Brevi interviste con uomini schifosi

Di

Editore: Einaudi (Stile libero Big)

3.9
(1396)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 288 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: 8806202472 | Isbn-13: 9788806202477 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Ottavio Fatica , Giovanna Granato ; Prefazione: Fernanda Pivano ; Postfazione: Zadie Smith

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Filosofia

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Descrizione del libro
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  • 4

    L’insostenibile schifezza dell’essere

    Confrontata a “La ragazza coi capelli strani” questa selezione di racconti appare più compatta e omogenea sul tema di fondo, ma allo stesso tempo molto più frantumata e originale nella struttura narra ...continua

    Confrontata a “La ragazza coi capelli strani” questa selezione di racconti appare più compatta e omogenea sul tema di fondo, ma allo stesso tempo molto più frantumata e originale nella struttura narrativa che l’autore adotta, sia per costruire ogni singolo racconto sia per congegnare l’insieme della raccolta.

    Ne risultano così “brani” o “frammenti” (più che racconti…) che creano folgoranti istantanee fin nel minimo dettaglio con minuziosa precisione entomologica (il poeta sul bordo della piscina, il ragazzino sul trampolino…), assemblati a veri racconti, talora lunghi, dotati di un’ossatura narrativa che fa raramente evolvere la vicenda nel tempo, ma procede per progressivi svelamenti, celati fra le vertiginose digressioni labirintiche di cui Wallace è maestro.

    I brani ricompresi nelle tre sezioni denominate “Brevi interviste con uomini schifosi” abbracciano meno di un terzo del volume, ma anche tutto il restante materiale è improntato all’analisi dell’umana abiezione, prevalentemente maschile (con qualche rara eccezione), nelle sue sfaccettature che paiono infinite. Si tratta per lo più di bassezze morali, vigliaccherie, soprattutto manipolazioni delle fragilità altrui al limite del plagio e molto meno di atteggiamenti fisicamente aggressivi. Anzi l’artefice del comportamento più violento, lo stupratore del penultimo racconto, finisce per risultare il più fragile e patetico fra gli uomini schifosi.

    Come per la struttura formale, la varietà dei racconti risulta massima anche in funzione dell’assimilabilità delle singole storie: vi sono picchi travolgenti da cui non ci si riesce a distogliere come quello intitolato “La persona depressa”, ma anche brani in cui si brancola nel buio più fitto (il mio personale calvario è stato “Chiesa fatta senza le mani”, leggendo il quale ho temuto i prodromi di un ictus, talmente le parole scritte faticavano a comporre un significato nel mio povero cervello!). Ma queste opzioni sono del tutto opinabili perché non conosco autori in cui l’individuazione del meglio e del peggio risulti altrettanto soggettiva…

    Comunque sia, tra i due estremi si collocano gli altri brani, rimbalzando fra il genio e l’ermetico autocompiaciuto e d’altronde, escludendo i saggi, questa è la prima opera pubblicata da Wallace dopo lo spartiacque di “Infinite Jest”, da cui si riverberano diverse invenzioni come l’uso stratificato delle note o i dialoghi che si rivelano monologhi con interlocutore muto o ammutolito.

    In conclusione un altro tassello dell’opera di questo autore amato/odiato (odiato non per colpa sua ma per il fervore spesso eccessivo dei suoi fans fra i quali confesso di annoverarmi), ingombrante, onnipresente e stupefacente in tutti i sensi che tale parola implica.

    ha scritto il 

  • 4

    Il DFW più difficile che ho letto, o almeno, quello che mi ha messa più in difficoltà, vuoi per gli argomenti o per lo stile, tirato all'inverosimile. Alcuni racconti sono geniali, altri raccapriccian ...continua

    Il DFW più difficile che ho letto, o almeno, quello che mi ha messa più in difficoltà, vuoi per gli argomenti o per lo stile, tirato all'inverosimile. Alcuni racconti sono geniali, altri raccapriccianti. Ma quest'uomo sapeva il fatto suo: nella lettura che ha dato del mondo c'è tantissima verità, anche se è un tipo di verità che si preferisce ignorare, non considerare. Lui invece,anche in queste "brevi interviste", ha scandagliato la natura umana come pochi hanno saputo fare. Con cinismo, senza pietà, arrivando dritto al centro della parte schifosa che c'è in ognuno di noi. Un genio.

    ha scritto il 

  • 4

    Centellinatelo.

