Canale Mussolini

I Capolavori del Premio Strega - 42

Di

Editore: Il Sole 24 Ore su licenza Mondadori

4.0
(3066)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 460 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Tedesco , Inglese , Olandese , Danese

Data di pubblicazione: 

Prefazione: Stefano Salis

Disponibile anche come: eBook , Tascabile economico , Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
" Fu un esodo. Trentamila persone nello spazio di tre anni - diecimila all'anno - venimmo portati quaggiù dal Nord. Dal Veneto, da Friuli, dal Ferrarese. Portati alla ventura in mezzo a gente straniera che parlava un'altra lingua. Ci chiamavano "polentoni" o peggio ancora "cispadani". Ci guardavano storto. E pregavano Dio che ci facesse fuori la malaria. "
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  • 4

    Didascalico.

    E' un percorso negli anni bui che precedono la seconda guerra mondiale, e di come dal nulla si crearono città ed opportunità. Il popolo errante del Nord che migra in massa nell'Agro Pontino, vissuto a ...continua

    E' un percorso negli anni bui che precedono la seconda guerra mondiale, e di come dal nulla si crearono città ed opportunità. Il popolo errante del Nord che migra in massa nell'Agro Pontino, vissuto attraverso generazioni che si integrano e si scontrano al fine della sopravvivenza. Romanzo duro, crudo, a raccontare la vita che nei libri di storia difficilmente si trova. Speranze e la ragionevolezza di credere a chi promette un futuro, di qualunque colore esso sia.
    L'Italia che non muore, mai.

    ha scritto il 

  • 0

    Fascismo revisionista allo stato puro.

    E' il primo libro in vita mia che abbandono a metà, per cui ci vuole un piccolo commento.
    Si tratta di un libro smaccatamente fascista, con l'autore sempre lì a trovare giustificazioni (insostenibili ...continua

    E' il primo libro in vita mia che abbandono a metà, per cui ci vuole un piccolo commento.
    Si tratta di un libro smaccatamente fascista, con l'autore sempre lì a trovare giustificazioni (insostenibili tra l'altro) per tutte le aberrazioni che i fascisti (e quindi anche i suoi "buoni" personaggi) commettevano. E l'umorismo che fa mi sembra proprio fuori luogo, su certe cose non si scherza. Ci manca solo che dica che col duce i treni arrivavano sempre in orario e poi il campionario di banalità fasciste è completo. Leggerlo mi innervosiva mentre invece la lettura deve essere un piacere. Non fa proprio per me.

    ha scritto il 

  • 4

    Essendo veneta da parte di padre, la cui famiglia è emigrata in cerca di fortuna proprio come la famiglia Peruzzi (anche se in un'altra epoca e in un altro luogo) non posso che ritrovarmi in ciò che h ...continua

    Essendo veneta da parte di padre, la cui famiglia è emigrata in cerca di fortuna proprio come la famiglia Peruzzi (anche se in un'altra epoca e in un altro luogo) non posso che ritrovarmi in ciò che ho letto, soprattutto per tutte le espressioni colorite del dialetto che mi hanno fatto sorridere con una certa nostalgia.
    Un testo che affronta una parte di storia d'Italia molto difficile, ma con una scrittura molto fluida e scorrevole che rende il contenuto meno "pesante".

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo. Ci fa sorridere e contemporaneamente ci insegna una parte della nostra storia. Pennacchi riesce ad esprimere l'umorismo attraverso battute in calata veneta che poi sono quelle alle quali c ...continua

    Bellissimo. Ci fa sorridere e contemporaneamente ci insegna una parte della nostra storia. Pennacchi riesce ad esprimere l'umorismo attraverso battute in calata veneta che poi sono quelle alle quali ci si affeziona. Molto ben sviluppata la psicologia dei protagonisti resa con leggerezza e profondità al tempo stesso ma senza mai intaccare la scorrevolezza del romanzo. Per adesso è il libro italiano che amo di più.

    ha scritto il 

  • 5

    Sarà perché fra Agro pontino e Monti Lepini ho passato una parte almeno di tutte le estati fin da quando ero bambina, ma il libro di Pennacchi non poteva non richiamare ricordi ed emozioni, a comincia ...continua

    Sarà perché fra Agro pontino e Monti Lepini ho passato una parte almeno di tutte le estati fin da quando ero bambina, ma il libro di Pennacchi non poteva non richiamare ricordi ed emozioni, a cominciare da quelle più "semplici": dalle case coloniche col gabinetto all'esterno, alle zanzariere, alla ricetta dei cappelletti. Essendo io un incrocio fra un padre "marocchino" (cioè nato in un paese arroccato sulle alture) e una madre emiliana (anche se non arrivata con la bonifica), capisco molto bene lo "scontro di civiltà" anche l'incontro successivo.

    ha scritto il 

  • 5

    L'Eneide delle paludi

    Ho incominciato a leggere un po' diffidente per le interviste dell'autore, che non mi avevano suscitato molta simpatia. E invece...il libro mi è piaciuto tantissimo. Forse non conquista subito, però ...continua

