Ciudad

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Publisher: Ediciones Minotauro

4.2
(619)

Language: Español | Number of Pages: 312 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian , French , Turkish , Japanese , Dutch , Polish , Czech , Slovenian

Isbn-10: 8445074121 | Isbn-13: 9788445074121 | Publish date: 

Also available as: Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Social Science

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Book Description
Sorting by
  • 4

    Un classico

    Per un appassionato di fantascienza è una lettura obbligatoria. A volte può apparire anacronistico, però gli spunti che offre sono tantissimi. Non adatto a chi vuole una fantascienza esclusivamente di ...continue

    Per un appassionato di fantascienza è una lettura obbligatoria. A volte può apparire anacronistico, però gli spunti che offre sono tantissimi. Non adatto a chi vuole una fantascienza esclusivamente di alieni, viaggi nello spazio, pianeti extrasolari e compagnia bella. Io lo consiglio vivamente.

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  • 5

    Malinconico ed estremamente profondo, al contempo profondamente doloroso, un contrasto terribile con la narrazione così apparentemente ingenua. Sebbene sotto alcuni aspetti tecnici senta i suoi sessan ...continue

    Malinconico ed estremamente profondo, al contempo profondamente doloroso, un contrasto terribile con la narrazione così apparentemente ingenua. Sebbene sotto alcuni aspetti tecnici senta i suoi sessantanni e oltre, in realtà questo capolavoro di Simak non risente minimamente della sua età nelle tematiche e nelle corde emozionali che è in grado di toccare. Un meraviglioso viaggio nella complessità dell'esistenza, dell'evoluzione e della diversità dei punti di vista. Consigliato a chi ama la letteratura di grande spessore, sconsigliato solo a chi per l'incapacità di sfuggire al reale non riuscirebbe a immedesimarsi in modi di pensare non umani.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Gli uomini dapprima fanno in modo che i cani parlino, poi lasciano la Terra. In tutto ciò un mutante rende le formiche indipendenti. Esse per un momento diventano la razza predominante del pianeta, fi ...continue

    Gli uomini dapprima fanno in modo che i cani parlino, poi lasciano la Terra. In tutto ciò un mutante rende le formiche indipendenti. Esse per un momento diventano la razza predominante del pianeta, fino al loro collasso finale. Allegoria dell'ascesa e della distruzione delle civiltà.

    said on 

  • 2

    Simak e cavolo vuoi che ti dica?

    Siamo alle solite: io sono pazzo e non apprezzo i capolavori della fantascienza. In generale sono diffidente e il destino mi ha portato a questa terribile malattia: di solito quello che piace a tutti ...continue

    Siamo alle solite: io sono pazzo e non apprezzo i capolavori della fantascienza. In generale sono diffidente e il destino mi ha portato a questa terribile malattia: di solito quello che piace a tutti non piace a me. Non appena vedo cinque stelline, aggettivi roboanti e peana di giubilo comincia a prudermi il naso. D'altra parte - penso - se sono capolavori gli obbrobri letterari di Matheson c'è speranza per tutti.
    Poi mi metto di buzzo buono, mi stendo bello fresco e attacco a leggere. Giuro, senza pregiudizi.

    Capita poi che, pagina dopo pagina, mi sale il nazismo e mi chiedo: ma dove questo Simak sarebbe un genio? Nelle idee? Forse sì, questo lavoro in effetti ha una premessa interessante ma, in tempi come questi, distanti decadi dai suoi, siamo già abituati a ben altro. Carina la cosa dei cani, ma purtroppo regge giusto dieci minuti. Cani, tra l'altro, che non sanno cosa sia l'uomo e come vivesse, ma che poi parlano esattamente come lui (nei capitoletti che introducono i racconti), teorizzano come lui e leggono come lui (come facessero a leggere senza mani non si sa, probabilmente c'erano i robot girapagina). E ti ritrovi, bolla al naso e mano nel cavallo dei pantaloni, nel bel mezzo della solita America post-guerra, con i suoi calzoni larghi, i liquori che sbudellano e i valori di una volta.

    Infine, arrivi a capire che Anni senza fine non è un bel romanzo di fantascienza, è un romanzo appena discreto che puzza lontano duecento miglia di polvere, agricoltura e iuessei (USA). E forse questo ai miei occhi lo penalizza: la solita figura dell'uomo tutto d'un pezzo, circondato dalla moglie che fa le torte di mele e da qualche ragazzino tutto stereotipo e finti grilli per la testa.

