Cosmopolis

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Publisher: Editorial Seix Barral

3.4
(1379)

Language: Español | Number of Pages: | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian , German , French , Catalan

Isbn-10: 9507313893 | Isbn-13: 9789507313899 | Publish date: 

Also available as: Others

Category: Business & Economics , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Book Description
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  • 4

    Le mie aspettative, prima di leggerlo, erano altissime.
    Non solo per la trama intrigante, ma perché penso che DeLillo sia un grandissimo scrittore ma che tende un po' alla fuffa. Avendo però questo li ...continue

    Le mie aspettative, prima di leggerlo, erano altissime.
    Non solo per la trama intrigante, ma perché penso che DeLillo sia un grandissimo scrittore ma che tende un po' alla fuffa. Avendo però questo libro meno di 200 pagine, pensavo che la fuffa sarebbe stata evitata. E in effetti è così, e però devo dire che le mie aspettative sono comunque state in parte deluse.
    "Cosmopolis" è un bel romanzo, intendiamoci: magari ci fossero più libri così. Grande densità di "significati" (è il classico libro che va riletto), atmosfere a tratte oniriche, storia a suo modo avvincente, alcuni momenti di impatto. E una scrittura di classe.
    Ma in certe scene, dal grandissimo potenziale, manca un po' di "forza" narrativa. Senza voler spoilerare, c'è una scena piuttosto violenta, che ha un grande impatto sul protagonista, ma non ha avuto lo stesso impatto su di me.
    Inoltre, i momenti di erotismo sono gestiti in maniera secondo me poco interessante, così come è poco interessante la relazione sentimentale con la moglie.

    Se questo romanzo l'avesse scritto qualcun altro, gli darei 5 stelle e sarei entusiasta. Ma avendolo scritto DeLillo, mi sembra come se non avesse espresso in pieno le potenzialità che erano insite in questo personaggio e in questa storia.
    C'è da dire che è un romanzo che va letto, perché quel senso di morte che riguarda non solo il protagonista, ma la società occidentale così come la conosciamo, lo rende molto attuale.

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  • 3

    Perdere la bussola

    Ambientato nell'anno 2000 a New York.
    Un giovane uomo ricchissimo e ben introdotto nei meandri del potere attraversa su un'iperaccessoriata limousine, in una caotica giornata di traffico, la metropoli ...continue

    Ambientato nell'anno 2000 a New York.
    Un giovane uomo ricchissimo e ben introdotto nei meandri del potere attraversa su un'iperaccessoriata limousine, in una caotica giornata di traffico, la metropoli per andare a farsi fare un taglio di capelli. In questo tragitto, dilatato nelle lunghe ore di percorso, accade di tutto : dalla buffonata alla tragedia.

    In questo libro di De Lillo, che ho trovato molto bello e piuttosto noioso, c'è una rappresentazione inquietante e implicitamente parecchio critica della realtà americana contemporanea, con una scrittura di vetro e acciaio, che ben si adatta a quel contesto urbano, un linguaggio che evidenzia la pochezza umana e la volgarità della realtà descritta; linguaggio talvolta in bilico, sul filo di lana, a rischio di diventare esso stesso portatore di quello scadimento. Lo stile dell'autore però regge; anzi diventa un meccanismo letterario collaudato, in cui spesso è possibile gustare il piacere estetico emanato dall'architettura del discorso, dal concatenarsi delle frasi : per me lettore, unica piacevolezza che questo libro consenta.
    Qui De Lillo è scrittore 'americano-americano', erede di Fitzgerald. Mentre, però, nel romanzo "Il Grande Gatsby" , pur lasciando percepire una rappresentazione implicitamente critica, l'autore lascia trapelare il fascino del 'sogno americano' , qui emerge quasi esclusivamente lo svelamento di personaggi che han perduto se stessi.
    La pienezza del significato del libro sta proprio nella rappresentazione dell'assenza di significato nella dimensione esistenziale di quei personaggi, dove "la vita è troppo contemporanea", "la città mangia e dorme rumore" e ci si chiede "perché morire quando puoi vivere su disco?".
    Si avverte il disorientamento di uno spaccato di società senza radici, senza una consolidata tradizione a cui attingere, totalmente carente di interiorità spirituale. La ragione, poi, non è quella illuminista, bensì di derivazione positivistica fatta di tecnicismo e aridità.
    Il potere capitalistico-finanziario pare avere un dominio agghiacciante : l' "andamento dello yen (...) potrebbe annientarci nel giro di qualche ora" e "il denaro parla a se stesso", "l'unica cosa che importa è il prezzo che paghi".

