Contro il fanatismo

Di

Editore: Feltrinelli (Super UE)

4.0
(516)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 79 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Svedese , Francese , Norvegese

Isbn-10: 8807840421 | Isbn-13: 9788807840425 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Elena Loewenthal

Disponibile anche come: Tascabile economico , eBook

Genere: Filosofia , Politica , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
"Come curare un fanatico? Inseguire un pugno di fanatici su per le montagne dell'Afghanistan è una cosa. Lottare contro il fanatismo è un'altra, completamente diversa. L'attuale crisi mondiale in Medio Oriente o in Israele e Palestina non discende dai valori dell'Islam. Non è da imputarsi, come dicono certi razzisti, alla mentalità araba. Ha invece a che fare con l'antica lotta fra fanatismo e pragmatismo. Fra fanatismo e pluralismo. Fra fanatismo e tolleranza. Il fanatismo nasce molto prima dell'Islam, del cristianesimo, del giudaismo. Viene prima di qualsiasi stato, governo o sistema politico. Prima di qualsiasi ideologia o credo. Disgraziatamente, il fanatismo è una componente sempre presente nella natura umana, è un gene del male." (Amos Oz)
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  • 5

    Incredibilmente attuale.

    In un periodo come questo, sull'orlo di un baratro così nero che neppure si riesce a capire di quale orrore sia fatto, libri come questo andrebbero fatti leggere a chiunque. E' incredibile come questa ...continua

    In un periodo come questo, sull'orlo di un baratro così nero che neppure si riesce a capire di quale orrore sia fatto, libri come questo andrebbero fatti leggere a chiunque. E' incredibile come questa raccolta di pensieri del politico e giornalista ebreo Amos Oz riesca ad essere incredibilmente attuale.

    Oz pensa, da ebreo di Israele (no, NON è la stessa cosa), ovviamente alla sanguinosa storia della Palestina successiva alla nascita dello stato israeliano: ma lo fa con la praticità, l'orientamento al risultato, forse con il cinismo di chi è stato sia soldato al fronte che politico, e che quindi la ha vissuta realmente sulla sua pelle, questa storia.

    Importante è il fatto che la sua esperienza travagliata non gli preclude la possibilità di costruire e proporre un progettio basato anche su valori morali solidi, che non prescindono dalla dignità umana di ogni persona. Non è lecito parlare dell'ex ufficiale israeliano negli stessi termini degli sceriffoni Bush e Trump, tanto per capirsi: e questo conferisce a questo testo una autorevolezza importante.

    Viviamo tempi neri, tutti i gorni dobbiamo confrontarci col dramma della morte e dell'emarginazione dovute proprio al sangue che corre in quelle terre; per di più dobbiamo farlo senza poter assumere la maschera tanto amata dall'occidente dis alvatori e redentori del mondo, perchè quando il problema è giunto alle nostre porte abbiamo dimostrato di che pasta siamo fatti. Ci siamo riempiti di muri degni di Berlino degli anni 50 o dell' apartheid, ci siamo riempiti la bocca di slogan di tipo nazista (ne accogliamo troppi), abbiamo manifestato al mondo la nostra impotenza.

    In che modo i pensieri di Oz ci possono aiutare? Sicuramente perchè smascherano l'ignoranza dei popoli europei che non sono più abituati a pensare, e che vivono e reagiscono ormai in modo bestiale (gli insulti a 5 stelle, le ruspe di Salvini ne sono un esempio); in secondo luogo perchè accostano all'immagine del vuoto ciurlare nel manico dei politici nostrani (Renzi, Hollande, Rajoy in primis) una posizione politica intrisa di chiarezza, concretezza e voglia di ottenere un risultato (ai miei occhi tutto questo appare molto israeliano, vorrei dire).

    E poi restano in mente alcuni pensieri che possono essere uno strumento importante quando si parla con gente cresciuta a calcio e Spongebob, che è capace di dire solo accogliamo troppo (probabilmente il loro lessico si riduce a poche decine di parole, in effetti). Da quando caino ha detto ad Abele "andiamo ai campi", niente è stato più come prima, e questo è vero anche oggi. Di fronte a tanto sangue, di fronte allo scontro (ma lo sarà poi davvero?) di due civiltà, nessuno può pensare di poter condurre la propria esistenza allo stesso modo di vent'anni fa, perchè l mondo è cambiato. Esattamente come non è giusto che un profugo (siriano, africano, ROM che sia) pensi di salvarsi entrando in una terra diversa ed allo stesso tempo di convertire quella nuova terra in una seconda patria identica alla prima, così pure è folle che gli abitanti dei paesi del primo mondo pensino di poter condurre la loro vita esattamente come prima con fiumi di sangue davanti alla porta di casa, magari semplicemente alzando un muro.

