Coppi e Bartali

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca minima, 35)

3.9
(67)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 56 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845923819 | Isbn-13: 9788845923814 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Postfazione: Gianni Mura

Genere: Storia , Non-narrativa , Sport, Attività all\'aperto & Avventura

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Descrizione del libro
con una nota di Gianni Mura
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  • 3

    Piacevole lettura, ricca di spunti umani e di intuizioni precorritrici dei tempi (pubblicato nel 1949, il meglio di Coppi deve ancora venire), anche se ho notato che l'autore non fa mistero delle sue ...continua

    Piacevole lettura, ricca di spunti umani e di intuizioni precorritrici dei tempi (pubblicato nel 1949, il meglio di Coppi deve ancora venire), anche se ho notato che l'autore non fa mistero delle sue simpatie per Bartali. D'altronde, essendo toscano, ha iscritto nel DNA il campanilismo e la faziosità. La nota finale di Gianni Mura ha il pregio di riequilibrare un po' i ritratti dei due campioni.

    "Coppi non teme l'inferno: teme il secondo posto nell'ordine di arrivo. Sa che Bartali forse arriverà per primo in paradiso. Ma che gli importa? Fausto Coppi vuole arrivare primo sulla Terra". (p.27)

    ha scritto il 

  • 4

    un librino da intervallo di pranzo, 60 pagine così belline. malaparte canta la bicicletta e due modi diversi di amarla, contrapponendo coppi e bartali in una dicotomia che, a differenza di gianni mura ...continua

    un librino da intervallo di pranzo, 60 pagine così belline. malaparte canta la bicicletta e due modi diversi di amarla, contrapponendo coppi e bartali in una dicotomia che, a differenza di gianni mura che commenta in una lunga nota, io ho trovato un po' forzata. ma malaparte chiarisce che i due condividono lealtà e spirito sportivo, che è la cosa importante. mura sottolinea le acute intuizioni di malaparte sui due e aggiunge qualche particolare che, avendo letto il coppi di brera tanti anni fa, non conoscevo o non ricordavo: per esempio che coppi si dopava senza nasconderlo mentre bartali era allergico agli stimolanti, o che entrambi avevano perso un fratello a causa di un incidente in bici (io conoscevo solo serse coppi), o ancora che fu fred bongusto a comunicare a bartali la notizia della morte di coppi. un'altra cosa che non sapevo è che l'originale di questo libretto - un lungo articolo, in realtà - è stato scritto in francese.

    ha scritto il 

  • 4

    Trio

    Bartali, Coppi e Malaparte: quale inizio migliore di questo libretto per un anno di letture di un lettore (ex-)ciclista, ancorché stanco?

    Lodevole il recupero da parte di Adelphi di questo lungo artic ...continua

    Bartali, Coppi e Malaparte: quale inizio migliore di questo libretto per un anno di letture di un lettore (ex-)ciclista, ancorché stanco?

    Lodevole il recupero da parte di Adelphi di questo lungo articolo di Malaparte apparso oltralpe nel 1949: fra il Tour del 1948 vinto da Bartali e poco prima dell'inizio di quello del 1949 che sarebbe stato vinto da Coppi. La nota conclusiva di Gianni Mura è utile per inquadrare il contesto storico e sportivo (leggetela prima del resto se siete un po' digiuni di storia del ciclismo). Le riproduzioni dei disegni di René Pellos impreziosiscono il... fascicoletto. Sul costo, soprassediamo: diciamo che è opera (operetta, viste le dimensioni) per amatori.

    E per il lettore non appassionato di ciclismo, che le storie di Bartali e di Coppi non le ha già lette e rilette in riviste e libri, o viste in trasmissioni sportive e in filmati acquistati in edicola, che c'è di interessante? Ciò che mi ha colpito è l'interpretazione che Malaparte dà della rivalità fra Bartali e Coppi (non tanto di quella fra i due campioni, quanto di quella fra le due tifoserie che "divideva" l'Italia). E' la guerra che ha separato generazioni contigue (solo cinque anni correvano fra i due campioni); è la guerra che ha scavato un solco. Da una parte coloro che erano riusciti a crearsi un futuro prima della guerra e che dopo si sono dati da fare per ricostituirlo. Dall'altra coloro che la guerra aveva travolto e portato via nel momento in cui si affacciavano sull'età adulta. Questi, al ritorno, il futuro hanno dovuto inventarlo in un mondo radicalmente diverso da quello nel quale erano cresciuti.

