Casa desolata

Di

Editore: Einaudi (Tascabili Letteratura, 311)

4.2
(483)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 824 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Finlandese

Isbn-10: 8806138766 | Isbn-13: 9788806138769 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Angela Negro ; Prefazione: Vladimir Nabokov

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Il romanzo è una satira della costosa e rovinosa procedura dell'antica corte della Cancelleria, illustrata dal caso di eredità Jarndyce & Jarndyce, che viene interamente assorbita dalle spese legali, provocando la rovina e la morte d'un giovanotto inconcludente, Richard Carstone che, con la cugina con cui si era segretamente sposato, mirava a mettere le mani su quella eredità. Il libro è pieno di scene truci come un romanzo nero, dove, tra i vicoli bui e maleodoranti, si muovono figure sospette e anche le cose assumono un'aria sinistra.
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  • 3

    Dickens si rivela come sempre un genio della satira: nessuno è più bravo di lui nel mettere alla berlina le magagne della società con un'eleganza che a volte lascia letteralmente senza parole. Stavolt ...continua

    Dickens si rivela come sempre un genio della satira: nessuno è più bravo di lui nel mettere alla berlina le magagne della società con un'eleganza che a volte lascia letteralmente senza parole. Stavolta ad essere prese di mira sono la procedura civile inglese e i processi troppo lunghi, che arricchiscono solo gli avvocati, rappresentati in alcuni casi come vampiri dei loro clienti come nel caso di Mr Vholes.Ci vorrebbe un Dickens anche da noi per rappresentare le lungaggini dei processi e anche la sciatteria del legislatore nello scrivere le leggi che devono essere applicate nei processi. Come sempre il problema sta nella caratterizzazione dei personaggi, perché Dickens pecca di eccessivo manicheismo . Esther Summerson è talmente buona da risultare irritante e pure la cara Ada pecca di eccessiva stucchevolezza. Nonno Smallweed, tra i più cattivi, è come un grosso ragno, di cui risulta prevedibile ogni mossa. I personaggi a metà sono i più interessanti, tra cui spiccano Richard e lady Dedlock. Richard serve a Dickens come altri personaggi secondari per sostenere la sua tesi: le cause rovinano i clienti. Inizialmente pupillo della Corte, Richard, una volta raggiunta la maggiore età, si interessa alla causa ereditaria che si trascina da anni e si illude di riuscire a definirla in modo soddisfacente per lui, ottenendo tutti i soldi che gli spettano e così vivendo nell'agiatezza per il resto della vita. Così illuso, butta all'aria ogni progetto lavorativo e fa della causa la sua ossessione, fino a trovarsi sull'orlo della follia malgrado gli sforzi congiunti di Santa Esther e Santa Ada. Lady Dedlock è un personaggio affascinante del genere "peccatrice pentita"che ha un suo senso giusto in epoca vittoriana, e che risulta più simpatica nella sua freddezza e disperazione della figlia Esther. Non mi è piaciuta molto nemmeno la trama, per quanto sia considerata uno dei primi esempi di polizieschi o "detective story". Mi pare deboluccio l'intreccio e molto scontato chi sia il responsabile dell'omicidio che ad un certo punto viene commesso. . C'è poca suspense, è tutto molto prevedibile, non hai l'ansia di girare le pagine per sapere cosa succederà o il piacere di fare congetture. Wilkie Collins, suo contemporaneo, secondo me è molto più bravo nell'imbastire trame gialle e avvincenti, e anche nel creare personaggi maggiormente caratterizzati psicologicamente( indimenticabile Miss Gwilt)per quanto Dickens rimanga uno dei massimi scrittori inglesi.

    ha scritto il 

  • 3

    Non è stata una lettura facile: parecchio ingarbugliata la trama, tanti i personaggi, la scrittura che passa dalla prima persona alla terza non aiuta.
    A ripensarci dopo tanti giorni dalla fine della l ...continua

    Non è stata una lettura facile: parecchio ingarbugliata la trama, tanti i personaggi, la scrittura che passa dalla prima persona alla terza non aiuta.
    A ripensarci dopo tanti giorni dalla fine della lettura, però mi resta il ricordo di una grande storia ricca di quelli che sono sempre stati i temi cari a Dickens: le sorti dell'infanzia abbandonata, la denuncia di una società falsa, una borghesia ipocrita e una giustizia lenta e polverosa.

    ha scritto il 

  • 3

    Puff...pant...(onomatopea fumettosa, si vede che leggo di nuovo Topolino xD)

