Canale Mussolini

Di

Editore: A. Mondadori (Numeri primi)

4.0
(3049)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 460 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Tedesco , Inglese , Olandese , Danese

Isbn-10: 8866210080 | Isbn-13: 9788866210085 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook , Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
Canale Mussolini è l'asse portante su cui si regge la bonifica delle Paludi Pontine. Su questa terra nuova di zecca, bonificata dai progetti ambiziosi del Duce, vengono fatte insediare migliaia di persone arrivate dal Nord. Tra di loro ci sono i Peruzzi, gli eroi di questa saga straordinaria. A farli scendere dalle pianure padane sono il carisma e il coraggio di zio Pericle. Con lui si trasferiscono i vecchi genitori, tutti i fratelli, le nuore. E poi la nonna, dolce ma inflessibile. Il vanitoso Adelchi, più adatto a comandare che a lavorare. E poi c'è lei, l'Armida, la moglie di Pericle, la più bella, la più generosa, la più strana, una strega forse. Un poema grandioso che, con il respiro delle grandi narrazioni, intreccia le vicende drammatiche e sorprendenti dei suoi protagonisti a quelle, non meno travagliate, di mezzo secolo di storia italiana.
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  • 5

    L'Eneide delle paludi

    Ho incominciato a leggere un po' diffidente per le interviste dell'autore, che non mi avevano suscitato molta simpatia. E invece...il libro mi è piaciuto tantissimo. Forse non conquista subito, però ...continua

    Ho incominciato a leggere un po' diffidente per le interviste dell'autore, che non mi avevano suscitato molta simpatia. E invece...il libro mi è piaciuto tantissimo. Forse non conquista subito, però dopo alcune pagine non riuscivo a staccarmene. È proprio un' opera epica, trasuda orgoglio di appartenenza, ricchezza di vicende umane, dignità del lavoro, senso della collettività , elogio della robustezza dei rapporti di parentela in una famiglia patriarcale: in tutta l'opera è usato il pronome noi. L'io compare solo nell'ultima pagina. La memoria è collettiva, non individuale, il narratore vive le storie di quelli che lo hanno preceduto, vede con i suoi occhi le tragedie e le farse dei nonni, degli zii, come se fosse lì, con loro, dentro di loro. I Peruzzi sono fascisti, mezzadri veneti portati a colonizzare le paludi pontine. Prima erano socialisti, poi hanno seguito Mussolini nel suo percorso politico, attratti da "la terra ai contadini". Si macchiano anche di violenze e delitti, durante il periodo dello squadrismo e dopo. Vita dura, donne e uomini altrettanto duri, senza cedimenti. Persone così distanti da me, con valori e rapporti di autorità ferrei che hanno poco spazio per la tenerezza o la pietà , sono diventati a poco a poco quasi miei familiari, amabili anche: le loro azioni sembrano guidate solo dalle leggi di necessità , dalle leggi di natura, dagli istinti o dal fato. Bella e contagiosa la lingua, il dialetto veneto con contaminazioni successive, precisa Pennacchi. Lo stile è brillante, e malgrado la materia aspra, c'è molta allegria e amore per la vita.
    Interessanti poi le parti sulla bonifica e sulle operazioni belliche.

    ha scritto il 

  • 3

    "Ognuno ga le so razon"

    Ho comprato il libro perché non volevo un freddo resoconto storico ma “sentire la storia“ leggendo un romanzo che racconti i fatti attraverso un’umanità semplice.
    Pennacchi ci tiene a sottolinear ...continua

