Chesil Beach

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Publisher: Editorial Anagrama, S.A.

3.7
(4066)

Language: Español | Number of Pages: 184 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Portuguese , Italian , Chi traditional , Chi simplified , French , Catalan

Isbn-10: 843397470X | Isbn-13: 9788433974709 | Publish date:  | Edition 1

Translator: Jaime Zulaika

Also available as: Hardcover , Others

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Book Description
Tienen poco más de veinte años, y se conocieron en una manifestación en contra de las armas nucleares. Florence es una chica de clase media alta, su padre es un exitoso hombre de negocios y su madre una activa profesora universitaria. Edward, en cambio, pertenece a una familia que apenas se sostiene en la zona baja de la clase media; su padre es maestro y su madre, tras un insólito accidente, vive desde hace años en una nebulosa. Florence es violinista, y Edward ha estudiado historia. Y ambos son inocentes, y vírgenes, y se aman. Es un día de julio de 1962, un año antes de que, según Philip Larkin, en Inglaterra se empezara a follar, cuando El amante de Lady Chatterley aún estaba prohibido, no había aparecido el primer LP de los Beatles, y el tsunami de la revolución sexual no había llegado a esas costas. Edward y Florence se han casado y van a pasar su noche de bodas en un hotel junto a Chesil Beach, y lo que sucede esa noche entre estos dos inocentes, en unos años donde hablar sobre problemas sexuales era imposible, es la materia con que McEwan construye su chejoviano, delicadísimo, terrible mapa de una relación, del amor, del sexo, y también de una época, y de sus discursos y sus silencios.
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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Logorante incomunicabilità

    Per anni ho nutrito l’assurda convinzione che gli autori contemporanei non meritassero la mia attenzione: essendo un’amante dei classici, mi sembrava impensabile che la letteratura moderna potesse imi ...continue

    Per anni ho nutrito l’assurda convinzione che gli autori contemporanei non meritassero la mia attenzione: essendo un’amante dei classici, mi sembrava impensabile che la letteratura moderna potesse imitarne la solennità, la grandezza inconfutabile.
    Quest’anno, ho capito quanto mi sbagliassi. Negli ultimi mesi credo di essere cresciuta come lettrice, di aver ampliato –seppur di poco- i miei orizzonti letterari, e tra gli autori contemporanei scoperti negli ultimi tempi figura lui, Ian McEwan.
    Lo so, arrivo tardi. McEwan è uno scrittore molto conosciuto ed apprezzato, oltre che prolifico, ma mi si è rivelato solo adesso, con la lettura di “Chesil Beach”. Ribadisco, mi sbagliavo quando credevo che i romanzi moderni non avrebbero mai potuto emulare lo stile dei grandi classici. Ciò non significa che stilisticamente McEwan sia vicino, che so, a Victor Hugo: voglio solo dire che la sua scrittura è davvero notevole, e che quindi la perfezione in questo campo non spetta solo alle pietre miliari della letteratura.

