Capricci del destino

Di

Editore: Feltrinelli (Universale economica, 1041)

3.8
(366)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 203 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Tedesco , Danese , Portoghese , Spagnolo

Isbn-10: 8807810417 | Isbn-13: 9788807810411 | Data di pubblicazione:  | Edizione 19

Traduttore: Paola Ojetti

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Viaggi

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Descrizione del libro
"Capricci del destino", l'ultimo libro pubblicato in vita da Karen Blixen, contiene cinque fra i suoi racconti più significativi. Queste storie ambientate in luoghi diversi (dalla Persia alla Norvegia, alla Cina, alla Danimarca) e tuttavia parallele in quanto costituiscono delle variazioni sul tema del contrasto tra mondo immaginario e mondo reale, tra le umane fantasie e le convenzioni dell'agire quotidiano, appartengono a quella particolarissima sfera in cui l'arte diventa più reale della realtà stessa. Tra gli straordinari personaggi dei racconti, ricordiamo la figura femminile al centro di "Il pranzo di Babette", la cuoca comunarda che, al crollo dei suoi ideali rivoluzionari, è costretta a sacrificare tutto e a vivere esule (lei, "grande artista") a contatto con un mondo grigio e frugale. Ma il potere visionario di Babette trionfa, paradossalmente e orgogliosamente, sulle miserie della quotidianità.
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  • 2

    Gruppo di Lettura Biblioteca civica di Sesto San Giovanni

    Non avevo mai letto niente di Karen Blixen, ma devo dire che questo libro di racconti non mi ha spinta a voler leggere di più.
    Non che non mi sia piaciuto, ma non mi ha entusiasmata particolarmente.
    P ...continua

    Non avevo mai letto niente di Karen Blixen, ma devo dire che questo libro di racconti non mi ha spinta a voler leggere di più.
    Non che non mi sia piaciuto, ma non mi ha entusiasmata particolarmente.
    Per il gruppo di Lettura dovevamo leggere solo Il pranzo di Babette che è un racconto godibile, ma che secondo me manca un po' di corpo, ma alla fine io l'ho letto tutto. Un po' per il mio autistico bisogno di completare le cose e un po' perché, proprio per il fatto che il primo racconto mi aveva lasciata un po' così, volevo vedere se i restanti quattro riuscivano a smentirmi.
    Direi che non ci sono riusciti.
    Due, Il pescatore di perle e L'anello, li ho trovati addirittura inferiori al primo, mentre Tempeste e La storia immortale, dal taglio un po' onirico, mi sono piaciuti di più.
    In generale mi sembra che le trame siano un po' povere e lo stile non compensa adeguatamente.

    ha scritto il 

  • 4

    Andata a Berlevaag e... Ritorno a Berlevaag

    Racconti come Il pranzo di Babette, uno può leggerli, rileggerli, ritornarci con immutata devozione, indugiarci instancabilmente col pensiero e col cuore. Perché è ritemprante riandare a Berlevaag, qu ...continua

    Racconti come Il pranzo di Babette, uno può leggerli, rileggerli, ritornarci con immutata devozione, indugiarci instancabilmente col pensiero e col cuore. Perché è ritemprante riandare a Berlevaag, quando si ha bisogno della balsamica forza consolatrice della pagina scritta. Un eterno ritorno narrativo.

    ha scritto il 

  • 0

    Contiene cinque racconti: Il pranzo di Babette; Il pescatore di perle; Tempeste; La storia immortale; L’anello. Ho ascoltato solo il primo e l’ultimo, ambientati uno in Norvegia e l’altro in Danimarca ...continua

    Contiene cinque racconti: Il pranzo di Babette; Il pescatore di perle; Tempeste; La storia immortale; L’anello. Ho ascoltato solo il primo e l’ultimo, ambientati uno in Norvegia e l’altro in Danimarca.
    Aggiungono un’altra pennellata al quadro che, con le letture, mi sto facendo mentalmente delle terre nordiche, soprattutto “Il pranzo di Babette”, con le casette colorate di grigio, di rosa, di giallo, a Berlevaag, piccolo villaggio sulle rive di un fiordo, e con la piccola comunità di protestanti luterani che guardano con un po’ di timore ai cattolici papisti (fine 800).
    Mi pare che il pranzo sia meno protagonista che nel film. Molto bella la scrittura della Blixen.
    Tra i personaggi descritti c’è una figura maschile che mi ha ricordato “Ehrengard”, un altro racconto dell’autrice: il maschio conquistatore sconfitto perché conquistato. Che sia un tema ricorrente?
    [Ad alta voce. Radio 3. Tempo: 105 minuti e 22 minuti. Lettura di Anna Bonaiuto]

    ha scritto il 

  • 3

    "Il pranzo di Babette" è una merivigliosa miniatura fiamminga (vermeeriana?) sull'eleganza della Grazia, su un raggio di luce imprevisto che riscalda un fiordo riparato ma un po' raffreddato (il fiord ...continua

