Buonanotte, signor Lenin

Di

Editore: Tea

4.2
(1370)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 428 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Polacco

Isbn-10: 8850217153 | Isbn-13: 9788850217151 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Storia , Politica , Viaggi

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Descrizione del libro
Nell'agosto del 1991 Tiziano Terzani si trova lungo il corso del fiume Amur, in Siberia, aggregato a una spedizione sovietico-cinese, quando apprende la notizia del golpe anti-Gorbacev che ha appena avuto luogo a Mosca. Decide di intraprendere subito, questa volta da solo, un lungo viaggio che in due mesi lo condurrà, attraverso la Siberia, l'Asia centrale e il Caucaso, fino alla capitale. Un'esperienza eccezionale, fissata negli appunti, nelle riflessioni e nelle fotografie che compongono questo libro, una testimonianza in presa diretta di un evento epocale, una galleria di individui e popoli diversi, un panorama di città leggendarie, di luoghi sconosciuti e abbandonati ai margini della storia, di vestigia del passato e di segnali del nuovo che avanza. Un viaggio, e un libro, che riprende la fotografia istantanea del tramonto definitivo dell'impero sovietico.
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  • 5

    Inestimabile valore

    Terzani si trova nell'URSS proprio quando il gigante inizia a scricchiolare prima della caduta. Intraprende un viaggio dove, alla fine, riesce a tracciare un quadro molto interessante dell'universo so ...continua

    Terzani si trova nell'URSS proprio quando il gigante inizia a scricchiolare prima della caduta. Intraprende un viaggio dove, alla fine, riesce a tracciare un quadro molto interessante dell'universo sovietico. Parla con politici, gente comune, attivisti e disillusi. Questo libro è un documento storico da leggere con attenzione, soprattutto se siete interessati alla storia dell'Unione Sovietica.

    ha scritto il 

  • 3

    Forse un po' troppo diario

    Un bel ritratto di un'epoca andata e che ormai sembra lontana anni luce. Però mi aspettavo più pathos da questa primo approccio con Tiziano Terzani. Un diario davvero molto ben fatto, testimonianza di ...continua

    Un bel ritratto di un'epoca andata e che ormai sembra lontana anni luce. Però mi aspettavo più pathos da questa primo approccio con Tiziano Terzani. Un diario davvero molto ben fatto, testimonianza di un'esperienza avventurosa, di quando ancora non c'erano internet e i telefonini. Le repubbliche asiatiche dell'ex-URSS, nei giorni della caduta di Gorbacev, sono lo scenario sul quale l'autore insiste per spiegarci che la Russia ha sempre sfruttato questi territori ricchi di materie prime, così come ha sempre cercato di cancellare le radici di questi popoli puntando alla loro "russificazione". Però per 4/500 pagine ci dice sempre e solo questo e soprattutto lo fa senza cercare di coinvolgere emotivamente il lettore ma solo puntando sulla fredda cronaca. Peccato perché la materia prima sulla quale lavorare è davvero molto molto sostanziosa.

    ha scritto il 

  • 5

    Avventura, riflessioni e storia

    Terzani si trova in una anonima spedizione all'estremità orientale della russia, quando accade un evento storico: il colpo di stato a gorbachev. Il grande giornalista capisce subito il significato di ...continua

    Terzani si trova in una anonima spedizione all'estremità orientale della russia, quando accade un evento storico: il colpo di stato a gorbachev. Il grande giornalista capisce subito il significato di quegli avvenimenti e decide di fare un viaggio attraverso gli stati dell'URSS, per testimoniare la caduta di quell'impero comunista. Questo viaggio permette di fare la cronaca di un recente passato, ma fa capire che, come spesso succede ai grandi imperi, la caduta era iniziata molto tempo prima.