    A questo punto, l'immagine emblematica che resta è "la grande, sparsa bellezza dei bidoni della spazzatura rovesciati".

    Quale saggezza nel nostro buon Manzoni che scriveva : "Non tutto ciò che viene dopo è progresso" !

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  • 4

    "Tu hai tutto per cui vivere e morire. Io non ho niente, né per una cosa né per l’altra. Ecco un’altra ragione per ucciderti."

    Era un bel po' di tempo che volevo leggere questo tredicesimo titolo di D ...continue

    "Tu hai tutto per cui vivere e morire. Io non ho niente, né per una cosa né per l’altra. Ecco un’altra ragione per ucciderti."

    Era un bel po' di tempo che volevo leggere questo tredicesimo titolo di DeLillo, che ho trovato molto particolare rispetto a quelli già letti per la disturbante compressione temporale: tutto accade come in una piece teatrale attraverso un falso movimento lungo un giorno in una New York delirante, un viaggio "interno" sottolineato dalla lussuosissima claustrofobia della limousine allungata e dalla vaghezza della meta (che poi si rivelerà un vero e proprio rituale mnemonico). Al centro dell'obiettivo c'è l'ultra-miliardario Eric Packer ed il suo terminale scollamento dalla realtà.
    Tutto sembra perdere senso dal momento in cui tutto rischia di venire schiacciato dall'eccesso (e dall'eccedersi) dei rapporti di potere: capita al significato delle parole come a quello degli oggetti, passando dalla memoria all'etica, persino lo stesso istinto di autoconservazione sembra polverizzarsi, perdere rilevanza.
    Periodi folgoranti come sentenze punteggiano pagine iniettate di lirismo visionario e angoscioso, eppure lucido, spietato, persino asciutto. Non stupisce che Cronenberg ne abbia voluto trarre un film (che non ho visto).

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  • 5

    a un certo punto non capirete più nulla ma sarete totalmente coinvolti

    Avete presente quando andate in un ristorante di categoria o uno stellato Michelin? Al di là del fatto che vi stanno dilapidando il portafoglio, state gustando dei piatti unici in cui gli ingredienti ...continue

    Avete presente quando andate in un ristorante di categoria o uno stellato Michelin? Al di là del fatto che vi stanno dilapidando il portafoglio, state gustando dei piatti unici in cui gli ingredienti sono cucinati con sapiente maestria, con la giusta cottura per dare al palato un piacere sublime. Quando uscite dal ristorante vi sentite sazi ma non appesantiti e vi sentite leggermente euforici perchè avrete ancora con voi la sensazione piacevole che vi lascia il cibo buono quando solletica le vostre papille gustative. Ecco, questa sensazione è la stessa che ho provato durante la lettura di questo romanzo. Al di là della dinamica del racconto, che è geniale in quanto sa rendere avvincente un viaggio in limousine, il piacere arriva dalle parole e dalle espressioni usate. Si rimane affascinati dalle immagini metaforiche che l'autore suscita attraverso le parole. Ci si trova così ad esempio all'inizio del libro a leggere con toni quasi scientifici, dell'insonnia del protagonista per passare a immagini poetiche che descrivono l'imminente arrivo dell'alba. In tutto il romanzo i toni e il ritmo cambiano e a tratti sono dolci come una sinfonia di musica classica per passare a ritmi e immagini più brutali come un rap ribaltando nelle parole la situazione descritta all'inizio del libro dove il protagonista ha nel suo attico due ascensori dell'attico di Erick uno con musica classica e l'altro con musica rap, giusto per iniziare la giornata con la giusta colonna sonora.. Le situazioni sono molteplici e sarebbero inutile e noiso elencarle ma passano da situazioni logico/scientifiche a situazioni forti e irriverenti passando poi a commenti filosofici. Lo stesso protagonista vive di contrasti e la sua personalità è fortemente narcisistica fino a toccare il delirio di onnipotenza sconfinando nel nichilismo per poi sottendere un'insicurezza infantile che lo rende bisognoso di affetto e considerazione. Tutto il romanzo si svolge con una linea temporale disgiunta spiazzando il lettore, ma l'insieme degli ingredienti è talmente ben abbinato da dare al lettore più spunti di piacere toccando diversi spazi sensoriali.Il romanzo è una goduria per il vostro cervello, leggetelo che vi farà bene.