    Il romanzo è molto breve e si legge in poche ore. L’autore ci introduce nella sala dove due giovani sposi, Florence ed Edward, stanno sforzandosi di consumare la propria cena. Sì, sforzandosi è il termine giusto, perché entrambi sono pressati da mille pensieri, da altrettante ansie e paure, ma non riescono a confidarsele. Di qui, il fingere che tutto vada bene: questo sarà il motivo per cui il matrimonio naufragherà miseramente dopo poche ore, l’incomunicabilità. McEwan ci mette davanti alla condizione esistenziale dei due protagonisti, che poi è quella dell’uomo in generale, ossia la solitudine derivante dall’incapacità di comunicare con l’altro, di scoprirsi, di rivelarsi. I due giovani sono cresciuti in ambienti familiari estremamente differenti, ma entrambi oppressivi, e questo ha contribuito a forgiarne l’indole, a condizionarne l’esistenza.
    Non si conoscono, non a fondo. Ognuno ha dell’altro un’idea se non proprio distorta, comunque errata, e questo perché la loro relazione si basa su un ritegno eccessivo, sul riserbo, sul pudore. Si impegnano ad essere qualcosa che non sono, nascondono le bruttezze del loro carattere, sono gentili fino all’esagerazione, contenuti su tutto. Ne scaturisce quella situazione di imbarazzo teso ed allo stesso tempo trattenuto che caratterizza la loro notte di nozze, situazione mirabilmente resa da McEwan con la descrizione della stanza, del paesaggio che si estende fuori dalla portafinestre, delle pietanze tutt’altro che invitanti, e che diffondono nella sala un’aria "collosa". Respiriamo con Edward e Florence e ne avvertiamo i macigni sul cuore.
    Dalla tensione di queste prime pagine, intervallate dai ricordi degli sposi, si arriva al momento dello scoppio: gli errori dei protagonisti si susseguono in un’inarrestabile catena, l’incomunicabilità diviene estrema. Avrebbero potuto risolvere ogni cosa, mettere fine a tutte le offese ed i fraintendimenti parlandosi chiaramente. Ma la loro reticenza persiste, è inevitabile, ed anzi diviene un ostacolo sempre più grande, insormontabile, destinato ad isolarli ed allontanarli in maniera definitiva.
    Il finale è carico di rimpianto: Edward, ormai anziano, si pente d’aver lasciato andare Florence, di non aver fatto nulla per fermarla. Se solo l’avesse chiamata ancora una volta, forse tutto sarebbe andato diversamente, ed “ecco come il corso di tutta una vita può dipendere … dal non fare qualcosa.”

    Ho molto apprezzato questo romanzo, e credo che sicuramente leggerò altro dell’autore. McEwan si è rivelato uno scrittore elegante e raffinato, con uno spiccato gusto per l’analisi introspettiva, la caratterizzazione dei personaggi e lo stile, tutte caratteristiche interdipendenti e che contribuiscono a rendere la sua scrittura così preziosa.

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  • 3

    "Ecco come il corso di una vita può dipendere dal non fare qualcosa”
    Chesil Beach è una storia amara e frustrante, che parla di sentimenti inespressi e repressi. In poco più di 150 pagine, Ian McEwan ...continue

    "Ecco come il corso di una vita può dipendere dal non fare qualcosa”
    Chesil Beach è una storia amara e frustrante, che parla di sentimenti inespressi e repressi. In poco più di 150 pagine, Ian McEwan ci racconta la prima notte di nozze di Edward e Florence, una coppia di giovani tanto innamorati quanto inesperti. Senza soluzione di continuità, l'autore rimbalza dal punto di vista di lei a quello di lui, rendendoci partecipi delle insicurezze e delle paure di entrambi.
    In Inghilterra, secondo Philip Larkin, "i rapporti sessuali incominciarono nel millenovecentosessantatré", "tra la fine del bando a "Lady Chatterley" e il primo LP dei Beatles". Questa coppia è cresciuta negli anni immediatamente precedenti alla rivoluzione sessuale, quindi in un clima ancora permeato da una forte repressione della sessualità, e McEwan riesce a rendere il lettore partecipe del piccolo dramma che si consuma nella suite nuziale dell'albergo che si affaccia sulla spiaggia di Chesil Beach: Florence prova un misto di repulsione e terrore per il sesso, ma è intenzionata a preservare le apparenze per non deludere Edward che, benché emozionatissimo all'idea di fare finalmente l'amore con la sua amata, non ha le idee ben chiare su cosa dovrà fare di lì a qualche minuto.
    Come si può biasimarli? Entrambi poco più che ventenni, sono lontani anni luce dai loro coetanei di oggi. Con i loro amici parlano di queste cose in maniera superficiale, il confronto con i genitori è da escludere e non esistono mezzi per informarsi in via autonoma. Last but not least, la rigida educazione loro impartita non gli permette di confrontarsi liberamente sull'argomento neanche con la persona amata, frustrando definitivamente la necessità di esternare i loro sentimenti.
    Lo stile ovviamente è impeccabile, in grado di delineare nei minimi dettagli una situazione a tratti anche imbarazzante senza mai scadere nel volgare o tantomeno nel banale, ma al contrario scavando in profondità nella psiche dei due protagonisti.

