Caro Michele

Di

Editore: Giulio Einaudi Editore

3.7
(659)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 186 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Spagnolo , Catalano

Isbn-10: 8806179616 | Isbn-13: 9788806179618 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico , eBook

Genere: Arte, Architettura & Fotografia , Narrativa & Letteratura , Viaggi

Ti piace Caro Michele?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
«Caro Michele»: il piú classico degli incipit epistolari è quello che Natalia Ginzburg sceglie come titolo del suo romanzo. Una madre già avanti negli anni ma ancora giovane e un figlio lontano fisicamente e ancor piú (e soprattutto) distante nelle idee, nelle esigenze, negli affetti e nei dolori. Un figlio per il quale la madre prova rancore, ma dal quale non riesce a staccarsi; e l'ultimo, irrescindibile cordone ombelicale è fatto di sole lettere.
Sorta di Lessico famigliare dieci anni dopo, Caro Michele è un romanzo dai personaggi dispersi, divisi dall'incomunicabilità e destinati alla solitudine, e la scelta del genere epistolare suona provocatoria e simbolica.

Con la cronologia della vita e delle opere, la bibliografia essenziale e l'antologia della critica.
Ordina per
  • 4

    Più passano gli anni e più accrescono le risorse della nostra pazienza. Sono le sole nostre risorse che si accrescono. Tutte le altre tendono a prosciugarsi..

    Una storia dolente e nello stesso tempo vibrante. I sentimenti si fondono e si contraddicono con la semplicità e la profondità dell'esistenza.
    Natalia Ginzburg senza dubbio una scrittrice di primo pia ...continua

    Una storia dolente e nello stesso tempo vibrante. I sentimenti si fondono e si contraddicono con la semplicità e la profondità dell'esistenza.
    Natalia Ginzburg senza dubbio una scrittrice di primo piano nello scenario del novecento.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro perfetto

    Ascolto in verità l'audiolibro letto da Nanni Moretti.
    Mi godo ogni frase ed ogni punteggiatura (immaginata...).
    Natalia Ginzburg racconta la storia di una famiglia negli anni '70, a cavallo tra tradi ...continua

    Ascolto in verità l'audiolibro letto da Nanni Moretti.
    Mi godo ogni frase ed ogni punteggiatura (immaginata...).
    Natalia Ginzburg racconta la storia di una famiglia negli anni '70, a cavallo tra tradizione borghese e sregolatezza sessantottina.
    Perché questa scrittrice mi commuove così tanto? la trovo perfetta e tanta perfezione mi fa venire voglia di piangere.

    ha scritto il 

  • 4

    «Ho scoperto che la gente a conoscerla un poco fa pena. È per questo che si sta così bene con gli sconosciuti , perché non hai ancora incominciato a provare pena per loro o a odiarli»

    Brutto a dirsi, ...continua

    «Ho scoperto che la gente a conoscerla un poco fa pena. È per questo che si sta così bene con gli sconosciuti , perché non hai ancora incominciato a provare pena per loro o a odiarli»

    Brutto a dirsi, ma Lessico famigliare rimane nella mia mente l'emblema della letteratura che annoia, ed è a tutt'oggi uno dei pochissimi libri che ho iniziato e abbandonato (due volte...). E poi mi imbatto in questo romanzo davvero bello e profondo, disilluso, potente nonostante la misura con cui è costantemente calibrato. Dissolte tutte le istituzioni affettive, i rapporti sociali e i legami famigliari, rimane soltanto una folla di persone sole, inutili (o al massimo dannose) le une per le altre. I gesti sono ridotti a convenzioni, i volti a maschere vuote, le parole diventano un vaniloquio che ammanta la sostanziale incomunicabilità di fondo. E il tutto mi ha davvero affascinato. Va là che ci riprovo anche con quell'altro, prima o poi...

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro preso in biblioteca e poi dimenticato di leggere, la vita stressante di città, poi, mi arriva il sollecito per la restituzione. C'era traffico, la vita stressante di città, e sul sedile a ...continua

    Questo libro preso in biblioteca e poi dimenticato di leggere, la vita stressante di città, poi, mi arriva il sollecito per la restituzione. C'era traffico, la vita stressante di città, e sul sedile accanto c'era Caro Michele: comincio a leggere, preso mi chino verso di lui. Dietro clacson e maledizioni, la vita ... Nel giro di qualche ora lo leggo: sul Gra, a casa, al lavoro, sulla metro. Un libro bellissimo, un racconto carico di sentimenti che ci appartengono tutti e che, a volte, teniamo nascosti spauriti dalla loro potenza devastante seppure benefici, vitali per sondare la nostra identità. La vita vera, signori.

    ha scritto il 

  • 3

    La famiglia borghese, questa istituzione ormai decrepita che si sgretola sotto gli occhi del nuovo che avanza. Una madre ormai sola, portatrice di valori arcaici, che pensa di conoscere bene il propri ...continua

