Centuria

Cento piccoli romanzi fiume

Di

Editore: Rizzoli

4.3
(337)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 206 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Turco

Isbn-10: A000009532 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati , Paperback , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
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  • 5

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/06/20/centuria-giorgio-manganelli/

    “Un giovane uomo si sta recando a un appuntamento con una giovane donna, alla quale intende dire che trova inutile, dannoso, ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/06/20/centuria-giorgio-manganelli/

    “Un giovane uomo si sta recando a un appuntamento con una giovane donna, alla quale intende dire che trova inutile, dannoso, dispersivo e monotono continuare a vedersi; in realtà egli non ha mai amato la giovane donna, ma ha provato per lei, via via, sensi di galanteria, di devozione, di ammirazione, di speranza, di perplessità, di distacco, di delusione, di irritazione; ora l’irritazione sta quietamente trapassando in una forma di blando e insultante fastidio, perché egli suppone che in qualche modo la donna non sia disposta a dimenticarlo, e teme di aver conseguito nella vita di lei una dignità che lo allarma. Ripassando la serie dei sentimenti che ha provato per la giovane donna, egli riconosce di essersi talora comportato con eccessiva fragilità, e di aver sperato - sperato che cosa? Sperato che entrambi fossero diversi, e che avessero uno spazio in cui inventare una storia; ammette che parte del suo cruccio non dipende da lei, ma dal suo comportamento risibilmente fantastico e irresponsabile.
    Nello stesso momento la giovane donna si reca allo stesso appuntamento, avendo in animo di mettere tutto in chiaro; è una donna che ama la semplicità e la chiarezza, e pensa che le ambiguità e le imprecisioni di un rapporto che non esiste si siano protratte troppo a lungo. Ella non ha mai amato quell’uomo, ma deve riconoscere di essere stata debole; di aver chiesto il suo aiuto in modo incauto, di aver tollerato il crescere di un tacito equivoco in cui ora ella si sente ingiustamente invischiata. La donna è irritata, ma la saggezza le consiglia di essere solo ferma e calma. Ella sa che quell’uomo è un affettivo, un fantastico, capace di vedere le cose che non ci sono, e di porre in esse una fede costante quanto infondata e vana; sa anche che quell’uomo ha un alto concetto di sé, ed è incline a mentire pur di non subirne umiliazioni. Per questo sarà benevola, lucida.
    Puntuali, il giovane uomo e la giovane donna si avvicinano al luogo dell’appuntamento: ecco, si sono visti, si fanno un segno di saluto, in cui la consuetudine tiene il posto della cordialità. Quando sono ormai a pochi metri, entrambi si fermano e si guardano, attentamente, in silenzio; ed improvvisa una furia di gioia li coglie, quando entrambi capiscono, sanno, che nessuno dei due ha mai amato l’altro.”
    (Giorgio Manganelli, “Centuria”, ed. Adelphi)

    Italo Calvino, nel presentare al pubblico francese “Centuria” di Giorgio Manganelli, tra le altre cose scriveva: “Era ora. Da vent’anni la letteratura italiana ha uno scrittore che non assomiglia a nessun altro, inconfondibile in ogni sua frase, un inventore inesauribile nel gioco del linguaggio e delle idee: e non era mai stato tradotto in francese prima. Questo vuol dire che l’idea che il lettore si è fatto della letteratura italiana negli ultimi decenni mancava di un dato essenziale: dal momento in cui la sagoma di Manganelli si staglia all’orizzonte, cambiano tutti i rapporti di prospettiva del paesaggio intorno... (omissis)... Centuria (1979) è un libro completamente diverso dagli altri suoi. Tutto quello che ho detto di Manganelli fin qui, può sembrare che non si applichi a questo libro dalla scrittura concisa ed essenziale, dalle invenzioni narrative sintetiche e concentrate. Eppure si tratta più che mai di Manganelli: l’universo in cui i cento ‘romanzi’ d’una sola pagina si situano è lo stesso in cui in altri libri si scatena la sua tregenda di metafore...”.
    Come accennato da Calvino, in “Centuria” sono contenuti cento (con l’aggiunta successiva di altri) piccoli ‘romanzi’ di una pagina ciascuno, nei quali Manganelli tratta temi classici e giganteschi quali la morte, l’amore, la solitudine, il tempo e così via, con arguzia e originalità. Per la sua conformazione, è difficile scrivere oltre su questo libro, salvo mettersi ad elencare i protagonisti di singoli ‘romanzi’. Tanto vale, allora, riportarne un altro qui sotto, oltre a quelli già in precedenza proposti in altri due articoli su questo blog. https://antoniodileta.wordpress.com/category/letteratura-2/manganelli/

