Choď za hlasom srdca

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3.2
(9415)

Language: Čech | Number of Pages: 166 | Format: Others | In other languages: (other languages) Spanish , Italian , English , French , German , Catalan , Dutch , Portuguese , Turkish , Danish

Isbn-10: 8088700310 | Isbn-13: 9788088700319 | Publish date: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Book Description
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  • 3

    “Lottare per un’idea senza avere un’idea di sé è una delle cose più pericolose che si possa fare”

    Oltre vent’anni prima di leggerlo, alla fine ce l’ho fatta…
    Avevo in mente di procedere anche a una sorta di revisionismo teso a rivalutare la critica di questo romanzo dall’alto della mia esperienza ...continue

    Oltre vent’anni prima di leggerlo, alla fine ce l’ho fatta…
    Avevo in mente di procedere anche a una sorta di revisionismo teso a rivalutare la critica di questo romanzo dall’alto della mia esperienza di letture controverse (ah ah).
    Ma non c’è stato nulla da fare, secondo me questo è un libro da vietare ai maggiori di una certa età; sì, perché dopo un preciso periodo della vita credo che leggerlo sia inutile, il suo target è quello dell’età della ragazza a cui è destinata la lettera.
    L’intenzione di base è buona ed è quella che ha decretato il successo mondiale di questo libro, ma con l’avanzare dell’età l’aura che lo circonda si dissolve mostrando così tutti i suoi limiti.
    Per essere un romanzo la storia mi è sembrata eccessivamente… romanzata con qualche forzatura di troppo e qualche trovata che, almeno in un caso, mi è sembrata veramente di pessimo gusto.
    Mi fermo qui, con il massimo rispetto per chi su questo libro ci ha ricamato bei sogni
    e che all’inizio stava prendendo anche me, per fortuna che il mio di cuore ha smesso già da un bel pezzo di darmi suggerimenti, compromesso raggiunto con lui dopo che ho accettato l’ultimo... di smettere di fumare…

    P.S. Intanto proseguo nel tentativo di rivalutazione critica di altri testi altrettanto controversi…

    said on 

  • 2

    Il suo limite è che si legge... e basta

    Purtroppo è uno di quei libri ai quali associo più luoghi e persone della mia vita che emozioni suscitate dalla lettura, e penso che questo, per quanto soggettivamente dolce e nostalgico, oggettivamen ...continue

    Purtroppo è uno di quei libri ai quali associo più luoghi e persone della mia vita che emozioni suscitate dalla lettura, e penso che questo, per quanto soggettivamente dolce e nostalgico, oggettivamente basti a far immaginare quanto poco questo romanzo mi abbia colpita. Anche a distanza di anni, riprendendolo in mano, non scatta la scintilla.
    Non è spazzatura, ma non è neppure il capolavoro che immaginavo: è un libro che si legge, ma tutto finisce lì.

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  • 2

    Cara nonna, era meglio una cartolina…

    Mi dispiace ma io questo tipo di narrativa proprio non la sopporto, così vaga, inconcludente, evidentemente lacrimosa e ammiccante, scontata e noiosa, noiosa… no davvero, grazie, non ci siamo proprio. ...continue

    Mi dispiace ma io questo tipo di narrativa proprio non la sopporto, così vaga, inconcludente, evidentemente lacrimosa e ammiccante, scontata e noiosa, noiosa… no davvero, grazie, non ci siamo proprio.
    Sarebbe stata una, guarda, di stella, ne ho messe due non so neppure io perché

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  • 5

    Top!

    Primo "vero" libro e primo amore. Mi ha fatto davvero amare questo mondo e da allora non ho più abbandonato i libri. Molto scorrevole, ma non così leggero come sembrerebbe, soprattutto per me che l'ho ...continue

    Primo "vero" libro e primo amore. Mi ha fatto davvero amare questo mondo e da allora non ho più abbandonato i libri. Molto scorrevole, ma non così leggero come sembrerebbe, soprattutto per me che l'ho letto a dodici anni. E' un libro per tutti, ti fa sciogliere il cuore.

    said on 

  • 5

    RECENSIONE A CURA DI FEDERICA RESTA PER IL BLOG L'AMICA DEI LIBRI

    Ogni volta che ti sentirai smarrita, confusa, pensa agli alberi, ricordati del loro modo di crescere. Ricordati che un albero con molta chioma e poche radici viene sradicato al primo colpo di vento, m ...continue

    Ogni volta che ti sentirai smarrita, confusa, pensa agli alberi, ricordati del loro modo di crescere. Ricordati che un albero con molta chioma e poche radici viene sradicato al primo colpo di vento, mentre in un albero con molte radici e poca chioma la linfa scorre a stento. Radici e chioma devono crescere in egual misura, devi stare nelle cose e starci sopra, solo così potrai offrire ombra e riparo, solo così alla stagione giusta potrai coprirti di fiori e di frutti. E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e va’ dove lui ti porta.

