Canone inverso

Di

Editore: Mondadori

3.8
(3117)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 172 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Portoghese

Isbn-10: 8804407808 | Isbn-13: 9788804407805 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Musica , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Il "canone inverso" è nel linguaggio tecnico musicale, una forma di fuga moltopiù complessa, perché non è basata sulla ripetizione dello stesso tema. AVienna per la stagione concertistica, il narratore della storia incontra unsuonatore ambulante in una taverna di Grinzing. Un po' per scherzo, un po' perscherno, gli chiede un pezzo difficilissimo: una ciaccona di Bach. L'ambulantela esegue alla perfezione, stende il cappello e riceve una ricca mancia dallostupito ascoltatore. Il giorno dopo lo scrittore incontra dinuovo il singolaremusicista che gli rivolge una domanda: ha mai raccontato una storia ambientatanel mondo della musica? Lui ne conosce una forte e misteriosa: una storiaterribile.
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  • 3

    Si tratta di una grande dichiarazione d'amore nei confronti della musica. Questo è il punto di forza del testo, che per il resto mutua la struttura dalla Variante di Lüneburg e presenta una storia vol ...continua

    Si tratta di una grande dichiarazione d'amore nei confronti della musica. Questo è il punto di forza del testo, che per il resto mutua la struttura dalla Variante di Lüneburg e presenta una storia volutamente ingarbugliata, ma poco attraente, con personaggi e quadro storico appena abbozzati.
    A conti fatti, meglio il film e meglio la Variante.

    ha scritto il 

  • 2

    Mi sono avvicinata a questo libro perché avevo voglia di leggere un romanzo (non una vera biografia) che parlasse di musica e di una band. Così tra quello che avevo visto e cercato ho trovato questo c ...continua

    Mi sono avvicinata a questo libro perché avevo voglia di leggere un romanzo (non una vera biografia) che parlasse di musica e di una band. Così tra quello che avevo visto e cercato ho trovato questo che parla di un violinista e della sua vita privata ed artistica. Alla fin fine si tratta unicamente del racconto che questo violinista, Jeno Varga, concede ad uno scrittore in un pub di Vienna, sulla propria vita. Dall’infanzia fino alla fine però non nego che proprio alla fine ti senti preso in giro dallo scrittore che per un centinaio di pagine ti ha fatto credere a delle cose per poi lasciarti col dubbio. Un finale sicuramente chiuso su un aspetto ed aperto a libera interpretazione sull’altro (che per non svelarvi non sto qui a scrivere). Onestamente mi ha lasciato un po’di amaro in bocca.. Un senso di insoddisfazione e di smarrimento.

    ha scritto il 

  • 3

    Voto finale: 7/10

    Leggere "Canone Inverso" è stato davvero un piacere. L'ho preso in mano mentre arrancavo con un altro romanzo e l'ho terminato in due giorni, con sessioni di lettura prolungate e piacevoli.

    La scritt ...continua

    Leggere "Canone Inverso" è stato davvero un piacere. L'ho preso in mano mentre arrancavo con un altro romanzo e l'ho terminato in due giorni, con sessioni di lettura prolungate e piacevoli.

    La scrittura è scorrevole e felice, mentre la vicenda non è proprio originalissima, ma comunque appassionante. Mi ha ricordato "Il soccombente" di Thomas Bernhard: un po' perché parla di musicisti (invece di pianisti qui abbiamo violinisti), un po' perché i protagonisti ad un certo punto si scontrano sul piano del talento, cosa che porterà a conseguenze drammatiche. Ma non è un romanzo claustrofobico come quello di Bernhard, per fortuna.

    La vicenda è molto semplice: ad un'asta da Christie's a Londra un uomo acquista un violino con un intarsio particolare. Poco dopo un giornalista irrompe nella sua stanza chiedendo di acquistare lo strumento, ma al diniego da parte del nuovo proprietario comincia a raccontare la storia di Jeno Varga, musicista virtuoso a cui quel violino è appartenuto. Si scoprirà poi che non tutto era come sembrava e che l'enigmatico Jeno nascondeva più di un segreto.