    Che fatica finire questo romanzo! Ci ho messo due mesi (è vero che è corposo ma conoscendomi è tanto: per "La piccola Dorrit", che credo fosse anche più lungo, impiegai un mese solo) e comunque alla f ...continua

    Che fatica finire questo romanzo! Ci ho messo due mesi (è vero che è corposo ma conoscendomi è tanto: per "La piccola Dorrit", che credo fosse anche più lungo, impiegai un mese solo) e comunque alla fine l'ho tirato via, per stanchezza. Peccato però! Sembra che dopo Little Dorrit nessun Dickens riesca più ad "acchiapparmi"...ma ce ne sono ancora diversi intonsi, non demordo xD
    Bleak House è un romanzo molto complesso: motore della storia è un'intricatissima vicenda legale che sembra non avere mai fine ed è infarcita di morti misteriose, figli illegittimi, satira sociale e...personaggi. Migliaia di personaggi che spuntano come funghi, 2 o 3 nuovi a ogni capitolo (o mi sembravano nuovi perché nel frattempo mi dimenticavo di loro?? Può anche darsi... xD) che creano un effetto dispersivo...anche perché pure quelli che dovrebbero essere i "principali" appaiono davvero poco e il lettore non riesce ad affezionarsi a loro. Perfino la protagonista Esther, nonostante narri alcuni eventi in prima persona (cosa inedita in Dickens: non credo ci sia un altro suo romanzo scritto in prima persona da una donna, anche se solo in parte) non mi ha suscitato particolare simpatia. Tuttavia questo libro annovera alcuni tra i comprimari più particolari mai usciti dalla penna di questo genio inglese: non dimenticherò facilmente la donna che passa tutto il giorno a occuparsi di missioni in Africa mentre non si cura minimamente della sua casa e dei suoi figli; o l'uomo che vive come un bambino senza preoccuparsi del futuro, o il ragazzo che quando avrebbe dovuto spendere dei soldi e non lo fa li considera guadagnati e si ritiene obbligato a spenderli in qualcos'altro...Insomma, c'è sempre qualcosa da guadagnare nel leggere Dickens!

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro immenso...

    Nella sua enormità questo romanzo è una satira brillante contro l'iniquità della legge e la falsa filantropia.
    Ci si imbatte in famiglie degradate che rappresentano l'intera società corrotta e contami ...continua

    Nella sua enormità questo romanzo è una satira brillante contro l'iniquità della legge e la falsa filantropia.
    Ci si imbatte in famiglie degradate che rappresentano l'intera società corrotta e contaminata in cui i genitori distratti ed inadeguati sono infetti dalla malattia sociale del parassitismo, che lasciano i figli orfani delle loro attenzioni perchè sono troppo occupati a fare altro.
    Poi c'è lo Slum, umanizzato e associato ad un corpo mezzo morto che striscia nella miseria: questo è l'indiscusso protagonista del romanzo con il suo degrado morale e fisico in cui i suoi abitanti sono stati trasformati negli elementi in cui essi vivono, il fango e la nebbia.
    Ed infine la casa, che si contrappone alla terribile Londra in quanto l'autore vuole affidarle virtù domestiche e liberali. Essa però si limita ad essere un rifugio che non può cambiare la società, quel sistema piatto e mediocre.
    E la desolazione del titolo sta proprio in tutte le abitazioni descritte, in cui manca il calore e la cordialità che le rendono umane, in questo sta la differenza tra House e Home.
    Ciò che quest'opera mi ha suscitato è l'impressione che il più alto e il più basso siano avvinti inestricabilmente in quella società caratterizzata da impressionanti contrasti, in cui la condizione umana dei personaggi è catapultata in un sistema corrotto e degradato dove la speranza di salvarsi si riduce sempre più.

    ha scritto il 

  • 4

    L'ho finito, in due mesi esatti l'ho finito. Difficile dire quanto ho colto e quanto ho perso per strada dell'ingarbugliatissima vicenda, quante volte sono tornato indietro di capitoli interi per cerc ...continua

    L'ho finito, in due mesi esatti l'ho finito. Difficile dire quanto ho colto e quanto ho perso per strada dell'ingarbugliatissima vicenda, quante volte sono tornato indietro di capitoli interi per cercare di recuperare un personaggio che mi riappariva a distanza di trecento pagine senza che ne avessi conservato il minimo ricordo.
    Dovessi dire di aver trovato, o solo intravisto il bandolo della matassa, mentirei. Ma di sicuro nemmeno una volta mi è venuta la tentazione di abbandonarlo, nonostante ci siano momenti nei quali il libro stesso sembra chiedertelo.
    Sono così contento di averlo finito che quasi quasi come Esther Summerson, talmente buona da portare il lettore sull'orlo della crisi iperglicemica, mi faccio un bel pianto.
    Quattro stelle, con l'avvertenza che probabilmente io non ne ho goduta più di una e mezza. Il resto è tutto per Dickens, con un sospetto che è quasi certezza che alla fine dei conti quello che voleva era prenderci tutti per i fondelli. Bravo, porca miseria, bravo.

