Come diventare un Buddha in cinque settimane

Manuale serio di autorealizzazione

Di

Editore: Ponte alle Grazie

3.7
(632)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 136 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: 8879288466 | Isbn-13: 9788879288460 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , Tascabile economico

Genere: Salute, Mente e Corpo , Religione & Spiritualità , Manuale

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Descrizione del libro
Chiunque può diventare un buddha: non c'è bisogno di essere buddhisti, né dicompiere pellegrinaggi in Oriente. Chiunque si applichi con volontà e costanzaalla realizzazione dei poteri descritti in questo manuale, in cinque settimanepuò raggiungere l'illuminazione e realizzare lo stato di buddhità. Da anniGiacobbe studia il Buddhismo dal punto di vista della psicologia, e questolibro non è un prontuario di psicologia divulgativa facilona e superficiale.Riprendendo l'insegnamento originale del Buddha, lo ricostruisce in modochiaro e semplice, rendendolo comprensibile e praticabile da tutti.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    La vita è troppo breve per avere paura di affrontare la sofferenza. La sofferenza va rispettata perché è la strada per raggiungere l'amore universale e incondizionato. È la via per l'illuminazione. Ri ...continua

    La vita è troppo breve per avere paura di affrontare la sofferenza. La sofferenza va rispettata perché è la strada per raggiungere l'amore universale e incondizionato. È la via per l'illuminazione. Ricorda di mettere la tua serenità al di sopra di qualsiasi altra cosa. Non puoi aiutare nessuno se non conservi la tua serenità. Non puoi aiutare gli altri se stai male. Serenità è efficienza. Se hai dentro la serenità allora dai serenità agli altri e li aiuti. Ricorda che non sono gli altri a creare la tua sofferenza ma la tua reazione alle loro azioni. La tua sofferenza dipende dalle tue aspettative, dalle tue paure, dai tuoi sensi di colpa. Ma la sofferenza è necessaria per crescere in consapevolezza. Questa è la via per l'illuminazione. Questa è la via per essere un Buddha.

    ha scritto il 

  • 3

    Inspirare.. espirare..

    Ed eccomi giunto finalmente alla conclusione del mio personale percorso di evoluzione psicologica, supportato dalle opere di Giacobbe, verso l'apice della piramide della personalità umana che passa da ...continua