    Il romanzo non approfondisce mai gli argomenti di cui parla o le vicende storiche in cui si svolgono, lasciandoli in generale sullo sfondo, come se i personaggi vivessero in un limbo sospesi tra sogno, ricordo e realtà. Nonostante questa nebulosità, il racconto nel suo insieme funziona e ci regala un romanzo godibile, ma che non eccelle per trovate particolari, vertigini liriche o creatività nella scrittura (non che sia un male, sia chiaro).

    Unica pecca è il finale, un po' tirato via e prevedibile. Mi sono trovato infatti nella classica situazione del pensare "ora succede questo" e puntualmente indovinavo. Nonostante questo, posso tranquillamente consigliarne la lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    Fedele al titolo tutt'altro che improvvisato, tutto il romanzo risulta essere pensato nel segno del "doppio", dell'alternanza, dell'avvicendamento, del calcolo in ogni singola parola. Consideriamo pri ...continua

    Fedele al titolo tutt'altro che improvvisato, tutto il romanzo risulta essere pensato nel segno del "doppio", dell'alternanza, dell'avvicendamento, del calcolo in ogni singola parola. Consideriamo principalmente il rapporto tra contenuto e forma. Ad una vicenda di un certo spessore, pregna di valori e insegnamenti che spaziano dall'amicizia al dilemma sulla natura ereditaria o casuale del talento, corrisponde un'altrettanto portentosa struttura narrativa rigorosa come cuno spartito. Al punto che, se a Maurensig riconosco di aver centrato l'obiettivo della suspense e della meraviglia finale, come lettrice ho amato la storia fino alle ultime dieci pagine quando ormai, sentendomi quasi presa in giro ma apprendendo anche la "verità" dei fatti, delle potenziali 5 stelle se ne sono spente ben due!

    ha scritto il 

  • 3

    ...prima il libro e poi il film.

    Sinceramente non so come pronunciarmi su questo libro, nonostante mi sia stato consigliato dal mio PUSHER LETTERARIO di FIDUCIA mi ha lasciata perplessa e credo un po' delusa.
    Ho visto il film molte, ...continua

    Sinceramente non so come pronunciarmi su questo libro, nonostante mi sia stato consigliato dal mio PUSHER LETTERARIO di FIDUCIA mi ha lasciata perplessa e credo un po' delusa.
    Ho visto il film molte, forse troppe volte, è stato uno dei tormenti emotivi della mia adolescenza, l'ho adorato! Era una "spremuta di cuore" ad ogni visione.
    Il libro sembra il riassunto(per non dire il bignami) della storia vista tante volte sullo schermo, la struggente storia d'amore con Sophie è solo sublimata, il nazismo è un ombra oscura e minacciosa appena percettibile sullo sfondo ed i personaggi secondari (tipo l'indimenticabile Pappalardo nel ruolo del patrigno e Tognazzi nel ruolo del barone) si muovono come fantasmi senza corpo nella trama. Conoscendo già il finale non c'è stato alcun colpo di scena eclatante, sapevo chi era Jeno, sapevo chi era Kuno e sapevo cosa indissolubilmente li legasse. Già dal primo accordo della "Ciaccona" nell'osteria viennese sapevo chi era l'uomo col violino dal "cavigliere antropomorfo".
    L'unica cosa che mi ha stupito, visto che nel film era stato omesso, è stato l'epilogo che svela la vera identità di colui che ha acquistato in ultimo il violino e la di lui storia.
    Forse per godermi il libro apprezzandolo a pieno non avrei dovuto vedere il film.
    In ogni caso è un libro SPECIALE che si legge in un pomeriggio e resta nel cuore.

    ha scritto il 

  • 4

    interessante

    Diciamo che gli avrei dato 3,5 ...
    La storia è molto ben scritta. Letto tutto d'un fiato.
    Interessante è soprattutto il "colpo di scena" finale che sistema il quadro della narrazione a più voci. ...continua

    Diciamo che gli avrei dato 3,5 ...
    La storia è molto ben scritta. Letto tutto d'un fiato.
    Interessante è soprattutto il "colpo di scena" finale che sistema il quadro della narrazione a più voci.

    ha scritto il 

  • 3

    Piacevolmente sorpresa da questo breve, intenso, particolare, straniante romanzo che, come una matrioska, dentro una storia ne contiene altre essenziali per l' unità narrativa.
    Le pagine, intrise di t ...continua