    Ho comprato il libro perché non volevo un freddo resoconto storico ma “sentire la storia“ leggendo un romanzo che racconti i fatti attraverso un’umanità semplice.
    Pennacchi ci tiene a sottolineare : “la famiglia Peruzzi non è mai esistita in Agro Pontino. Non esiste però nessuna famiglia di coloni veneti, friulani o ferraresi in Agro Pontino a cui non siano capitate almeno alcune delle cose che qui capitano ai Peruzzi. In questo senso tutti i fatti narrati sono da considerarsi rigorosamente veri.”
    Avvenimenti storici molto importanti “cadono” sulle vite dei numerosi componenti della famiglia Peruzzi. La classica famiglia patriarcale contadina veneta di inizio novecento. Si parte con il formarsi della coppia nonno e nonna (il narratore è infatti uno dei nipoti) e via via ci si ritrova dopo vari anni con un’abbondante prole da crescere. Va bene così più figli più braccia nei campi. Pennacchi utilizza un modo descrittivo originale, molto lineare, semplicissimo, volutamente non in perfetto italiano proprio come se stesse parlando agli avventori di un’osteria. Descrive un mondo contadino che parla e pensa in dialetto, che non arriva ad avere la licenza elementare, che accetta dei mutamenti storici così impegnativi e ci si adegua più o meno con convinzione fidandosi del proprio istinto e di qualche persona che sa come muoversi in quel mondo politico così complicato.
    In effetti ho imparato parecchie cose attraverso i Peruzzi, oltre al piacere della lettura :
    1) Come si svolgeva la vita nelle campagne del nord partendo dai primi anni del novecento fino al 1950 circa. La mezzadria, l’allevamento degli animali, la cura dei campi. Occorrevano tantissime braccia per portare avanti tanto lavoro ma anche una distribuzione ben precisa e indiscutibile dei vari ruoli nell’ambito del lavoro e della famiglia. Ruoli persino su come attraversare un campo minato.
    2) Come gente così poco abituata alla politica e lontanissima dai giochi di potere riesca ad interpretare e partecipare con convinzione ad avvenimenti come la guerra 15-18, l’arrivo del Duce, la guerra in Africa per costruire un impero, il trasferimento in massa nell’agro pontino per trasformare le paludi in terre coltivate (costruendo il canale Mussolini), la seconda guerra mondiale, la caduta del Duce e l’arrivo dei liberatori.
    Succede che i Peruzzi di tanto intanto si chiedano perché in molti casi ci si debba scontrare (arrivando anche a forti lotte politiche ed a guerre) con persone o popoli che hanno idee diverse dalle loro, che ovviamente sono quelle giuste, e la risposta è sempre la stessa “Ognuno ha le proprie ragioni” e ognuno senza discutere continua a combatte perché vengano riconosciute.
    Sono 455 pagine che si leggono volentieri. Il finale inaspettato ha concluso simpaticamente la storia e mi ha fatto sorridere.
    Per quanto riguarda l’autore concordo con Giober che il 26.5.2016 ha scritto di aver scoperto uno scrittore che non conosceva e che non aveva trovato nelle interviste radiofoniche e televisive che aveva visto. Meglio come scrittore che come oratore.

    ha scritto il 

  • 5

    La famiglia Peruzzi, protagonista di questa lunga saga familiare, vive nella Val Padana, al confine tra il Veneto e l’Emilia Romagna. E’ una famiglia di contadini che lavora, con contratto di mezzadri ...continua

    La famiglia Peruzzi, protagonista di questa lunga saga familiare, vive nella Val Padana, al confine tra il Veneto e l’Emilia Romagna. E’ una famiglia di contadini che lavora, con contratto di mezzadria, il fondo di uno dei ricchi della zona.

    I Peruzzi sono numerosissimi, ma è così che doveva essere: i figli all’epoca erano soprattutto una forza lavoro. Tutti avevano un ruolo e dei compiti ben precisi da svolgere per collaborare al sostentamento di tutti.

    Il nonno, capostipite della famiglia, un giorno si trova coinvolto, suo malgrado, durante un comizio socialista nel tentativo di fuga del politico Rossoni e i due vengono arrestati. Dovendo passare molto tempo nella stessa cella, i due uomini diventano amici e rimarranno legati a filo doppio per tutta la vita.

    Intanto gli anni passano, c’è stata una guerra mondiale che, per fortuna, non ha portato lutti nella famiglia Peruzzi che, anzi, si è accresciuta; oltre ai figli a cui, per la maggior parte, sono stati attribuiti i nomi dei più importanti politici socialisti del tempo, la casa si è aperta per accogliere nuore e nipotini. Anche la scena politica italiana si è evoluta (o piuttosto dovrei dire involuta) e si sta affermando con una certa rapidità Mussolini, di cui Rossoni è diventato braccio destro.

    Mussolini impone all’improvviso una manovra economica, nota come quota 90, che ha come obiettivo la rivalutazione della lira sulla sterlina inglese, ma provoca una diminuzione nelle esportazioni del grano e anche la rovina della famiglia Peruzzi, che viene cacciata dal fondo. Pericle, uno dei tanti figli dei Peruzzi, il più fascista, che ha già operato nelle squadre fasciste e fatto dei “favori” a chi comanda, si ricorda di Rossoni e si reca a Roma per chiedergli aiuto.

    Il Rossoni, che non può rifiutargli tale aiuto, ma che non può influire sul rientro della famiglia nel podere in cui ha sempre lavorato, gli propone di trasferirsi con tutta la famiglia in Agro Pontino, dove è in corso la bonifica.

    Ed è da questo momento che tutti i Peruzzi si spostano a confine con il Canale Mussolini e sono costretti a ricominciare tutto. E’ lì che vedranno scorrere la seconda guerra mondiale ed è lì che si snoderanno le ulteriori complicate vicende familiari.

    Nonostante le varie traversie, le guerre, i problemi, i drammi familiari e i lutti, i Peruzzi rimarranno tutti uniti (o quasi) e rimetteranno in piedi le loro vite più di una volta.

    Non è facile raccontare sinteticamente questo libro perchè è ricchissimo di episodi, di storie familiari e di eventi politici del nostro Paese, dall’inizio del ‘900 al dopoguerra.