    “Non v’è dubbio che egli sia pensoso, condizione non eccezionale, giacché è uomo che ama pensare metodicamente, lucidamente, finemente distinguendo i concetti che maneggia con professionale competenza. In certo modo, egli oggi è pensoso sul fatto di essere pensoso, giacché la sua pensosità ha toccato un tema che, nell’insieme, non gli sembra adeguato o, più esattamente, gli sembra inficiato da una fondamentale riluttanza alle idee chiare e distinte, e ciò gli comunica un vago malessere, sarà meglio depotenziare a disagio. Il tema è l’amore. Egli prova un vivo, indubitabile interesse per una giovane donna, la quale, a parere di taluni esperti, mostra manifesti segni di innamoramento. Ora, egli è del tutto certo che il suo vivo, indubitabile interesse appartiene ad una variante dell’amicizia, della partecipazione, della collaborazione affettiva - è un termine che trova molto soddisfacente - ma è assolutamente estraneo all’amore. Tuttavia, egli ha l’impressione che la giovane donna, cui non nega un tal quale prestigio e fisico e mentale, tenda a proporre una interpretazione non chiara, non adeguata, non ragionatamente distinta dei loro rapporti. La cosa lo imbarazza, giacché non v’è dubbio che egli consideri la presenza della giovane donna nella sua vita con non mentito favore. D’altra parte, egli non può, per il rispetto che deve alla propria probità mentale, accettare sia che la giovane donna, forse un poco precipitosa, creda di essere quanto meno sulle soglie di una relazione, sia che a lui si attribuiscano pensieri non chiari che, ad esempio, non si ponga una ferma dogana lessicale tra ‘violenta affezione’ e ‘amore’. Egli è assolutamente consapevole che in lui non c’è amore, non c’è disposizione a una relazione privata, e che in nessun concepibile futuro alcunché del genere è ipotizzabile. La sua posizione gli sembra chiara, onesta, esplicita. Non capisce perché la giovane donna fatichi a capire proposizioni talmente lucida, e resti interdetta alla sua proposta di una relazione non relazionale, disamorata ma affettuosa, calda ma distaccata, che, a lui sembra, parteciperebbe insieme della chiarezza e della utilità. D’altronde, egli non nega che l’innamoramento della giovane donna grandemente lo lusinga, e se la giovane donna si disamorasse la cosa gli sembrerebbe indizio di incostanza; e gli sarebbe difficile essere amico di un essere incostante e non chiaro. A questo punto, egli diventa pensoso. Ha l’impressione di essere caduto in un tranello del ‘non chiaro’ e prova una lieve attacco d’ansia che non cesserà se non quando egli ne sarà totalmente, irreparabilmente uscito.”

    ha scritto il 

  • 4

    E' probabilmente vero che Manganelli era "malato d'intelligenza", ma quando sono arrivato alla numero Cento ho pensato che fossero a sufficienza. In aggiunta a questa edizione se ne trovavano altre 20 ...continua

    E' probabilmente vero che Manganelli era "malato d'intelligenza", ma quando sono arrivato alla numero Cento ho pensato che fossero a sufficienza. In aggiunta a questa edizione se ne trovavano altre 20, piu' altre scartate. Ma se il libro si chiama Centurie, mi fermo a cento.
    Onirico in molti racconti, arguto e nonsense in altri, preciso e mai banale in tutti, è un esperimento necessario per la lingua italiana. Non si legge come insieme di racconti, ma si degusta.

