Blonde

Di

Editore: Bompiani (Narratori Stranieri)

4.2
(225)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 773 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Svedese , Portoghese

Isbn-10: 884524556X | Isbn-13: 9788845245565 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Sergio Claudio Perroni

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri

Genere: Biografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Joyce Carol Oates riscrive la vita di Marilyn Monroe e ne fa un romanzo di fantasia, in cui le molte vite e le mille contraddizioni di un'icona contemporanea si fondono e si confondono insieme, in una foto composta da mille tasselli, un'immagine sempre imprendibile eppure eternamente fissata nell'incorruttibile istantanea del Mito.
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  • 4

    Sin dudarlo por un momento esta es una novela para fans, muy fans, de Marilyn Monroe "la ambición rubia" que nos cuenta en ocasiones en primera persona otras veces por sus amantes o maridos o gente qu ...continua

    Sin dudarlo por un momento esta es una novela para fans, muy fans, de Marilyn Monroe "la ambición rubia" que nos cuenta en ocasiones en primera persona otras veces por sus amantes o maridos o gente que la conoció su vida, su personalidad, su gran lucha con sus miedos, inseguridades y desgracias que logró superar o no, como la deseaba a la vez que la abandonaban todos los hombres que no lograban entenderla ni comprenderla como ella realmente se merecía, todo ello contado en un estilo ameno aunque en ocasiones pesado y repetitivo, es lo que tiene al ser una novela tan sumamente gruesa.
    Cuenta la clase de mujer que era Norma Jean Baker, no Marilyn, tan frágil pero afortunada al mismo tiempo, sus trabajos y a qué actores y actrices conoció en su carrera, sin duda la adoraron tanto como odiaron.
    Ante todo aclarar que es una NOVELA no un ENSAYO, una novela con tintes biográficos claro está, pero narrado en un estilo no demasiado informativo o simple aporte de datos. Es válida para todo aquel que sea fan de esta maravillosa actriz y mujer y para aquellos que no la conocen tanto y simplemente saben de ella por el mito que fue no por la clase de mujer que se escondía detrás. Confieso que en ocasiones se me ha hecho pelín pesada por el exceso de importancia que le daban a su personalidad pero no, no es prescindible ese apartado es totalmente necesario para llegar a saber qué mujer perdió el cine y que joya perdimos los mitómanos.

    ha scritto il 

  • 5

    Blonde prende spunto dalla vita di Marilyn Monroe e racconta una sua versione della donna più bella del mondo. Molti dei fatti narrati, quindi, non sono reali e molti di quelli reali sono stati voluta ...continua