    Questo passo lo troviamo alla fine del libro. Nel caso qualcuno si stia chiedendo che cosa mi abbia spinto a inserirlo all’inizio della recensione … Perché per me non è importante – di più – che chiunque stia leggendo quello che sto per scrivere, sappia che non ci troviamo davanti a un libro ma AL LIBRO, al libro che alla sottoscritta le ha cambiato la vita, ma prima ancora di aprirlo e leggerlo. So che può suonare pazzesca o insensata la cosa, e lo capisco visto che viene naturale domandarsi come possa succedere se non lo hai ancora letto un libro. Ma credo che a volte sia sufficiente leggere le righe della trama, no? Io mi sono ritrovata a pensare che questa storia, in un modo che ancora non potevo conoscere, sarebbe stata come uno specchio. Lo specchio che il gesto della scrittura ti mette davanti senza che te ne renda conto. E così è stato. Fin dalla prima pagina la sensazione che mi trovassi davanti a uno specchio reale e che riuscissi a vedere me bambina e come quella bambina diventò ragazzina e poi una giovane donna adulta anche se della falsità e dell’ipocrisia che regnava sovrana nel mondo degli adulti che aveva intorno in lei non ve ne era neanche l’ombra, non mi ha mai abbandonato. Mai.

    Questa donna incredibile, Susanna Tamaro, spuntata all’improvviso dal nulla (nella mia vita, intendo) come un regalo che non mi sarei mai aspettata di ricevere, ha bussato con gentilezza alla porta del mio cuore ed è diventata parte dei miei pensieri, del sangue che mi scorreva nelle vene, è come se mi avesse messo su un palmo di mano l’opportunità di andare oltre, oltre al vuoto delle parole vuote e prive di significato che le persone lasciavano dietro di sé come una scia indelebile, di vedere cosa si celasse dietro a quegli occhi verdi dall’aria sempre triste e timida che ricorda quella di un cerbiatto costantemente impaurito che qualcuno più forte e più sicuro di sé lo aggredisca mangiandoselo poi vivo.

    Mi sto esprimendo al passato e non all’immediato presente perché, letto per la prima volta qualche anno fa, ho avuto bisogno di rileggermelo giusto nel momento in cui tutti non facevano che parlare di famiglia, di cene, di regali in quello che per me è il periodo più magico dell’anno, quello dove una madre, un padre, un fratello, una sorella, un fidanzato ti guardano pensando che in quel preciso istante non potrebbero guardare nessun altro che gli faccia provare tutto ciò che si prova quando guardi qualcuno a cui vuoi bene o che ami. E’ quel periodo speciale dell’anno dove tutti corrono come pazzi per affrettarsi a cercare dei regali da impacchettare all’ultimo momento e mettere sotto un albero e ovunque ti giri, vedi splendere tutto con mille luci … e questo libro, come una pozione magica, è riuscito a rendere un po’ più sfocata l’immagine – l’unica – che la sottoscritta aveva davanti, di fianco e dietro di sé. Queste pagine mi hanno abbracciato, mi hanno stritolato fino a soffocarmi, ricordandomi che io ero lì, stretta tra quelle forti braccia, e che quelle braccia, fatte di parole e non di carne e ossa, mi stavano abbracciando e stritolando come mai nessuno aveva fatto. Mi hanno detto che se spesso le parole possono ucciderti, possono anche farti rinascere ancora e ancora, e più forte di quanto sia mai stata, e quella sensazione remota di cui vi ho parlato poco fa non mi aveva ancora abbandonato. Anzi, rispetto alla prima, questa mi ha permesso di scavare, scavare e poi ancora scavare nella cavità più profonda di un cuore e di un’anima ridotta a pezzi, pezzi che a volte possono ricongiungersi l’uno all’altro soltanto grazie alle parole dei libri. E tutto questo poi mi ha spinto a farlo uscire, a non tenermelo più solo per me, perché come i libri stessi non si stancano mai di ripetermi, una gioia, un dolore acquistano più significato nel momento stesso in cui li condividi con qualcuno … con qualcuno che però abbia quel raro e prezioso dono di aver voglia e di sapere cosa significhi condividere una gioia, un dolore, e ascoltarti, e quel qualcuno, alla fine, arriva addirittura a ringraziarti prima che sia tu a farlo. Per aver pensato proprio a lui.
    (...)

