Batti il muro

Quando i libri salvano la vita

Di

Editore: Rizzoli

3.8
(118)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 175 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8817048011 | Isbn-13: 9788817048019 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Narrativa & Letteratura , Salute, Mente e Corpo , Adolescenti

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Descrizione del libro
Caterina è solo una bambina quando sua madre comincia a chiuderla in un armadio, al buio. È il segnale di una malattia che non assume mai manifestazioni violente, però infligge a Caterina questa pena ripetuta che non tocca invece alla sorella, chissà perché.
Dentro l’armadio Caterina ha paura, all’inizio. Poi comincia a portare con sé un libro e una torcia elettrica, e tutto cambia.
La lettura diventa lo strumento per contrastare la volontà della madre in modo sommesso. Caterina non urla, non protesta: rimane buona e zitta dentro la sua casetta di legno, al riparo, con i suoi libri. Sono le storie a salvarla. E sarà l’amore per i libri, un amore fedele e paziente, a dare infine un senso alla sua vita.
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  • 4

    Batti il muro
    Quando i libri salvano la vita
    Antonio Ferrara

    Accendevo la mia torcia elettrica, la puntavo sulle pagine e leggevo. Leggevo pagine infinite, storie sterminate che finivano immancabilme ...continua

    Batti il muro
    Quando i libri salvano la vita
    Antonio Ferrara

    Accendevo la mia torcia elettrica, la puntavo sulle pagine e leggevo. Leggevo pagine infinite, storie sterminate che finivano immancabilmente troppo presto, prima o poi c'era sempre un momento che la storia finiva e l'anta dell'armadio era ancora chiusa. Il tempo allora si fermava, non scorreva più. Il tempo non aveva più senso. Desideravo la vita, allora, quella vera, non lo straccio sporco di polvere, le grucce per le camicie, no, la vita nella sua bellezza squisita, piena di gioia e di luce. La vita era poter alzare il braccio, metterlo dietro la nuca, stiracchiarsi per puro piacere, alzarsi e camminare senza meta.

    Una bella storia, dove la forsa di volontà ha la meglio.
    Infatti per schiacciare la paura l'oppressione, si rifugia nella lettura.

    Caterina è una bambina che vorrebbe giocare essere libera di gioire come tutte le bimbe della sua età.
    Purtroppo sua mamma è molto malata (mentalmente), la chiude in un armadio sporco e buio, lei ha molta paura, ma escogita un piano per superarla.
    Trova consolazione attraverso i libri e una torcia, da qui nasce la frase "i libri salvano la vita".

    Leggendo capivo che non potevo impedire che le cose accadessero, ma che potevo almeno immaginare altre, più dolci, che prima o poi sarebbero potute accadere.

    Lo consiglio anche se è una lettura per i più giovani.

    ha scritto il 

  • 4

    quando ho comprato questo libro, ho pensato che forse avevo sbagliato, che fosse un libro rivolto esclusivamente a lettori molto giovani, invece è proprio un bel libro per tutti, dal significato molto ...continua

    quando ho comprato questo libro, ho pensato che forse avevo sbagliato, che fosse un libro rivolto esclusivamente a lettori molto giovani, invece è proprio un bel libro per tutti, dal significato molto profondo... insegna che, anche se abbiamo avuto qualcosa che ci ha bloccato il cammino, dobbiamo accettarlo, superarlo e guardare avanti, e che i libri possono aiutarci moltissimo nei momenti bui della vita

    ha scritto il 

  • 3

    breve ma intenso ma non particolarmente interessante

    Sicuramente bisogna premettere che é un bel libro e si basa su problemi reali e seri che hanno diritto di essere raccontati Il vero problema é la descrizione dei personaggi che vengono resi simili a g ...continua

    Sicuramente bisogna premettere che é un bel libro e si basa su problemi reali e seri che hanno diritto di essere raccontati Il vero problema é la descrizione dei personaggi che vengono resi simili a gusci vuoti.per il resto credo che valga almeno la pena di essere letto dal momento che puó far pensare a certi aspetti della vita che, spesso, vengono celati.
    Dentro a questo libro c'é anche una grossa dose di poesia che lo rende piacevole...anche se non bisogna scordare che la lettura é molto breve elascia un lieve senso di irrisolto alla fine

    ha scritto il 

  • 3

    Più che un vero e proprio romanzo, mi è sembrato un resoconto, forse scritto per aiutare chi potrebbe trovarsi nella stessa situazione della protagonista, contretta a vivere fin da piccola con una mad ...continua