    Blonde prende spunto dalla vita di Marilyn Monroe e racconta una sua versione della donna più bella del mondo. Molti dei fatti narrati, quindi, non sono reali e molti di quelli reali sono stati volutamente alterati e amplificati, perché colei che è considerata la DONNA per antonomasia diventi l’archetipo di tutte le donne: delle loro paure, manie, tormenti, illusioni e ambizioni. Norma Jeane Baker è, per molti versi, estremamente moderna per la sua epoca, così da poter ritrovare in lei e nel suo contesto sociale gli stereotipi e le situazioni con cui le donne devono confrontarsi ancora oggi.
    È un libro estremamente doloroso, il più doloroso che io abbia mai letto sino ad ora.
    Si viene letteralmente trascinati “dentro Marilyn”, all’interno della mente e delle emozioni di Norma Jeane e non ci viene risparmiato nulla: le sue insicurezze che sono poi quelle in cui a tutte è capitato di incappare, le sue fragili illusioni, il suo desiderio di essere amata, il suo bisogno di conferme, il volersi riscattare dal ruolo di fragile bambolina/bionda senza cervello/razza di cagna patetica che le viene assegnato dall’universo maschile che la circonda.
    Devasta leggere nero su bianco quanto Norma desiderasse essere Norma, una persona di sesso femminile, talentuosa e capace nel suo lavoro, intelligente, rispettata come ogni altra persona e quanto invece il mondo esterno non facesse che ricacciarla nei limiti che le avevano cucito addosso. Devasta perché a chi, in termini diversi e, se vogliamo, minori, certo, non è capitato?
    Quante donne hanno vissuto anche solo (e per fortuna) episodi simili? Quanto costa, ogni volta, dover dimostrare il proprio valore, ALDILA’ dell’essere femmina?
    Il peggio: il desiderio costante di essere perfetta, di essere brava, buona, compiacente, di essere come mi volete perché è solo così che mi amerete. Un tormento inenarrabile. Un tormento in cui chiunque, è passato almeno una volta.
    Vivere per due settimane la mente e la personalità di Marilyn, travolti dalla scrittura sapiente e volutamente dolorosa di Joyce Carol Oates (che non risparmia nulla al lettore: sa come fare male con la narrazione e lo fa), non può non lasciare un segno indelebile di consapevolezza e tristezza, perché scoprire i tormenti interiori, i desideri più profondi e la fragilità umana di un mito come lei non può lasciare indifferenti. Arrivi a “sentirti” Marilyn, a seguire il filo dei suoi ragionamenti lucidamenti folli, ad immedesimarti nelle sue diverse personalità, a immaginare cosa voglia dire essere lacerati tra il bisogno di mostrare sé stessa e le proprie capacità e la fame disperata di amore e approvazione. Vivi la sua inimmaginabile solitudine, le umiliazioni, i trionfi.
    Pur alterando il corso degli eventi e inventandone una parte, l’autrice è una profonda conoscitrice della reale biografia dell’attrice, e deve averne amato moltissimo la figura tragica, la donna al di là del mito (titolo anche di una bellissima mostra che ha da poco chiuso i battenti in quel di Torino).
    Tutto questo amore e questo dolore arrivano dalle pagine al lettore con bellezza e violenza inaudite, siate preparati: è un’esperienza meravigliosa e terribile, un tormento di incomparabile valore letterario e umano, anche se sarà difficile, per un po’, scrollarsi Mailyn di dosso.
    Grazie Joyce Carol Oates e addio, Norma Jeane, che almeno la terra ti sia davvero lieve.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho letto questo libro perché mi piaceva l'idea di "conoscere" un personaggio storico entrando nella sua vita, nei suoi pensieri, nella sua storia personale. Letta la prefazione non so più bene quali s ...continua

    Ho letto questo libro perché mi piaceva l'idea di "conoscere" un personaggio storico entrando nella sua vita, nei suoi pensieri, nella sua storia personale. Letta la prefazione non so più bene quali sono gli eventi reali e quali sono le parti romanzate del libro, che nondimeno mi è piaciuto perché mi ha fatto venir voglia di guardare i vecchi film con la Monroe e perché racconta in maniera spietata ma pervasa di umana pietà la storia di una donna in balia di eventi, situazioni e persone fuori dal suo controllo, chiarendomi un po' di più le ragioni della sua scomparsa.
    Molto frettoloso sul finale, non lascia spazio (per fortuna) alle varie teorie intorno alla morte di Marilyn. Tuttavia, pur lasciando in sospeso e quasi sfumato il momento della scomparsa, in tutte le settecento e passa pagine il romanzo è un'esplorazione minuziosa degli anfratti di dolore di quella che fu tutt'altro che un'oca bionda, ma una persona complessa e sfortunata. E questo, in fondo, è l'aspetto che mi fa amare il romanzo: la restituzione della tridimensionalità e dell'umanità a un'icona del nostro tempo.

    ha scritto il 

  • 3

    A distanza di un mese dalla sua fine, posso dire che di questo libro non conservo un buon ricordo. Mi da nausea, disgusto, un dolciastro di marcescenza.
    Non ho trovato la Marilyn che si è formata nell ...continua