    Devo dire che mi è piacito di più rispetto ai libri del periodo spirituale. Una piacevole lettura estiva.

    ha scritto il 

  • 5

    Grazie, Tiziano

    Era da tempo che non leggevo qualcosa di Tiziano Terzani, giornalista e scrittore che ammiro tantissimo e di cui, già in passato, ho apprezzato diverse pubblicazioni, compresa una postuma. Mi mancava ...continua

    Era da tempo che non leggevo qualcosa di Tiziano Terzani, giornalista e scrittore che ammiro tantissimo e di cui, già in passato, ho apprezzato diverse pubblicazioni, compresa una postuma. Mi mancava la sua scrittura, semplice, appassionata, sincera, e, dal momento che di recente è caduto l’anniversario della sua scomparsa, la lettura di questo libro è stato il mio modo di ricordare il grande personaggio che lui era.
    In verità, in Italia – intendo a livello ufficiale – le commemorazioni non si sprecano. Ricordo ancora quando, alla fine del luglio del 2004, uno scarno comunicato al telegiornale diede la notizia della sua morte; i vippetti televisivi di turno, in vacanza presso qualche rinomata località estiva, ebbero senz’altro più spazio tra le notizie di quei giorni. Credo che in Germania, Paese per il quale Terzani lavorò per tre ben decenni come corrispondente dall’Asia di “Der Spiegel”, il suo nome non sia invece finito nel dimenticatoio. Fortuna che, a dispetto dello snobismo nei suoi confronti da parte dei piani alti, un vasto pubblico di affezionati lettori e ammiratori pure qui da noi non gli è mai mancato. Già, perché il grande pregio del nostro giornalista toscano, secondo me, è sempre stato quello di farsi capire da tutti, tanto dall’accademico quanto da chi non può vantare alti titoli di studio, anche se parlava degli uiguri dello Xinjiang o del marxismo-leninismo in salsa cinese fino alla sterzata capitalistica del pur sempre comunistissimo Deng, dell’antica spiritualità indiana o della dissacrante modernità giapponese.
    Nemmeno in “Buonanotte, Signor Lenin” il suo modo di raccontare si smentisce, regalandoci, praticamente in diretta, una preziosa testimonianza sul disfacimento dello sconfinato impero sovietico. Partendo dalla Siberia più estrema, dove già si trovava proprio nei giorni del golpe ai danni di Gorbaciov (agosto 1991), Terzani affronta un lungo e improvvisato viaggio attraverso le repubbliche di quella che stava diventando ormai la ex Unione. Chilometri e chilometri di Storia, storie, popoli, culture, religioni, timori, speranze, illusioni, fino a raggiungere Mosca dopo circa un mese e mezzo dall’inizio di quel viaggio. Da una parte all’altra, a cadere non sono soltanto le colossali statue in bronzo di Lenin, padre della Rivoluzione, ma anche le poche certezze che quelle genti avevano da settant’anni, sostituite in quel momento dalla prospettiva di un futuro pieno di incognite. E mentre i comunisti di un tempo si riciclano e con un’abile “operazione cosmetica”, magari ribattezzandosi socialdemocratici, restano un po’ ovunque al potere, in molti iniziano a preoccuparsi di come fare in fretta i tanto agognati dollari, segno evidente del completo fallimento del sistema. Molto interessante, tra l’altro, la parte relativa alle repubbliche dell’Asia Centrale, quelle di tradizione musulmana e non etnicamente russe, che mi ha ricordato varie cose studiate a suo tempo e fatto scoprire tante di nuove; così come ho trovato degno di nota il capitolo dedicato all’Armenia, dove una pesante tristezza finisce per permeare luoghi e persone che ancora oggi portano il peso incancellabile del genocidio ad opera dei turchi di un secolo fa.
    Per nulla superflue le considerazioni dell’autore sul comunismo e il suo crollo: se è vero che “come sistema di potere, fondato sull’intolleranza e sul terrore, il comunismo doveva finire”, è innegabile tuttavia che “là dove non era al potere, ma restava come un’alternativa d’opposizione – nei paesi dell’Europa Occidentale, per esempio – il comunismo […] ha contribuito al progresso sociale della gente” e che al principio esso “era una grande forza, una ispirazione”. Al di là di tutto questo sistema in dissoluzione ci sono milioni di persone, sovietici che, di colpo, si riscoprono kazaki, tagiki, azeri, uzbeki etc., in un risveglio improvviso di nazionalità che intimorisce non poco. Ecco, la gente… Terzani amava scriverne, forse perché le singole storie di pochi raccontano un intero territorio meglio di tanti discorsi di facciata dei suoi capi di turno (politici o religiosi): dai portieri e le donne di servizio degli hotel per turisti agli operai delle fabbriche, dalle hostess e piloti della disastrata compagnia di bandiera sovietica a coloro ancora perseguitati dal KGB, questo libro è pieno di piccole storie, quelle che più colpiscono e restano impresse.
    E allora grazie, Tiziano, grazie per queste bellissime pagine e tutte le altre indimenticabili che hai scritto! Pagine che, negli anni, mi hanno fatto viaggiare, pur restando tra le mura di casa o lungo brevi itinerari fissi a bordo di un treno, fino ai piedi dell’Himalaya oppure tra le strade di Saigon del ’75 come tra quelle di Hong Kong del ’97, poco prima del ritorno della città alla madrepatria cinese; stavolta addirittura tra quelle delle leggendarie Bukhara e Samarcanda, al cospetto di antichi caravanserragli e incantevoli minareti e cupole di moschee. Grazie, perché, personalmente, ti devo molto più della semplice buona riuscita di un paio di esami universitari preparati in parte sui tuoi libri. Chissà quante tue nuove opere ci siamo persi nel corso di questi undici anni in cui non ci sei più, di certo ne avresti pubblicato. Grazie per il tuo sguardo sul mondo, sempre curioso e mai superficiale, grazie per il cuore che mettevi nello scrivere, pregio di pochi rispetto alla professionale asetticità delle cronache di molti fra coloro che svolgono il tuo mestiere. Grazie, perché i tuoi pensieri e le tue parole risuonano come uno splendido inno alla vita e alla pace in un mondo allo sbando che, purtroppo, non ha ancora compreso che la propria bellezza sta nell’altissimo valore della sua diversità.

