Colpi di coda

Di

Editore: Garzanti (Elefanti Bestseller)

3.5
(150)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 477 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8811694787 | Isbn-13: 9788811694786 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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  • 2

    Paganidi - 22 ott 16

    E vengo subito smentito, che questo romanzo di Morchio, in gran parte per l’eccessiva complessità della trama, ma anche per la tematica scelta, non fa salire l’indice di gradimento, lasciando il rimpi ...continua

    E vengo subito smentito, che questo romanzo di Morchio, in gran parte per l’eccessiva complessità della trama, ma anche per la tematica scelta, non fa salire l’indice di gradimento, lasciando il rimpianto dei primi libri di Bacci Pagano a rigirarsi nella memoria. Il nostro scrittore psicologo, infatti, si imbarca in una trama complessa, certamente attuale, ma con tanti di quei risvolti, che portano il romanzo verso una dimensione tra lo spionistico ed il politico, che il nostro autore maneggia meno bene delle tematiche sociali e personali con cui aveva intrecciato i suoi primi libri. L’inizio sembra quasi in linea con il Bacci che conosciamo. Vengono uccisi quattro arabi ed il nostro investigatore viene ingaggiato per tirar fuori dalle peste il nipote della sua donna di casa, la nubiana Zenab. Ma subito precipitiamo nell’intrigo internazionale. A pagare e consigliare Bacci interviene tal Ghaffar, capo di una fantomatica “Lega dei Fratelli Mussulmani”, a metà strada tra la ben nota Lega araba e sceicchi di grido alla Aga Khan. L’arabo lo mette sulle tracce di un giornalista freelance, Rodney l’irlandese, che già conosce alcuni retroscena della vicenda. E che Bacci convince a trasferirsi a Genova per proseguire le indagini. Saltano fuori ben presto altri intrecci fantomatici. Gli arabi erano scappati da una nave “fantasma” che dovrebbe trasportare armi da consegnare ad Istanbul a qualcuno, forse talebani afghani. La nave è di proprietà di un certo Mayer, faccendiere americano e noto trafficante di armi. Meyer che ha fatto una figlia con la bella Ute, sfortunata tedesca presa da ingranaggi più grandi di lei. Ovviamente, Ute e Rodney non solo si conoscono, ma sono innamorati. Intrecciando così un affare di cuore ad un ben più losco affare di armi e soldi. Ovviamente anche intervengono i servizi segreti. Per primi gli americani, dove tira le fila (anche se Morchio ce lo nasconde per molto tempo) il “pacioso” JJ. Questi aveva conosciuto Bacci quando il nostro aveva passato tre mesi da clandestino a New York. Una conoscenza che era rimasta scolpita nell’animo ingenuo dell’americano. Altro stereotipo di cui si infarcisce il racconto. Arabi buoni ed arabi malvagi. Americani ingenui ma truffaldini. Il tutto complicato dal fatto che siamo nel novembre del 2008, giorni in cui l’America si avvia ad una svolta, eleggendo Obama come primo presidente nero della sua storia. Con poca fantasia, Morchio immagina quindi che i malavitosi che circondavano l’ambiente Bush operino per mettere delle zeppe alla futura amministrazione Obama. Rodney riesce a convincere il nipote fuggiasco a rilasciare interviste esplosive, che mettono in difficoltà la nave che si aggira in avaria per il Mediterraneo. Nave su cui, per complicare il tutto, è segregata la figlia di Ute. Avete visto le complicazioni che sta imbastendo il nostro scrittore? Ormai non si tratta di parlare di sentimenti, di rapporti, di umanità che si aggira per i carruggi. Siamo alla politica internazionale. Dove intervengono, in modo com’è giusto da comica finale, anche i Servizi Segreti italiani. Dove c’è un procuratore della Repubblica, la dottoressa Crovetto, che dietro le rivelazioni di Bacci e Randolph, cerca di fare pulizia. Ma i capi della dottoressa, nonché quelli di Totò, il commissario amico di Bacci, intervengono per mettere a tutto un freno, che l’Italia (altro luogo comune ovvio) è succube della politica americana. Randolph, con le sue conoscenze e le sue trame, spande le sue interviste sui media internazionali. Tuttavia Meyer ha la sua arma segreta: la figlia di Ute. Attraverso la quale ricatta Ute, costringe Randolph ad uscire allo scoperto, ed a rimanerci, dentro un sacco in fondo al mare. Non poteva mancare la minaccia alla famiglia di Bacci, per cui il nostro spedisce in America, sotto la protezione di JJ, la figlia Aglaja e la sua ex-moglie. Si avvia una trattativa internazionale per fermare le armi, ridare i soldi a Meyer, liberare Ute e la figlia. Capiamo che JJ è più coinvolto di quanto sembra, anche se mantiene un fondo di lealtà con Bacci, per quegli ingenui trascorsi di trenta anni prima. In una scena madre, una volta saputa la morte di Randolph, Bacci provoca Meyer e con uno stratagemma, lo uccide. Ute ritrova la figlia. JJ fa in modo che nella barca di Meyer si ritrovino i passaporti degli arabi uccisi. Il nipote di Zenab può tornare a Genova. Così come a Genova tornano Aglaja e la madre. Abbiamo però perso per strada l’umanità di Bacci. Certo deve ancora riprendersi dalle rivelazioni dell’ultimo romanzo, quel “Rossoamaro” dove ritrovò le tracce della giovinezza dei suoi genitori, con una serie di rivelazioni che non ha digerito e non digerisce. Qui si aggira, non trova nessuna signorina che lo consola (e siamo solidali con lui), né alcuna donna che suscita in lui sentimenti per cui vale la pena vivere. Bacci si trascina. Così come questa vicenda piena di ovviomi e banalità. Arabi = terroristi (almeno molti). Arabi non terroristi = traffichini. Americani o al servizio della CIA o malviventi internazionali ben protetti. Servizi Segreti scalcinati. E ne potete trovare altri a iosa. Morchio capiamo la volontà di rendere le vicende aderenti alla realtà che viviamo quotidianamente. Ma non è questo il luogo dove fare politica internazionale. Non è con una vicenda così scontata che si scoprono altarini e connivenze. Tutto rimane senza mordente e senza coinvolgimento. Un’occasione gestita male, purtroppo.
    “Non si dovrebbero lasciar passare gli anni senza cercare le persone che sono state importanti per noi.” (77)

