Così in terra

Di

Editore: Dalai (Romanzi e racconti)

4.2
(290)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 302 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8866202118 | Isbn-13: 9788866202110 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook , Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Sport, Attività all\'aperto & Avventura

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Descrizione del libro
Davidù sale sul ring per la prima volta a nove anni. Cresciuto senza un padre - il Paladino, pugile fenomenale, morto poco prima della sua nascita - in una Palermo sporca, violenta e luminosa, sotto la protezione del gigantesco zio Umbertino e dell'enigmatico nonno Rosario, ci racconta cinquant'anni di storia, dal '42 al '92, accompagnato da una schiera di personaggi memorabili: il compagno di giochi Gerruso, il Maestro di boxe Franco, la madre discreta e premurosa, il tenente D'Arpa, la saggia nonna Provvidenza, compare Randazzo, Nina dalla "bocca di gelso" e altri ancora. Le loro storie, comiche e tragiche, scivolano le une nelle pieghe delle altre, componendo il ritratto di una famiglia, di una città, di un mondo in battaglia, pieno di grazia e ferocia.
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  • 5

    La protagonista assoluta di questo romanzo è la boxe. Non stiamo parlando della boxe della violenza, delle scommesse e degli incontri truccati, che pure sono presenti nel romanzo, ma di quella nobile ...continua

    La protagonista assoluta di questo romanzo è la boxe. Non stiamo parlando della boxe della violenza, delle scommesse e degli incontri truccati, che pure sono presenti nel romanzo, ma di quella nobile disciplina che tempra il corpo e lo spirito, che abitua al sacrificio, alla disciplina, alla sofferenza, alla dignità, ad essere sempre vigili e concentrati ed a pensare non solo con la mente ma anche con il corpo. La boxe che imbriglia e da sfogo all’esigenza di distruzione che è in ognuno di noi.

    Anche se la boxe è lontanissima dal mio modo di essere questo romanzo mi è piaciuto moltissimo. E’ la storia di tre generazioni di una famiglia di pugili palermitani dagli anni della seconda guerra mondiale e dei campi di prigionia in Africa alla stagione delle bombe di mafia, passando per gli anni dell’emigrazione in Germania. E’ la boxe che ha consentito agli uomini di questa famiglia di di sopravvivere, fortificare il loro carattere e difendere la loro dignità. L’elemento ricorrente della storia è che ognuno di loro, giunto al culmine della carriera, ha perso l’incontro decisivo. Sarà l’ultimo rampollo, Davidù, protagonista della storia e voce narrante, a sfatare questo mito e riuscire là dove i suoi parenti avevano fallito. Riuscirà a farlo difendendo strenuamente la sua dignità, prendendosi cura dell’amico sfigato Gerruso e riuscendo anche a conquistare l’amore di Nina.

    Enia ha una scrittura semplice ma molto coinvolgente. Il racconto procede in parallelo su diversi piani temporali e i passaggi da un piano all’altro sono continui e improvvisi. Nonostante questo la lettura scorre facilmente. Inoltre, i personaggi del romanzo sono tutti molto interessanti. Il mio preferito è Nonno Rosario, uomo di pochissime parole ma di grandi sentimenti.

    In definitiva Davide Enia è stato davvero una gran bella scoperta.

    ha scritto il 

  • 4

    Meglio di Rocky Balboa

    Lettura piacevole e variopinta. A tratti dura, a tratti crudele ma con momenti esilaranti, quasi da avanspettacolo. E poi l'amore adolescenziale, descritto con gagliardo realismo. E ancora: l'amicizia ...continua

    Lettura piacevole e variopinta. A tratti dura, a tratti crudele ma con momenti esilaranti, quasi da avanspettacolo. E poi l'amore adolescenziale, descritto con gagliardo realismo. E ancora: l'amicizia, che a volte è più forte dell'amore.

    ha scritto il 

  • 4

    E' un libro che cresce piano, che si sviluppa e prende consapevolezza di sè con il passare delle pagine. Come i pugili di cui parla, impara a dosare le proprie forze, le parole, il dialetto, la poesia ...continua