    Chi non ha mai dovuto lottare, si sente spaventato da questa sfida, e vuole nascondersi, oppure affidarla a quacun altro (i Trump, i Salvini di turno). Ma proprio la storia di Israele ci insegna, per bocca di questo soldato divenuto ardente pacifista e fautore di uno stato palestinese libero), che quelli che dicono "accogliamo troppo" hanno torto, torto marcio. La cultura di un popolo si salva studiando, arricchendola, costruendo un dibattito forte e profondo, non guardando partite di calcio la domenica e parlando di muri il Lunedi. E si, come la storia insegna, una cultura forte può assorbirne un'altra cambiando ma senza soccombere, anzi arricchendosi.

    ha scritto il 

  • 0

    Come una medicina contro il virus dentro ognuno di noi

    "Nel mio mondo, la parola compromesso è sinonimo di vita. E dove c'è vita ci sono compromessi. Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione. Il ...continua

    "Nel mio mondo, la parola compromesso è sinonimo di vita. E dove c'è vita ci sono compromessi. Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione. Il contrario di compromesso è fanatismo, morte".

    Lo sapete, ho un debole per Amos Oz e quindi mi è fin troppo facile far scialo di aggettivi, ma vi assicuro, Contro il fanatismo, è un piccolo grande libro, poche decine di pagine (da leggere di un fiato) che rimangono a lungo.

    Tra ricordi di vita e digressioni letterarie, questa è una straordinaria riflessione sul fanatismo, inteso, nella sua essenza, come smania di voler cambiare l'altro, cioé in effetti di annullare l'altro.

    Con in più il suggerimento di alcune buone "medicine" utili a debellare un virus che è dentro ognuno di noi: e allora aiutiamoci con la capacità di guardarci con gli occhi degli altri - sarei potuto essere uno dei miei nemici - aiutiamoci con i buoni libri e l'umorismo - in vita mia non ho ancora visto un fanatico dotato di senso dell'umorismo - aiutiamoci con l'arte del compromesso, che non è detto sia necessariamente un'operazione di bassa lega: perché la pace non è un'altisonante dichiarazione di amore, la pace può essere incontrarsi con l'altro a metà strada.

    E anche di questo sono sicuro: così come non riesco a immaginarmi un fanatico dotato di umorismo (ci può essere un fanatico che ride, ma di una risata che mette i brividi), provo una sana paura per il duro e puro incapace di compromesso.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro che voglio regalare a diverse persone… Aiuta ad aprire la mente, anche in maniera leggera e ironica. Una rara delicata intelligenza. D'altronde, è Amos Oz: non delude mai.

    ha scritto il 

  • 5

    " Dove siamo integerrimi non cresce alcun fiore”.

    Beh, insomma, non potrò certo affermare che l'università della (mia) terza età non mi apra nuovi orizzonti: a parte le pile di manuali con cui mi drogo di nozionismo estremo, ogni tanto mi si propone ...continua

    Beh, insomma, non potrò certo affermare che l'università della (mia) terza età non mi apra nuovi orizzonti: a parte le pile di manuali con cui mi drogo di nozionismo estremo, ogni tanto mi si propone un testo che mi entra dentro, mi cambia impercettibilmente, mi rende più grande, più ricca, più bella, perchè mi ha avvicinato alla Bellezza. Ecco, questo librettino ha questo pregio.
    Conosciamo tutti, per sommi capi, la questione israelo-palestinese e tendiamo a propendere per l'una o l'altra parte: a trovare dei cattivi, dei violenti, dei prepotenti che usurpano territori, che uccidono gente inerme, che affamano bambini innocenti. Amos Oz, scrittore israeliano, si pone al di sopra di questa tendenza a prendere le parti e con un linguaggio piacevole e autoironico (oltre che con grande equilibrio) ci parla di due popoli che sono due vittime, ci parla di nazioni che hanno lo stesso diritto di esistere, ci parla di comunanze e non di differenze.

    Si è detto che Oz è troppo filo palestinese per essere amato dagli israeliani, ma non abbastanza da essere considerato amico dai palestinesi, e ora capisco perchè: la sua idea di compromesso, termine che nelle sue parole acquista eleganza, spessore e profonda dignità, è difficile da accettare per chi è cresciuto a pane e odio. Ma il suo discorso, che nella terza parte si riferisce in particolar modo alla questione israelo-palestinese, nella parte centrale si stacca da quei territori così lontani e si avvicina al nostro mondo, al nostro quotidiano, al nostro modo di relazionarci con gli altri e ci offre una lezione importante sul tema del fanatismo, termine che è facile identificare col terrorista di turno che si fa saltare in aria. Eh no, il fanatismo ha natura subdola e si nasconde dietro un bel sorriso, un bel discorso, un bel vestito, magari etichettato "se ti informi almeno puoi decidere in autonomia - informati da me, però, che ne so un sacco" (parlo per recentissima esperienza personale).