    La famiglia borghese, questa istituzione ormai decrepita che si sgretola sotto gli occhi del nuovo che avanza. Una madre ormai sola, portatrice di valori arcaici, che pensa di conoscere bene il proprio figlio, meglio anche del padre dove egli ha vissuto. Questo figlio, Michele, intorno al quale ruota tutta la vicenda ed i personaggi, il quale però appare appena, non parla, sfocato sullo sfondo, fra lutti, eredità e disonori vari, sempre smarriti in un vuoto di valori, mentre si portano avanti vecchi schemi comportamentali che non riescono ad adeguarsi al nuovo. Persone viste sempre dall'alto in basso dalla madre, ultimo esempio di una classe sociale ormai stanca. Si vede ma non si osserva, o forse non si vuole vedere la cruda realtà dei fatti, la mediocrità e la tristezza che ci ciroconda. Chi riesce a rendersi conto dei cambiamenti, ad accettare ciò che è, riesce forse a vedere un barlume di felicità, ma l'ipocrisia resta.
    Natalia Ginzburg qui ci regala un veloce flash di una famiglia disfunzionale, dove le divisioni interne della famiglia non vengono comprese appieno, sempre nel nome della famiglia che si crede unita in nome di ciò che è stato, anche se sotto sotto si sa che non è così.
    La sua scrittura asciutta, cruda, simile per tutti i personaggi che si scambiano le epistole, rappresenta non tanto delle singole voci ma un coro che canta il requiem di una serie di valori ormai estinti, traditi.

    ha scritto il 

  • 4

    “Ti auguro ogni bene possibile, e spero che tu sia felice, ammesso che la felicità esista. Io non credo che esista, ma gli altri lo credono, e non è detto che non abbiano ragione gli altri.”
    Il pellic ...continua

    “Ti auguro ogni bene possibile, e spero che tu sia felice, ammesso che la felicità esista. Io non credo che esista, ma gli altri lo credono, e non è detto che non abbiano ragione gli altri.”
    Il pellicano

    Caro Michele è un romanzo in prevalenza epistolare, fatto di lettere a Michele, di Michele e anche a/di parenti e amici di Michele. La cosa più bella è il tono delle lettere, la freschezza, il candore, l’intelligenza e la profondità che però sa di immediatezza e non di ragionamento. Alcuni personaggi come il Pellicano, cioè l’editore del bruttissimo romanzo Polenta e Veleno che diventa Polenta e vino e Polenta e castagne in alcune pagine sono fantastici. Bella la figura di Mara, ragazza disinibita e onesta, profittatrice e di cuore. Bella la figura della madre ingenua e intelligente e l’amicizia-forse amore tra Michele e Osvaldo che dà un tocco di malinconia alle pagine.
    “Io lo credo (Osvaldo) molto intelligente, ma sembra che la sua intelligenza la tenga custodita nel suo torace, nel suo pullover e nel suo sorriso, trattenendosi dall’usarla per motivi che restano nascosti. Nonostante il suo sorriso, lo trovo un uomo tristissimo.”

    I rapporti umani sembrano più veri di quelli veri, sembra che siano più indelebili in qualche modo pur nella loro provvisorietà perché i personaggi della Ginzburg sono tutti buoni.
    “Tu dici che non vuoi sulla tua persona, in questo momento, gli occhi delle persone che ti amano. E’ infatti difficile sopportarli, gli occhi delle persone che ci amano in un momento difficile, ma è una difficoltà che si supera rapidamente. Gli occhi delle persone che ci amano possono essere nel giudicarci estremamente limpidi, misericordiosi e severi, e può essere duro ma in definitiva salutare e benefico per noi affrontare la chiarezza, la severità e la misericordia. “
    “La felicità era per me protestare e per te frugare nei miei armadi. Ma devo dire che abbiamo perduto quel giorno un tempo prezioso. Avremmo potuto metterci seduti e interrogarci vicendevolmente su cose essenziali. Saremmo stati probabilmente meno felici, anzi saremmo stati infelicissimi. Però io adesso mi ricorderei quel giorno non come un vago giorno felice ma come un giorno veritiero e essenziale per me e per te, destinato a illuminare la tua e la mia persona, che sempre si sono scambiate parole di natura deteriore, non mai parole chiare e necessarie ma invece parole grigie, bonarie, fluttuanti e inutili.”
    Entrando nei suoi romanzi sembra di essere in un paradiso terrestre.

