Blackout

Di

Editore: TEA (Teadue; 1422)

3.7
(1424)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 202 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8850212321 | Isbn-13: 9788850212323 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
In un torrido ferragosto bolognese, tre persone entrano insieme nell'ascensore di un palazzo di venti piani, una grande torre bianca che svetta su un quartiere popolare. Di colpo si spengono le luci, e i tre si ritrovano intrappolati tra l'undicesimo e il dodicesimo piano. Claudia è una studentessa omosessuale che per pagarsi gli studi è costretta a fare la cameriera in un bar. Ha solo voglia di rientrare nel suo appartamento per farsi una doccia. Tomas è un ragazzo di sedici anni che vive nel palazzo con i genitori. Sta scappando di casa e deve raggiungere Francesca per fuggire con lei verso una nuova vita. Aldo Ferro è proprietario di tre noti locali, marito e padre, ma anche efferato serial killer e produttore di snuff movies casalinghi. Non vive in quel palazzo, ma vi custodisce i ferri del mestiere. Ha molta fretta: deve tornare in una baracca tra le montagne, dove, incatenata ma ancora viva, c'è la sua ultima vittima a cui ha staccato la pelle del viso per poi riattaccargliela con i chiodi, ma capovolta.
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  • 4

    Suspence, incisi, imprevedibilità. C’è tutto nel romanzo “claustrofobico” di Gianluca Morozzi, capace e originale autore bolognese, dal titolo secco, “Blackout”. La storia di Ferro, Tomas e Claudia, t ...continua

    Suspence, incisi, imprevedibilità. C’è tutto nel romanzo “claustrofobico” di Gianluca Morozzi, capace e originale autore bolognese, dal titolo secco, “Blackout”. La storia di Ferro, Tomas e Claudia, tre personaggi profondamente diversi ma altrettanto profondamente immersi nel medesimo destino: chiusi in un’ascensore, in un pomeriggio di ferragosto, di domenica, all’interno di un palazzo di 20 piani nell’estate rovente di Bologna. Non è certo semplice tessere una trama così vibrante in un solo luogo peraltro grande circa un metro per un metro. Morozzi descrive non solo la lenta agonia psicologica e fisica di tre persone costrette a fare della pazienza e dell’adattamento dei capi saldi per molte ore, ma anche le storie presenti e passate di ognuno dei tre, con particolari che emergono cammin facendo e che si alternano alla estenuante e utopica attesa che qualcuno liberi i malcapitati da quel loculo. Un romanzo che scorre via, che condensa in non molte pagine un insieme di sensazioni e sconvolgimenti emotivi meritevoli di essere affrontati. La lunga rincorsa al finale non può che appassionare il lettore e insinuare in lui il pensiero fisso che quando prenderà l’ascensore, dovrà stare attento al… blackout!

    ha scritto il 

  • 4

    Che Gianluca Morozzi sia un'autore assolutamente geniale l'avevo già intuito. Blackout è disturbante, claustrofobico, inquietante e il finale ti spiazza. Uniamoci una grande capacità di scrittura e tr ...continua

    Che Gianluca Morozzi sia un'autore assolutamente geniale l'avevo già intuito. Blackout è disturbante, claustrofobico, inquietante e il finale ti spiazza. Uniamoci una grande capacità di scrittura e trascorreremo qualche piacevole ora.

    ha scritto il 

  • 4

    C'è un po' di Faletti. Quelle città un po' addormentate, un po' troppo italiane per i miei gusti, con i bar di paese, i personaggi strani, la notte.
    C'è un po' di Hornby. Citazioni a film, citazioni a ...continua

    C'è un po' di Faletti. Quelle città un po' addormentate, un po' troppo italiane per i miei gusti, con i bar di paese, i personaggi strani, la notte.
    C'è un po' di Hornby. Citazioni a film, citazioni a canzoni, citazioni sparse. Persone in un palazzo, a volte un senso di deja-vu.
    C'è un po' di Nothomb. Una sensazione di malessere, quella che amo trovare quando leggo i suoi libri.
    E poi c'è una storia scritta davvero bene, che cattura e, alla fine, un po' sorprende.
    Consigliato.