    Se vi va passate a trovarmi sulla mia pagina Facebook, "La piccola biblioteca dei libri dimenticati" :)

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  • 4

    Un volumetto a tratti simpatico, romantico ma per lo più malinconico, dal finale che sa di rimpianti.
    Questi finali amari da mandare giù, da quanto mi pare di aver capito, sono un po' il tratto distin ...continue

    Un volumetto a tratti simpatico, romantico ma per lo più malinconico, dal finale che sa di rimpianti.
    Questi finali amari da mandare giù, da quanto mi pare di aver capito, sono un po' il tratto distintivo di McEwan, autore che è in grado di sconvolgere e atterrare l'animo dell'ignaro lettore in poche righe.

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  • 4

    !MARQUEZ:CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA - McEWAN:CRONACA DI UN DISATRO ANNUNCIATO!!! ED ORA........SPOSATEVI!!!!!

    Di McEwan avevo letto solo "Cortesie per gli ospiti" è stata con una certa cautela che mi sono avvicinata a Chesil Beach oh!! sorpresa!!!.
    Florence e Eduard,hanno ventidue anni,sono due bravi ragazzi ...continue

    Di McEwan avevo letto solo "Cortesie per gli ospiti" è stata con una certa cautela che mi sono avvicinata a Chesil Beach oh!! sorpresa!!!.
    Florence e Eduard,hanno ventidue anni,sono due bravi ragazzi. Lei è una promettente giovane violinista, di buona e agiata famiglia, cresciuta in una casa che, dalle descrizioni, potremmo definire elegantemente cadente. Lui è un giovane con una laurea in storia e un promettente avvenire, una famiglia modesta disastrata e turbolenta e una casa di tipico orrendo disordine e sciatteria britannici. Hanno ventidue anni. Si amano. E sono vergini. Una ragazza inconsapevolmente ma chiaramente frigida, o quanto meno spaventata a morte dal sesso, dai gesti da fare, dall'intimità da creare, e un ragazzo inesperto e innamorato, tanto innamorato da aver rinunciato per quell'ultima settimana prima della nozze all'unica forma di sesso che conosce, la masturbazione, per arrivare in piena forma all'incontro con la sua amata. Beata ingenuità!!!(siamo nel 1962)
    Ci viene narrata la loro prima notte di nozze
    McEwan, con la sua bella scrittura gentile e accogliente, ci conduce in questa camera, ci permette di spiare nei pensieri dei due sposi, nelle loro paure, nelle loro voglie, nei loro istinti. Salta nel passato, ci delinea l’ambiente, ci racconta come nacque l’amore.
    Ci riporta in camera e noi, ormai abituati ai modi puritani in cui l’autore ci ha calato, ci troviamo un po’ imbarazzati a spiare dal buco della serratura.
    McEwan si avventura nei meandri più tortuosi delle paure e delle angosce della coppia: la timidezza della sposa, la goffaggine e l'irreprimibile aggressività dello sposo, la loro totale inesperienza in materia sessuale sono descritti con precisione chirurgica.
    Io, in quegli anni, c'ero,(avevo diciannive anni) era proprio così, e anche peggio: la paura, l'ansia, la non conoscenza, la non confidenza con il corpo proprio e altrui, il silenzio sociale e il pudore personale che non aiutavano certo a liberarsi. Ian non c'era,( aveva tredici anni),ma è bravissimo a rievocare e ricostruisce in modo sconvolgente l'esperienza intimissima di una cultura sentimentale e sessuale che non ha vissuto, e che dovrebbe far fatica a comprendere.
    ian sei un mito!!!!!

