Centouno storie zen

Editore: Il Punto d'Incontro

3.9
(2077)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 123 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: 8880932462 | Isbn-13: 9788880932468 | Data di pubblicazione:  | Edizione 4

Disponibile anche come: Paperback , Copertina morbida e spillati

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
Gli orientali, solitamente più interessati allo scopo ultimo dell'esistenzache agli affari del mondo fini a se stessi, hanno da sempre considerato colmassimo rispetto l'uomo che ha scoperto il proprio Sé e molti sono gliinsegnanti che hanno aiutato altri in tale realizzazione. I racconti quipresentati riguardano questo conseguimento e traggono origine da autenticheavventure nello Zen, selezionate da una famosa raccolta del 1200. Lo Zen èstato descritto come "un insegnamento al di là delle parole, che rivelal'essenza della mente dell'uomo, il quale vede direttamente nella proprianatura e consegue il Satori, l'illuminazione". Allo Zen vengono attribuitimolti significati, nessuno dei quali completamente definibile ...se sonodefiniti, non sono Zen.
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  • 2

    Devo a mettere che qualcuna di queste storie é riuscita a strapparmi un sorriso.... Per la maggior parte delle storie però credo farei meglio a trovarmi un Maestro Zen prima di tentarne una rilettura! ...continua

    Devo a mettere che qualcuna di queste storie é riuscita a strapparmi un sorriso.... Per la maggior parte delle storie però credo farei meglio a trovarmi un Maestro Zen prima di tentarne una rilettura!

    ha scritto il 

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    26. Dialogo commerciale per avere alloggio

    Qualunque monaco girovago può fermarsi in un tempio Zen, a patto che sostenga coi preti del posto una discussione sul Buddhismo e ne esca vittorioso. Se inve ...continua

    26. Dialogo commerciale per avere alloggio

    Qualunque monaco girovago può fermarsi in un tempio Zen, a patto che sostenga coi preti del posto una discussione sul Buddhismo e ne esca vittorioso. Se invece perde, deve andarsene via.

    In un tempio nelle regioni settentrionali del Giappone vivevano due confratelli monaci. Il più anziano era istruito, ma il più giovane era sciocco e aveva un occhio solo.

    Arrivò un monaco girovago e chiese alloggio, invitandoli secondo la norma a un dibattito sulla sublime dottrina. Il fratello più anziano, che quel giorno era affaticato dal molto studio, disse al più giovane di sostituirlo. «Vai tu e chiedigli il dialogo muto» lo ammonì.

    Così il monaco giovane e il forestiero andarono a sedersi nel tempio.

    Poco dopo il viaggiatore venne a cercare il fratello più anziano e gli disse: «Il tuo giovane fratello è un tipo straordinario. Mi ha battuto».

    «Riferiscimi il vostro dialogo» disse il più anziano.

    «Be',» spiegò il viaggiatore «per prima cosa io ho alzato un dito, che rappresentava Buddha, l'Illuminato. E lui ha alzato due dita, per dire Buddha e il suo insegnamento. Io ho alzato tre dita per rappresentare Buddha, il suo insegnamento e i suoi seguaci, che vivono la vita armoniosa. Allora lui mi ha scosso il pugno chiuso davanti alla faccia, per mostrarmi che tutti e tre derivano da una sola realizzazione. Sicché ha vinto e io non ho nessun diritto di fermarmi». E detto questo, il girovago se ne andò.

    «Dov'è quel tale?» domandò il più giovane, correndo dal fratello più anziano.

    «Ho saputo che hai vinto il dibattito».

    «Io non ho vinto un bel niente. Voglio picchiare quell'individuo».

    «Raccontami la vostra discussione» lo pregò il più anziano.

    «Accidenti, non appena mi ha visto lui ha alzato un dito, insultandomi con l'allusione che ho un occhio solo. Dal momento che era un forestiero, ho pensato che dovevo essere cortese con lui e ho alzato due dita, congratulandomi che avesse due occhi. Poi quel miserabile villano ha alzato tre dita per dire che tra tutti e due avevamo soltanto tre occhi. Allora ho perso la tramontana e sono balzato in piedi per dargli un pugno, ma lui è scappato via e così è finita».

    18. Una parabola

    In un sutra, Buddha raccontò una parabola: Un uomo che camminava per un campo si imbatté in una tigre. Si mise a correre, tallonato dalla tigre. Giunto a un precipizio, si afferrò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare oltre l'orlo. La tigre lo fiutava dall'alto. Tremando, l'uomo guardò giù, dove, in fondo all'abisso, un'altra tigre lo aspettava per divorarlo. Soltanto la vite lo reggeva. Due topi, uno bianco e uno nero, cominciarono a rosicchiare pian piano la vite. L'uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola. Afferrandosi alla vite con una mano sola, con l'altra spiccò la fragola. Com'era dolce!

    ha scritto il 

  • 5

    Da riprendere in mano più volte

    Uno dei primi libri in cui una persona che voglia avvicinarsi allo zen si imbatte. Alla prima lettura alcune storie sono chiare, mentre altre sono semplicemente tronche, insipide. Rileggendolo una vol ...continua

    Uno dei primi libri in cui una persona che voglia avvicinarsi allo zen si imbatte. Alla prima lettura alcune storie sono chiare, mentre altre sono semplicemente tronche, insipide. Rileggendolo una volta approfondita la propria conoscenza e il proprio sentimento zen, le prime rimangono piacevoli e le seconde trovano nuova vita.

    ha scritto il 

  • 4

    Brevi storie, sono i contenuti e i messaggi a destare curiosità. Filosofia, teologia,mitologia, si rincorrono e analizzano pensieri, difficoltà e tematiche.

    ha scritto il 

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