    ha scritto il 

  • 2

    Pur amando molto la figura di Bacci Pagano, ho fatto molta fatica a terminare il libro...i traffici internazionali, i conflitti nel mondo islamico, i rapporti occulti tra le potenze sono forse un po' ...continua

    Pur amando molto la figura di Bacci Pagano, ho fatto molta fatica a terminare il libro...i traffici internazionali, i conflitti nel mondo islamico, i rapporti occulti tra le potenze sono forse un po' troppo per l'investigatore genovese.

    ha scritto il 

  • 4

    Carruggi & Lagavulin

    Una spy story degna di Le Carrè, Forsyth, Follett ma, a differenza degli incontrastati maestri del genere, l’ambientazione non è la Germania Est, né Parigi, né l’Inghilterra e gli attori non sono il K ...continua

    Una spy story degna di Le Carrè, Forsyth, Follett ma, a differenza degli incontrastati maestri del genere, l’ambientazione non è la Germania Est, né Parigi, né l’Inghilterra e gli attori non sono il KGB o l’OAS o le spie naziste. Lo scenario è Genova e le parti in causa sono gli islamisti, i trafficanti internazionali di armi, i servizi segreti italiani e l’onnipresente intelligence statunitense. In questo mare di squali si muove con coraggio, determinazione, cinismo e anche con una buona dose di incoscienza Bucci Pagano, un investigatore privato che, nonostante sia abituato a districarsi tra gli stretti carruggi, dimostra di sapere affrontare nemici molto potenti e spietati che dispongono di mezzi illimitati e che non devono rendere conto del loro operato. L’autore sviluppa il romanzo su tre livelli equivalenti. L’aspetto politico nel quale, se si tralasciano alcune battute banali e scontate nei confronti dei ministri in carica nel periodo in cui si svolgono i fatti narrati, vengono affrontati temi che meritano di essere approfonditi. Si potrebbe dibattere a lungo se sia meglio vivere in un paese con un regime dispotico e corrotto che garantisce ai propri cittadini istruzione, cure mediche e pensioni, ma li priva della libertà; oppure far parte di un nazione democratica dove, viene sì garantita la libertà di espressione e movimento, ma non tutti i suoi abitanti dispongono dei mezzi finanziari per sopravvivere dignitosamente.
    Continua su:
    http://contornidinoir.blogspot.it/2013/08/bruno-morchio-colpi-di-coda.html

    ha scritto il 

  • 4

    Una spy story degna di Le Carrè, Forsyth, Follett ma, a differenza degli incontrastati maestri del genere, l’ambientazione non è la Germania Est, né Parigi, né l’Inghilterra e gli attori non sono il K ...continua