    ha scritto il 

  • 2

    Il libro è di un reportage su un viaggio compiuto dall'autore nelle repubbliche dell'URSS all'indomani (letteralmente) del crollo dell'Unione, partendo dalla Siberia e terminando a Mosca dopo essere p ...continua

    Il libro è di un reportage su un viaggio compiuto dall'autore nelle repubbliche dell'URSS all'indomani (letteralmente) del crollo dell'Unione, partendo dalla Siberia e terminando a Mosca dopo essere passato per tutti gli stati dell'Asia Centrale (Kazakistan, Kirghizistan, etc). Di Terzani avevo già letto "In Asia" e devo dire che mi era piaciuto molto di più. In questo libro mi sono scontrata con la monotonia dello stile giornalistico, qui non controbilanciato dalla brevità degli articoli raccolti in "In Asia", e dei temi trattati. Insomma, possibile che nello girare 7 province dell'ex-URSS dell'Asia Centrale, mi ritrovi sempre a leggere di colonialismo russo, nazionalismo rampante, islamismo che torna di voga? Per carità, interessantissimo avere uno sguardo diretto sulla situazione di questi stati misconosciuti in un periodo di transizione così importante, ma dopo 400 pagine della stessa solfa uno si stufa un po'.
    Voto: 6,5

    ha scritto il 

  • 4

    Un reportage dettagliato, ben strutturato, interessante e di assoluta attualità: Terzani, nell'agosto e settembre del '91, fa il tour della ormai ex unione sovietica chiedendosi (e chiedendo alle pers ...continua