    “Così penso che cercheremo di mandarti ogni tanto dei soldi. Non è che i soldi ti risolvano niente essendo tu sola, sbandata, vagabonda e balorda. Ma ognuno di noi è sbandato e balordo in una zona di sé e qualche volta fortemente attratto dal vagabondare e dal respirare niente altro che la propria solitudine, e allora in questa zona ognuno di noi può trasferirsi per capirti.”

    ha scritto il 

  • 3

    La lettera del Capitolo ventiduesimo è datata 29 febbraio '71, giorno non soltanto inesistente (forse sarebbe meglio dire: non esistito), ma impossibile.
    Il santo del giorno 29 febbraio è Sant'Osvaldo ...continua

    La lettera del Capitolo ventiduesimo è datata 29 febbraio '71, giorno non soltanto inesistente (forse sarebbe meglio dire: non esistito), ma impossibile.
    Il santo del giorno 29 febbraio è Sant'Osvaldo.
    Il nome Osvaldo significa "potere divino" o "potente per volontà di Dio".
    Osvaldo, il personaggio, di cui tutti parlano, che per ognuno fa qualcosa, che assiste, aiuta, aggiusta, della cui presenza tutti sembrano non poter fare a meno senza sapere il perché, è l'autore dell'ultima lettera, e solo di quella. Capelli radi e biondi, visto da dietro ha ampie le spalle. Sempre presente eppur discreto, dall'indefinita propensione sessuale. Uno sciupato angelo custode?

    ha scritto il 

  • 2

    Un vuoto assordante...

    Un romanzo costruito prevalentemente sugli scambi epistolari di una famiglia borghese, le cui missive vengono indirizzate a Michele (figlio, fratello o a volte solo amico), giovane inquieto il cui pro ...continua

    Un romanzo costruito prevalentemente sugli scambi epistolari di una famiglia borghese, le cui missive vengono indirizzate a Michele (figlio, fratello o a volte solo amico), giovane inquieto il cui profilo sembra sempre un po' sfuggente e indeterminato, in fuga perenne da qualcosa, incapace di soffermarsi su un obiettivo preciso, mai pago di se stesso e sempre nervosamente insoddisfatto.

    E l'insoddisfazione sembra la cifra di fondo di questa opera scarna, che pone al centro una serie di individui le cui personalità appaiono accomunate da un senso di eterna frustrazione, dall'incapacità di vivere in modo pieno e vitale la propria esistenza, quasi fosse attanagliata da una strana apatia, che ne rivela il senso di vuoto intimo e profondo.

    Scriversi diventa lo specchio del disperato tentativo per ricoprire di frasi, parole e chiacchiere l'avvilente vuoto di vite ripiegate su se stesse, stanche, incapaci di trovare un senso di pienezza al loro esistere, costrette soprattutto a confrontarsi con l'impossibilità di fondo a entrare realmente in contatto col mondo interiore del prossimo, in una sorta di reciproca incomunicabilità, rendendo ogni personaggio un'isola chiusa nella propria angosciante solitudine esistenziale.

    Questo breve romanzo assume i toni del grigio smunto grazie anche a una narrazione asciutta, semplice, sobria, monocorde, a richiamare appunto quel senso di vuoto da cui i diversi personaggi sono consumati, quasi fosse una malattia incurabile. E inevitabilmente quel vuoto non è altro che il contraltare di un'altra fondamentale assenza di cui tutti appaiono vittime: quella della felicità, così labile, sfuggente, imprendibile come l'uccellino azzurro di Maeterninck.
    E di fronte a un'assenza così assordante (dovuta a morte, lontananza, separazione, vuoto interiore) ci si attacca a tutto, anche ai particolari più insignificanti della vita quotidiana, alle memorie più banali, nell'ultima illusione di poter trovare appagamento almeno nel ricordo della persona cara con cui, nonostante la vicinanza, non si è mai riusciti a entrare in piena comunione, nel fallimento afasico di una lingua che, come inceppata, è incapace di farsi ponte tra due anime, due cuori, due spiriti, due menti.

    Se gli altri personaggi accettano con passiva fatalità la loro condizione esistenziale, in fondo Michele è l'unico che, col suo eterno girovagare inquieto e senza direzione, a suo modo è alla ricerca di una possibile felicità, ma la ricerca si rivelerà essere solo una vana fuga, un'inevitabile e inconsapevole corsa verso quel Nulla assoluto che, prima o poi, risucchia tutto e tutti...

    ha scritto il 

  • 4

    Una madre, la signora Adriana, separata dal marito e padre dei suoi figli, fra cui il Michele del titolo; una ragazza-madre, peregrina con il suo bambino da una casa all'altra; un amico, Osvaldo, anch ...continua

    Una madre, la signora Adriana, separata dal marito e padre dei suoi figli, fra cui il Michele del titolo; una ragazza-madre, peregrina con il suo bambino da una casa all'altra; un amico, Osvaldo, anche lui separato dalla facoltosa moglie Ada: questi alcuni dei personaggi di questo romanzo della Ginzburg, composto con il suo consueto tratto leggero. E' una società di solitari questa in cui entriamo, sembra che nessuno riesca a penetrare nello spazio vitale del proprio prossimo. Sarà perché Michele non risponde, alle lettere della madre, ma risponde magari a quelle della sorella Angelica, e poi brucia velocemente, quasi più velocemente di quanto ci mette ad arrivare una lettera dall'Inghilterra all'Italia, il proprio matrimonio. In questo romanzo la felicità coniugale non esiste, eppure sembra che solo fuggendo dalla solitudine si possa aspirare ad un po' di felicità.

    ha scritto il 

Ordina per
Ordina per