Bartleby lo scrivano

Di

Editore: Feltrinelli (U.E. I classici 2005)

4.1
(2691)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 111 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Portoghese , Catalano , Danese , Galego

Isbn-10: 8807820056 | Isbn-13: 9788807820052 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Gianni Celati

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , CD audio , Non rilegato , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
"Un libro triste e veritiero": cosí Jorge Luis Borges definisce "Bartleby lo scrivano" (1853). Bartleby, "per natura o sue sventure... incline ad una squallida disperazione", s'impiega presso un ufficio di Wall Street. Il muro implicito nel nome della strada appare materialmente a sbarrare le finestre della sua stanza e subito s'accampa come metafora di una esistenza senza sbocchi. Eppure Bartleby, con la sua operosità pallida e silenziosa prima, e poi con l'inflessibilità a sottomettersi agli ordini del padrone, dà a questo scorcio di commedia umana, fatta di minuzie, priva di toni altisonanti, una definitiva indimenticabile dimensione tragica. A "Bartleby lo scrivano" sono stati aggiunti "Il paradiso degli scapoli" e "Il tartaro delle fanciulle", racconti pressoché sconosciuti al pubblico italiano, ma legati tematicamente al piú celebre Bartleby.
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  • 4

    two hawks in the air, two fishes in the sea not more lawless than me

    la lettura di questo frammento di walt whitman è stata illuminante per rivelare il diabolico e splendido labirinto letterario che melville è stato capace di costruire in poche decine di pagine. tutta ...continua

    la lettura di questo frammento di walt whitman è stata illuminante per rivelare il diabolico e splendido labirinto letterario che melville è stato capace di costruire in poche decine di pagine. tutta la nostra vita, da animali sociali, è regolata da leggi scritte e non scritte che ci determinano e influenzano fin dalla nascita. nessuno sembra potersi sottrarre a queste leggi, neppure gli animali.

    presentare un personaggio "deviante" [e sul concetto di devianza ovviamente ci sarebbe molto da dire e molto è stato scritto - "Non bisogna dire che un atto urta la coscienza comune perché è criminale, ma è criminale perché urta la coscienza comune. Non lo biasimiamo perché è un reato, ma è un reato perché lo biasimiamo" emile durkeim.] che rifiuta una parte consistente delle norme del vivere civile e che comunque rimane uomo, nella sua stranezza e infelicità, è secondo me, il segreto del successo di questo testo.

    In questa caparbia devianza ognuno può leggere qualcosa di diverso: atto rivoluzionario di ribellione alle convenzioni borghesi, sconvolgimento personale dell'equilibrio a seguito di un evento drammatico, la follia, la metafora di tutto ciò che non si può dominare e capire e tanto altro ancora...

    altrettanto interessante è la figura dell'avvocato e datore di lavoro: pietoso, dotato di saldi principi morali e pragmatiche certezze, non immune al fascino della buona azione, insomma quello che potrebbe essere chiamato un brav'uomo. il suo smarrimento di fronte al comportamento di bartelby è anche il nostro , quella sensazione di mancanza di controllo quali che siano le nostre azioni, accompagna spesso anche le nostre esistenze. e anche la consapevolezza di essere sottoposto e pesantemente influenzato dalle convenzioni sociali che lo costringono in qualche modo a liberarsi di bartelby, cambiando ufficio, è parte essenziale del racconto.

    chiudo con una bella frase di michel foucault “La psicologia non potrà mai dire la verità sulla follia, perché è la follia che detiene la verità della psicologia.” 

    ha scritto il 

  • 2

    Incompatibilità di fondo?

    Evidentemente io e Mellville non ci capiamo molto bene. Dopo Moby Dick, neanche questo racconto mi ha preso, o mi ha lasciato qualcosa di pregnante. Sarà sicuramente un'incompatibilità dovuta alla mia ...continua

    Evidentemente io e Mellville non ci capiamo molto bene. Dopo Moby Dick, neanche questo racconto mi ha preso, o mi ha lasciato qualcosa di pregnante. Sarà sicuramente un'incompatibilità dovuta alla mia lontananza da quello di cui scrive lo scritto, dal periodo o dal fatto che semplicemente i gusti non sono discutibili... magari ci riproverò più avanti.

    ha scritto il 

  • 5

    Bartleby lo scrivano – Hermann Melville 5 stelle grandissime

    [Avviso che ci saranno delle anticipazioni sulla trama]