    CONTINUA A LEGGERE SUL BLOG L'AMICA DEI LIBRI DI ANTONIETTA MIRRA
    http://amicadeilibri.blogspot.it/2016/02/va-dove-ti-porta-il-cuore-di-susanna.html

    said on 

  • 2

    Un libro commerciale

    Innanzitutto è un libro bibliografico ed epistolare: Sembra tenti di riprodurre le "Lettere di Iacopo Ortis" , ovviamente rimanendone una brutta copia. La narrazione è lenta, eccessivamente smielata e ...continue

    Innanzitutto è un libro bibliografico ed epistolare: Sembra tenti di riprodurre le "Lettere di Iacopo Ortis" , ovviamente rimanendone una brutta copia. La narrazione è lenta, eccessivamente smielata ed obsoleta. Poche frasi ad effetto condivisibili da tutti ( dai più cinici ai più romantici) rendono il romanzo non completamente illegibile: nonostante credo siano state frasi- escamotage che, ibridendo la narrazione, hanno permesso all'autore di colpire un pubblico più vasto di lettori e vendere di più. Trama scontata, linguaggio mediocre, accessibile anche ad un bambino di 7 anni, livello di romanticismo mediocre, appunto, accettabile dai più: nulla di eccessivo. Due stelle: ringraziasse le "frasi-fatte" profonde e allo stesso tempo commerciali.

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  • 3

    "Sai qual è l'errore che si fa sempre? Quello di credere che la vita sia immutabile, che una volta preso un binario, lo si debba percorrere fino in fondo. Il destino, invece, ha molta più fantasia di noi."

    Mi è moderatamente piaciuto. Devo dire che anche io l'ho trovato per certi aspetti troppo sentimentale, le infinite metafore e similitudini presenti nel corso del racconto ad un certo punto mi hanno u ...continue

    Mi è moderatamente piaciuto. Devo dire che anche io l'ho trovato per certi aspetti troppo sentimentale, le infinite metafore e similitudini presenti nel corso del racconto ad un certo punto mi hanno un po' stancata. Insomma carino ma niente di straordinario.

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  • 2

    Ci ho messo parecchio a leggerlo, nonostante abbia poco più di 150 pagine. Volevo abbandonarlo perchè mi stava annoiando troppo, ma l'ho finito solo perchè odio lasciare i libri a metà.
    L'ho trovato n ...continue

    Ci ho messo parecchio a leggerlo, nonostante abbia poco più di 150 pagine. Volevo abbandonarlo perchè mi stava annoiando troppo, ma l'ho finito solo perchè odio lasciare i libri a metà.
    L'ho trovato noioso e lento e in certi punti anche abbastanza "sconnesso". Non mi è piaciuto per niente...

    said on 

  • 3

    Ricordo quando parecchi anni fa mia madre, o forse mia sorella, mi passò il libro appena uscito di una scrittrice sconosciuta, dal titolo “Và dove ti porta il cuore”. Lo lessi, e mi piacque.

    Non avev ...continue

    Ricordo quando parecchi anni fa mia madre, o forse mia sorella, mi passò il libro appena uscito di una scrittrice sconosciuta, dal titolo “Và dove ti porta il cuore”. Lo lessi, e mi piacque.

    Non avevo avuto neanche il tempo di metabolizzarlo, che il libro in questione divenne, come si dice, una specie di “caso editoriale”. Si vendeva come il pane. Lo si trovava in prima fila nei supermercati e negli autogrill. Immediatamente esplose il coro unanime della critica: letteratura per commesse. Scritto con un dizionario di duecento parole. Fa facile leva su sentimenti buoni e scontati. L’autrice è reazionaria e destrorsa. Ne uscirono perfino parodie pornografiche piuttosto diffamatorie. Un caro amico, ridendo, mi disse: ma come diavolo ha fatto ad esserti piaciuto. Non ricordo cosa gli risposi; forse boh, mi è piaciuto e basta. Dopo di allora vidi lo stesso trattamento riservato anche ad altri autori diversissimi dalla Tamaro, e diversissimi tra loro: Baricco, Saviano, Faletti...