    ha scritto il 

  • 4

    Anzitutto desolata non è, la casa (è quasi tondeggiante sugli angoli come in una fiaba); la satira che si vorrebbe caustica di dickens verso la magistratura inglese è docile, anodina; i personaggi pri ...continua

    Anzitutto desolata non è, la casa (è quasi tondeggiante sugli angoli come in una fiaba); la satira che si vorrebbe caustica di dickens verso la magistratura inglese è docile, anodina; i personaggi principali – che infallibilmente pensano ed agiscono bene – sono noiosetti e tra loro, corifea di questa bontà nutriente ed indigesta, è la voce narrante Esther Simmons; la geografia umana del romanzo è come al solito squinternata, estesa, hicsuntleonesca all’inizio ma alla fine sta in un post-it; i personaggi minori sono costruiti tutti attorno un gesto ripetitivo o una ossessione e però sono quelli che funzionano di più, soprattutto se presentano una vocazione alla malvagità.

    E Dickens non sa fare altro che questo: mettere le sue enormi mani a coppa, immergerle in un fonte e sollevarle: e di tutta l’acqua raccolta non perderne una goccia – uno sguardo, un’ombra, un pensiero, un sorriso – mentre cammina sulle mille pagine dei suoi romanzi.

    ha scritto il 

  • 4

    Non è stato amore a prima vista, lo confesso. Troppo ingarbugliata la prima parte, con un numero apparentemente eccessivo di personaggi da gestire all’interno dell’orbita catalizzatrice della Corte di ...continua

    Non è stato amore a prima vista, lo confesso. Troppo ingarbugliata la prima parte, con un numero apparentemente eccessivo di personaggi da gestire all’interno dell’orbita catalizzatrice della Corte di Giustizia del Lord Cancelliere. Il continuo alternarsi del tempo presente usato dal narratore onnisciente e di quello passato preferito dalla protagonista, che narra in prima persona, mi ha lasciato qualche perplessità, legata forse alla mia strana avversione per l’uso del presente nei romanzi.
    Al principio non è stato di grande aiuto neppure il carattere angelico di Esther Summerson, la protagonista appunto, con i dotti lacrimali costantemente impegnati a trattenere le lacrime, di felicità, di delusione, di profonda gratitudine, o di presunta poco profonda gratitudine… lacrime composte e silenziose, ma pur sempre lacrime. Se devo essere sincera, e non ho motivi per non esserlo, c’è stato un momento in cui l’indice ammonitore dell’Allegoria in elmetto romano dipinta sulla volta dello studio di Mr Tulkinghorn (uno dei personaggi più memorabili) per me puntava dritto in direzione dell’uscita.
    Ho fatto bene però a restare perché poco dopo Dickens ha compiuto la sua solita magia ed è stato uno spasso vedere i pezzi del puzzle, sparsi nel modo più disordinato possibile, iniziare pian piano ad incastrarsi l’uno con l’altro, per dare vita al quadro completo.
    Entrare nel dettaglio di una trama così complessa (di sicuro la più complessa tra i Dickens letti fino ad ora) sarebbe difficile, perciò proverò solo a dire che Bleak House non è Satis House: qui il tempo scorre liberamente tra gioie e dolori per tutti, tranne che per la causa Jarndyce contro Jarndyce, che si protrae ormai da generazioni e sembra inesorabilmente ferma al punto di partenza. Ogni tanto spira un leggero vento dell’est, su cui volano le cattive notizie, ma un paio d’ore trascorse tra le pareti del Brontolatoio sono sufficienti per ritrovare la calma ed affrontare le piccole e grandi tragedie di cui è puntellata la vita d’ogni giorno.
    Anche in questo caso Dickens regala una galleria di personaggi indimenticabili, ricca come la galleria di Chesney Wold, dalle cui pareti i ritratti degli illustri antenati dei Dedlock volgono intorno i loro sguardi indifferenti. Vi sono esempi di schiettezza e praticità domestica come Mrs Bagnet accompagnata dal suo versatile ombrello e di assoluta inabilità in questioni che non prevedano uno sforzo di filantropia telescopica come Mrs Jellyby; tipi di orgoglio implosivo come quello di Lady Dedlock ed esplosivo come quello di Hortense; campioni di ingenuità sincera e spontanea come George ed artificiosa quanto interessata come Harold Skimpole; modelli di sconfinata generosità e delicatezza come John Jarndyce e di sensibilità estrema come Mr Boythorn… tutti personaggi che ruotano attorno ai protagonisti, i pupilli della corte, come direbbe Miss Flite, ma che non per questo sfuggono al fine lavoro di cesellatura dell’autore, il cui sguardo satirico non risparmia niente e nessuno.