    Bartleby è l'emblema del depresso: distante, severo con il mondo che non riesce a comprenderlo, quindi lui si rinchiude nel suo angusto guscio.
    ...continua

    [Avviso che ci saranno delle anticipazioni sulla trama]

    Bartleby è l'emblema del depresso: distante, severo con il mondo che non riesce a comprenderlo, quindi lui si rinchiude nel suo angusto guscio.
    "Preferirei di no" o "avrei preferenza di no" (io ho letto questa versione, tradotta da Gianni Celati, che consiglio anche per la bellissima selezione di lettere di Melville in Appendice e per i commenti di Celati in Postfazione).
    "Preferirei" (o "avrei preferenza") sembra un "forse".
    "Preferirei non dover dire di sì" non è sufficiente e risulta persino assurdo. Lascia aperte troppe possibilità al sì.
    Invece in mente si ha un no. Senza la forza di dirlo completamente. Può sembrare un gesto di gentilezza, un modo garbato per esprimere la forma negativa. Invece non è gentilezza, è caparbietà nel mantenere il rifiuto.

    Bartleby preferirebbe evitare chiunque, qualsiasi cosa, anche il cibo. Non può evitare chiunque se non sottraendosi... e Bartleby lo fa talvolta scomparendo misteriosamente e, quando riappare perché convocato a forza, risponde semplicemente con questa preferenza. Però risponde. Ma fa solo questo. E' irremovibile. E' il depresso per antonomasia. Ostinato, ma apparentemente docile, anzi lento. Anzi fermo, immobile, fisso... e ripetitivo, ossessivo.

    Questo libro mi ha divertito molto all'inizio (il coraggio di reagire con una frase sempre uguale e di diniego, ma chi ce l'ha? I bambini), poi mi ha intristito sempre di più... Perché di Bartleby, fuori, nella mischia, ce n'è tanti, di cui non si sa nulla o quasi. E per i quali molto spesso non si fa nulla. Delle volte si ha paura di fare dei danni, addirittura. E anche i Bartleby, arrivati a questo punto, non sanno più cosa fare. E, appunto, non fanno nulla.

    L'ho trovato, questo libro, di un'attualità agghiacciante. Bartleby che sembra un robottino, anzi, lavora anche troppo, finché al primo intoppo (gli chiedono di fare una cosa che eccede i suoi compiti, come se non avesse fatto abbastanza? Chissà. A me è parso questo l'innesco di tutto) cede, crolla, non trova più un motivo per fare qualcosa, si lascia andare. Si appoggia alla sedia, al muro, a quello che trova. Fissa con sguardo spento il muro, una statua. Non ti guarda negli occhi. Basta. Ha deciso, ha capito: il mondo non solo non lo comprende, lo ha abbandonato. E' senza speranza di essere capito e dunque accettato, figurarsi amato. Cosa doveva fare di più? Stava zitto, lavorava tanto, con precisione. E non basta mai...

    Questa è solo la mia lettura (la prima, non l'ultima). Mille altri ci hanno letto molto di più.

    Tecnicamente, l'unico punto di vista onnisciente è quello del datore di lavoro di Bartleby, che nulla sa di lui, tranne una diceria che rivela nell'ultima pagina (da non leggere subito, e comunque non vanifica la lettura precedente).

    La diceria infatti è irrisoria rispetto ai fatti appena letti, al crescendo di situazioni sempre più grottesche, all'impazzimento di un piccolo ambiente che diventa tutto anti-Bartleby, tranne per il datore di lavoro, che per un buon lasso di tempo tenta un approccio, addirittura escogita una teoria, una proposta, ma fallisce. Finché ad un certo punto, rendendosi conto di essere incapace di un'azione incisiva... si dà alla fuga. Perché esasperato dalla situazione, e anche dal proprio fallimento che sta diventando sociale (cioè la gente mormora), stabilisce che non gli rimane altro da fare. Non può continuare a subire. Neppure restare inerme di fronte all'inevitabile. Dunque abbandona Bartleby e trasloca in un altro ufficio.

    Cos'altro fare con Bartleby? Costringerlo a mangiare? Con la flebo? Forzarlo a prendere delle medicine? Con una persona così chiusa al dialogo, ascoltare? Ma non parla. Parlargli? Sì, parlargli fino a farlo rimbambire... o a farlo reagire. E intanto convincerlo... o costringerlo a prendere delle medicine, solo per un periodo. Io che le detesto. Ma in alcuni casi servono.