    ha scritto il 

  • 4

    "Sa di essere sospeso nel vuoto, di essere, lui come ogni altro, il centro del mondo, dal quale si dipartono infiniti infiniti." (Ventuno, p. 58)

    "L’assenza di senso è coerente e prevedibile, e la sen ...continua

    "Sa di essere sospeso nel vuoto, di essere, lui come ogni altro, il centro del mondo, dal quale si dipartono infiniti infiniti." (Ventuno, p. 58)

    "L’assenza di senso è coerente e prevedibile, e la sensatezza è enigmatica e scostante." (Ottantacinque, p. 185)

    ha scritto il 

  • 4

    Affrontato con circospezione, se non con qualche diffidenza, mi ha invece conquistato immediatamente. La capacità, reiterata più di cento volte, di contenere in due pagine scarse un racconto compiuto ...continua

    Affrontato con circospezione, se non con qualche diffidenza, mi ha invece conquistato immediatamente. La capacità, reiterata più di cento volte, di contenere in due pagine scarse un racconto compiuto ha dello strabiliante e precorre con grande padronanza narrativa i tentativi attuali di scrivere racconti in un tweet o a base di tweets. I registri narrativi sono i più vari: malinconico, ironico, grottesco, surreale, umoristico, onirico. Altrettanto vari sono i personaggi che compaiono in queste paginette stranianti, geometriche, labirintiche: signori soli, con qualche mania o caratteristica peculiare, signore fuori moda, dinosauri, fantasmi, fate, briganti, unicorni, animali talora con tratti umani, città, deserti pensanti e altro ancora. Non ci si annoia mai e si passa da un racconto all’altro senza smettere di essere sorpresi, fino all’ultima pagina. Si comprende bene la sintonia con Calvino.

    ha scritto il 

  • 4

    Cento raccontini da una pagina, concentratissimi "romanzi sottovuoto" («... vuole una mia definizione del romanzo? Quaranta righe più due metri cubi di aria. Io ho lasciato solo le quaranta righe», eb ...continua

    Cento raccontini da una pagina, concentratissimi "romanzi sottovuoto" («... vuole una mia definizione del romanzo? Quaranta righe più due metri cubi di aria. Io ho lasciato solo le quaranta righe», ebbe a dire l'Autore) che, pur con alti e bassi (alcuni secondo me sono dei veri capolavori, ma non ne mancano di pesantucci perché troppo cervellotici e/o ripetitivi) mi hanno avvolta in un turbine straniante di sogni, visioni, paradossi, ossessioni e ogni tipo d'arzigogolo mentale attorno all'Uomo, al Tempo, al Nulla.
    L'atmosfera fantastica e sottilmente inquietante che si respira nella maggior parte di essi (o quantomeno nei miei preferiti) mi ha rammentato ora Cortàzar, ora Buzzati, ora forse anche un certo Borges e un certo Calvino, pur tutti declinati in senso più puntuto, metafisico, astratto.
    Su tutto, una prosa sempre splendida, cristallina, di raffinatissima semplicità.

    ha scritto il 

  • 0

    “Il drago, ovviamente, è stato ucciso dal cavaliere. Solo un cavaliere può uccidere un drago - ad esempio, non un militare di carriera, né un campione sportivo. Ci sono cavalieri che si vantano di ave ...continua