    ha scritto il 

  • 5

    Un solo aggettivo per definire questo voluminoso romanzo: magnifico. Con tutti i suoi limiti, costituiti da un numero enorme di pagine, più di 800, di cui, se andiamo ad approfondire, forse meno della ...continua

    Un solo aggettivo per definire questo voluminoso romanzo: magnifico. Con tutti i suoi limiti, costituiti da un numero enorme di pagine, più di 800, di cui, se andiamo ad approfondire, forse meno della metà sarebbe bastata per renderlo un grande libro; mai mi sono annoiata, però, durante la lettura, solo qualche pagina più lenta che si legge con una certa impazienza, ma sempre con “quel piccolo brivido che si sente dietro le scapole” che Nabokov definisce “la forma più alta di emozione che l’umanità abbia raggiunto sviluppando la pura arte e la pura scienza”. Tra pagine memorabili per le immagini liriche, per l’accuratezza con cui è descritta la miriade di ambienti e di personaggi, ognuno tratteggiato con efficacissime parole, la storia si svolge tutta intorno ad una causa legale che si tiene dinnanzi alla Corte del Lord Cancelliere di Londra, la causa Jarndyce contro Jarndyce, che si trascina da anni senza soluzione nei nebbiosi meandri della Corte di Chancery Lane. Il cuore del romanzo è la feroce critica al sistema legale inglese, al mondo degli avvocati e legulei che, come antichi mostri che popolano i peggiori incubi, ingurgitano i clienti, siano essi nobili signori che poveri disgraziati rimasti privi di tutto a causa della legge, portandoli verso la follia e la morte. Intorno alla nebbiosa causa Jarndyce contro Jarndyce ruotano tantissimi personaggi, nel bene e nel male, ma sempre splendidi, come bambini orfani (tema caro a Dickens) calpestati nei fondamentali diritti dell’infanzia, criminali usurai di aspetto e toni demoniaci, signore aristocratiche che nascondono segreti del loro passato che verranno man mano svelati, nobili signori inglesi tutti dedicati ad onorare il loro lignaggio, cameriere malvage e donne sacrificate dalla povertà estrema nei loro diritti di madri, c’è anche un investigatore, mister Bucket, con il quale Dickens inserisce una vena di giallo in una trama densissima di temi ; insomma, tantissimi personaggi, sui quali spicca la voce narrante, Esther Summerson, che si alterna nel racconto con il narratore Dickens, finchè nel finale i due si sovrappongono in una unica narrazione, quella di Esther, orfana sottoposta alla tutela del generosissimo mister Jarndyce, dolce, umile e candida fanciulla, unica beneficiata dalla causa Jarndyce contro Jarndyce che solo morte e dolore provoca . Una menzione speciale per l’avvocato Tulkinghorn, prototipo dell’avvocato freddo, calcolatore, privo di sentimenti, odioso e odiato ovunque e da chiunque -anche dalla sottoscritta, appartenente alla sua categoria, per cui la lettura è stata anche un confronto con la figura dell’avvocato di oggi, mica tanto migliore, purtroppo, nell’opinione popolare-.

    ha scritto il 

  • 5

    Da leggersi con umiltà, a lume di candela

    Chiudo vittorioso il romanzo in una sorta di trance vittoriana, ho addosso ancora gli umori di Londra e delle sue umide tenute nel verde dei sobborghi inglesi, sento ancora lo scalpiccio, il vociare, ...continua