    http://bolabooks.blogspot.it/2016/05/cosmopolis-don-delillo.html

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  • 4

    Eric Packer è il classico figlio di New York: giovane, brillante e soprattutto ricco. Oltre a questo, Eric è il simbolo di una società super tecnologica che,quasi come un Re Mida moderno, rende fluid ...continue

    Eric Packer è il classico figlio di New York: giovane, brillante e soprattutto ricco. Oltre a questo, Eric è il simbolo di una società super tecnologica che,quasi come un Re Mida moderno, rende fluido tutto ciò che tocca (ah, Zygmunt, Zygmunt). Sono fluidi i rapporti tra le persone, è fluido il denaro (sempre meno "liquido", cioè cash, ma sempre più qualcosa di incorporeo che si concretizza (?) in titoli e listini). E' una società che tende a rendere disumano tutto ciò che è umano, o, detto in altri termini, che preferisce, anzi necessita l'omologazione alla diversità. E' la società capitalistica, non quella ottocentesta marxiana, ma quella americana del 2000, in cui ogni tassello della società, anche quello che vi si oppone, fa comunqe parte di essa. Anche chi protesta contro questo tipo di società è un suo prodotto, prodotto di un mercato totale.
    A cambiare è la stessa idea di temporalità: siamo abituati, più o meno, a considerare il tempo secondo tre momenti cronologici precisi: il passato. il presente e il futuro; la società capitalistica, invece, cerca di eliminare il passato e con esso ciò che il passato ha di umano e cioè il ricordo e cerca di sovrastare il presente con il futuro: di fronte ad una protesta De Lillo dirà: "Questa è una protesta contro il futuro. Vogliono tenere a distanza il futuro. Vogliono normalizzarlo, impedirgli di sommergere il presente". Il libro è pervaso da questa dialettica: da un lato una società in cui il presente è cancellato dal futuro; dall'altro il tentativo di normalizzazione. E alla fine qualcosa di rompe. E' sempre presente all'interno del sistema, qualcosa che non si omologa fino in fondo e che porterà alla distruzione del sistema stesso (Derrida?), in altri termini lo sviluppo e l'estremizzazione del futuro non possono che condrre alla morte ( che DeLillo abbia letto Heidegger?, chi lo sa). Come dice Marx: il problema del capitalismo è che ha dentro di sè i suoi carnefici.
    Ps: il libro si svolge in una giornata come l'Ulisse ( con tutto il rispetto per DeLillo Joyce si rivolta nella tomba).
    Ps2: Come in Underworld la narrazione è divisa in due parti che si sovrappongono dal punto di vista temporale. Ma di queste cose non me ne frega un cazzo :).

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  • 5

    Racconto di un viaggio attraverso la città, un Leopold Bloom contemporaneo ricco e dissociato, in una limousine dotata di tutti i comfort, sullo sfondo un paesaggio spezzato e surreale, gravido di pre ...continue

    Racconto di un viaggio attraverso la città, un Leopold Bloom contemporaneo ricco e dissociato, in una limousine dotata di tutti i comfort, sullo sfondo un paesaggio spezzato e surreale, gravido di presagi oscuri.