    Un reportage dettagliato, ben strutturato, interessante e di assoluta attualità: Terzani, nell'agosto e settembre del '91, fa il tour della ormai ex unione sovietica chiedendosi (e chiedendo alle persone che incontra) se il partito comunista è morto, e se è così, dov'è il cadavere, dov'è il funerale, dov'è il disastro conseguente a un tale terremoto; chiedendosi e chiedendo qual è il ruolo dei vari nazionalismi e integralismi religiosi in uno snodo così cruciale della storia. Oggi siamo nel 2015 ma siamo ancora qui a parlare dello 'zar' Putin, di embarghi nei confronti della Russia, gelo nei rapporti diplomatici con la Russia, fondamentalisti islamici, per non dire dei nazionalismi che fioriscono in ogni dove, ormai non solo in Russia ma anche in Europa, e ogni volta che un vecchietto inciampa in un gradino deve gridare all'allarme rosso, tutta colpa dei comunisti cattivi che mangiano i bambini. Insomma, dopo oltre vent'anni, siamo bravi a fare tante belle celebrazioni per la caduta del muro e cose simili, ma al lato pratico dobbiamo ancora capire se questo comunismo è morto oppure no. E allora ben venga Terzani che guarda in faccia il suo interlocutore, ne studia attentamente la fisionomia e gli pone le domande dirette. Non certo le domande per compiacere l'intervistato, e nemmeno le domande di quelle fatte tanto per mettersi in competizione con lui, ma le domande giuste (chi era che diceva che non esistono risposte giuste o sbagliate ma solo domande giuste o sbagliate?).

    Il crollo di un impero è un momento (momento inteso come tempo geologico…) sempre molto rilevante dal punto di vista storico, e molto affascinante dal punto di vista letterario. Se poi a raccontarlo è uno che scrive bene e sa mettersi nel giusto punto di vista, il risultato è una narrazione che scorre placida come un grande fiume, un racconto di viaggio e di confine, racconto della gente e per la gente, quella che ci prende sempre male attraverso tutte le traversie della Storia.

    Lettura che fa il paio con Scompartimento nr. 6, che ho letto di recente: entrambi gli autori percorrono e descrivono la Russia sulle orme di Cechov, ed hanno entrambi un ricco bagaglio di cultura ed esperienze di viaggio che gli consente di fare considerazioni, di spiegare oltre che descrivere. Mentre in Scompartimento nr. 6 si osserva lo stato di decadenza dell'impero sovietico, qui Terzani è incuriosito dal modo in cui, nonostante tutto sia cambiato nelle premesse dei meccanismi del regime, poco o nulla cambi nel risultato. Non cambia perché lui sta osservando gli avvenimenti dalla estrema periferia dell'immenso impero; oppure non cambia perché semplicemente quella rivoluzione che noi tendiamo a identificare con una data esatta (forse per effetto della sovra-informazione da cui siamo bombardati), gli abitanti di quei remoti paesi già avevano visto e sentito compiersi determinati cambiamenti, pian piano, nel tempo: "Quando è stato tolto il coperchio , il contenuto di quella pentola era già lentamente sbollito".
    Quale che ne sia la ragione, Terzani nel corso del viaggio finisce più volte per meravigliarsi di come la morte del partito comunista, un evento storico che dovrebbe lasciare segni evidenti e memorabili, nei fatti non determini nessun cambiamento effettivo nella vita della gente, né in politica, né in economia, tantomeno nella società. Attraverso le varie fasi della storia della Russia (impero degli zar, unione sovietica, crollo dell'unione con conseguente caos istituzionale) sono più gli elementi di continuità rispetto quelli di discontinuità.
    Come già incontrate ne 'L'armata dei fiumi perduti' di Sgorlon, anche qui si trovano masse di gente, intere popolazioni, che ovunque si trovino, ovunque vadano o vengano mandate, sono e saranno per sempre fuori posto, per sempre in esilio e senza una patria, a parte le tradizioni e la religione. Non sono una patita del concetto di patria, anzi diciamo pure che lo avverso apertamente in quanto forma di narcisismo dei popoli, ma questo pensiero di genti che non sanno più neanche loro di dove sono, mi da' un senso di grande tristezza e malinconia.
    Concludo annotando che anche io condivido il punto di vista di Terzani: "Il comunismo, con la sua sacrilega aspirazione a cambiare l'uomo, ha ucciso milioni di uomini e ha, come un moderno Gengis Khan, seminato vittime di ogni tipo lungo il percorso della sua conquista. Eppure è anche vero che là dove non era al potere, ma restava come un'alternativa d'opposizione - nei paesi dell'Europa Occidentale, per esempio -, il comunismo non è stato solo distruttivo, ma anzi ha contribuito al progresso sociale della gente. Come sistema di potere, fondato sull'intolleranza e sul terrore, il comunismo doveva finire. Ma come idea di sfida all'ordine costituito? Come grido di battaglia di una diversa moralità, di una maggiore giustizia sociale? Che succederà ora che il mondo capitalista resta l'unica "specie" del suo genere? Che cosa succederà ora che tanti potenti, tronfi di vanagloria per aver vinto la guerra contro il comunismo, restano senza concorrenza, senza sfida, senza stimolo?"