    E' un libro che cresce piano, che si sviluppa e prende consapevolezza di sè con il passare delle pagine. Come i pugili di cui parla, impara a dosare le proprie forze, le parole, il dialetto, la poesia regalando pagine davvero umane.
    Il machismo è certamente il comune denominatorie di tutte le storie che si intrecciano, ma è vissuto ed interpretato diversamente dai personaggi, rendendolo quindi piacevole e mai esagerato.
    L'unica pecca è che i salti di narrazione sono a volte troppo frequenti e non ben marcati, al punto che a volte ci ho messo un po' a capire di chi si stesse parlando.

    ha scritto il 

  • 4

    Fàit.
    Non è che ci credessi molto, quando me lo raccontava mio padre, che gli ammericani si divertivano a guardare ‘e guagliuncielli di sei e sette anni tirare di boxe, combattere tra loro, in cambio ...continua

    Fàit.
    Non è che ci credessi molto, quando me lo raccontava mio padre, che gli ammericani si divertivano a guardare ‘e guagliuncielli di sei e sette anni tirare di boxe, combattere tra loro, in cambio della cioccolata.
    Fàit.
    E invece forse andava così.
    Lo racconta anche Davide Enia nel suo romanzo: accadeva a Palermo.

    Enia, classe ’74, quasi coevo di quell’altro siciliano che della pesantezza fa cifra formale e contenutistica dei suoi libri – che differenza, marò – racconta una bella saga familiare che si snoda tra la Sicilia, l’Africa e la Germania, e che dura cinquant’anni.
    C’è la Storia - dalle bombe della seconda guerra mondiale a quelle della mafia, dai campi di prigionia alla prigionia del lavoro da immigrato - intrecciata a storie di amicizie profondissime e di odi ciechi, di amori imperituri e silenziosi.
    E poi c’è la boxe.
    Fàit.
    La boxe mi pare crudele, cattiva, e non mi hanno vaccinato i molteplici Rocky e Adrianaaaaa che hanno costellato la mia giovinezza, né la voce razionale che vuole esaltare la nobile arte, e le caratteristiche richieste ai praticanti: coraggio, forza, intelligenza e velocità.
    [Il fine ultimo è massacrare, còrcare, o non essere massacrato.]

    Il Maestro Franco cercò di spiegarmi l’implacabilità del pugilato di Umbertino. Il termine di paragone che usava era il mare, ”che pioggia o sole, vento o bonaccia, il mare se ne fotte, perché il mare non è mai la sua superficie, il mare è ciò che sta sotto e non si vede. Giovane, tuo zio è stato il pugile più forte che avessi mai visto, fino alla comparsa del Paladino. Come fai a prendere a pugni il mare? E’ troppo più grande, troppo più forte. C’è acqua sotto altra acqua. Il mare si basta da solo.

    Il giovane a cui il Maestro Franco cerca di spiegare è Davidù, il narratore , il protagonista principale. Suo padre era il Paladino, morto prima della sua nascita.
    La metafora che usa il maestro Franco è buona per definire tutti i personaggi del romanzo: sono tutti un mare, quello che c’è sotto non si vede.
    Persino Umbertino, in apparenza una bestiaccia odiosissima, si rivela pieno di tenerezza sorprendente.

    E’ stato proprio bravo, Davide Enia, a costruire un romanzo appassionante e tenero, ricco di ironia ( su alcuni passaggi ho proprio riso a bocca larga) nonostante tutte le asperità della lotta, lotta sul ring e lotta per la sopravvivenza.
    Mai avrei pensato che un romanzo il cui filo conduttore è il pugilato potesse piacermi così tanto.

