Canne al vento

I grandi della narrativa - Novecento italiano Vol. 8

Di

Editore: San Paolo: Supp. a Famiglia Cristiana

3.9
(2760)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 226 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Chi semplificata

Isbn-10: A000035173 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Altri , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Suppl. a Famiglia Cristiana n. 22 del 28 maggio 1997
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  • 4

    Lasciatevi ammaliare dalla Sardegna di Grazia Deledda

    Sto scoprendo atmosfere, tradizioni, paesaggi, superstizioni di un'isola che non conosco per niente. E che mi spiace di non aver conosciuto finora.
    Questo libro è una "malia": c'è qualcosa nell'aria, ...continua

    Sto scoprendo atmosfere, tradizioni, paesaggi, superstizioni di un'isola che non conosco per niente. E che mi spiace di non aver conosciuto finora.
    Questo libro è una "malia": c'è qualcosa nell'aria, che spinge le canne a ondeggiare, che cambia le persone, che le fa ammalare, impazzire o guarire.
    La Deledda è la Morante della Sardegna: entrambe sanno mostrare, anche con tinte forti, i colori veri di regioni primordiali. I personaggi sono personaggi primordiali, che rivelano forze oscure. Grandi personaggi femminili, in questo caso tre sorelle avanti con l'età che cercano di sopravvivere tra modernità e antiche credenze.
    Se volete addentrarvi nelle terre sarde, oltre alla Deledda, ovviamente, vi consiglio anche Marcello Fois o la più conosciuta Michela Murgia.

    ha scritto il 

  • 5

    Solitamente non commento mai un grande classico. Chi sono io per farlo. Mi limito a metterci delle stelle, che sono solo la cifra del mio privato gradimento.
    Eppure non posso non annotare tutte le sot ...continua

    Solitamente non commento mai un grande classico. Chi sono io per farlo. Mi limito a metterci delle stelle, che sono solo la cifra del mio privato gradimento.
    Eppure non posso non annotare tutte le sottolineature che ho fatto durante la lettura riguardo alla capacità della Deledda di raccontare un paesaggio, le luci, i colori, la natura, con brevi pennellate intense che lasciano il segno.
    "La nebbia si diradava, apparivano profili di boschi neri sull'azzurro pallido dell'orizzonte; poi tutto fu sereno. come se mani invisibili tiressero di qua e di là il mal tempo, e un grande arcobaleno di sette vivi colori e un altro più piccolo e più scialbo s'incurvarono sul paesaggio."

    Vorrei saperlo scrivere in questo modo.

    ha scritto il 

  • 5

    Gli uomini e la sorte

    Attraverso un linguaggio suggestivo e sapiente, Grazia Deledda racconta la storia delle dame Pintor, appartenenti alla decaduta nobiltà terriera, e del rapporto affettivo che le unisce al servo Efix, ...continua

    Attraverso un linguaggio suggestivo e sapiente, Grazia Deledda racconta la storia delle dame Pintor, appartenenti alla decaduta nobiltà terriera, e del rapporto affettivo che le unisce al servo Efix, uno dei protagonisti più emblematici dell’intera vicenda. Un uomo che si occupa delle sue padrone e ne cura gli interessi del patrimonio grazie alla gestione di un piccolo podere in campagna, unica fonte di sostentamento rimasto alle tre donne. Con il passare degli anni, però, il compito del saggio Efix si fa gravoso quando è chiamato, dal tormento morale, a proteggere le sue signore da un dissesto finanziario provocato dal giovane e sconsiderato nipote Giacinto.

    Un romanzo animato da legami di grande fedeltà, raggiri, usura, e sconvolgimenti quotidiani sullo sfondo di una società pastorale , arcaica dove la Sardegna, nel suo antico splendore, affascina e stride con scenari simili a un paradiso selvaggio. Una lettura che ci porta all’immersione profonda in una prosa d’altri tempi, una scrittura somigliante a una poesia libera e senza metrica che trova il suo più ampio respiro nelle descrizioni paesaggistiche cariche di sfumature cupe e cangianti. Un viaggio attraverso una maniera di narrare che sembra talvolta svolgersi al di fuori di ogni epoca. Un’opera dalla forte inclinazione regionalista in cui sono presenti accenti esoterici, ancestrali e folkloristici, un cerchio di antiche tradizioni e valori in cui le leggende di una terra si fondono alla sua realtà diventando parte integrante di una bellissima cultura popolare. Appassionanti sono gli aneddoti sugli spiriti evocati dalla credenza popolare, dai fantasmi degli antichi baroni, che scendevano dalle rovine dei castelli, ai rumori notturni che le anime delle donne morte di parto facevano nel lavare i loro panni in riva al fiume. Un testo dal titolo metaforico dove queste piante dal fusto cavo e perenne simboleggiano gli uomini, mentre il vento che le fa oscillare e le scuote, non è altro che la sorte.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro molto bello; il raccontare di questi sentimenti misurati, pudici potrebbe farlo sembrare un libro datato, ma anche se il contesto intorno a noi cambia le passioni rimangono le stesse e capita ...continua