    Piacevolmente sorpresa da questo breve, intenso, particolare, straniante romanzo che, come una matrioska, dentro una storia ne contiene altre essenziali per l' unità narrativa.
    Le pagine, intrise di tanta tensione e altrettanta passione, entrambe indirizzate alla ossessiva ricerca della perfezione, traboccano della magia del violino. Le sue note avvolgono con il manto etereo dei suoni parole e azioni. Sulla loro scia siamo trasportati in un mondo dove "sogno" e realtà si sovrappongono e si mescolano nel gioco dei narratori plurali. La dinamica delle loro storie si interseca in modo tale da non riuscire, di primo acchito, a distinguerli con nettezza, se non quando si compongono i tasselli delle voci narranti; quando si illumina lo specchio che ha custodito la forte, misteriosa, ambivalente personalità in cui la tradizione ereditata dall' appartenenza familiare ha battagliato con il talento; in cui con parossistica intensità si sono scontrati genio e follia, rivalità e competizione.
    A questo punto vorrei invertire verso e iniziare daccapo la lettura... ma sarà per un' altra volta!

    ha scritto il 

  • 4

    Raccontare questo libro senza svelare il "trucco" e rovinare quindi la lettura a chi non lo avesse ancora terminato è davvero difficile. Riassumendo si parla di musica, di amicizia e di un violino. Il ...continua