    Ho già scritto in altre occasioni che adoro le saghe familiari, che mi piace seguire le vicende di tante generazioni di uno stesso nucleo familiare, quindi sono affascinata dagli eventi ancora prima di cominciare a leggere il primo capitolo.

    Dopo aver ammesso che sono “di parte”, confermo che mi sono appassionata alle vicende dei Peruzzi da subito.

    Posso definirlo in breve in questo modo: un’ottimo racconto inserito in una ben nota pagina di storia recente del nostro Paese.

    Non gli attribuisco il massimo dei voti solo per un motivo, l’abitudine dell’autore di raccontare e poi divagare per pagine e pagine e pagine. Ciò potrebbe creare confusione nel lettore, nell’individuare legami familiari ed episodi, magari già sfiorati precedentemente, ma per essere completamente obiettiva, devo anche ammettere che Pennacchi non lascia che il lettore si possa confondere e riannoda con estrema abilità e precisione le fila del discorso quando passa dal passato al presente o viceversa.

    ha scritto il 

  • 5

    La bellezza di questo romanzo è dovuta all'enorme quantità di storie parallele che l'autore è sempre riuscito a tenere sotto controllo, riportando le varie divagazioni sempre sul filone e sul percorso ...continua

    La bellezza di questo romanzo è dovuta all'enorme quantità di storie parallele che l'autore è sempre riuscito a tenere sotto controllo, riportando le varie divagazioni sempre sul filone e sul percorso del periodo storico. Magistrale l'utilizzo del dialetto. Ho rivissuto con i Peruzzi un periodo drammatico della storia Italiana visto dalla parte della gente comune con quello spirito tipico dei veneti e dei contadini. Bravo Pennacchi!

    ha scritto il 

  • 1

    l'idea, la scelta di quel pezzo di storia d'Italia, la base, sono ottimi, promettevano bene ma la resa, il modo in cui è stato romanzato, scritto, non mi ha convinta. Adesso leggerò la seconda parte, ...continua

    l'idea, la scelta di quel pezzo di storia d'Italia, la base, sono ottimi, promettevano bene ma la resa, il modo in cui è stato romanzato, scritto, non mi ha convinta. Adesso leggerò la seconda parte, non lo lascio a metà, e speriamo mi faccia ricredere.

    ha scritto il 

  • 3

    E' interessante leggere di un pezzo di storia così poco noto e mi è piaciuto anche l'intreccio di personaggi più o meno storici. L'unico problema è la narrazione che è davvero troppo pesante e intrecc ...continua

    E' interessante leggere di un pezzo di storia così poco noto e mi è piaciuto anche l'intreccio di personaggi più o meno storici. L'unico problema è la narrazione che è davvero troppo pesante e intreccia i piani temporali creando un sacco di confusione.

    ha scritto il 

  • 5

    Un pezzo di storia familiare che è storia personale

    L'ho sentito un libro personale, anche se la storia raccontata è quella di una famiglia. Ma le abitudini, il dialetto, l'attaccamento alla terra: era tutto anche parte di me, e della mia storia famigl ...continua

    L'ho sentito un libro personale, anche se la storia raccontata è quella di una famiglia. Ma le abitudini, il dialetto, l'attaccamento alla terra: era tutto anche parte di me, e della mia storia famigliare. Ho pianto e ho riso. Finirlo è stato un momento catartico: ero triste perché non avrei mai voluto separarmene.

    ha scritto il 

  • 4

    Adolfo parla veneto...

    Un continuo susseguirsi di imprecazioni venete in un racconto senza respiro. Lettura piacevolissima, per non parlare delle numerose risate che mi ha provocato sentire i discorsi tra Mussolini e Hitler ...continua

    Un continuo susseguirsi di imprecazioni venete in un racconto senza respiro. Lettura piacevolissima, per non parlare delle numerose risate che mi ha provocato sentire i discorsi tra Mussolini e Hitler, parodizzati, in veneto. La storia di una normale famiglia tra le due guerre, e che vive essa stessa le guerre, con una narrazione dissacrante ma seria dei disastri passati.

    ha scritto il 

  • 4

    L'inizio un pò lento e noioso, prende poi ritmo e finisce in gloria.
    Uno spaccato genuino e vissuto dell'Italia del ventennio e della II^ guerra mondiale.
    Ho scoperto un autore che non conoscevo come ...continua

    L'inizio un pò lento e noioso, prende poi ritmo e finisce in gloria.
    Uno spaccato genuino e vissuto dell'Italia del ventennio e della II^ guerra mondiale.
    Ho scoperto un autore che non conoscevo come tale, avendolo sempre solo visto intervenire a varie trasmissioni televisive o radiofoniche, che devo dire, dopo averlo letto, non gli rendono merito. Molto, molto meglio come scrittore che come oratore.

    ha scritto il 

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