    Chiudo vittorioso il romanzo in una sorta di trance vittoriana, ho addosso ancora gli umori di Londra e delle sue umide tenute nel verde dei sobborghi inglesi, sento ancora lo scalpiccio, il vociare, il rumore delle carrozze.
    Non vi narrerò tanto della mia difficoltà di lettura, tale da averci impiegato un anno e più per portare a termine questo pantagruelico romanzo, mollato e poi ripreso un paio di volte.
    Vi narrerò piuttosto della incredibile complessità di quest'opera, cercando stavolta di non sciorinare aggettivi a destra e a manca come sono ahimè solito fare.
    Non è propriamente mia intenzione quella di convincervi a iniziare la perlustrazione di questa "Casa Desolata", perchè di perlustrazione si tratta più che di semplice lettura. Troppa densità, un ordito troppo fitto per concedersi la modalità "light" del lettore moderno. Non è che puoi attraversare a nuoto la Manica solo perchè sai arrivare a rana fino alle boe, giusto?
    Ecco, ritengo che bisogna partire con umiltà, consapevoli innanzitutto che un Classicone Ottocentesco non si inghiotte ma si assapora. Che Charles Dickens cantore dei trovatelli, degli usurai e delle nebbie londinesi è un osso duro, durissimo, altro che Topolino e il Canto di Natale, che le sue frasi sono blocchi di pietra tornita e intarsi di legno.
    Uno stile nobilissimo, inconfondibile. Una qualità artigiana nello scalpellare i personaggi che rivela il gusto del particolare, che riesce a trasmettere al lettore - in un modo che definirei magico - le precise sensazioni che suscita un certo ambiente. Sapete cosa significa guardare un temporale oltre al vetro e avvertire contemporaneamente odore della pioggia, nostalgia, tepore, poesia di un attimo. Lo avvertite come un tutt'uno, una specie di "cosa" allo stomaco, che dà un certo calore, da "lume di candela"; ecco avete capito, Dickens trasmette esattamente queste sensazioni.
    Va detto che in Dickens "calore allo stomaco" e zuppa cementizia vanno a braccetto. Vige la dura legge del pacchetto completo: prendere o lasciare. C'è una compiaciuta verbosità, c'è una ragnatela di correlazioni tra i molti personaggi da far venire il capogiro; c'è poi un comprensibile innesto di sentimenti pii e di integrità morale che oggi sono men che pallidi ricordi. L'estrema generosità del tutore Jarndyce, l'estrema bontà di Esther Summerson, l'aurea di pietas attorno a pover'anime di condizione martire e cuore angelico, i pudibondi rossori di Ada, etc.
    Poi ci pensano i personaggi caricaturali, specie quelli più gretti e meschini usciti dalla sua penna d'oca a tenere desta l'attenzione. Il Bastardo d'Oro spetta probabilmente a nonno Smallweed, rachitico usuraio circondato dal suo asservito parentado, un personaggio che nel suo uncinare col dito come la chela di un'aragosta sembra poter uscire dal libro e lacerare da un momento all'altro la pagina. O lo schermo del kindle. Ma poi c'è la pletora dei parassiti sociali, dal "vecchio bambino" Skimpole, socratino da salotto, all'egocentrico lamentoso vecchio Turveydrop fino a Mrs Jellyby, tutta presa dalle missioni africane mentre i suoi figli sono allo stato brado.
    Oppure il piccolo circo degli alienati, da Miss Flite inghiottita dai cavilli e dalle scartoffie di eterne cause legali alla disprezzatissima moglie impazzita del vecchio Smallweed, dalla gelida e sospettosa Mrs Snagsby fino al pupazzesco Mr Bagnet che esprime pensiero soltanto attraverso le opinioni dell'esuberante moglie.
    I temi affrontati sono tanti ma riassumendo a grandi linee si possono individuare: la lentezza della macchina burocratica tribunalizia, ingombrante scoglio sul quale vive attaccato un microcosmo di esistenze "in attesa". Il riscatto del buon poverello (tema caro a Dickens), ricompensato dalla sua irreprensibile bontà d'animo, ma anche l'accusa al vetriolo fatta ad una società che esclude drammaticamente il povero, che vuole farlo solo e perennemente "circolare" come il ragazzo di strada Jo. L'irriconoscenza del protegé - il "pupillo" Richard - che si ribella al tutore per i propri interessi (che a legger oggi, viene quasi da parteggiare per il ribelle). O anche il fatto che siamo davanti a un archetipo della detective story, con un investigatore (Mr. Bucket) dai modi al contempo "vittoriani" (moderati, attenti all'etichetta) e spicci.
    Ci sono troppi cunicoli aperti in questo cosmo dickensiano, una vita non basterebbe per raccontarli come si conviene. Avete tutto il tempo, leggetelo. Take your time; io ci ho messo un anno, e ne è davvero valsa la pena.
    Un romanzo che ritengo non si potrà mai "padroneggiare" abbastanza; si può certamente "assaggiare" con una prima lettura, e magari chissà "assaporare" meglio con una seconda lettura (si narra di alcuni ardimentosi che hanno superato la terza lettura).
    Spero di aver reso l'idea. Detto questo, tolgo il cilindro, m'inchino con calcolata grazia e scompaio inghiottito dalla bruma londinese.

    ha scritto il 

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