Conversazione in Sicilia

Di

3.8
(2037)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco

Isbn-10: 8817059757 | Isbn-13: 9788817059756 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Viaggi

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Descrizione del libro
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  • 5

    “Ma dopo che farebbe con la certezza? Dopo, uno conosce le offese recate al mondo, l’empietà, e la servitù, l’ingiustizia tra gli uomini, e la profanazione della vita terrena contro il genere umano e contro il mondo. Che farebbe allora se avesse pur sempre certezza? Che farebbe?”

    Seconda puntata alla scoperta di quelli che, secondo Italo Calvino, sono i testi base della letteratura neorealista in Italia.

    “Conversazione in Sicilia” di Elio Vittorini è sicuramente un caso da man ...continua

    Seconda puntata alla scoperta di quelli che, secondo Italo Calvino, sono i testi base della letteratura neorealista in Italia.

    “Conversazione in Sicilia” di Elio Vittorini è sicuramente un caso da manuale di come quello che stai leggendo non c’entri nulla con quello che credi di capire.
    In questo caso l’ottima prefazione di Giovanni Falaschi, come tutto l’apparato critico presente in questa edizione, aiuta molto nella comprensione del testo che comunque si offre anche a ulteriori riletture e approfondimenti.
    La Sicilia è metaforizzata in realtà la “conversazione” si sarebbe potuta svolgere in qualsiasi posto; come specificato anche dall’autore sia nel testo che in una nota aggiunta.
    Il principale bersaglio di Vittorini, nella sua lunga conversazione, è il fascismo, che però non viene attaccato direttamente ma sottoforma delle diverse allegorie e quadri simbolici che lo scrittore costruisce sulla base dei grandi affanni dell’umanità.
    È un testo criptico, e questo anche a causa della censura fascista, con cui l’autore ebbe diversi guai, che comportarono anche modifiche al testo, pubblicato poi anche con un’altro titolo per sgusciare tra le maglie della suddetta censura.
    Nonostante le difficoltà incontrate nella sua stesura “Conversazione in Sicilia” è diventato comunque un testo fondamentale per la letteratura italiana del novecento, nel suo divenire viene rappresentata la natura umana, nella sua desolante condizione, raccontata come in un poema lirico; i dialoghi surreali dei protagonisti, pur nella loro cripticità, alludono alla condizione dell’Italia di allora e predispongono alla tragedia che di li a poco coinvolgerà milioni di uomini.
    Più che un romanzo, un saggio o altra definizione la conversazione di Vittorini a me è parsa un magnifico affresco neorealista il cui soggetto è la labilità della condizione umana in riferimento all’oppressione degli uomini nelle varie parti del mondo e se è vero, come è vero, che poteva anche ambientarsi da un’altra parte, trovo che la Sicilia sia invece stata lo sfondo perfetto, dall’alto della sua mistica storia, per dare voce a questa onirica rappresentazione della natura umana…

    "Avevo viaggiato, dalla mia quiete nella non speranza, ed ero in viaggio ancora, e il viaggio era anche conversazione, era presente, passato, memoria e fantasia, non vita per me, eppur movimento."

    La terza e ultima puntata su questo argomento (vedi sopra) sarà dedicata a:
    “I Malavoglia” di Giovanni Verga.
    Ma non subito…

    ha scritto il 

  • 3

    Scrittura allegorica e ricercata in maniera incredibile, che però si perde in una storia onirica (o fatta di metafore antiregime, poco conta) che si fa via via sempre più ripetitiva e arricciata su sé ...continua

    Scrittura allegorica e ricercata in maniera incredibile, che però si perde in una storia onirica (o fatta di metafore antiregime, poco conta) che si fa via via sempre più ripetitiva e arricciata su sé stessa. Peccato perché il primissimo capitolo è una delle pagine più belle lette quest'anno.

    ha scritto il 

  • 3

    Il Baricco degli anni 40-50? Note al testo deliranti

    Le prime tre parti le ho trovate davvero ottime, poi a mio giudizio si è perso nel suo simbolismo un po' fine a se stesso, e mi è scesa la catena. Finale un po' da pugno nei denti (che darei all'autor ...continua