    Una spy story degna di Le Carrè, Forsyth, Follett ma, a differenza degli incontrastati maestri del genere, l’ambientazione non è la Germania Est, né Parigi, né l’Inghilterra e gli attori non sono il KGB o l’OAS o le spie naziste. Lo scenario è Genova e le parti in causa sono gli islamisti, i trafficanti internazionali di armi, i servizi segreti italiani e l’onnipresente intelligence statunitense.(..)
    Per la rubrica "L'angolo di Aurelio":
    http://contornidinoir.blogspot.it/2013/08/bruno-morchio-colpi-di-coda.html

    ha scritto il 

  • 4

    Morchio è un ottimo scrittore, e il libro è avvincente, i personaggi credibili e ben delineati. La costruzione è un po' troppo ideologica e marcata, tutto si tiene, persino i chiaroscuri sono netti, d ...continua

    Morchio è un ottimo scrittore, e il libro è avvincente, i personaggi credibili e ben delineati. La costruzione è un po' troppo ideologica e marcata, tutto si tiene, persino i chiaroscuri sono netti, definiti, lapidari. Strano, per uno psicoterapeuta

    ha scritto il 

  • 4

    Genova come un abito su misura per Bacci Pagano.

    Appena letto "Colpi di coda", complimenti Bruno Morchio un gran bel libro, la Genova raccontata è un dipinto che forse solo chi la conosce può comprendere a fondo. La storia è avvincente e coinvolge i ...continua

    Appena letto "Colpi di coda", complimenti Bruno Morchio un gran bel libro, la Genova raccontata è un dipinto che forse solo chi la conosce può comprendere a fondo. La storia è avvincente e coinvolge il lettore sino alle ultime righe.
    Bruno Morchio, pur rimanendo nell'ambito del romanzo, spesso fa riferimento a vicende oscure della nostra storia recente, intrecci poco chiari tra servizi segreti politica e mondo degli affari.

    ha scritto il 

  • 4

    quattro stelle meritate

    Un inizio un pò lento poi diventa avvincente. Bella lettura anche se avrei una domanda... come avrebbe fatto Bacci Pagano a prevedere che dalla pistola avrebbero tolto solo il caricatore e non gli avr ...continua

    Un inizio un pò lento poi diventa avvincente. Bella lettura anche se avrei una domanda... come avrebbe fatto Bacci Pagano a prevedere che dalla pistola avrebbero tolto solo il caricatore e non gli avrebbero portato via tutta l‘arma? In una logica criminale sarebbe stato ovvio il contrario, MAH!!! (per riscontro vedi pagine 429/430 e 459/460)

    ha scritto il 

  • 2

    non il solito Bacci....

    Ho sempre amato il personaggio di bruno morchio, la sua durezza, il carattere "mugugnone" e diffidente tipico dei genovesi. Cinico, duro, mi è sempre piaciuto leggere le sue investigazioni nella mia G ...continua

    Ho sempre amato il personaggio di bruno morchio, la sua durezza, il carattere "mugugnone" e diffidente tipico dei genovesi. Cinico, duro, mi è sempre piaciuto leggere le sue investigazioni nella mia Genova. Una genova talmente vera, che mi si stringe il cuore.
    Nostalgia.
    Purtroppo, questo libro non è all'altezza dei precedenti. La trama è troppo intricata, e, diciamo la verità, banalotta.
    Ti aspetto, bacci, nella maccaia di Roma. Portami ancora Genova, ma torna vero.
    A presto, spero....

    ha scritto il 

  • 3

    Sicuramente non è fra i migliori con protagonista Bacci Pagano, ma il fascino dei carrugi, odori e suoni di Genova, condito con la certezza umano-sociale di vivere sapendo un millesimo di quel che acc ...continua

    Sicuramente non è fra i migliori con protagonista Bacci Pagano, ma il fascino dei carrugi, odori e suoni di Genova, condito con la certezza umano-sociale di vivere sapendo un millesimo di quel che accade, ci sono sempre tutti; conditi di vino e bicchieri di Lagavulin.

    ha scritto il