Con le peggiori intenzioni

Di

Editore: Mondadori

3.1
(2093)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 304 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Portoghese

Isbn-10: 8804552697 | Isbn-13: 9788804552697 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Umorismo

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Descrizione del libro
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  • 4

    Chapeau.

    Che sorpresa, questo Piperno! Da sempre snobbo la letteratura italiana perchè (come i film) si compiace della propria autocommiserazione, dell'impossibilità di riuscita di verghiana memoria - e guai a ...continua

    Che sorpresa, questo Piperno! Da sempre snobbo la letteratura italiana perchè (come i film) si compiace della propria autocommiserazione, dell'impossibilità di riuscita di verghiana memoria - e guai a chi si azzarda a pensare in altro modo, Muccino senior docet. Neanche Piperno esula dal codazzo delle prefiche ma lo fa con grande, grandissimo stile: le sue pagine sono scolpite, gli schizzi dei suoi personaggi sono tagliati col bisturi e l'affresco della società romana liceale degli anni Novanta è ben scagliata sulla tela a mo' di Pollock. Tagliente e sofferente, Piperno coglie il centro: il centro di persone "a cavallo" tra i due mondi e che destano questo loro stallo, che cercano in ogni modo di passare nell'altra metà, rifiutando di accettare quello che già sanno: dovranno restare per sempre nella metà del mondo che loro disprezzano perchè non saranno mai accettati dal mondo cui ambiscono. Capolavoro sfiorato perchè l'autore ci presenta uno stralcio di vita e non fa crescere - volutamente - i suoi personaggi: quei pochi che ritroviamo adulti, sono una mera versione più vecchia di quando erano giovani. Peccato, perchè così facendo ha scelto la via più facile, quando invece uno scrittore come lui ha tutte le carte in regola per alzare l'astina e sviluppare di più il personaggio e darci riflessioni di vita più ampie. Comunque: bravissimo.

    ha scritto il 

  • 3

    Impressioni contrastanti. Da un lato una scrittura sontuosa, pirotecnica, sorprendente, che mi ha costretto a leggere tutto da cima a fondo in pochi giorni, dall'altro lato una trama frammentaria e po ...continua

    Impressioni contrastanti. Da un lato una scrittura sontuosa, pirotecnica, sorprendente, che mi ha costretto a leggere tutto da cima a fondo in pochi giorni, dall'altro lato una trama frammentaria e poco coinvolgente.
    Piperno vagola su e giù per le vite di una dozzina di personaggi raccontando storie a volte interessanti e divertenti, a volte noiose, ma senza lasciar mai capire dove voglia andare a parare. La conclusione non mi è sembrata diretta conseguenza dei fatti narrati. Una lettura di trecento pagine in cui si potrebbero cambiare buona parte delle vicende raccontate nelle prime duecento pagine senza influire significativamente sulle ultime cento, e in più romanzo va in calando e diventa via via meno appassionante.
    Un solo dettaglio. La storia di "Con le peggiori intenzioni" è raccontata in prima persona da Daniel, il protagonista. Ebbene questo Daniel, nel finale, "entra nella testa" di Gaia, uno dei personaggi principali, raccontandoci tutto dei suoi pensieri e delle sue motivazioni, dicendo cose che non potrebbe sapere nemmeno se l'avesse avuta davanti sdraiata sulla chaise-longue per almeno una dozzina di sedute. Questa parte è così esagerata da minare il patto di sospensione dell'incredulità. Una caduta di stile.
    Ma coi suoi pregi e i suoi difetti, questa rimane una straordinaria opera prima (2005), e questo Piperno scrive così bene che non potrò fare a meno di leggere i suoi romanzi successivi.

    ha scritto il 

  • 1

    Le peggiori intenzioni: le mie
    (In un momento imprecisato tra il 2009 o 2010)
    Qualche giorno fa facevo vedere al mio amico Elio il sito di Anobii. Mi ha nominato un po' di titoli, gli ho fatto vedere ...continua