    Più che un vero e proprio romanzo, mi è sembrato un resoconto, forse scritto per aiutare chi potrebbe trovarsi nella stessa situazione della protagonista, contretta a vivere fin da piccola con una madre schizzofrenica. Le persone giuste ti aiutano a superare i momenti peggiori, ma bisogna avere la fortuna di incontrarle!

    ha scritto il 

  • 4

    Ero diventata una sognatrice, ma una sognatrice che sognava a grande velocità. Una sognatrice i cui sogni erano molto più avanti degli altri. Sognavo più forte di tutti, di tutti i miei compagni di c ...continua

    Ero diventata una sognatrice, ma una sognatrice che sognava a grande velocità. Una sognatrice i cui sogni erano molto più avanti degli altri. Sognavo più forte di tutti, di tutti i miei compagni di classe che arrancavano su un libro per mesi, con fatica, senza nessuna voglia. Io i libri li divoravo in poche ore. Li consumavo.
    (pag. 41)

    Ero una ragazzina con un formidabile peso sulle spalle, oppressa da qualcosa che non capivo. Una ragazzina a cui mancava la dose di carezze necessaria a sopravvivere. E il mare era lontano, cupo, di nessuna consolazione.
    (pag. 49)

    A parlare tutti sono buoni, pensavo, ma io volevo imparare altre cose, più importanti. Come si esce da un armadio chiuso a chiave, per esempio. E mi sembrava che nei libri cose come queste ci fossero scritte, fossero parlate in silenzio. Ma poichè le parole, una volta scritte, non potevano essere ritirate, e agivano e producevano effetti in chi le aveva ascoltate, a furia di leggere nel fondo del mio cuore si produsse poco a poco qualcosa che era insieme speranza e certezza.
    (pag. 69)

    Leggendo, scoprivo da qualche parte un dolore, una piccola fitta misteriosa che mi faceva commuovere per qualcosa che non sapevo bene.
    (pag. 73)

    Una sera d'estate mi infilai un libro meraviglioso nella tasca della giacca, un pezzo di pane nell'altra e, senza che nessuno mi sentisse uscire di casa, me li portai in spiaggia. C'era un cielo stellato altissimo, quella sera. Il libro scottava.
    Mi misi seduta sul cemento del molo e lo aprii.
    C'era dentro un odore buono, una fragranza di limone e di rose che non veniva da nessuna parte precisa e si diffondeva dappertutto. Leggevo, leggevo, addentavo il pane e ogni tanto guardavo le stelle. A furia di leggere pensavo molte cose, molte più cose di prima, credo in continuazione, ma in modo talmente soffice e leggero che neppure me ne accorgevo. Ero felice, e mi sentivo come il pane e la notte.
    (pag. 76-77)

    ...mi venne da pensare una cosa strana e stupida, che bisognerebbe trovare un modo per immagazzinare la felicità, quando viene, per averne di scorta quando manca.
    (pag. 98)

    Mi venne voglia di tornare a casa di corsa, di inseguire mia madre per tutta la casa, per raggiungerla nel suo mondo e darle la bellissima notizia, ma poi pensai che non avrebbe capito, che non ce l'avrei fatta. Non si può inseguire nessuno troppo lontano.
    (pag. 118-119)

    ...leggevo, leggevo fino a cavarmi gli occhi. Me ne andavo nel libro, verso una protezione, in cerca di un posto più sicuro dove tenermi un po' al caldo.
    (pag. 125)

    A scuola non ci andavo volentieri, non mi piaceva studiare niente, a parte naturalmente Italiano, la mia materia preferita. La mia prof era la migliore del mondo. Scotti, si chiamava. Alle interrogazioni mi chiedeva di parlarle del libro che stavo leggendo in quel momento e spesso mentre parlavo le venivano gli occhi lucidi. E non ci faceva fare mai i riassunti dei libri che ci dava da leggere, mai. Gli altri insegnanti, anche alle medie, ci chiedevano sempre i riassunti, non ho mai capito perchè. Era come se le prof pensassero che gli scrittori adoperavano troppe parole, come se avessero voluto farci capire che le stesse cose quegli scrittori avrebbero potuto tranquillamente dircele con molte meno frasi, in meno pagine, senza perdersi in chiacchiere.
    (pag. 128)