    Raccontare questo libro senza svelare il "trucco" e rovinare quindi la lettura a chi non lo avesse ancora terminato è davvero difficile. Riassumendo si parla di musica, di amicizia e di un violino. Il grosso della storia è ambientato nell'Austria di fine anni Trenta. Ci sono diversi piani di lettura a cui bisogna prestare un filo di attenzione: un uomo acquista all'asta un violino particolare, viene raggiunto da un romanziere che vuole vedere il violino e che gli racconta di aver conosciuto a Vienna un tale Jeno il quale a sua volta gli ha raccontato la storia della sua adolescenza all'interno di un severissimo Collegio musciale dove aveva incontrato e fatto amicizia con un coetaneo di nome Kuno. La maggior parte del libro contiene la narrazione di questa vicenda, che si conclude all'incirca con lo scoppio della seconda guerra mondiale.
    Al termine del romanzo ho avuto bisogno di qualche minuto per ricapitolare chi fosse chi, quando e riepilogare come si fosse conclusa la vicenda di ogni personaggio: non che sia confuso, ma il libro regala proprio il piacere di dover ricostruire a ritroso alcuni aspetti per fare in modo che ogni pezzo della storia si incastri al posto giusto.
    La musica la fa da padrona:
    "La musica eleva i sentimenti e la stessa natura dell'uomo, ma le vie per arrivarci devono passare attraverso lo stridore, il fragore, la dissonanza.
    Dietro la musica, eseguita con levità e perfezione, come la possiamo ascoltare nell'esecuzione raffinata di un'orchestra, o di un quartetto d'archi, c'è l'attrito dei nervi che si contraggono, il fiotto del sangue, il tumulto dei cuori. Tutt'a un tratto mi sorpresi a considerare la mia amata arte sotto un'altra luce. Immaginai l'infinità di suoni che si levano notte e giorno in tutto il mondo, e mi sovvenne lo sforzo di quella moltitudine di individui sparsi in ogni dove, i quali continuano a lottare per tenere in vita la musica, come un esercito che, decimato dal fuoco nemico, proceda al passo e rimpiazzi le perdite con forze sempre nuove, lasciando sul campo una lunga semina di morti." (pag. 19)
    "L'inquietudine più assurda, che mi coglieva di notte, e mi provocava ore e ore di insonnia, era la constatazione che la musica esisteva solo nel momento in cui ero io a produrla, e che mi abbandonava tutte le volte che sollevavo l'archetto, senza darmi la certezza di tornare. Dovevo alzarmi dal letto e andare a pizzicare le corde del violinovper assicurarmi che vibrassero ancora, che la musica fosse ancora lì, presente, seppure assopita, e che si sarebbe risvegliata quando volevo. Ma poi mi chiedevo: una volta tornata, la musica sarebbe rimasta sempre la stessa? Quante volte il mio stato d'animo, il mio umore l'avevano influenzata al punto di non poterla più riconoscere. Quante volte quelle corde, che solo poche ore prima sembravano fatte d'aria o di una materia ancora più sottile, diventavano sorde budella, grezzo spago, quante volte il mio archetto, invece di volare, si appesantiva fino a torcermi il polso come una sbarra di piombo, e la voce del mio violino si faceva sgraziata, stridula, volgare, una voce che non riconoscevo." (pag. 50)
    Il tema del talento non tarda ad arrivare: nel libro c'è la contrapposizione tra chi è convinto che l'arte musicale sia frutto del talento e chi invece sostiene che dipenda che sia una questione di "sangue", di famiglia, di genetica. Non è difficile (siamo in Austria, fine anni Trenta) leggere in queste considerazioni l'idea della superiorità di alcune razze rispetto ad altre. Nel libro non si fa mai esplicito riferimento al nazismo ma il tema della superiorità genetica è molto presente ed è presentato come opinione diffusa e "normale" per l'epoca.
    Nel libro si parla anche molto dell'amicizia tra i due ragazzi talentuosi: due ragazzi molto diversi e con storie opposte (Kuno giovane rampollo di una famiglia nobile austriaca mentre Kuno è ungherese e figlio di madre vedova) ma uniti dall'amore per il violino. L'incontro avviene all'interno di un terribile Collegio musicale dove gli insegnanti, musicisti falliti, sembravano fare di tutto per nascondere il talento dei ragazzini sfiancandoli con inutili e freddi esercizi di tecnica. Al termine della scuola Jeno sarà ospite nel castello dei Kuno e lì la loro amicizia inizierà a vacillare.
    A mio parere la figura di Sophie è abbastanza inutile anche se conforntandomi con altri che avevano letto il libro essa può rappresentare la musa, la vera ispiratrice dell'amore per la musica nonchè l'unico elemento romantico della storia (ripeto, inutile secondo me :-) )
    Personalmente mi è piaciuta molto questa definizione della perfezione:
    "Ma che cos'è la perfezione? E' il punto di fuga di una strada senza fine, è il miraggio che si sposta davanti a noi, è l'ultimo piolo di una scala circolare.
    La perfezione ha a che fare con l'infinito, ma l'infinito non è solo infinitamente grande. C'è anche l'infinitamente piccolo. La perfezione può richiamare l'idea di movimento, ma anche l'idea di rallentamento. La ricerca della perfezione procede con un ritmo che rallenta all'infinito. E' una progressione continua che tuttavia si riduce a mano a mano che si avvicina alla meta." (pag.35)
    Dal libro nel 2000 è stato tratto un film per la regia di Ricky Tognazzi e con la colonna sonora di Ennio Morricone.
    Due note sull'autore: Paolo Maurensig è nato a Gorizia nel 1943. Il suo romanzo più famoso, quello che l'ha fatto conoscere al grande pubblico è La variante di Lüneburg uscito nel 1993 e che narra di una partita fra due maestri di scacchi, che si prolunga idealmente attraverso gli eventi storici dell'ultima guerra, con il colpo di scena finale che rivelerà la vera natura dei giocatori. E' un libro che ho letto e vi consiglio. Nel 2013 Maurensig torna al tema degli scacchi pubblicando L'arcangelo degli scacchi, biografia romanzata di Paul Morphy, campione di scacchi americano di metà Ottocento.

    ha scritto il 

  • 0

    dal blog Giramenti

    Canone inverso è un bel libro, diciamolo subito così ci leviamo il pensiero. Però, dopo aver letto La variante di Lüneburg ti accorgi che le due vicende sono ideate allo stesso modo. La variante è pre ...continua

    Canone inverso è un bel libro, diciamolo subito così ci leviamo il pensiero. Però, dopo aver letto La variante di Lüneburg ti accorgi che le due vicende sono ideate allo stesso modo. La variante è precedente al Canone e i due libri vedono la luce a tre anni di distanza: la somiglianza li dice parenti stretti.

    SEGUE su http://gaialodovica.wordpress.com/2014/09/08/canone-inverso-di-paolo-maurensig/

    ha scritto il 

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