Veramente, ed ancora (ma non mi aspettavo di meno) un bel libro del nostro storico di riferimento (per la storia antica, naturalmente, che per il resto il professor Luciano è sempre in prima linea). Anche se difficile, e particolarmente puntato sulla disamina di alcuni meccanismi di nascita del fe-nomeno “barbari” cui bisogna entrare mentalmente, per non esserne buttati fuori alla prima curva. Tutto, nella mia testa, nasce comunque da quel momento epocale, come dice Barbero, del 9 agosto 378, e la famosa battaglia di Adrianopoli. E tutti i meccanismi, di livello macro, che portarono a quella battaglia, ed alla sconfitta dell’Imperatore Valente, ed alle sue conseguenze, sono già presenti e descritti nel libro ad Adrianopoli dedicato. Qui ci si focalizza su di un aspetto, che si-curamente è quello di base a tutta la vicenda presente e futura. E che soprattutto ci consente di fare quei paragoni con il presente, che in maniera molto chiara illuminano sia su quelle vicende che sulle nostre. La vicenda è legata allo spostamento dei barbari (cioè delle persone prive della citta-dinanza romana) da un luogo all’altro, dentro e fuori l’Impero. Per sconfitte, per decisioni, per immigrazioni selvagge. Come dice il sottotitolo: immigrati, profughi e deportati. Mentre il primo era un bel pamphlet, anche un po’ ad effetto, qui si scava in profondità. Qui si comincia a vedere come si comporta Roma (cioè diremo oggi il “primo mondo”) fin dai tempi di Marco Aurelio, e poi via scorrendo negli anni, con quella turba di gente che preme ai confini, e con tutti quelli che vengono vinti e per questo “ricollocati” altrove. Barbero sapientemente, e con dovizia di particolari e di commenti, ripercorre l’andamento di questi spostamenti epocali di persone. Certo non può solo usare le categorie dello spettacolo (come fece in quella memorabile lectio brevis che tenne al Ca-stello di Sarzana), va in profondo, si “addottora”. Ma alla fine il discorso è lineare, terribilmente lineare: guerre e mancanza di cibo, portano a spostare (volontariamente o meno) gente non ro-mana (“barbari”), anche all’interno dell’Impero. Questo crea una situazione potenzialmente (e poi realmente) esplosiva. Verso i barbari non si riesce ad imbastire una politica d’integrazione prima e/o di contenimento dopo. Si cerca di utilizzare categorie vecchie (tipo l’inquadramento negli eser-citi). Ma con l’andar del tempo questi mezzi non hanno la velocità di un tempo. Creano nuovi pro-blemi. E porteranno alla deflagrazione. Prima nella famosa battaglia di cui sopra. Poi nelle conse-guenze temporali di tutto ciò. Che porteranno, in poco tempo, alla dissoluzione dell’Impero d’Occidente. Il bello (e tragico) dello scritto, è che quest’analisi si può riportare ai giorni nostri (ed è questa la capacità interessante di Barbero). Per cui il terzo (e quarto) mondo si spinge sui territori della civilizzazione (uso con ironia il termine, ovviamente). E non avendo la capacità di proporre modelli di convivenza, qualcosa si logora e prima o poi scoppia. In un primo tempo, si utilizzano i barbari per quelle attività che i cittadini non hanno più interesse a praticare (agricoltura, esercito, e simili lavori di fatica). Poi questo non basta, che verso i barbari manca sempre il rispetto, pur nella possibile tolleranza. E non diciamo che vichianamente si ripercorrono cicli. Certo le prospettive sembrano terribili. Lì un mondo finì, e poi, ma con fatiche plurisecolari, altro ne nacque. chissà come sarà (potrà essere) qui, con i nostri barbari attuali (ed anche qui, uso la parola con molto rispetto). L'altro aspetto che sempre mi affascina delle parole di Barbero, e questo presentare sul proscenio nomi che suonano richiami di sirene: da un lato, i protagonisti politici (tutti quegli augusti imperatori d’Oriente e d’Occidente, Massimino, Valente, Valentiniano, Diocleziano, Teodosio, e via discorrendo tra Cesari, Augusti e Flavi), e dall'altro quei popoli avanzanti (Vandali, Eruli, Unni, Visigoti, Ostrogoti, Goti, Alemanni, Sarmati, ed altre complicanze). Ogni volta che ne leggo, voltando pagina, mi ritrovo a guardare la selva dove cavalcano i Burgundi, e i Vandali che salgono dalla Libia, ecc. ecc... In più, questa volta, il libro ha anche dovuto subire l’onta dell’onda atlantica, che l’ha sommerso lì tra le spiagge portoghesi dell’Algarve. Ma ne è uscito con rinnovato vigore, e lo si è letto e terminato con piacere (pur se sapete la mia idiosincrasia per i libri “rovinati”). Bravo Barbero, e bravi i barbari.

    ha scritto il 

  • 2

    Mah...

    Non riesco ad apprezzare lo stile di Barbero.

    Nulla da dire in merito sulla sua conoscenza della Storia Romana, anzi, mi sento di aggiungere che questo testo è così specialistico che per un lettore oc ...continua

    Non riesco ad apprezzare lo stile di Barbero.

    Nulla da dire in merito sulla sua conoscenza della Storia Romana, anzi, mi sento di aggiungere che questo testo è così specialistico che per un lettore occasionale e poco esperto sarà sicuramente incomprensibile.
    Ma il suo stile non riesce a stimolarmi nel continuare a leggerlo, e mi pare molto confusionario.

    ha scritto il 

  • 4

    La Storia e' maestra di vita, cosi' dicono. Si potrebbe percio' guardare alla gestione dell'immigrazione da parte dell'Impero Romano durante tutta la sua lunga durata per avere un'idea della complessi ...continua

    La Storia e' maestra di vita, cosi' dicono. Si potrebbe percio' guardare alla gestione dell'immigrazione da parte dell'Impero Romano durante tutta la sua lunga durata per avere un'idea della complessita' del fenomeno. L'idea stessa di confine implica un dentro e un fuori, genti che hanno diritti e benessere e altre che lottano per ottenerli, con le buone o con le cattive. Il saggio e' molto interessante, ben scritto e argomentato. Per alcuni versi e' addirittura commovente rintracciare nei reperti storici, i nomi di antichi europei, asiatici e africani, che grazie al melting pot imperiale hanno potuto incrociarsi e dare vita a una societa' piu' evoluta e complessa. Ad esempio in Tripolitania troviamo un Marco Porzio Iasuchtan, sul Reno il semita Aurelio Regretho, nella Germania Superior l'arabo Mars Ibn-Qasith, in Siria il goto Flavio Agemundo, in un rimescolamento che sara' il viatico per i nuovi popoli e nazioni del periodo medioevale.

    ha scritto il 

  • 5

    Un affresco del coplesso e variegato mondo romano.
    Ancora più complesso di come ci era stato raccontato finora.
    Barbero è un divulgatore bravissimo: sa raccontare con chiarezza e leggerezza, senza tra ...continua

    Un affresco del coplesso e variegato mondo romano.
    Ancora più complesso di come ci era stato raccontato finora.
    Barbero è un divulgatore bravissimo: sa raccontare con chiarezza e leggerezza, senza trascurare dettagli e senza mischiare le carte.

    ha scritto il 

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