    Bartali sembra voler dare l'impressione di essere l'unico, fra tutti i campioni del ciclismo mondiale, ad avere Dio dalla sua parte [...] Bartali si sente investito della missione quasi divina di battersi per il trionfo della fede e la salvezza della patria [...] Per Coppi lo sport non ha nulla a che fare con la metafisica. Egli non si crede affatto investito di una missione divina, non corre per salvare l'Italia [...]
    Coppi crede soltanto nell'uomo, nella <<macchina-uomo>>, nella sua forza fisica e morale. Sa che l'uomo è solo: solo nella natura come nella società, solo di fronte al proprio destino.

    ha scritto il 

  • 4

    Due Italie o l'Italia a due facce?

    Libro delizioso, poche pagine meravigliose. Bellissimo, poi, scoprire che i due grandi rivali che han diviso l'Italia, alla fine, non sono così distanti. Eroe l'uno, campione l'altro, emotivo il tosca ...continua

    Libro delizioso, poche pagine meravigliose. Bellissimo, poi, scoprire che i due grandi rivali che han diviso l'Italia, alla fine, non sono così distanti. Eroe l'uno, campione l'altro, emotivo il toscano, razionale il piemonte ma insomma, per buttarla in politica, alla fine erano entrambi democristiani.

    ha scritto il 

  • 4

    La sfida infinita

    La dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, che i libri non si misurano a peso. In questo breve saggio, Malaparte mette a nudo tutta la sua capacità narrativa e riesce, in poche pagine, a "dipingere" un ...continua

    La dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, che i libri non si misurano a peso. In questo breve saggio, Malaparte mette a nudo tutta la sua capacità narrativa e riesce, in poche pagine, a "dipingere" un'epoca, quella delle mitiche battaglie tra i due campioni del ciclismo.
    Personalmente credo che sarei stato un coppiano. Lo era mio padre, certe cose si ereditano. Bartali mi sembra essere stato un grandissimo campione e un uomo dalla vita retta, un esempio morale per quell'Italia che visse a cavallo della Seconda guerra mondiale.
    La vita di Coppi è stata invece molto tribolata (vedi "dama bianca") e molto contestata dai benpensanti dell'epoca. Ma questo mi sembra abbia fatto di lui un vero "uomo", con tutte le sue debolezze esposte al pubblico. Aspetto che si bilancia con l'altra immagine, quella di Coppi in bicicletta. Lì non era un uomo, era una macchina potente e vincente. Trovo che questo "doppio", così differente nei suoi aspetti, sia molto, molto affascinante.

    ha scritto il 

  • 4

    E' un libretto di una cinquantina di pagine che traccia un profilo personale dei due ciclisti, la loro rivalità e il loro dualismo. Se vi capita sotto mano, leggetelo. Ne vale la pena.

    ha scritto il 

  • 4

    In clima di Tour questo libriccino ci mostra quello che è stato, è e sempre sarà la bicicletta e tratteggia meravigliosamente le figure di Coppi e Bartali (facendo un po' il tifo per questo). Vale rea ...continua

    In clima di Tour questo libriccino ci mostra quello che è stato, è e sempre sarà la bicicletta e tratteggia meravigliosamente le figure di Coppi e Bartali (facendo un po' il tifo per questo). Vale realmente la pena leggerlo, come tutto ciò che è di Malaparte...

    ha scritto il 

  • 4

    i due volti dell'Italia che fu nel Novecento...

    un piccolo classico tra giornalismo, antropologia, sport e cultura...tra Jean Cocteau e guerre mondiali, santi e madonne...
    divertente anche la nota di Gianni Mura

    ha scritto il 

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