    Non fate come me, centellinatelo.
    Centellinate questo libro perchè solo così se ne può ammirare a pieno la costruzione, la scrittura, la struttura, la capacità di Wallace di raccontare i suoi personag ...continua

    Non fate come me, centellinatelo.
    Centellinate questo libro perchè solo così se ne può ammirare a pieno la costruzione, la scrittura, la struttura, la capacità di Wallace di raccontare i suoi personaggi facendoli parlare di se stessi.
    Centellinatelo perchè se come me lo leggete in sessioni più lunghe non potrete non vederne le ripetizioni, le ossessioni, le continue riprese di argomenti che alla fine avvitano racconti e personaggi su loro stessi, senza che si veda possibilità di soluzione.
    Leggendo i pur pregevoli racconti si resta bloccati tra l'ammirazione per la capacità di scrivere dell'autore, lo sgomento per la disperazione che ti si appiccica addosso durante la lettura e, francamente, per l'esacerbazione di alcune tematiche che rendono la lettura a volte stancante.
    Bravissimo, di sicuro, ma più lo leggo e più ho la sensazione che Wallace non avesse un particolare rispetto per il suo lettore.
    Purtroppo questo disamore lo ha avuto anche per se stesso.

    ha scritto il 

  • 0

    Un quiz per il nuovo millennio

    Quiz a sorpresa 4

    Due drogati terminali all’ultimo stadio erano seduti contro il muro di un vicolo senza niente da iniettarsi, niente di niente, nessun posto dove andare o stare. Uno soltanto aveva un

    ...continua

    Quiz a sorpresa 4

    Due drogati terminali all’ultimo stadio erano seduti contro il muro di un vicolo senza niente da iniettarsi, niente di niente, nessun posto dove andare o stare. Uno soltanto aveva un cappotto. Faceva freddo, ed uno dei drogati terminali batteva i denti e sudava e tremava per la febbre. Sembrava gravemente malato. Puzzava da fare schifo. Stava seduto contro il muro con la testa sulle ginocchia… Il drogato terminale col cappotto si tolse il cappotto e corse a ranicchiarsi vicino al drogato terminale gravemente malato e prese e stese il cappotto in modo che li coprisse tutti e due e poi si ranicchiò un altro poco tanto da ritrovarsi schiacciato contro l’altro e lo circondò con un braccio e lasciò che si sentisse male sul suo braccio, e rimasero così insieme contro il muro per tutta la notte.

    Domanda: Quale dei due è sopravvissuto

    Come è facile per Wallace, e mi chiedo per quanti scrittori lo sia, annichilirci con una domanda. Quale dei due drogati sopravvive? E la vera domanda è: si può sopravvivere al dolore dei nostri simili?
    No. Non si può.
    E Adorno si chiedeva: E’ ancora possibile la poesia dopo Auschwitz? Sarebbe possibile, risponde Wallace, se fossimo sopravvissuti al loro dolore, alla loro morte infame. Ma noi siamo morti insieme a loro e non c’è poeta più sulla terra che possa cantare queste sciagure. Cosa fare allora? Aiutarci, perché sì c’è forse un mondo di referenti lì fuori che aspettano di essere codificati, ma noi siamo intrappolati in un mondo-gabbia con i nostri simili. O ci mettiamo a comunicare con loro e guardarli dalla nostra misera prospettiva umana o espandiamo ciò che siamo, il nostro universo interiore. Smettere di fare la dieta e raggiungere una taglia infinita, risolverebbe il problema del solipsismo a monte. Ma questa taglia infinita passa attraverso step che possono includere il collasso, la morte.