    Così in terra.
    Mi sono chiesta che cosa ci appizzi questo titolo con la storia.
    Non ho trovato risposte certe, solo un'ipotesi blanda, a voler aggiungerci il come in cielo e scivolare verso lo spirito del Paladino e verso l’angelo custode Caterino Gerruso.
    L’angelo di Gerruso, l’amico di Davidù.
    Gerruso, Paride. Il personaggio più bello del libro.
    Lui non boxa. Ma è un incassatore straordinario.

    ha scritto il 

  • 4

    appassionante

    a tratti di difficile lettura, per via del palermitano e per il continuo intrecciarsi delle storie, ma davvero... appassionante. Enia ha un gran ritmo e gusto del narrare. A tratti esagera, e i riferi ...continua

    a tratti di difficile lettura, per via del palermitano e per il continuo intrecciarsi delle storie, ma davvero... appassionante. Enia ha un gran ritmo e gusto del narrare. A tratti esagera, e i riferimenti alla mafia siciliana suonano posticci, ma ...mi ha emozionato, come non accadeva da tempo. Bravissimo!

    ha scritto il 

  • 4

    Dopo un primo smarrimento dovuto al palermitano stretto e un po' crudo dei dialoghi questo romanzo mi ha assolutamente preso; risultato: finito in due giorni. Ti sembra di assistere alla vita di ques ...continua

    Dopo un primo smarrimento dovuto al palermitano stretto e un po' crudo dei dialoghi questo romanzo mi ha assolutamente preso; risultato: finito in due giorni. Ti sembra di assistere alla vita di questa famiglia palermitana, specialmente dei maschi che tramite il pugilato cercano un riscatto da un'esistenza fatta di dolore e assenze. Allo stesso tempo si attraversano cinquanta anni di storia, dalla seconda guerra mondiale agli anni novanta con gli attacchi di mafia. Non so quale personaggio sia il mio preferito, forse il piu' giovane, Davidu', innamorato di Nina dalle labbra di gelso...

    ha scritto il 

  • 3

    Non sono riuscita a farmi coinvolgere, l'ho trovato booh non saprei neanche dire! Anche se comunque come in tutti i libri ho trovato dei punti di riflessione.

    ha scritto il 

  • 3

    Io ho un problema con i libri dove i protagonisti sono tutti di genere maschile: dopo un po' mi annoiano. E' un mio limite, lo riconosco, ma proprio non riesco a entrare nella psicologia dei personagg ...continua

    Io ho un problema con i libri dove i protagonisti sono tutti di genere maschile: dopo un po' mi annoiano. E' un mio limite, lo riconosco, ma proprio non riesco a entrare nella psicologia dei personaggi.
    In più, i continui salti temporali tra le tre storie che, a parte il periodo della guerra, sono abbastanza simili tra di loro, mi hanno spiazzata: a volte ho avuto l'impressione che all'autore fossero caduti per terra i vari spezzoni e li avesse rimessi su a caso. Considerato che non può essere così ma che il continuo rimescolare tra i vari personaggi è una scelta stilistica, non mi è piaciuta granché.
    Detto questo, sono sicura che per una messa in scena teatrale sarebbe un testo formidabile.

    ha scritto il 

  • 5

    Un romanzo come non ne leggevo da tempo. Intenso, avvolgente, capace di allontanarmi dalla realta', capace di farmi ridere, riflettere, piangere. Uno di quei romanzi che vorresti non finissero mai. ...continua

    Un romanzo come non ne leggevo da tempo. Intenso, avvolgente, capace di allontanarmi dalla realta', capace di farmi ridere, riflettere, piangere. Uno di quei romanzi che vorresti non finissero mai.

    ha scritto il 

  • 5

    Pagina 67

    Il Maestro Franco cercava di spiegarmi l'implacabilità del pugilato di Umbertino. Il termine di paragone che usava era il mare, «che pioggia o sole, vento o bonaccia, il mare se ne fotte, perché il ma ...continua

    Il Maestro Franco cercava di spiegarmi l'implacabilità del pugilato di Umbertino. Il termine di paragone che usava era il mare, «che pioggia o sole, vento o bonaccia, il mare se ne fotte, perché il mare non è mai la sua superficie, il mare è ciò che sta sotto e non si vede. Giovane, tuo zio è stato il pugile più forte che avessi mai visto, fino alla comparsa del Paladino. Come fai a prendere a pugni il mare? È troppo più grande, troppo più forte. C'è acqua sotto altra acqua. Il mare si basta da solo».

    ha scritto il 

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