    Passarono da allora molti anni e molte altre letture. Ho recentemente ritrovato questo libro su una bancarella - offerta “3 x 5 euro”, sic transit gloria mundi - e me lo sono comprato, per vedere, a distanza di un sacco di anni, quale fosse la mia impressione in merito al libro e a quelle critiche tanto livorose.

    Diciamo subito - ma questo lo percepivo anche allora - che non si tratta di un capolavoro epocale della letteratura. La lettura odierna me l’ha fatto trovare troppo patetico, con un uso pesantissimo e piuttosto lezioso dei paragoni, soprattutto di tipo botanico-naturalistico, e una particolare attitudine a costruire personaggi che, per colpa propria o altrui, nascono male e finiscono peggio, contro cui l’autrice si accanisce con vero e proprio sadismo, secondo un’illustre tradizione che comincia con Verga e passa per la Morante per arrivare a Giordano e alla sua Solitudine dei numeri primi.

    Quello che ho apprezzato è che, al di là di un’indubbia capacità di scrittura - altro che “dizionario di duecento parole”, ce ne fosse di gente che sapesse scrivere come la Tamaro - il libro si focalizza su un tema fondamentale dello stare al mondo, con evidenti risvolti psicologici ed esistenziali(sti): se siamo quello che siamo e non siamo quello che vorremmo essere, di chi è la colpa? Nostra o di qualcun altro? Quello che ci succede, succede per caso o perché in qualche modo, inconsapevomente e spesso involontariamente, abbiamo fatto in modo che succedesse? Se le cose non vanno come dovrebbero andare, noi siamo i colpevoli o le vittime?

    Non sono domande da poco, e probabilmente sono proprio quelle che sottostanno al successo del romanzo - nemmeno le commesse, evidentemente, sono esentate dal porsi simili quesiti. Come diceva un personaggio di un altro romanzo che purtroppo il suo essere “letteratura erotica” ha confinato in un limbo che non meritava, Dolorosa soror di Florence Dugas, il fatto che le questioni siano banali non significa necessariamente che non siano vere.

    Interrogandomi invece sul livore che accolse il libro ai suoi tempi, il dubbio è che, indipendentemente dal talento e dalla capacità di scrivere, è il successo che è difficile perdonare. Chi vende tanto e si vede troppo in giro è, quanto meno, “sospetto”. Perché se piace a tutti, o a troppi, allora è ovvio che fa cose facili, un po’ come la televisione; perché ha trovato il minimo comun denominatore; perché il suo successo è invariabilmente frutto di un ben orchestrato battage pubblicitario. Perché il vero artista, il vero letterato, deve essere per forza quello che nessuno compra e che nessuno capisce, tranne qualche sparuta élite in possesso degli strumenti culturali idonei. O no? Allora, tanto per dire, gente come McEwan o come Philip Roth sono degli impostori?

    A questo punto dovrei fare una specie di “excusatio non petita”, prevenire chi dirà che probabilmente la mia ignoranza culturale non mi permette di capire la differenza tra grande letteratura e romanzetti per commesse, fornendo un quadro delle mie basi culturali, snocciolando una sfilza di nomi eccellenti presenti nella mia biblioteca – ovviamente senza dimenticare i classici russi, i giapponesi e magari pure quelli arabi e indiani – per far capire a chi mi leggerà che sto parlando con cognizione di causa. Sorry, non ne ho voglia. Come non ho voglia di condizionare il piacere e l’emozione di quello che leggo con vari “sì, ma” (sì, ma è un commerciante che specula sulla sua immagine; sì, ma fa leva su sentimenti troppo facili; sì, ma è un reazionario; sì, ma ha rinchiuso sua trisnonna in un ospizio; sì, ma si mette sempre delle cravatte orribili e gli puzza il fiato, ecc.). Un libro è una parentesi, nella nostra vita e anche in quella del suo autore, che si collega con un non ben definito altrove; lasciamo questa parentesi chiusa e gustiamoci l’altrove, prego. E’ meglio per noi, meglio per l’autore e meglio anche per la letteratura.

    n.b. alcune parti di questa mia recensione derivano dal post di un mio blog di un po’ di anni fa, abbandonato ma ancora esistente, questo:
    http://svalbard.altervista.org/intorno-a-baricco/

    said on 

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