    ha scritto il 

  • 3

    Orrore e virtuosismo

    Wallace è bravo a scrivere, e su questo siamo tutti d'accordo, credo. In questa raccolta di racconti, che hanno in comune protagonisti 'schifosi', lo scrittore rispetta le aspettative. Tuttavia, in al ...continua

    Wallace è bravo a scrivere, e su questo siamo tutti d'accordo, credo. In questa raccolta di racconti, che hanno in comune protagonisti 'schifosi', lo scrittore rispetta le aspettative. Tuttavia, in alcuni tratti la trama è difficilmente scorribile, tanto da necessitare non solo la 'canonica' seconda lettura e una terza, senza contare che gli argomenti sono spesso inquietanti. Ma vale sicuramente la pena prendere in mano questo libro (foss'anche soltanto per il saggio "La persona depressa", che ho particolarmente apprezzato). La sensazione, alla fine, è quella di rientrare a pieno titolo nella categoria 'uomini schifosi': sfido chiunque nel non riconoscersi, almeno in alcune caratteristiche, nei personaggi dipinti. Forse, persino troppo.

    ha scritto il 

  • 2

    Temo di non potermi unire agli estimatori di questo scrittore. Non che non ne riconosca la bravura e non l'apprezzi, anzi, il problema è che anche Wallace sa di saper scrivere e se ne compiace, anche ...continua

    Temo di non potermi unire agli estimatori di questo scrittore. Non che non ne riconosca la bravura e non l'apprezzi, anzi, il problema è che anche Wallace sa di saper scrivere e se ne compiace, anche se con misura, tanto da sembrare di voler scrivere solo per mostrare quanto è bravo. In questo modo, però, riesce a dare un senso al suo essere scrittore: Wallace è un cantore del narcisismo e, di conseguenza, del nostro tempo in cui proprio il narcisismo trionfa incontrastato.

    ha scritto il 

  • 4

    No, David, io non faccio così schifo....(credo)

    "Gli uomini sono pezzi di merda, hai ragione, eh, eh."

    E' sicuramente un testo duro, che colpisce i maschi nei punti giusti e con la forza giusta, perchè tra i molti (auto)ritratti di uomini schifosi ...continua

    "Gli uomini sono pezzi di merda, hai ragione, eh, eh."

    E' sicuramente un testo duro, che colpisce i maschi nei punti giusti e con la forza giusta, perchè tra i molti (auto)ritratti di uomini schifosi vi è sicuramente uno che corrisponde ad ognuno di noi, anche se preferiamo nascondercelo.
    Ma questo libro è molto di più, è una dimostrazione della grandissima capacità di scrittore di DFW, che adotta uno stile sempre diverso e spesso quasi sperimentale per ogni pezzo. Corre sul filo del rasoio del virtuosismo letterario, in particolare in "Octet" dove si esibisce in un gioco meta-letterario raffinato e vertiginoso o anche in "Church not made with hands" (dove confesso ho capito ben poco).
    Ma ciò che salva Foster Wallace è, come sempre, la sua immensa umanità, la sua empatia straordinaria con la condizione umana, la sua capacità di trasmetterci emozioni vere e sentimenti puri, alzandosi sopra la tirannia dell'ironia del post-moderno. E quindi "The depressed person" è purissima e condivisa descrizione dei labirinti di dolore di una depressa, "Octet" una riflessione metaletteraria su come siamo tutti deboli e insicuri, lettori e autori (nonostante la posizione simil-divina da creatore di questi ultimi), l'intervista in cui si relativizza lo stupro orribile ed inquietante nel riportare pensieri non così poco diffusi, "Suicide a sort of present" la presentazione del conflitto interiore che è parte delle nostre vite.

    ha scritto il 

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