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  • 4

    Tre e mezza...?

    Sono un poco delusa. La scrittura è eccellente, non c'è che dire. I dialoghi, i pensieri e i gesti dei protagonisti sono davvero ben studiati e ben descritti, e danno un tocco di teatralità molto piac ...continue

    Sono un poco delusa. La scrittura è eccellente, non c'è che dire. I dialoghi, i pensieri e i gesti dei protagonisti sono davvero ben studiati e ben descritti, e danno un tocco di teatralità molto piacevole.
    L'atmosfera in generale ha lo stesso senso di ineluttabilità anche nell'ordinarietà di una vita comune - come in "Donna per caso" di Coe.
    Ma il racconto della notte di nozze di Edward e Florence mi è risultato a tratti prolisso, pur nella sua brevità; ed i flashback riguardanti le rispettive infanzie, le famiglie e la storia del loro incontro, mi sono sembrati più dei riempitivi che non elementi di un vero e proprio intreccio. Recupera qualche punto con un po' di accelerazione nel finale.

    Una luna di miele che in realtà del miele non ha proprio niente: è una resa dei conti, è un venire al pettine di tutti quei nodi accumulatisi nel rapporto tra due giovani che, condizionati dalla società e dall'ambiente esteriore, non hanno mai neppure concepito di potersi comportare con naturalezza, nemmeno tra loro due nelle fasi del loro corteggiamento e dell'imminente matrimonio. Questo elemento così fortemente condizionante è la società perbenista inglese degli anni sessanta che, stando all'autore, pare essere un favoloso mix di tabù non solo in materia di sesso ma anche di tutte le altre sfere della persona. L'effetto "anni '60" in questo racconto arriva a sembrare un elemento concreto, misurabile come la pioggia o come una temperatura, e non come un qualcosa di puramente indicativo. In aggiunta a questo background, i blocchi psicologici dei protagonisti fanno sì che questa notte di nozze sia come un domino al contrario: non riuscendo a sbloccare un nodo, restano bloccati anche tutti gli altri.

    Si mette a nudo, in maniera forse anche un po' spietata, una situazione che nei decenni passati può essere stata reale per tante persone, per alcuni dei nostri nonni o genitori, e che certamente qualche volta si ripete ancora oggi: non basta dire 'matrimonio' perché tutto sia rose e fiori. Mi viene da fare il paragone con il Gaarder che ho letto da poco, in cui il racconto dell'incontro tra i due protagonisti era molto più fiabesco, e dove il libro si conclude con l'esortazione, verso il lettore, a farsi raccontare la storia dei propri genitori: certo che sentirsi raccontare una storia come quella di Edward e Flo potrebbe esser piuttosto imbarazzante. Di sicuro questo McEwan risulterà molto più realistico e molto meno zuccheroso di quel Gaarder, e altrettanto sicuramente porterà il lettore a farsi qualche domanda riguardo il come sarebbero andate le cose se fosse rimasto con il primo fidanzato/a e a riflettere su tutti quei dettagli, quelle scelte che si compiono in pochi istanti ma che viste a distanza di tempo finiscono per rappresentare importanti bivi nella propria vita.

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  • 3

    L'ultima spiaggia

    La storia di Florence ed Edward, novelli giovani sposi, si dipana nell*arco di poche ore durante le quali le problematiche amorose e sessuali della generazione inizi anni '60 vengono fuori e sviscerat ...continue