    Un libro molto bello; il raccontare di questi sentimenti misurati, pudici potrebbe farlo sembrare un libro datato, ma anche se il contesto intorno a noi cambia le passioni rimangono le stesse e capita poche volte di leggerle descritte con tanta delicatezza.
    Certo il personaggio di Efix è potente e questo suo spendersi totalmente per gli altri mi ha ricordato il principe Myskin con la differenza che Efix lo fa alla ricerca disperata di espiazione.
    La Deledda è una dei tre premi Nobel che ho letto qust'estate ed è sicuramente la scrittrice che mi ha piú coinvolto.

    ha scritto il 

  • 4

    Di motivi per scrivere ce ne sono tanti, non ultimo l’amore per la propria terra.

    Efix è il custode e curatore di un poderetto, unico sostentamento rimasto alle tre sorelle Pintor, nobildonne nubili e decadute del cui splendore passato conservano soltanto i titoli. È Efix a prender ...continua

    Efix è il custode e curatore di un poderetto, unico sostentamento rimasto alle tre sorelle Pintor, nobildonne nubili e decadute del cui splendore passato conservano soltanto i titoli. È Efix a prendersi cura di loro, a preoccuparsi delle necessità primarie, ad affaccendarsi acciocché mantengano intatta la dignità, anche a discapito della propria, giacché gli stipendi arretrati hanno fatto catasta. Solo l’amore leale e servile da cane bastonato e, in una certa misura, i rimorsi di coscienza e la volontà di riparare ad una vecchia colpa lo tengono legato alle tre padrone. L’arrivo di Giacinto, figlio della quarta fu sorella Lia, decreterà la loro rovina. Niente paura, c’è un lieto fine.

    Ma che cadano pure nell’ombra sinossi e personaggi, loro non contano. La vera protagonista, iraconda e sfavillante nella sua selvatica bellezza fatata, è la Sardegna. Come tutte le isole considerevolmente discoste dal continente sorda ai richiami dell’ammodernamento, al riparo dagli influssi dei repentini cambiamenti novecenteschi. Troviamo così immutate tradizioni popolari antiche, di quella vetustà affascinante e dignitosa riservata alle cose ormai perdute, preservate da un incantesimo contro il decorso delle decadi. L’eretica ma pacifica convivenza di religione e anacronistiche credenze riverite con la medesima dose di fede, Cristo a braccetto coi folletti; l’egemonia dell’Onore nel ponderare le condotte dei paesani qualora violassero i percorsi tracciati della decenza; la frugale laboriosità delle incombenze domestiche a cui attendere con paziente devozione. E poi l’urgente melodia delle canne battute l’una contro l’altra dalla brezza notturna, il profumo dell’euforbia, i grappoli d’oro e i vapori lunari, le goti bianche di farina e le montagne violette, i cortili polverosi e le ombre danzanti attorno al fuoco, il croccare delle cipolle crude e le passeggiate nottetempo degli spettri.

    Grazia Deledda scrive con il pennello intinto nella tavolozza di Monet e Renoir, gocciolante dei colori più brillanti e voluttuosi dell'impressionismo.

    ha scritto il 

  • 3

    Canne al vento

    Romanzo veramente poetico che esprime tutta la sua essenza soprattutto nella seconda parte. La sofferenza viene vista come un destino, un obbligo e quasi un onore. Efix è il servo e l'uomo che come un ...continua

    Romanzo veramente poetico che esprime tutta la sua essenza soprattutto nella seconda parte. La sofferenza viene vista come un destino, un obbligo e quasi un onore. Efix è il servo e l'uomo che come un moderno Cristo soffre e infine muore per gli altri.

    ha scritto il 

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