    Ed eccomi giunto finalmente alla conclusione del mio personale percorso di evoluzione psicologica, supportato dalle opere di Giacobbe, verso l'apice della piramide della personalità umana che passa dalla forma di 'bambino' a quella di 'adulto' per poi concludersi normalmente nella fase del 'genitore', che precede lo stadio finale di tutto il percorso; non mi soffermo sulla caratterizzazione di questi singoli aspetti della psiche umana perchè già trattati nella precedente opera di Giacobbe 'Alla ricerca delle coccole perdute' (a cui vi rimando per eventuali approfondimenti anzi, meglio, vi rimando al mio illuminante commento - come avrete notato la modestia non è una peculiarità di un Buddha junior quale mi ritengo).
    Preferisco invece concentrarmi sulla più completa forma di evoluzione che la personalità umana può raggiungere, l'unica in grado di garantire un perfetto equilibrio interiore in costante armonia con il mondo esterno, ossia la personalità del Buddha.
    E attenzione, non siate scettici e non abbiate pregiudizi: il primo punto da tener presente è che ognuno di noi può diventare un Buddha, non è un ruolo riservato a pochi eletti, non bisogna avere poteri speciali e, lasciatemi dire, mi sembra almeno in teoria più semplice che diventare santi (è risaputo infatti che la santità spesso viene concessa ai più raccomandati e non ai più meritevoli.. maledetta burocrazia).
    E soprattutto non crediate che sia una possibilità consentita solo ad un uomo, assolutamente no: anche una donna può diventarlo, con l'unica accortezza che non sarà detta 'Buddhana' per evitare una palese sovrapposizione di significati, ma più soavemente 'illuminata'.
    Ma allora, direte voi, perchè se ci guardiamo intorno troviamo le più variegate forme di esemplari umani ma nemmeno un Buddha o un'illuminata?
    Semplice: perchè molti, come me sino a qualche settimana fa, pensano che diventare un Buddha non rientri nelle priorità verso cui indirizzare parte, anche minima, del proprio tempo; io stesso non avrei mai preso tra le mani codesto libro di Giacobbe se non mi fosse stato regalato da una mia collega 'illuminata', anzi di più, 'folgorata' quasi.
    E soprattutto perchè la buddhità è certamente e potenzialmente aperta a tutti ma non tutti sono maturi e psicologicamente pronti per evolvere verso tale stato mentale.
    E qui entra in gioco Giacobbe che con questo suo vademecum condensa in poco più di 100 pagine i fondamenti del pensiero buddhista, milioni e milioni di parole trascritte su libri di ogni epoca e qui riassunte in pochi concetti basilari e soprattutto tradotti in esercizi 'pratici' da completare nel corso di 5 settimane.
    Insomma, una sorta di Buddha for Dummies, perchè come giustamente asserisce Giacobbe una teoria che rimane tale e non si concretizza praticamente quale utilità e beneficio può portare all'uomo? Nessuno.
    Praticando invece con costanza alcuni esercizi, riusciremo a plasmare la nostra personalità avvicinandola a quella di un Buddha e questo si traduce in un grande beneficio: eliminazione dello stress e di ogni forma di nevrosi (mi sento in dovere di avvisare le lettrici interessate allo stato di 'illuminata' che il raggiungimento di una maggiore serenità interiore può avere come controindicazione un rilassamento della nevrosi da fisico longilineo con conseguente aumento del peso corporeo e della taglia dei vestiti; ecco perchè i veri Buddha vanno in giro con tuniche abbastanza larghe).
    Ma allora, arrivati a questo punto, non siete curiosi di sapere in cosa consistono questi esercizi da praticare con cadenza settimanale? Ve ne svelo solo un paio, poi tocca a voi decidere se proseguire o meno il percorso di trasformazione.
    Il primo esercizio è molto semplice: il controllo del respiro, "dovete imparare ad osservare e a calmare il vostro respiro, il vostro corpo e le vostre emozioni".
    Inspirare ed espirare, lentamente e spesso, più volte durante il giorno e soprattutto nei momenti di maggiore pressione psicologica. E di sicuro vi capiteranno momenti del genere: giusto stamane in metropolitana una signora poco illuminata mi ha aggredito verbalmente per averle 'quasi' pestato un piede, sbraitando ai quattro venti che la mia scarpa si è avvicinata in modo preoccupante al suo piede, già compresso in un tacco 12cm.
    Inspiro, espiro, inspiro, espiro. Faccio notare alla signora che non è facile mantenere l'equilibrio se il conducente della vettura soffre di un tic nervoso esercitato sul pedale del freno e che comunque, nonostante ciò, il suo piede è ancora intatto nel suo contenitore.
    Ma la signora, indispettita forse per la calma con cui le ho risposto e per il sorriso bonario che ho costruito sul mio viso per l'occasione, ha rincarato la dose coinvolgendo persino gli altri vicini di vettura come testimoni del pestaggio del piede che non c'è stato ma poteva esserci.
    Ed io? Cosa ho fatto secondo voi? Inspiro, espiro, inspiro, espiro.. e dopo pochi secondi sono sceso alla mia fermata mentre la signora che ancora inveiva nei miei confronti è stata travolta dalla gente in uscita dalla vettura, con gomitate a destra e a manca. Il suo piede però non ha subito traumi. Buddha è anche giusto.
    Secondo esercizio: ecco, ora la difficoltà aumenta, "Osservate con distacco i vostri pensieri come osservate con distacco il volo lontano degli uccelli nella pace della sera".
    "Quando nasce un pensiero, piacevole o spiacevole, non fatevene intrappolare e non diventatene schiavi. Osservatelo con distacco e lasciatelo andare: esso non crescerà dentro di voi e non produrrà il frutto avvelenato della sofferenza."