    La storia di Florence ed Edward, novelli giovani sposi, si dipana nell*arco di poche ore durante le quali le problematiche amorose e sessuali della generazione inizi anni '60 vengono fuori e sviscerate dall'occhio (a posteriori) di McEwan. L'elemento base è il fatto che i due ragazzi non si conoscono, non sanno le rispettive aspettative, i sogni che accarezzano e ciò a cui ambiscono. Si sono scambiati il giuramento di eterno amore senza sapere a cosa sarebbero andati incontro e, una volta soli, i "nodi" vengono al pettine.
    L'immaturità e il non essersi mai confrontati li porta ad un allontanamento definitivo.
    Sicuramente lo sdoganamento di certe tematiche avvenuto alcuni anni dopo avrebbe impedito situazioni simili e portato i giovani ad una conoscenza vera e matura all'interno della coppia prima del matrimonio.
    McEwan sviscera gli animi, i pensieri e i sentimenti di Florence ed Edward in maniera attenta cercando di contrapporre in maniera abbastanza efficace le due voci.
    Ciò che delude e' la parte finale in cui l'autore in pochissime pagine fa scorrere le vite dei due protagonisti in maniera superficiale lasciando intendere ciò che avrebbe potuto essere solo se...
    Ecco avrei preferito che la storia si fermasse a Chesil Beach..all'ultima spiaggia...lasciando a noi lettori immaginare un ipotetico seguito...
    McEwan...sai fare di meglio!

    said on 

  • 3

    Edward e Florence in luna di miele a Chesil Beach, un luogo che sembra sospeso nel tempo, affrontano la loro prima notte di nozze come un duello all’ultimo sangue. Inghilterra anni ‘60… una gioventù a ...continue

    Edward e Florence in luna di miele a Chesil Beach, un luogo che sembra sospeso nel tempo, affrontano la loro prima notte di nozze come un duello all’ultimo sangue. Inghilterra anni ‘60… una gioventù a metà tra l’austerità rassegnata delle generazioni precedenti e l’emancipazione sessuale di quelle successive. E proprio come chi non trova il proprio posto in un mondo in veloce divenire, i due innamorati non riescono ad esimersi da una triste, seppur formativa, capitolazione. Ian McEwan, calando le storie intime dei suoi personaggi in un contesto universale, attraverso una chirurgica analisi umana, riesce a sviscerare i cambiamenti sociali, sempre confermati da una visione elevata ed ironica degli eventi, da parte della Storia.

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  • 5

    Chiamare per nome ciò che non si può

    "Innamorandosi, scopriva un aspetto molto particolare di sé, il suo abituale strenuo isolamento nei propri pensieri quotidiani.
    Ogni volta che Edward le chiedeva, Come stai? Oppure A che cosa pensi?,
    ...continue

    "Innamorandosi, scopriva un aspetto molto particolare di sé, il suo abituale strenuo isolamento nei propri pensieri quotidiani.
    Ogni volta che Edward le chiedeva, Come stai? Oppure A che cosa pensi?, la risposta di Florence usciva insicura.
    Possibile che le ci fosse voluto tanto tempo per rendersi conto di non possedere una facoltà mentale semplicissima, che tutti avevano, un meccanismo talmente comune da non poter essere mai nominato, un immediato rapporto sensuale verso uomini e cose, nonché verso i propri bisogni e desideri?
    .

    McEwan, ecco, da un nome a ciò cui non lo si da, perchè banale o troppo comune. Egli tratta con sensibilità e delicatezza temi così intimi da essere messi con ritrosia sopra il bancone.

    Straordinaria trattazione sul tema della incomunicabilità tra i sessi e sulla autenticità dell'amore.
    McEwan premia ciò che è autentico donandogli immortalità, custodendolo nel ricordo. Può una mano sulla fronte a cacciare una ciocca invisibile sconfiggere in potenza l'amore consumato? Il "non sapere" e il "non fare" creano un vuoto che necessita di materia. L'epicità riempie il tempo ed i pensieri, e "ciò che non è stato" domina la miseria del vissuto.

    Il corso di tutta una vita può dipendere.. dal non fare qualcosa, suggerisce McEwan sul finale, eppure il gioco calcistico dei "se" e dei "ma" è pur sempre un imbroglio della mente.

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