    Ho incominciato a leggere un po' diffidente per le interviste dell'autore, che non mi avevano suscitato molta simpatia. E invece...il libro mi è piaciuto tantissimo. Forse non conquista subito, però dopo alcune pagine non riuscivo a staccarmene. È proprio un' opera epica, trasuda orgoglio di appartenenza, ricchezza di vicende umane, dignità del lavoro, senso della collettività , elogio della robustezza dei rapporti di parentela in una famiglia patriarcale: in tutta l'opera è usato il pronome noi. L'io compare solo nell'ultima pagina. La memoria è collettiva, non individuale, il narratore vive le storie di quelli che lo hanno preceduto, vede con i suoi occhi le tragedie e le farse dei nonni, degli zii, come se fosse lì, con loro, dentro di loro. I Peruzzi sono fascisti, mezzadri veneti portati a colonizzare le paludi pontine. Prima erano socialisti, poi hanno seguito Mussolini nel suo percorso politico, attratti da "la terra ai contadini". Si macchiano anche di violenze e delitti, durante il periodo dello squadrismo e dopo. Vita dura, donne e uomini altrettanto duri, senza cedimenti. Persone così distanti da me, con valori e rapporti di autorità ferrei che hanno poco spazio per la tenerezza o la pietà , sono diventati a poco a poco quasi miei familiari, amabili anche: le loro azioni sembrano guidate solo dalle leggi di necessità , dalle leggi di natura, dagli istinti o dal fato. Bella e contagiosa la lingua, il dialetto veneto con contaminazioni successive, precisa Pennacchi. Lo stile è brillante, e malgrado la materia aspra, c'è molta allegria e amore per la vita.
    Interessanti poi le parti sulla bonifica e sulle operazioni belliche.

    ha scritto il 

  • 3

    "Ognuno ga le so razon"

    Ho comprato il libro perché non volevo un freddo resoconto storico ma “sentire la storia“ leggendo un romanzo che racconti i fatti attraverso un’umanità semplice.
    Pennacchi ci tiene a sottolinear ...continua

    Ho comprato il libro perché non volevo un freddo resoconto storico ma “sentire la storia“ leggendo un romanzo che racconti i fatti attraverso un’umanità semplice.
    Pennacchi ci tiene a sottolineare : “la famiglia Peruzzi non è mai esistita in Agro Pontino. Non esiste però nessuna famiglia di coloni veneti, friulani o ferraresi in Agro Pontino a cui non siano capitate almeno alcune delle cose che qui capitano ai Peruzzi. In questo senso tutti i fatti narrati sono da considerarsi rigorosamente veri.”
    Avvenimenti storici molto importanti “cadono” sulle vite dei numerosi componenti della famiglia Peruzzi. La classica famiglia patriarcale contadina veneta di inizio novecento. Si parte con il formarsi della coppia nonno e nonna (il narratore è infatti uno dei nipoti) e via via ci si ritrova dopo vari anni con un’abbondante prole da crescere. Va bene così più figli più braccia nei campi. Pennacchi utilizza un modo descrittivo originale, molto lineare, semplicissimo, volutamente non in perfetto italiano proprio come se stesse parlando agli avventori di un’osteria. Descrive un mondo contadino che parla e pensa in dialetto, che non arriva ad avere la licenza elementare, che accetta dei mutamenti storici così impegnativi e ci si adegua più o meno con convinzione fidandosi del proprio istinto e di qualche persona che sa come muoversi in quel mondo politico così complicato.
    In effetti ho imparato parecchie cose attraverso i Peruzzi, oltre al piacere della lettura :
    1) Come si svolgeva la vita nelle campagne del nord partendo dai primi anni del novecento fino al 1950 circa. La mezzadria, l’allevamento degli animali, la cura dei campi. Occorrevano tantissime braccia per portare avanti tanto lavoro ma anche una distribuzione ben precisa e indiscutibile dei vari ruoli nell’ambito del lavoro e della famiglia. Ruoli persino su come attraversare un campo minato.
    2) Come gente così poco abituata alla politica e lontanissima dai giochi di potere riesca ad interpretare e partecipare con convinzione ad avvenimenti come la guerra 15-18, l’arrivo del Duce, la guerra in Africa per costruire un impero, il trasferimento in massa nell’agro pontino per trasformare le paludi in terre coltivate (costruendo il canale Mussolini), la seconda guerra mondiale, la caduta del Duce e l’arrivo dei liberatori.
    Succede che i Peruzzi di tanto intanto si chiedano perché in molti casi ci si debba scontrare (arrivando anche a forti lotte politiche ed a guerre) con persone o popoli che hanno idee diverse dalle loro, che ovviamente sono quelle giuste, e la risposta è sempre la stessa “Ognuno ha le proprie ragioni” e ognuno senza discutere continua a combatte perché vengano riconosciute.
    Sono 455 pagine che si leggono volentieri. Il finale inaspettato ha concluso simpaticamente la storia e mi ha fatto sorridere.
    Per quanto riguarda l’autore concordo con Giober che il 26.5.2016 ha scritto di aver scoperto uno scrittore che non conosceva e che non aveva trovato nelle interviste radiofoniche e televisive che aveva visto. Meglio come scrittore che come oratore.