    Che scritto così sembra facile, ma non lo è affatto: significa, in altri termini, prendere coscienza dei propri pensieri ma lasciarli scorrere nella mente senza soffermarsi troppo e senza crearsi paure o timori infondati perchè basati su eventi che potrebbero verificarsi ma ancora non sono reali (vedi pestaggio del piede sopra citato).
    Quindi, ad esempio, se vi passa per la mente il dubbio che vostra moglie vi stia tradendo con un cuoco perchè ha preso 5 chili in 5 settimane, lasciate correre questo pensiero e non fantasticate troppo: nella migliore delle ipotesi vostra moglie è diventata illuminata restando fedele, nella peggiore voi siete diventati Buddha restando cornuti.
    Il terzo esercizio, a mio parere il più importante, è anche quello su cui personalmente mi sono arenato:
    "Diventa cosciente della precarietà dell'esistenza e quindi della precarietà della presenza nella tua vita delle persone oggetto del tuo attaccamento affettivo. Esse non sono eterne. Esse non possono esserci per sempre. Esse non possono esserci neppure per tutta la tua vita. Quindi non puoi fare dipendere la tua vita, la tua felicità, la tua serenità dalle persone a cui vuoi bene.
    Non ti dico di abbandonare le persone a cui sei attaccato o attaccata. Non devi lasciare la tua famiglia. Devi soltanto smetterla di far dipendere la tua felicità da loro."

    Bene, non aggiungo altro a questa citazione tratta dal libro che ritengo sia esaustiva per giustificare il mio giudizio di sufficienza a tale opera di Giacobbe che, seppure utile nell'evidenziare con un linguaggio chiaro e quasi con rigore logico le principali cause della 'sofferenza' psicologica dell'uomo, fonte di stress e nevrosi, rimane tuttavia poco realistica e 'convincente' sull'efficacia della cura proposta e dei rimedi ipotizzati.
    E anche con la mia collega abbiamo raggiunto un compromesso: niente tunica per entrambi ma ora invece di urlare inspiriamo ed espiriamo, inspiriamo ed espiriamo...

    ha scritto il 

  • 2

    Ammetto che valutare questo libro mi riesce difficile.
    Più che un manuale per diventare Buddha lo vedo più come un manuale del buonsenso per cercare di vivere più sereni in questo mondo troppo freneti ...continua

    Ammetto che valutare questo libro mi riesce difficile.
    Più che un manuale per diventare Buddha lo vedo più come un manuale del buonsenso per cercare di vivere più sereni in questo mondo troppo frenetico e materiale.
    Sarei curioso di conoscere qualcuno che abbia seguito alla lettera tutti i passaggi per arrivare alla "buddhità" :)

    ha scritto il 

  • 5

    Cinque stelle per l'originalità dell'esperimento. Partire dall'insegnamento di Buddha per insegnare all'uomo di oggi come sfuggire dalle nevrosi e trovare la serenità è a mio avviso un'idea brillantis ...continua

    Cinque stelle per l'originalità dell'esperimento. Partire dall'insegnamento di Buddha per insegnare all'uomo di oggi come sfuggire dalle nevrosi e trovare la serenità è a mio avviso un'idea brillantissima. L'insegnamento di Buddha, l'Illuminato, il NON CONDIZIONATO, era in primo luogo - prima di diventare dottrina e religione - un metodo per eliminare la sofferenza dall'uomo, partendo dal presupposto che la sofferenza non derivi altro che da costrutti mentali che nulla hanno a vedere con la reale natura umana e delle cose del mondo. Vivere nella realtà, nel presente, avendo coscienza delle cose sono in continua evoluzione, rende l'uomo libero dall'attaccamento. Il controllo dei propri pensieri negativi, guida verso la consapevolezza che permette la corretta visione della realtà, l'eliminazione dei pensieri negativi e la coltivazione di quelli positivi, verso una sanità mentale e la serenità dell'individuo.
    L'ho letto con molto piacere in quanto riflette le idee che nel tempo ho sviluppato e che mi hanno aiutata ad essere serena e a reagire con serenità alle avversità quotidiane.

    ha scritto il 

  • 4

    Sempre molto stimolante il buon Giacobbe. Una semplicità che quasi disarma (e spesso è criticata), riesce invece, almeno in me, ad andare dritto al sodo. Tra uno scherzo e una quantità notevole di spu ...continua

