Chilly Scenes of Winter

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Publisher: Vintage

3.7
(170)

Language: English | Number of Pages: 288 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian

Isbn-10: 0679732349 | Isbn-13: 9780679732341 | Publish date: 

Also available as: eBook , Others

Category: Fiction & Literature

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Book Description
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  • 3

    "Sono tutti così patetici [...] cosa sarà? È solo la fine degli anni sessanta?"

    Non ho ancora ben capito se questo romanzo mi sia piaciuto oppure no. Non che sia una lettura sgradevole o pesante, tutt'altro. Il suo vero punto di forza sono i dialoghi. Ben costruiti, molto realist ...continue

    Non ho ancora ben capito se questo romanzo mi sia piaciuto oppure no. Non che sia una lettura sgradevole o pesante, tutt'altro. Il suo vero punto di forza sono i dialoghi. Ben costruiti, molto realistici, stranianti, cinematografici, molto efficaci nel descrivere i personaggi - personaggi patetici, depressi, che stanno vivendo il periodo di riflusso dopo gli anni sessanta, caratterizzati da una totale assenza di valori, ideali, slanci ed entusiasmi. Da un mondo interiore popolato unicamente di ansie e visioni catastrofiche. L'unico slancio possibile è l'amore idealizzato del protagonista per una donna spostata che è tornata dal marito. O il dispiacere per la morte di un cane. Amebe, praticamente. C'è da dire anche che hanno lavori di merda e genitori pazzi e alcolizzati.

    È un romanzo fatto praticamente solo di dialoghi e personaggi. Perché trama non ce n'è. Per quattrocento pagine e passa non succede assolutamente nulla. La prosa della Beattie, al di fuori dei dialoghi, non è che una spossante e minuziosa telecronaca dei più minimi dettagli quotidiani. Ecco, minimalismo va bene, ma così forse è un po' troppo tirato per le lunghe.

    Ma soprattutto, qualcos'altro non ha funzionato. Non sono riuscita a provare nessuna empatia con i personaggi, né con questo modo di descriverli. Nessun feeling per la malinconia, i pensieri, la disperazione, la solitudine di questi scoglionati poveri cristi, nessuna comunanza di sentire con la scrittura. Ho capito che era voluta, ma la mancanza di approfondimento psicologico e di riflessione mi è pesata.

    Nel complesso, lo ammetto, non mi è piaciuto tanto.

    Un'ultima nota: di solito apprezzo molto le copertine delle edizioni minimum fax, ma quei moon boot rosa a pelo lungo sono veramente inguardabili!

    "Noi due non ci incoraggiamo mai uno con l'altro. Dovresti incoraggiarmi a fare qualcosa", dice Sam.
    "È il 1975, Sam. Ti incoraggio a provare la pizza coi peperoni verdi, come piace a me".

    said on 

  • 3

    Charles, il giovane protagonista, è molto innamorato di Laura, una donna sposata e forse irraggiungibile (“omaggio a Petrarca”, conferma l’autrice), e molto amico di Sam, un coetaneo ex compagno di sc ...continue

    Charles, il giovane protagonista, è molto innamorato di Laura, una donna sposata e forse irraggiungibile (“omaggio a Petrarca”, conferma l’autrice), e molto amico di Sam, un coetaneo ex compagno di scuola. Tra l’amore sognato e l’amicizia praticata, il buon Charles è al centro di accadimenti spesso minimali, che si succedono con ritmo lento: Ann Beattie osserva da fuori senza interferire, come riprendesse con una cinepresa (d’epoca: 1976) e poi traducesse i fotogrammi in una prosa essenziale, parzialmente arricchita dai dialoghi. Nelle quattrocento pagine del romanzo c'è del freddo - come suggerisce il titolo - e un’attesa che tende a stancare, ma anche un certo magnetismo che lega… Sui piatti della mia bilancia, alla fine, restano pesi sostanzialmente equivalenti.

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  • 4

    “…Lei si è messa a ridere e ci ha spiegato che non era uno spreco di tempo. Sarebbe stato uno spreco di tempo guardare i fiocchi di neve e basta, ma lei li stava contando, e magari anche quello poteva ...continue

    “…Lei si è messa a ridere e ci ha spiegato che non era uno spreco di tempo. Sarebbe stato uno spreco di tempo guardare i fiocchi di neve e basta, ma lei li stava contando, e magari anche quello poteva essere uno spreco di tempo, ma lei stava contando solo quelli identici tra loro.”