    A distanza di un mese dalla sua fine, posso dire che di questo libro non conservo un buon ricordo. Mi da nausea, disgusto, un dolciastro di marcescenza.
    Non ho trovato la Marilyn che si è formata nella mia testa soprattutto grazie a documentari come "Love, Marilyn" o l'analisi dei nastri segreti in un documentario de "La storia siamo noi". In questi due frangenti mi sono innamorata di una Marilyn della quale ho visto la complessità e la fragilità della sua persona e sono riuscita ad andare oltre lo stereotipo di oca bionda che Hollywood ha voluto - per convenienza $$$ - propinarci.
    Però qui non l'ho trovata. Almeno non sempre. E la scrittura della Oates a volte è decisamente troppo cruda.
    Marilyn non abita qui.

    ha scritto il 

  • 0

    Difficile dare un voto

    È un libro a cui ho difficoltà a dare un voto, perché non riesco a trovargli alcun difetto salvo l'essere angosciante (che non è un difetto) e l'essere impossibilmente dettagliato (anche qui, non nece ...continua

    È un libro a cui ho difficoltà a dare un voto, perché non riesco a trovargli alcun difetto salvo l'essere angosciante (che non è un difetto) e l'essere impossibilmente dettagliato (anche qui, non necessariamente un difetto). La storia di Marylin non è solo la storia di Marylin, me ne rendo conto, ma se non avete interesse per il suo personaggio o per la vecchia Hollywood, allora pensateci bene prima di prenderlo in mano.

    ha scritto il 

  • 4

    767 pagine di sofferenza senza un attimo di tregua. È una delle poche volte che finisco con sollievo un libro che mi è piaciuto. È ormai risaputo che Marilyn Monroe sia stata più della bionda svampit ...continua

    767 pagine di sofferenza senza un attimo di tregua. È una delle poche volte che finisco con sollievo un libro che mi è piaciuto. È ormai risaputo che Marilyn Monroe sia stata più della bionda svampita che sembrava, e questo libro tiene incatenati e trascina nell'abisso di dolore che deve essere stata la vita di questa donna. Ho bisogno di aria fresca.

    ha scritto il 

  • 5

    A poco meno di un quarto dalla fine ho pensato di abbandonarlo, perché per me era diventato insostenibile. Importante avvertenza: cercare di fare tutto il possibile per leggere mantenendo più possibil ...continua

    A poco meno di un quarto dalla fine ho pensato di abbandonarlo, perché per me era diventato insostenibile. Importante avvertenza: cercare di fare tutto il possibile per leggere mantenendo più possibile il distacco. Non immedesimarsi perché il rischio è di soffrire tanto da pensare che non ce la fai, è impossibile andare avanti. Il linguaggio sconnesso, a tratti sconclusionato, completamente in balia della sofferenza di Marilyn/Norma impediscono di mantenere la lucidità di un sano distacco e ti trascinano in un vortice di dolore terribile. E’ un libro meraviglioso. Meraviglioso e insostenibile, pieno di sofferenza, pieno di una fame d’amore e di pace che non verranno mai saziate.

    ha scritto il 

  • 4

    QUEL CHE NE PENSO IO

    Salvo qualche eccezione, ad esempio l’appartamento, o la serie di appartamenti tutti uguali della madre, o le immagini sbiadite dell’orfanotrofio, oppure la clinica dove verrà ricoverata la madre, o, ...continua