    Sempre molto stimolante il buon Giacobbe. Una semplicità che quasi disarma (e spesso è criticata), riesce invece, almeno in me, ad andare dritto al sodo. Tra uno scherzo e una quantità notevole di spunti, di riflessioni e di traduzioni di quella grande guida che è il percorso psicologico individuato dai grandi testi buddisti. Quando poi ho letto della sua dolorosissima esperienza mi è sembrato di riconoscerlo tra le poche persone che forse hanno diritto a dire qualcosa sul dolore e sull'accettazione dello stesso.
    La vita è un film, non una fotografia. La vita è dinamica, non statica. Noi invece prendiamo un fotogramma del film, lo archiviamo nella nostra memoria, e gli attribuiamo un’esistenza reale.

    ha scritto il 

  • 4

    Giulio Cesare Giacobbe non delude mai... simpaticamente spiega i fondamenti del Buddismo per poi calarlo nella nostra realtà e sfruttarne le potenzialità per migliorare la nostra vita di occidentali.
    ...continua

    Giulio Cesare Giacobbe non delude mai... simpaticamente spiega i fondamenti del Buddismo per poi calarlo nella nostra realtà e sfruttarne le potenzialità per migliorare la nostra vita di occidentali.
    Da leggere.

    ha scritto il 

  • 0

    "La tua serenità deve essere messa al di sopra di qualsiasi altra cosa"

    Ma... la posizione del "tutto cambia" non è l'estremo opposto del "niente cambia"? Qui siamo per la via di mezzo. Tutto e niente sono ontologicamente troppo impegnativi.

    La realtà è continuo cambiamen ...continua

    Ma... la posizione del "tutto cambia" non è l'estremo opposto del "niente cambia"? Qui siamo per la via di mezzo. Tutto e niente sono ontologicamente troppo impegnativi.

    La realtà è continuo cambiamento.
    Le situazioni, cambiano continuamente.
    Il nostro corpo, cambia continuamente.
    La nostra mente, cambia continuamente.
    L'universo intorno a noi, cambia continuamente.
    Se tutto è in continua trasformazione, io non posso attaccarmi a nulla.
    Perché non esiste nulla di immutabile, che rimanga uguale a sé stesso nel tempo.
    Il crederlo costituisce un'illusione.
    Quindi noi siamo obbligati, per evidenza esistenziale e coerenza mentale, a sviluppare il non attaccamento.
    E' evidente infatti, che se io non mi attacco più a nulla, tutte le mie preoccupazioni, i miei problemi, le mie ansie, le mie paure, la sofferenza psichica appunto, svaniscono come neve al sole.
    Perché la sofferenza deriva dall'attaccamento a una situazione diversa da quella che c'è: dal desiderio di qualcosa che non ho o dall'avversione a qualcosa che ho.
    La sofferenza, dice infatti la tradizione buddhista, deriva o dalla separazione da ciò che si ama o dall'unione con ciò che si odia.

    ha scritto il 

  • 3

    Ironia occidentale

    Il libro è un piccolo manuale ma l'autore ha avuto l'accortezza di renderlo piacevole e ironicamente occidentale.
    Lo raccomando a chi ha voglia di farsi guidare con leggera saggezza vero l'illuminazio ...continua

    Il libro è un piccolo manuale ma l'autore ha avuto l'accortezza di renderlo piacevole e ironicamente occidentale.
    Lo raccomando a chi ha voglia di farsi guidare con leggera saggezza vero l'illuminazione ma soprattutto a chi vuole sciogliere qualche piccolo nodo nella propria esistenza.

    ha scritto il 

  • 2

    Un libro che spiega bene cosa sia il buddismo, peccato che Giacobbe abbia questo modo di scrivere prolisso denso di note a piè pagina che mi fanno passare la voglia di leggere. Giacobbe non riesce a s ...continua

    Un libro che spiega bene cosa sia il buddismo, peccato che Giacobbe abbia questo modo di scrivere prolisso denso di note a piè pagina che mi fanno passare la voglia di leggere. Giacobbe non riesce a scrivere pagina che non abbia una nota a piè di pagina, imbarazzante. Certo, scrive cose giuste sul buddismo, ma meglio un manuale a questo punto.

    ha scritto il