    "Il pranzo di Babette" è una merivigliosa miniatura fiamminga (vermeeriana?) sull'eleganza della Grazia, su un raggio di luce imprevisto che riscalda un fiordo riparato ma un po' raffreddato (il fiordo è, naturalmente, il luogo in cui la vicenda è ambientata, è la comunità religiosamente uniforme che ci vive ed è il cuore dei singoli protagonisti), che lo riveste di una nuova primavera, ma solo perché vi è stato chi lo ha saputo accogliere, non rifugiandosi in comodi schemi. Per la perfezione della struttura, per l'incanto della scrittura, per la profondità dell'intenzione è il massimo.
    Le altre storie denotano anch'esse una costante ispirazione, molto letteraria (da Shakespeare e da Le mille una notte, in particolare: storie che narrano di storie, vite reali che si credono storie, o che pretendono di costruire storie), ma il mood risulta un po' datato e poco appassionante. D'altronde, il lettore d'oggi ha già visto saturata la propria immaginazione dagli schemi narrativi postmoderni, è ingombrato da un eccesso di riflessione sulla struttura, ed è troppo smaliziato per lasciarsi incantare da un'immaginazione che non dissimula i propri impianti. Peccato.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    È una raccolta di racconti, ma per me il più significativo è "Il pranzo di Babette". Una storia semplice ma molto evocativa per ambientazione e trama. Il film tratto da questo racconto è il preferito ...continua

    È una raccolta di racconti, ma per me il più significativo è "Il pranzo di Babette". Una storia semplice ma molto evocativa per ambientazione e trama. Il film tratto da questo racconto è il preferito di Papa Francesco. I motivi di questa preferenza sono molto chiari sia guardando il film sia leggendo il racconto.
    La mia opinione è che questo racconto parla di libertà....quella vera però.
    I commensali del pranzo di Babette avevano vissuto in modo serio e privandosi di tante cose solo per un'idea errata della religione. Babette col suo pranzo farà capire che la religione non è dolore e sacrificio, ma gioia, felicità e libertà. Poi c'è Babette che attraverso la sua arte sarà sempre libera e ricca nell'anima.

    ha scritto il 

  • 5

    La Blixen sosteneva di raccontare favole; ma, più che favole, le storie che racconta sembrano parabole - simboli, chiusi nel chiaroscuro della sua prosa severa, di qualcosa che sta altrove, in un luog ...continua

    La Blixen sosteneva di raccontare favole; ma, più che favole, le storie che racconta sembrano parabole - simboli, chiusi nel chiaroscuro della sua prosa severa, di qualcosa che sta altrove, in un luogo infinitamente più luminoso. Di conseguenza, Il pranzo di Babette non appare come un racconto sull'arte, ma sulla grazia: la redenzione, che le due figlie del pastore luterano rimandano a un mondo di cui nulla può essere detto, si affaccia in realtà in questo mondo, inspiegabile e accogliente come una casa nella notte del Nord. Il cibo del regno dei cieli è il cibo che non ci si accorge di mangiare, e i vecchi seduti attorno al tavolo a bere brodo di tartaruga e vino francese diventano i salvati d'Israele descritti nel libro di Isaia: si aprono gli orecchi dei sordi, è sciolta la lingua ai muti, e i loro timidi, patetici peccati compiuti per solitudine da scarlatto diventano 'come neve'. Ed è la stessa profezia di Isaia a scatenare le ire del signor Clay di La storia immortale, vecchio disgustato da tutto ciò che nell'uomo può essere dissolto, e per questo innamorato dell'oro: non dovrebbero raccontarsi, afferma il signor Clay, storie che non potranno avverarsi mai; si raccontano solo quelle storie, risponde saggiamente Elishama, consapevole, da buon juif errant, che si parla solo per desiderio, per nostalgia, e che se la cosa indicata fosse presente (se la storia fosse reale) nessuno parlerebbe più (e non esisterebbero narratori). Questa verità rimanda a sua volta a Mira Jama, prima giovane costruttore di ali che permettessero all'uomo di parlare con gli angeli, poi pescatore di perle nelle profondità marine: Dio, dice con fierezza all'inizio del racconto, non crea desideri che non è in grado di soddisfare, e beati i nostalgici, perché torneranno a casa. Mira Jama abbandonerà la costruzione delle ali non perché abbia smesso di credere nell'esistenza degli angeli, ma perché ha perduto la speranza che nutriva in loro, e senza speranza non si può volare; non gli resterà che vivere una vita marina, la vita dei pesci che non hanno mai deluso Dio perché non sono mai caduti (nell'acqua non si può cadere), e che di conseguenza non possono nemmeno ascendere (vita perfettamente pacifica: come spiega a Mira Jama la vecchia sirena con gli occhiali di corno, senza speranza si galleggia benissimo).
    Ma mai come in Tempeste appaiono nitidi il timore e la speranza che fanno vivere gli uomini. In Malli, più spirito dell'aria che donna - come doveva sentirsi la Blixen - si mostra allo stesso tempo la meravigliosa violenza dell'amore e il dolore che sta nascosto al suo interno. Conoscere l'essere amato trasfigura non solo il presente e il futuro, ma anche tutto quel che è stato prima (amare per sempre non significa solo amare per il tempo che rimane, ma aver sempre amato, anche quando non lo si sapeva; ed è nel riscatto del passato che risiede la salvezza - 'mi sono salvata perché ti ho incontrato e ti ho guardato, Arndt!'); eppure per tutti gli erranti, per tutti gli Ariele, questa grazia può operare solo di lontano, e la pienezza dell'amore corrisposto non può che essere fuggita, perché più forte è l'infedeltà dell'anima che sa di non avere una casa, e perché per la sete di cui essi soffrono non basta nessuna acqua terrena (di nuovo il libro di Isaia, XXIX, 8: avverrà come quando un affamato sogna di mangiare, ma si sveglia con lo stomaco vuoto...). Non vorremmo essere Malli, ma lo siamo; siamo lei che ama di vero amore e tuttavia abbandona, che può esser moglie in un altro mondo ma non in questo: respinta e senza fede sulla terra, ma fedele nella morte, nella resurrezione, nell'eternità.

    ha scritto il 

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