    Ecco, lo leggi e pensi a cosa potresti fare per Bartleby (e intanto ti interroghi: stai facendo abbastanza?).

    Questo libro lo rileggerò di sicuro. E' graffiante, potente, molto umano. Descrive gesti di generosità, di piccole e grandi meschinità, e concede molto spazio alla riflessione sulla fragilità. Mi ha stupito ad ogni pagina, ad ogni parola. Melville... Primo libro che leggo di Melville. Grandioso.

    ha scritto il 

  • 5

    Libro molto particolare, un lungo racconto che descrive un personaggio davvero curioso, una sorta di messia dell'ostruzionismo pacifico, quasi un asceta, misterioso, silenzioso, irremovibile nelle sue ...continua

    Libro molto particolare, un lungo racconto che descrive un personaggio davvero curioso, una sorta di messia dell'ostruzionismo pacifico, quasi un asceta, misterioso, silenzioso, irremovibile nelle sue posizioni. Melville è una garanzia, uno degli autori che prediligo: dopo Moby Dick, Benito Cereno e Bartleby ho proprio voglia di completare la sua opera omnia.

    ha scritto il 

  • 5

    L'Alienazione e la Pietà

    Ovviamente capolavoro. Non ho ancora approfondito le interpretazioni che ne sono state date, ma intuitivamente sarei portato a credere che Melville si sia limitato anzitutto a seguire una SUGGESTIONE, ...continua

    Ovviamente capolavoro. Non ho ancora approfondito le interpretazioni che ne sono state date, ma intuitivamente sarei portato a credere che Melville si sia limitato anzitutto a seguire una SUGGESTIONE, rappresentando da una parte un comportamento inspiegabile, inumano, folle, ridicolo, incommensurabilmente triste (e "Un uomo che dorme" di Perec si muove in questi paraggi), dall'altra l'inevitabile senso di straniamento e il (meno scontato) sentimento di pietà di un osservatore del suddetto comportamento anomalo di un impiegato in un lavoro alienante.

    Personalmente, devo dire che ho trovato i momenti in cui il personaggio narrante suggerisce la propria empatia nei confronti di Bartleby tra i più significativi e alti. L'apice del pathos è naturalmente toccato nelle ultime righe, quando si dà notizia del precedente mestiere del copista...

    Più che una macchinetta per generare interpretazioni, più ancora che una sorta di simbolo vuoto, di Odradek, ci vedo una rappresentazione del diniego dell'umano o del disumano a rivelarsi, o meglio la rivelazione dell'alieno, del mostruoso, del disumano - ma anche di ciò che è incredibilmente degno di compassione - nell'uomo, se non proprio una più generale rappresentazione di ciò che severamente si nega a qualsiasi interrogazione - il reale, il recondito significato profondo del tutto.

    ha scritto il 

  • 4

    Piccolo Gioiello

    È difficile, per chi ha conosciuto Melville tramite le lunghe e spesso noiose pagine di Moby Dick, riconoscere lo stesso autore in queste poche efficacissime pagine di un racconto sorprendente.
    Un pic ...continua

    È difficile, per chi ha conosciuto Melville tramite le lunghe e spesso noiose pagine di Moby Dick, riconoscere lo stesso autore in queste poche efficacissime pagine di un racconto sorprendente.
    Un piccolo gioiello in cui nessuna parola è sprecata ed in cui viene spalancato un mondo di solitudine, di dubbi, di pietà.
    Un quadretto che stona con l'ambiente in cui è inserito, la New York esuberante e vivacissima di fine 800: questo ci porta a pensare che, forse, non ci dispiacerebbe del tutto essere - a volte - dei Bartleby, restare seduti alla nostra scrivania e rispondere gentilmente alle richieste dei nostri capi o clienti "preferirei di no".

    ha scritto il 

  • 2

    Racconto celeberrimo su cui ho letto e ascoltato di tutto e di più. Sicuramente questo è stato il mio errore: avrei dovuto leggerlo prima.
    Sembra una parodia del mondo dei notai, con un narratore pate ...continua

    Racconto celeberrimo su cui ho letto e ascoltato di tutto e di più. Sicuramente questo è stato il mio errore: avrei dovuto leggerlo prima.
    Sembra una parodia del mondo dei notai, con un narratore patetico e con impiegati ridicoli. In tutto questo Bartleby non sembra poi così strano, nè inspiegabile.
    Comunque il volume contiene delle interessanti lettere di Melville e una ancora più umoristica trattazione dei probabili significati del racconto.

    ha scritto il 

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