    Salvo qualche eccezione, ad esempio l’appartamento, o la serie di appartamenti tutti uguali della madre, o le immagini sbiadite dell’orfanotrofio, oppure la clinica dove verrà ricoverata la madre, o, infine, il più nitido di tutti, la casa in riva all’oceano che per qualche mese contiene la vita dell’attrice e del drammaturgo; non ci sono veri e propri luoghi descritti: una stanza d’albergo, una casa in stile messicano, pochi altri.
    Le città stesse hanno solo un nome, e neanche quello, come la città di sabbia (L.A.).
    Il Giappone consiste in un albergo dove soggiornare, insomma, non ci sono luoghi, ma solo persone, o, meglio, personaggi, di cui contano le parole, i ruoli, i pensieri, i punti di vista. È come se la scena, che cambia di volta in volta con abbozzate e sbiadite quinte alle spalle, si svolgesse in un teatro, illuminato solo al centro, che vede protagonisti non più di due per volta: lei e la madre, lei e i surrogati di madre poi, lei e l’uomo di turno che l’accompagna, ma che non l’ama, o non la capisce, o tutte e due le cose. Il pubblico in sala rimane in ombra: è quello che vede i suoi film, o che per strada vuole da lei un autografo o una foto, e siamo anche noi che leggiamo.
    Lei ha più volti e più nomi, c’è Norma Jeane, c’è Marylin che è solo una piccola parte di lei, e ce ne sono mille altri fra cui i personaggi dei film che recita. È un crescere nel tempo o un semplice divenire emotivo a cui, di volta in volta, si dà un nome diverso. E fra tutti questi personaggi più o meno reali, solo ad alcuni è concesso un nome, come Gladys (la madre) o nonna Della, o lei stessa, Norma Jeane. Gli altri sono individuati solo dal loro ruolo, come l’attrice bionda, l’ex atleta, il drammaturgo; a volte solo un’iniziale, come C, o mister Z (i peggiori, a pensarci). Paradossalmente i personaggi più veri dentro di lei sono gli strascichi dei ruoli che ha interpretato, lei che diventa loro ad ogni nuovo film, loro che rimangono in lei anche dopo e occupano quel pezzo di personalità che prima mancava, andando quindi a riempire un vuoto.
    L’insicurezza costante, la voglia di essere migliore, migliore come attrice, migliore come persona, più colta, intelligente, malgrado la sua bellezza e l’essere bionda: sono queste le forze che la muovono, oltre alla volontà di essere amata, il desiderio di un marito, una famiglia, un figlio.
    Fin da subito la si prende in simpatia, per la sua mancanza di cattiveria, per la sua ingenuità, perché merita compassione.
    Un viaggio di 800 pagine, tutta una vita seguita passo passo. Ma a far pensare è l’amore che JCO deve aver versato mentre scriveva questa non biografia, come se la scrittrice, che sfodera uno stile convincente e variegato che in altri libri le manca, sia diventata l’angelo custode di Norma Jeane per ripercorrere la sua vita standole accanto, nel bene e nel male. Tanto che alla fine Norma Jeane / Marylin sono diventate così vere per JCO, e un po’ anche per chi legge, che sono loro, morte, a far compagnia a lei, viva.
    È un romanzo al femminile, dove una vena di follia passa dalla madre alla figlia, dove ogni uomo mostra il peggio di sé, anche quando è buono, anche quando ama. Alla fine rimane molta tristezza e la curiosità di rivedere i suoi film con spirito nuovo, cercandole negli occhi i segni dei capillari scoppiati per via delle droghe.
    Per alcuni forse il rimpianto di quella Hollywood, dopo aver letto il libro, scompare. Per chi, come me, Marylin non è mai stato un mito perché troppo distante, ora è diventata un triste e solitario uccellino caduto dal nido, un colibrì che avrebbe meritato un po’ più di felicità.

    ha scritto il 

  • 4

    La magnifica preda

    Proprio bello questo lungo romanzo, ispirato alla vita di Marilyn Monroe. Ma è tutto tranne che una biografia, perché a partire dai fatti della vita dell'attrice la Oates ne reinterpreta la storia, sc ...continua

    Proprio bello questo lungo romanzo, ispirato alla vita di Marilyn Monroe. Ma è tutto tranne che una biografia, perché a partire dai fatti della vita dell'attrice la Oates ne reinterpreta la storia, scegliendo alcuni episodi, condensandone altri, non citando affatto alcuni tra i più noti e più fecondi di gossip. E così restituisce il ritratto di una donna tormentata, bella ma soprattutto viva solo quando si cala in una parte, quando davanti alla macchina da presa può far emergere quella che lei chiama l'Amica, cioè "Marilyn" mentre lei è Norma Jeane Baker dalla vita intricata, dai rapporti tormentati con gli uomini e sempre combattuta tra la paura, l'impossibilità e il desiderio di mostrarsi com'è.
    Capisco che la mole possa spaventare ma è avvincente e soprattutto, almeno secondo me, vale un po' di fatica.

    ha scritto il 

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