    Le prime tre parti le ho trovate davvero ottime, poi a mio giudizio si è perso nel suo simbolismo un po' fine a se stesso, e mi è scesa la catena. Finale un po' da pugno nei denti (che darei all'autore). Non è certamente fra i miei autori preferiti né per scrittura (troppo specchiata) né per tematiche. Ho trovato stranissime le note al testo, spesso confondevano invece di chiarire.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho letto questo libro per un gruppo di lettura, tra le varie categorie c era : Un libro che hai nella libreria ed hai sempre evitato…e io ho scelto questo… ora mi chiedo perché l ho sempre evitato. Di ...continua

    Ho letto questo libro per un gruppo di lettura, tra le varie categorie c era : Un libro che hai nella libreria ed hai sempre evitato…e io ho scelto questo… ora mi chiedo perché l ho sempre evitato. Di Vittorini avevo letto Uomini e no e lo ave o abbandonato a metà. In questo invece mi ci sono trovata meglio. Il ritratto di una Sicilia fatta di cose e persone semplici, umili, che vive di piccole ma quanto mai preziose cose. Loro non soffrono per se stessi ma per il mondo offeso, loro sono infelici perché non hanno altri doveri a cui aspirare ( citazioni di alcuni personaggi). Il dialogo tra madre e figlio dopo 15 anni di assenza non è una conversazione forzata o fatta di rancori è semplicemente un discorso interrotto il giorno prima. Questo romanzo pur con tutti i suoi riferimenti esterni mi è piaciuto, sono contenta che mi sia capitata questa occasione per dare un’altra occasione a Vittorini.

    ha scritto il 

  • 3

    La spinta a soffrire, oltre che per se stessi, "per il mondo che è offeso"; l'urgenza di "altri doveri", di "nuovi doveri": da un mare per il resto alquanto ermetico, sono messaggi in bottiglia suffic ...continua

    La spinta a soffrire, oltre che per se stessi, "per il mondo che è offeso"; l'urgenza di "altri doveri", di "nuovi doveri": da un mare per il resto alquanto ermetico, sono messaggi in bottiglia sufficientemente chiari, spiaggiati nel 1941.

    ha scritto il 

  • 4

    Assocerò sempre questo romanzo breve al mio recente viaggio, e alla mia scoperta dell'umanità come una vasta moltitudine, un mare che respira: una goccia è persa, due gocce possono muovere il mare int ...continua

    Assocerò sempre questo romanzo breve al mio recente viaggio, e alla mia scoperta dell'umanità come una vasta moltitudine, un mare che respira: una goccia è persa, due gocce possono muovere il mare intero. Conversazioni in una Sicilia a scartamento ridotto, ma ad altissima velocità spirituale, in un'atmosfera di sogno che è però doppia realtà (due volte reale), tutti i contrari convergono in muri chiusi a chiave, ma in fondo una chiave facile. Morale anti-fa demodé, ma Chiunque di fronte a una tale ingiustizia avrebbe impugnato la penna per lasciare un segno del tutto opposto. Grazie Elio(t), per avermi fatto scoprire l'Assoluto come contemporaneo negare e affermare ogni cosa, un relativismo non nichilista, ma pieno di tutto, perchè ogni cosa ha tutto in sé. Il passato e il presente sono la stessa cosa, il fratello di Silvestro Ferrauto nello stesso momento, che è sempre presente, gioca con lui divertendosi a sette anni e muore soldato, squarciato e dilaniato sulla neve.

    ha scritto il 

  • 4

    Vittorini che non ha bisogno di tè e Madeleine per ricordare; Vittorini che racconta ed è un ricordo. Lo si ama per come fa propria quella "Leggerezza" calviniana che deve ancora venire, per come spic ...continua