    ha scritto il 

  • 5

    Una volta ho iniziato un libro di Tiziano Terzani, non avevo sopportato tutto quell’ego che si spandeva nelle prime pagine del libro, ma adesso gli perdono quasi tutto! Buonanotte, signor Lenin è un b ...continua

    Una volta ho iniziato un libro di Tiziano Terzani, non avevo sopportato tutto quell’ego che si spandeva nelle prime pagine del libro, ma adesso gli perdono quasi tutto! Buonanotte, signor Lenin è un buon libro, un reportage di viaggio che racconta un momento storico dal basso, dalle strade e da dei luoghi che oggi non sono più gli stessi. Un libro che è un istantanea di un momento storico eccezionale, il passaggio da settant’anni di comunismo all’economia di mercato. I personaggi e i paesi che Terzani percorre sono alla ricerca della loro identità nazionale perduta durante gli anni di comunismo che ha soppresso la loro storia e appiattito con l’ideologia sovietica. Eppure, anche se tutti pronti a riscoprire la loro storia e la loro religione, riportare in auge la gloria di paesi dalla storia millenaria come Armenia, Georgia e l’Asia centrale, la fine del comunismo invece li apre alla globalizzazione e tutto ciò che ha visto Terzani che era sopravvissuto all’oppressione oggi si è estinto spazzato dalla globalizzazione. Così questo libro è un affresco storico di un mondo perduto, una panoramica ben descritta delle varie repubbliche sovietiche e dei personaggi che l’abitavano. Un libro anche interessante perché incontrando le persone giuste ti fa comprendere perché quelle regioni oggi sono una polveriera.

    ha scritto il 

  • 4

    Se Terzani racconta un posto, lo racconta dal nostro punto di vista. Ce lo racconta come se lo vivessimo anche noi con lui. Non dai vertici, dove non ha mai voluto stare (e vivaddio) ma dalla prospet ...continua

    Se Terzani racconta un posto, lo racconta dal nostro punto di vista. Ce lo racconta come se lo vivessimo anche noi con lui. Non dai vertici, dove non ha mai voluto stare (e vivaddio) ma dalla prospettiva dell'uomo: con le sue bellezze, le debolezze e le miserie.
    L'Unione Sovietica e i suoi comunismi, dalle dita di Terzani, ci arrivano diretti senza filtri. E sembrerebbe di esserci lì con lui, a respirare presagi di futuro e brutture del vivere.

    E penso sia uno dei libri più belli del nostro Tiziano, ché quel pezzo di storia non era facile da far venire a galla per sua stessa ragion d'essere.

    Andrebbe quasi letto ai propri figli.

    ha scritto il 

  • 5

    Testo Straordinario

    Sono sempre più convinto che se nelle scuole, ci fosse un pò di Terzani, sarebbe un mondo migliore.
    Uno degli avvenimenti più importanti degli ultimi 30 anni, viaggiando nell'Unione Sovietica durante ...continua

    Sono sempre più convinto che se nelle scuole, ci fosse un pò di Terzani, sarebbe un mondo migliore.
    Uno degli avvenimenti più importanti degli ultimi 30 anni, viaggiando nell'Unione Sovietica durante la fine del comunismo, magistralmente raccontato, non come tantissimi altri hanno fatto, bensì visto dal basso, dalle realtà che più ci toccano e appartengono.

    ha scritto il 

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