    “Il drago, ovviamente, è stato ucciso dal cavaliere. Solo un cavaliere può uccidere un drago - ad esempio, non un militare di carriera, né un campione sportivo. Ci sono cavalieri che si vantano di aver ucciso più draghi: mentono. Non è nel disegno del mondo consentire l’uccisione di più di un drago ad un cavaliere; e a molti anche questo è negato; taluno, anzi, viene dal drago abbattuto, prima che questi cada sotto i colpi di altro, predestinato cavaliere. Il drago giace trafitto, dissanguato e tuttavia esangue, in mezzo a bisce, rane, conchiglie; codesti animali non mostrano la parentela del drago, ma al contrario la sua estraneità. Infatti, il punto che non deve sfuggire è che il drago è eterogeneo rispetto al luogo della propria morte, rispetto agli animali, al cielo, e soprattutto rispetto al cavaliere. Dei draghi non si sa molto, ma in genere i cavalieri ignorano anche il poco che se ne conosce. Che esistano regioni in cui i draghi dimorano, regioni lontane e forse tecnicamente inaccessibili, molti credono, e pare verosimile. Da quelle regioni si allontanano; viaggiano sempre soli: nessuno ha mai saputo di una coppia di draghi, una famiglia, due draghi amici. Il drago si dirige verso il luogo della propria uccisione. Che si sappia, questo è il modo di morire consentito ai draghi. Il drago si dirige verso le mura della città, in cui tuttavia non penetra mai; non ha interesse per i villani, ma cerca cavalieri, giacché solo da uno di questi otterrà morte. Talora il drago si apparta in una grotta, se ne fa ricetto, accumula sassi sulla soglia. Il drago emette dalla bocca fuoco: che tiene luogo di favella. Egli ha verosimilmente molte cose da dire, ma la lunga solitudine l’ha reso disavvezzo, e l’intima fatica esce in lingue di fiamma. Colpisce, in tutta la vicenda del cavaliere e del drago, la assoluta inintelligenza del cavaliere nei confronti del drago. Non ne avverte le distanze, la solitudine, la grandezza immane e deforme, né decifra i segni del fuoco. Ignora le fatiche che il drago ha voluto affrontare per giungere puntuale ad un terribile appuntamento. Il cavaliere ignora di essere egli stesso giunto ad un appuntamento. Se, fermo sul suo bel cavallo, poggiasse la lancia al suolo, reggendola pianamente, senza ira e paura, il drago, vedendo delusa la sua brama di morte, forse inizierebbe il colloquio.”

    ha scritto il 

  • 5

    Cento romanzi-fiume di una pagina

    Questa opera di Manganelli rientra di diritto nell'elitario (e poco frequentato) club dei libri innovativi e di alta qualità letteraria - insieme al Calvino di "Le città invisibili" o al Queneau di "I ...continua

    Questa opera di Manganelli rientra di diritto nell'elitario (e poco frequentato) club dei libri innovativi e di alta qualità letteraria - insieme al Calvino di "Le città invisibili" o al Queneau di "I fiori blu" o il Borges di "L'aleph". Pare che la sfida di Manganelli sia nata da uno delle solite insulse richieste di riviste per le masse: "ci dica cento libri con cui imparare a leggere e ci faccia una presentazione di una cartella per libro". Manganelli risponde da par suo con cento romanzi in cento pagine - sono romanzi completi, che spaziano dall'amore, alla morte, dai rapporti interpersonali, passando per bestiari fantastici (echi di Borges e Cortazar) e avventure di cavalieri e draghi (come non pensare a Calvino?).
    Sembrerebbe un gioco intellettuale, ma è tutt'altro - lo stile è perfetto, formalmente ineccepibile, ricco di vocaboli desueti ma affascinanti e veramente senza alcuna minima macchia. Nella splendida introduzione lo stesso Calvino dice che "nessuno rappresenta più di Manganelli nello stesso tempo la tradizione e l'avanguardia".
    I protagonisti dei cento romanzi sono "signori" definiti icasticamente in una singola riga, breve e potentissima - paradossi e capovolgimenti di punti di vista ad ogni passo che rivelano amare realtà.

    Ecco, la cosa più sorprendente e straordinaria è che Manganelli riesce comunque in questa struttura così limitante a dirci qualcosa di noi, del nostro essere, della nostra vita con un sguardo profondo, intelligente, colto e totalmente originale.

    ha scritto il 

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