    “Tenere al caldo le estremità, quando fa freddo”, ci dicevano da bambini.
    Ebbene è proprio quel vecchio paio di moon boot di pelo rosso anni ’70 a farci attraversare le stanze di case poco arredate, gli uffici grigi, i supermarket, i grill unti, gli ospedali asettici, le strade innevate che non portano a niente. Sono loro che rimettono in moto le macchine scassate, comunque sia.
    Mentre si vive tutti con molto affanno, ci accorgiamo di aver bisogno di indossare un vecchio paio di scarponi stretti in punta dove s’infilano quei fiocchi di neve identici - identici solo per noi - perché…semplicemente perché sono rossi. E il rosso è un colore caldo.

    said on 

  • 4

    negli anni settanta

    negli anni settanta si scrivevano libri in cui i giovani non avevano fatto un master in business administration né intendevano farlo.
    le persone non davano soverchia importanza ai soldi, li usavano pe ...continue

    negli anni settanta si scrivevano libri in cui i giovani non avevano fatto un master in business administration né intendevano farlo.
    le persone non davano soverchia importanza ai soldi, li usavano per vivere e basta.
    per il resto si occupavano dei loro amici, dei loro amori, e solo molto poco della loro cose.
    le azioni, le cose, i pensieri erano descritti in ogni dettaglio, e poteva essere puntiglioso, magari addirittura noioso, ma il racconto finiva per prendere un ritmo dolce, come per cullare il lettore.
    quattrocento pagine scivolavano via leggere, ed il lettore si innamorava dei protagonisti.

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  • 4

    esco subito di casa, ti raggiungo e ti racconto, anzi giuro: non ti parlerò di lei

    All'inizio non capivo, perché mi dava tanto fastidio leggere i pensieri di Charles eppure non riuscire a smettere. Ma non solo i suoi: paradossalmente, anche gli atteggiamenti di Laura e le follie di ...continue

    All'inizio non capivo, perché mi dava tanto fastidio leggere i pensieri di Charles eppure non riuscire a smettere. Ma non solo i suoi: paradossalmente, anche gli atteggiamenti di Laura e le follie di Clara e le tristezze di Pete e i piccoli fallimenti di Sam (lui, poi, è il mio preferito).
    Poi mi sono resa conto: loro sono proprio come noi. Ma non vorremmo ammetterlo mai.

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  • 3

    Visto il titolo mi aspettavo un libro cupo e deprimente,invece grazie anche a dialoghi efficaci scorre piacevolmente per oltre 400 pagine.In realtà la storia è abbastanza impalpabile,più che altro un ...continue

    Visto il titolo mi aspettavo un libro cupo e deprimente,invece grazie anche a dialoghi efficaci scorre piacevolmente per oltre 400 pagine.In realtà la storia è abbastanza impalpabile,più che altro un pretesto per descrivere vite in una fase di stallo con contorno di famiglie "disfunzionali" (come amano dire le quarte di copertina).Pensavo peggio dai..

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  • 5

    "Ma non c'è nessuno qui che sia felice? O quantomeno sano di mente?".

    Vivere da perdente, vivere il senso di perdita: i personaggi di AB non riescono ad andare avanti. Tutti impigliati in un trauma del passato che stigmatizza e condanna il presente, sembrano macchinine ...continue

    Vivere da perdente, vivere il senso di perdita: i personaggi di AB non riescono ad andare avanti. Tutti impigliati in un trauma del passato che stigmatizza e condanna il presente, sembrano macchinine a carica che continuano a sbattere contro il muro...
    Nel passato di Charles, attore protagonista delle gelide scene, tutto è bello. Nel passato e nella figura del padre perso sono confinati i ricordi e le emozioni. Tutto si interrompe bruscamente con la morte improvvisa del babbo, solo 39enne. Da allora tra Charles e il mondo si crea un filtro di angoscia, fobie, incubi, visioni, manie all'apparenza innocue, ma che ne minano la sicurezza e la stabilità.
    Continua a pensare a Laura, altra perdita: si dichiara innamorato di lei, follemente, ossessivamente, sebbene qua e là ammetta che forse sta rendendo i suoi ricordi più idilliaci di quanto non sia stata la realtà. Forse sta caricando su Laura più "valore" di quanto non gliene avesse riconosciuto prima del l'abbandono di lei.
    Per Charles, come per molti di noi, quello che è perso acquista valore: perché non può più essere perso?

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