    "Ritengo che l’essenza del fanatismo stia nel desiderio di costringere gli altri a cambiare. Quell’inclinazione comune a rendere migliore il tuo vicino, educare il tuo coniuge, programmare tuo figlio, raddrizzare tuo fratello, piuttosto che lasciarli vivere. Il fanatico è la creatura più disinteressata che ci sia. Il fanatico è un grande altruista. (…) Vuole salvarti l’anima, vuole redimerti, vuole affrancarti dal peccato, dall’errore, dal fumo …”

    La sua ricetta contro il fanatismo può sembrare semplicistica se la si avvicina alle immagini di morte e devastazione che vediamo in televisione, eppure credo che da parte di uno scrittore sia un invito onesto, da mettere in pratica nel nostro quotidiano, senza la pretesa di essere LA soluzione di tutti i guai del mondo: mettiamoci più spesso nei panni dell'altro e capiremo meglio l'altrui sofferenza, ridiamo più spesso di noi stessi e smontiamo la nostra stessa rigidità e intolleranza, consideriamo l'opzione del compromesso come possibile strumento per essere felici, rinunciando alla pretesa di avere sempre ragione...e coltiviamo la bellezza dentro e attorno a noi.

    Non credo di essere riuscita a spiegare l'importanza di questo piccolo libro, ma sono convinta che dovrebbe essere letto, riletto, straletto...soprattutto a scuola o spegnendo l'audio di quelle trasmissioni televisive dove l'intolleranza e il fanatismo vengono urlati e fomentati.

    Per concludere, un saluto al docente che ha capito che il suo libro mi è piaciuto meno di questo e non mi ha dato il voto che meritavo. Lo lascio al suo integerrimo narcisismo e regalo cinque stellone polpose al mago (di) Oz.

    ha scritto il 

  • 5

    Mi aspettavo un saggio pesante e noioso.
    E invece tratta temi attuali e importanti con grande leggerezza (ma non superficialità) e ironia.
    Oz afferma che il fanatismo comincia in casa, in famiglia. E ...continua

    Mi aspettavo un saggio pesante e noioso.
    E invece tratta temi attuali e importanti con grande leggerezza (ma non superficialità) e ironia.
    Oz afferma che il fanatismo comincia in casa, in famiglia. E l'unica cura è fatta da: immaginazione, letteratura e senso dell'umorismo.
    Da leggere e da regalare!

    ha scritto il 

  • 4

    Amo Amos Oz, mi piace la sua faccia appena sbozzata nel legno d'ulivo, mi piace la sua intelligenza, mi piace il suo modo di porsi al pubblico, mi piace il suo modo di raccontare; così non lo commento ...continua

    Amo Amos Oz, mi piace la sua faccia appena sbozzata nel legno d'ulivo, mi piace la sua intelligenza, mi piace il suo modo di porsi al pubblico, mi piace il suo modo di raccontare; così non lo commento, non lo voglio commentare, preferisco citarlo estraendo da questo libro una storiella che mi rappresenta.
    «Ora mi torna in mente una vecchia storiella, dove uno dei personaggi – ovviamente siamo a Gerusalemme e dove sennò – è seduto in un piccolo caffè e c'è una persona anziana seduta vicino a lui, così i due cominciano a chiacchierare. E poi salta fuori che il vecchio è Dio in persona. D'accordo, il personaggio non ci crede subito lì per lì, però grazie ad alcuni indizi si convince che è seduto al tavolino con Dio. Ha una domanda da fargli, ovviamente molto pressante. Dice: "Caro Dio, per favore dimmi una volta per tutte, chi possiede la vera fede? I cattolici o i protestanti o forse gli ebrei o magari i musulmani? Chi possiede la vera fede?". Allora Dio, in questa storia, risponde: "A dirti la verità, figlio mio, non sono religioso, non lo sono mai stato, la religione nemmeno mi interessa"»

    ha scritto il 

  • 3

    Sono indecisa.

    Provo sentimenti contrastanti per questo scritto. In alcune parti l'ho trovato illuminante (vedi: la sua idea di 'compromesso'), in altre mi ci sono trovata in totale disaccordo (vedi: la sua concezio ...continua

    Provo sentimenti contrastanti per questo scritto. In alcune parti l'ho trovato illuminante (vedi: la sua idea di 'compromesso'), in altre mi ci sono trovata in totale disaccordo (vedi: la sua concezione di 'tradimento'). Dovrò leggere altro di questa persona.

    ha scritto il 

  • 5

    “«Caro Dio, per favore dimmi una volta per tutte, chi possiede la vera fede? I cattolici o i protestanti o forse gli ebrei o magari i musulmani? Chi possiede la vera fede?». Allora Dio, in questa stor ...continua

    “«Caro Dio, per favore dimmi una volta per tutte, chi possiede la vera fede? I cattolici o i protestanti o forse gli ebrei o magari i musulmani? Chi possiede la vera fede?». Allora Dio, in questa storia, risponde: «A dirti la verità, figlio mio, non sono religioso, non lo sono mai stato, la religione nemmeno m’interessa».”

    ha scritto il 

  • 5

    Acuto, intelligente, ricco di spunti per una seria riflessione sull'importanza del compromesso che in troppi scenari di guerra è stato sostituito ipocritamente con la tregua tra le parti belligeranti, ...continua

    Acuto, intelligente, ricco di spunti per una seria riflessione sull'importanza del compromesso che in troppi scenari di guerra è stato sostituito ipocritamente con la tregua tra le parti belligeranti, le une cieche sulle ragioni degli altri. Lo consiglierei ai giovani. Dal mio punto di vista il senso del libro andrebbe forse contestualizzato.

    ha scritto il 

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