    Tra la confusione delle strade, mi guardavo negli specchi delle vetrine, dei finestrini degli autobus, delle finestre delle case, chiedendomi se non fossi trasparente. Vagavo nel tumulto delle strade e temevo di essere invisibile.
    E cominciai a capire, allora, perchè mai i matti volevano che picchiassi il loro muro. Avevo capito: volevano essere sicuri di essere visibili, volevano che li riconoscessi.
    (pag. 147)

    Mettevo nelle mani dei miei clienti i miei libri migliori, li mettevo nelle mani delicate delle signorine, nelle mani di corteccia dei nonni, nelle mani piccole dei bambini, in quelle sudate dei ragazzi, nelle mani dei professori, pelose come se le avessero prese in prestito da un lupo della steppa. E tutte quelle mani mi sembravano, a volte, mani di naufraghi tese a ricevere col libro qualche parola di salvezza, salvezza che io conoscevo bene. Una volta venne a tendere le mani una donna anziana, sorridente, magra, vestita di chiaro. Le sue mani erano trasparenti, solo pelle con vene e ossa, due ventagli di seta, All'anulare della sinistra portava una pietra azzurra e scura che di tanto in tanto brillava. Era una donna bassa e magra, mandava un forte odore di violetta. Le porsi il libro che mi aveva chiesto e, nel porgerlo, infilai la mano tra la sua mano e la copertina e la lasciai lì per un po'. E la mano e io stavamo bene.
    "Sei brava" mi disse. Solo questo, e portò via il suo libro, e non la rividi mai più.
    Venne un operaio, aveva le mani sporche di terra, grosse e con le dita piene di tagli, ma quando prese il suo libro, lo prese come se avesse paura di sciuparlo, lo prese con delicatezza dopo essersi pulito le mani sui calzoni.
    (pag. 170-171)

    Tutte le sere tornavo a casa distrutta, mi stendevo sul divano azzurro, in soggiorno, in un quadrato profondo sotto un soffitto a stucco bianco, come sotto una coltre di neve, e leggevo.
    (pag. 171)

    Sono una libraia. Vendo libri per ragazzi, adesso. Vendo solo i libri che mi piacciono, però, e invito gli scrittori a presentarli nella mia libreria e nelle scuole. Ho un sacco di amici lettori e scrittori che mi chiedono consigli. Sono un'esperta. Leggo, insegno a leggere ad alta voce e con la voce giusta. Curo la mia bella casa, la tengo in ordine. Amo mia figlia. Curo le mie rose. Sono diventata forte a furia di essere fragile. Tengo in ordine la casa e la libreria. Metto a posto i libri e i vestiti, e ogni volta che l'anta di un armadio geme e si chiude, mi dà una stretta al cuore. E stasera, con questa biancheria in mano, sto bene e sorrido. Sto bene e mi chiedo di che sostanza strana è fatta la vita. Di libri letti e di libri non letti., di abbracci dati e di abbracci non dati, di ricordi che passano tra rose e rovine, spietatamente, di ricordi che devastano e che a volte, se li accogliamo senza rancore, ci rendono assurdamente felici.
    (pag. 174)

    Adesso è tutto in ordine, per fortuna, ogni cosa è al suo posto. Lenzuola, federe, calzini, pensieri. Posso chiudere l'armadio.
    E' ancora qui, il mio armadio. Sempre quello. Non l'ho venduto, non l'ho regalato a nessuno, non l'ho gettato via. Lo voglio qui, in salotto, voglio vederlo tutti i giorni. Voglio che mi veda. Ancora oggi devo far vedere all'armadio che gli sono sfuggita.
    (pag. 175)

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro che tratta argomenti difficili: la pazzia, l'essere madre, ma soprattutto l'essere figlia, una storia vera, scritta con chiarezza e adatta a far capire che la vita ci "va giù di brutto", ma c ...continua

    Un libro che tratta argomenti difficili: la pazzia, l'essere madre, ma soprattutto l'essere figlia, una storia vera, scritta con chiarezza e adatta a far capire che la vita ci "va giù di brutto", ma che a tutto in fondo c'è rimedio, una brutta esperienza ti segna, ma se vuoi tu puoi tenerla solo nel vaso dei ricordi, cancellarla, non è possibile, ma "costruirci sopra: sì.

    ha scritto il 

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