    ha scritto il 

  • 4

    Geniale!! Non avevo grandi aspettative quando ho iniziato a leggerlo, mi sbagliavo! Si svolge quasi interametne in un ascensore ma in nessun momento appare noioso o pesante.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro tascabile estremamente piacevole e sorprendente. Acquistato per la trama curiosa letta sul retro in libreria, si è rivelato migliore di quanto mi aspettassi. La capacità descrittiva di Morozz ...continua

    Un libro tascabile estremamente piacevole e sorprendente. Acquistato per la trama curiosa letta sul retro in libreria, si è rivelato migliore di quanto mi aspettassi. La capacità descrittiva di Morozzi è invidiabile, soprattutto nella descrizione degli stati d'animo e dei pensieri più profondi dei diversi personaggi, siano essi i tre protagonisti o i comprimari che, per qualche motivo, gli girano intorno. Il libro è tanto piacevole che, se potessi, lo ricomprerei, anche se non è adatto agli ansiosi e ai claustrofobici.

    ha scritto il 

  • 3

    Racconta la storia di tre persone che, il giorno di ferragosto, si ritrovano chiuse nello stesso ascensore. Uno dei tre è un serial killer. La prima parte del libro mi è piaciuta moltissimo, un cresce ...continua

    Racconta la storia di tre persone che, il giorno di ferragosto, si ritrovano chiuse nello stesso ascensore. Uno dei tre è un serial killer. La prima parte del libro mi è piaciuta moltissimo, un crescendo di tensione e un'ottima resa del senso di claustrofobia suscitato dalla situazione. A poco a poco che si sviluppa la storia veniamo a conoscenza dei tre personaggi, leggiamo i loro pensieri e li osserviamo reagire all'anomala circostanza. La piega che l'autore ha scelto di far prendere alla storia non mi è piaciuta molto, l'ho trovata un po' forzata ma ha portato a un finale che invita a molte riflessioni. Nel complesso mi è piaciuto ma avrebbe potuto piacermi molto di più.

    ha scritto il 

  • 4

    Oh che bel romanzo pulp!
    Che poi, a me il pulp non piace nemmeno... Ma ho scoperto di avere feeling con Morozzi, il quale mi fa apprezzare certe sfumature.
    Quando avevo quattro anni, era luglio e non ...continua

    Oh che bel romanzo pulp!
    Che poi, a me il pulp non piace nemmeno... Ma ho scoperto di avere feeling con Morozzi, il quale mi fa apprezzare certe sfumature.
    Quando avevo quattro anni, era luglio e non agosto, sono rimasta chiusa in ascensore per quattro ore e e mezza. Era l'ascensore della casa al mare, ero con mia nonna, in giro non c'era nessuno. Ci hanno tirato fuori i pompieri. L'unico ricordo che ho, a distanza di venticinque anni, è il vigile del fuoco che apre le porte chiedendomi se avessi avuto paura. Paura non ne ho avuta, e nemmeno adesso avverto gli strascichi di quel pomeriggio, tant'è che continuo a prendere l'ascensore e sarò rimasta chiusa dentro altre cinque volte, l'ultima solo qualche mese fa, quando ero attesa per cena, e mi ero preparata tutta bellina e profumata e splendente come una padella, e sono arrivata all'appuntamento che sembravo appena tornata da un safari (quello in cui vieni rincorsa da un rinoceronte).
    Però questo romanzo mi ha messo l'ansia!
    Scorrevolissimo, volgare un pochetto, è vero, ma state chiusi voi in ascensore con trenta gradi, un pacchetto di biscotti e un serial killer, dai.

    ha scritto il 

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