    Ecco, i primi tre racconti sono questa noia qui. Poi migliora (anche perché i successivi sono stati scritti in anni diversi e molto distanti tra loro) e certe trovate non sono male. Il problema è che il libro è un mattone gasbeton con un solo schema narrativo: descrizione-dialogo-descrizione-dialogo, ecc...
    Mai uno spunto, ma un'invenzione, mai una riflessione che vada oltre alla stretta cronaca dei fatti, mai un cambio di ritmo, mai una gigioneria, mai un sottotesto, mai una metafora, mai un'allusione, mai una strizzatina d'occhi. Mi ricorda mio nonno che, monocromatico come Sergio Zavoli, compilava a mano le bolle di trasporto. Ci sono le caselle da riempire e, appunto... le caselle da riempire. Mica ci puoi scrivere dentro quello che ti pare...
    Simak è così: riempie le caselle. Ci sono cose apprezzabili, visioni da non buttare via, ma la metodicità nel raccontare ti spezza le reni e ti fa sbadigliare come ne manco una gara di nuoto sincronizzato.
    C'è una rigorosità quasi governativa, un protocollo militare da domenica mattina tutti in piedi che passa la parata e, in definitiva, la sensazione di star leggendo un testo invecchiato malissimo e denso di ingenuità e routinaggini di una volta.

    Oh, nun ve incazzate. La mia è un'opinione come le altre. Vabbè, se vi incazzate ok lo stesso ma non venite a cercarmi per randellarmi, s'il vous plait!

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Un libro più antico della Bibbia

    Questo libro racconta la storia epica di come si sono evoluti gli uomini prima della loro estinzione. Il tutto narrato dai loro amici cani. Tra universi paralleli, fantasmi, mutanti, forme di vita ali ...continue

    Questo libro racconta la storia epica di come si sono evoluti gli uomini prima della loro estinzione. Il tutto narrato dai loro amici cani. Tra universi paralleli, fantasmi, mutanti, forme di vita aliene e viaggi interspaziali. Per poi descrivere una terribile minaccia alla Terra da parte delle formiche. Un libro visionario, assurdo e estremamente affascinante.

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  • 2

    due o tre capitoli sono bellissimi, tipo quelli degli umani che si trasformano in gioviani o giovesi o forse genovesi, più verosimilmente in sangiovesi. Gli altri no.

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  • 4

    C'ERANO UNA VOLTA... GLI UMANI!

    Otto racconti per narrare una leggenda, la leggenda della civiltà umana; una civiltà la cui esistenza si perde nelle nebbie del tempo e che per la razza canina, evolutasi successivamente ad essa, si t ...continue

    Otto racconti per narrare una leggenda, la leggenda della civiltà umana; una civiltà la cui esistenza si perde nelle nebbie del tempo e che per la razza canina, evolutasi successivamente ad essa, si trasfigura nelle immagini del mito.
    Questo gran bel romanzo di Simak ci parla dell’evoluzione e di come essa possa, almeno nei mondi dell’immaginazione, intraprendere strade del tutto originali. Qui, infatti, l’umanità, nel corso della sua storia, ha trovato come conseguire un’utopica felicità attraverso un modo nuovo di percepire l’universo che la circonda; per fare ciò, però, essa ha dovuto abbandonare il pianeta Terra lasciandolo così a disposizione dei processi evolutivi di altre creature, ovvero i Cani e non solo.
    Per tutto il testo è possibile quasi toccare con mano un velo di malinconia che prende forma nella figura del robot Jenkins, poiché, attraverso di lui, si dipanano i ricordi sul passato degli uomini ed, in particolare, sulle vicende della famiglia Webster e dei suoi componenti che, nel corso delle generazioni, si sono succeduti. Jenkins è, a mio avviso, un punto focale del romanzo; un personaggio che non solo compare in tutte le vicende narrate ma che, nonostante la sua natura robotica, esprime, nei suoi comportamenti verso il prossimo, una grande umanità; in questo, è facile accostarlo ai robot di Asimov, contemporaneo di Simak, il quale, nel 1952, anno di pubblicazione di questo romanzo, aveva già detto molto sulle menti artificiali.
    Bello!

    said on