    Le peggiori intenzioni: le mie
    (In un momento imprecisato tra il 2009 o 2010)
    Qualche giorno fa facevo vedere al mio amico Elio il sito di Anobii. Mi ha nominato un po' di titoli, gli ho fatto vedere la pagina corrispondente e con lui abbiamo letto alcuni commenti. Capitati sulla pagina di questo libro, che annovero nella mia personale top five dei libri spreferiti del secolo, ha iniziato a tessere le lodi di Piperno, uno che "sviscera come nessun altro i personaggi, mette a fuoco le debolezze e le perversioni che albergano in ognuno di noi....". Quando poi mi ha tirato fuori la solita frase insopportabile: "tu non puoi capire fino in fondo. È il classico libro più adatto a un pubblico maschile", mi è scattato il raptus omicida. Se non gli ho messo le mani addosso è un miracolo. Questo è un libro pieno di pretese, autoreferenziale, autocelebrativo. È volgare, non per le bassezze e la viziosità dei personaggi, ma per la bassezza dello stile con cui è scritto, per il linguaggio ridondante e infarcito di fronzoli e riferimenti culturali che mostrano in pieno il narcisismo e la presunzione dell'autore. Ricordo perfettamente alcune interviste, in occasione del lancio pubblicitario del libro, a un Piperno trentaduenne, borioso e continuamente pronto a sciorinare i suoi titoli e le sue specializzazioni accademiche, che si dichiarava il massimo esperto vivente su Proust. Il risultato è uno scrittore che papagalleggia in modo sfrontato e insulso tutti i suoi modelli (oltre a Proust, Roth, Richler...per citarne alcuni). Torno al ragionamento di Elio: "questo è un libro più adatto ai maschi" e dico che, quando un romanzo si presta a essere catalogato come "libro da maschi" (lo stesso vale per "libro da femmine"), denuncia tutti i suoi limiti e non può che rivelare tutto il suo misero valore. Fortunatamente tra gli stroncatori anobiiani più gettonati ci sono diversi maschi, tra questi ricordo il lapidario fantastico commento di GloriaGloom.

    ha scritto il 

  • 3

    Faticoso

    Faticoso perché il lessico utilizzato è troppo, troppo artificioso e ridondante. Ma quel che mi è piaciuto è il protagonista, perché è un fallito, pieno di paranoie, una persona indigesta, e lui è pie ...continua

    Faticoso perché il lessico utilizzato è troppo, troppo artificioso e ridondante. Ma quel che mi è piaciuto è il protagonista, perché è un fallito, pieno di paranoie, una persona indigesta, e lui è pienamente consapevole di ciò è mi piace che metta sul piatto tutto questo, di lui. E' un racconto della sua famiglia e del suo passato, un po' un flusso di coscienza, le confessioni di un pervertito a cui ho finito per voler bene.

    ha scritto il 

  • 2

    Un romanzo piuttosto lezioso. Leggendolo non sono stata catturata dalla storia e dai protagonisti, ma ho avuto solo la netta sensazione della presenza, ingombrante, di un autore con un'alta consideraz ...continua

    Un romanzo piuttosto lezioso. Leggendolo non sono stata catturata dalla storia e dai protagonisti, ma ho avuto solo la netta sensazione della presenza, ingombrante, di un autore con un'alta considerazione di sé stesso. Personalmente avrei preferito avere un impatto più forte e migliore con la narrazione. Un libro che mi ha deluso e che non consiglierei.

    ha scritto il 

  • 1

    Noioso, pesante, infarcito di parole inutili

    L'ide del romanzo poteva essere buona, peccato che la sua realizzazione è pessima. Una scrittura pesante, piena di parole inutili che affaticano, distraggono, annoiano.

    Non l'ho finito, arrivato alla ...continua

    L'ide del romanzo poteva essere buona, peccato che la sua realizzazione è pessima. Una scrittura pesante, piena di parole inutili che affaticano, distraggono, annoiano.

    Non l'ho finito, arrivato alla metà ho deciso (cosa che faccio veramente di rado) che era meglio spendere il mio tempo in altro modo e l'ho abbandonato. Magari nel finale migliorava.. chissà ?

    Di sicuro, a mio avviso, con una bella cura dimagrante sarebbe stato più leggibile e, forse, anche bello.

    ha scritto il 

  • 0

    letto con le migliori intenzioni. ma la vacua spuma dello stile brillante (se fosse possibile ammetterne l'esistenza si potrebbe parlare di "comicità proustiana", un evidente unicorno stilistico; megl ...continua

    letto con le migliori intenzioni. ma la vacua spuma dello stile brillante (se fosse possibile ammetterne l'esistenza si potrebbe parlare di "comicità proustiana", un evidente unicorno stilistico; meglio rovesciare la formula e ottenere un ben più calzante "proustismo comico"), una volta ritiratasi, lascia ben poca apprezzabile sostanza: un paio di ritratti di ignobili esponenti del capitalismo nostrano, il corrispondente paio di caricaturali consorti e una cartolina della costiera amalfitana; quanto al core business del testo, la deformazione sentimentale di un "marcel" complessato e onanista, feroce autofustigatore e indiretto autoapologeta (unico tuttotondo sullo sfondo di una serie di vuote sagome e clichè), è esibito in una parabola woodyalleniana che sfocia in una scena francamente fetida che meriterebbe un solenne e impietoso spoiler...

    ha scritto il 

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