    Vittorini che non ha bisogno di tè e Madeleine per ricordare; Vittorini che racconta ed è un ricordo. Lo si ama per come fa propria quella "Leggerezza" calviniana che deve ancora venire, per come spicca grandi salti dalle nere tombe del suo secolo fin su alle cose impalpabili di questo mondo, quelle che si ammucchiano tutte in aria al riparo dalla gravità degli uomini.
    Un gran viaggio.

    ha scritto il 

  • 5

    La vicenda si svolge in Sicilia, in diverse località fra la costa e le montagne, ma, come sottolineato dallo stesso Vittorini nella nota finale, l’ambientazione non ha alcuna importanza per lo svolgim ...continua

    La vicenda si svolge in Sicilia, in diverse località fra la costa e le montagne, ma, come sottolineato dallo stesso Vittorini nella nota finale, l’ambientazione non ha alcuna importanza per lo svolgimento del libro.
Il romanzo è scritto in prima persona, come cronaca autobiografica del viaggio compiuto da un uomo nei luoghi della propria infanzia, ma il narratore si sofferma soprattutto sui pensieri, le emozioni, le sensazioni suggeritegli dagli incontri che fa, creando un’atmosfera surreale e a volte onirica.
Il linguaggio è piuttosto semplice, volutamente surreale, ritrae più l’interiorità del protagonista che le situazioni descritte. 
Il protagonista, un giovane “in preda ad astratti furori”, sofferente per “il genere umano perduto” ma incapace di qualsiasi coinvolgimento nella realtà, sfiduciato, passivo, infelice, pessimista, riceve una lettera dal padre che gli dice di aver lasciato la madre e lo prega di averne cura. Allora decide di farle visita, prende il treno torna nella natia Sicilia; “Conversazione in Sicilia” è appunto la narrazione di questo viaggio, degli incontri del giovane con i personaggi più svariati, dal “Gran Lombardo” ai siciliani che lo prendono per americano, dalla madre piena di rancore verso il padre donnaiolo ma piena di fraterna solidarietà per i malati che assiste all’arrotino che “soffre per il dolore del mondo offeso”, fino alla scoperta della tragica morte in guerra del fratello e al ritorno del padre. Ma, come dice il titolo, il romanzo è soprattutto una “conversazione” del protagonista con la madre e con gli altri siciliani, un disperato tentativo di comprendere e far comprendere agli altri quanto il mondo sia “offeso”, quanto sia “più genere umano il genere umano dei morti di fame”.
Vittorini riporta nella surreale narrazione di questo viaggio una profonda coscienza di umanità, la coscienza della vanità del dolore a cui il genere umano e il mondo intero sono sottoposti dalla guerra, dalla fame, dalla malattia; i siciliani descritti da Vittorini sono semplici, si accontentano della realtà senza cercare sovrastrutture, ma colgono, su invito del protagonista la loro fratellanza con i derelitti di ogni provenienza, in nome della comune appartenenza al “genere umano dei morti di fame”. Altre interpretazioni rileggono il romanzo in chiave totalmente allegorica: Vittorini avrebbe descritto l’Italia fascista e i suoi personaggi nei panni dei siciliani in modo oscuro per non incorrere nella censura.

    ha scritto il 

  • 2

    Mai capito cosa ci sia di tanto eccezionale in Conversazione. C'è, vero, una atmosfera di odori, poco scontata,ricostruita in colori e sapori che affondano nel ventre di una Sicilia sconosciuta, con e ...continua

    Mai capito cosa ci sia di tanto eccezionale in Conversazione. C'è, vero, una atmosfera di odori, poco scontata,ricostruita in colori e sapori che affondano nel ventre di una Sicilia sconosciuta, con echi arabeschi. Ma finisce qui. Perché Vittorini, scrittore davvero sopravvalutato, rende la sua scrittura astratta macchinosa, ripetitiva (volutamente) ma rischiando la monotonia, infarcendo di simbolismi che vorrebbero dire tutto e alla fine non dicono niente la quantità di personaggi: di cui si salvano i ritratti femminili, a tratti straordinari. Decisamente un romanzo più importante che bello. Come il suo autore.

    ha scritto il 

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