    ha scritto il 

  • 5

    La famiglia Peruzzi, protagonista di questa lunga saga familiare, vive nella Val Padana, al confine tra il Veneto e l’Emilia Romagna. E’ una famiglia di contadini che lavora, con contratto di mezzadri ...continua

    La famiglia Peruzzi, protagonista di questa lunga saga familiare, vive nella Val Padana, al confine tra il Veneto e l’Emilia Romagna. E’ una famiglia di contadini che lavora, con contratto di mezzadria, il fondo di uno dei ricchi della zona.

    I Peruzzi sono numerosissimi, ma è così che doveva essere: i figli all’epoca erano soprattutto una forza lavoro. Tutti avevano un ruolo e dei compiti ben precisi da svolgere per collaborare al sostentamento di tutti.

    Il nonno, capostipite della famiglia, un giorno si trova coinvolto, suo malgrado, durante un comizio socialista nel tentativo di fuga del politico Rossoni e i due vengono arrestati. Dovendo passare molto tempo nella stessa cella, i due uomini diventano amici e rimarranno legati a filo doppio per tutta la vita.

    Intanto gli anni passano, c’è stata una guerra mondiale che, per fortuna, non ha portato lutti nella famiglia Peruzzi che, anzi, si è accresciuta; oltre ai figli a cui, per la maggior parte, sono stati attribuiti i nomi dei più importanti politici socialisti del tempo, la casa si è aperta per accogliere nuore e nipotini. Anche la scena politica italiana si è evoluta (o piuttosto dovrei dire involuta) e si sta affermando con una certa rapidità Mussolini, di cui Rossoni è diventato braccio destro.

    Mussolini impone all’improvviso una manovra economica, nota come quota 90, che ha come obiettivo la rivalutazione della lira sulla sterlina inglese, ma provoca una diminuzione nelle esportazioni del grano e anche la rovina della famiglia Peruzzi, che viene cacciata dal fondo. Pericle, uno dei tanti figli dei Peruzzi, il più fascista, che ha già operato nelle squadre fasciste e fatto dei “favori” a chi comanda, si ricorda di Rossoni e si reca a Roma per chiedergli aiuto.

    Il Rossoni, che non può rifiutargli tale aiuto, ma che non può influire sul rientro della famiglia nel podere in cui ha sempre lavorato, gli propone di trasferirsi con tutta la famiglia in Agro Pontino, dove è in corso la bonifica.

    Ed è da questo momento che tutti i Peruzzi si spostano a confine con il Canale Mussolini e sono costretti a ricominciare tutto. E’ lì che vedranno scorrere la seconda guerra mondiale ed è lì che si snoderanno le ulteriori complicate vicende familiari.

    Nonostante le varie traversie, le guerre, i problemi, i drammi familiari e i lutti, i Peruzzi rimarranno tutti uniti (o quasi) e rimetteranno in piedi le loro vite più di una volta.

    Non è facile raccontare sinteticamente questo libro perchè è ricchissimo di episodi, di storie familiari e di eventi politici del nostro Paese, dall’inizio del ‘900 al dopoguerra.

    Ho già scritto in altre occasioni che adoro le saghe familiari, che mi piace seguire le vicende di tante generazioni di uno stesso nucleo familiare, quindi sono affascinata dagli eventi ancora prima di cominciare a leggere il primo capitolo.

    Dopo aver ammesso che sono “di parte”, confermo che mi sono appassionata alle vicende dei Peruzzi da subito.

    Posso definirlo in breve in questo modo: un’ottimo racconto inserito in una ben nota pagina di storia recente del nostro Paese.

    Non gli attribuisco il massimo dei voti solo per un motivo, l’abitudine dell’autore di raccontare e poi divagare per pagine e pagine e pagine. Ciò potrebbe creare confusione nel lettore, nell’individuare legami familiari ed episodi, magari già sfiorati precedentemente, ma per essere completamente obiettiva, devo anche ammettere che Pennacchi non lascia che il lettore si possa confondere e riannoda con estrema abilità e precisione le fila del discorso quando passa dal passato al presente o viceversa.

    ha scritto il 

  • 5

    La bellezza di questo romanzo è dovuta all'enorme quantità di storie parallele che l'autore è sempre riuscito a tenere sotto controllo, riportando le varie divagazioni sempre sul filone e sul percorso ...continua

    La bellezza di questo romanzo è dovuta all'enorme quantità di storie parallele che l'autore è sempre riuscito a tenere sotto controllo, riportando le varie divagazioni sempre sul filone e sul percorso del periodo storico. Magistrale l'utilizzo del dialetto. Ho rivissuto con i Peruzzi un periodo drammatico della storia Italiana visto dalla parte della gente comune con quello spirito tipico dei veneti e dei contadini. Bravo Pennacchi!

    ha scritto il 

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