    Il linguaggio lucido e spietato, distaccato, fatto di vetro e acciaio e brandelli di cemento, evoca un'assenza, (di amore? di consapevolezza? di umanità?) che si traduce in un viaggio allucinato e surreale, fra comportamenti rabbiosi e distruttivi, o spietati e autodistruttivi, e una città che ci viene descritta per frammenti dissociati e incontri al limite del comprensibile.

    Ambientato nel 2000 prevede e racconta la futura crisi economica, la distinzione fra agiati e poveri, la perdita totale di aderenza e punti di riferimento, lo smarrimento di chi si trova a stringere il nulla.

    E poi, Benno Levin.

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  • 3

    DeLillo e la conformità sociale di Asch

    Nel 1956 Solomon Asch condusse un celebre esperimento sui processi di conformità sociale, ossia sulla pressione sociale che il gruppo esercita sul soggetto portandolo a conformarsi: alla base di tale ...continue

    Nel 1956 Solomon Asch condusse un celebre esperimento sui processi di conformità sociale, ossia sulla pressione sociale che il gruppo esercita sul soggetto portandolo a conformarsi: alla base di tale esperimento vi era l'assunto che l'essere membro di un gruppo è una condizione sufficiente a modificare non solo le azioni, ma anche i giudizi e le percezioni visive di una persona.
    Una dimostrazione di questa teoria si può riscontrare, a mio avviso, nel mondo della letteratura: vi sono autori, universalmente riconosciuti come dei geni, che vengono osannati per ogni loro esperimento stilistico e per ogni loro scritto (pur se si tratta della lista della spesa) e autori che, appena viene annunciata l'uscita di un nuovo libro, sono coperti da una pioggia di critiche a prescindere dallo stile e dal contenuto (e a prescindere dall'aver letto o meno il libro).
    Per carità, non voglio affermare che gli elogi e le critiche spesso non siano meritate, il problema è che, a volte, non scaturiscono da un giudizio "puro", ma sono condizionate da pregiudizi, preconcetti e dalla famosa pressione sociale di cui parlava Asch.
    In Cosmopolis, DeLillo (considerato, a torto o a ragione, uno dei più grandi scrittori contemporanei) narra la giornata del miliardario Eric Packer che attraversa la città per andare a tagliarsi i capelli a bordo della sua limousine iper-tecnologica mentre la società sta crollando, travolta da una crisi generata da speculazioni finanziarie che si sono rivelate disastrose; se inizialmente il libro può sembrare interessante, il risultato finale è deludente, decisamente deludente, e l'idea di base finisce col naufragare tra yen, sesso, prostate asimmetriche e dialoghi no sense che appesantiscono eccessivamente la narrazione, l'aspetto visionario e surreale della storia si trasforma velocemente in noia e fastidio, ritrovandosi ad arrancare tra le pagine e a finire il libro più per dovere che per piacere.
    Se un Dan Brown o un Fabio Volo avessero scritto una roba simile sarebbero stati perculati per il resto dei loro giorni (e anche oltre), ma trattandosi di un libro di DeLillo ci si affanna a trovare una "giustificazione": si parla di libro visionario, profetico, sperimentale... quando in realtà si dovrebbe avere il coraggio di dire che "il re è nudo".
    Cos'è allora che spinge ad elogiare e decantare come un capolavoro questo libro? la soggezione nei confronti della fama internazionale di DeLillo? il giudizio di blogger opinion leader? il desiderio di conformarsi al giudizio della maggioranza? Chissà.

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  • 1

    totalmente forzato, volutamente sperimentale, e assolutamente noioso, Cosmopolis non è altro che un mero e fastidiosissimo esercizio di stile. Un libro senza né capo né coda in cui si muovono personag ...continue

    totalmente forzato, volutamente sperimentale, e assolutamente noioso, Cosmopolis non è altro che un mero e fastidiosissimo esercizio di stile. Un libro senza né capo né coda in cui si muovono personaggi banali, mai approfonditi (a partire dal protagonista), che si esprimono in dialoghi e situazioni ridicole che superano lo stesso concetto di assurdo. Non mi sorprende (peccato che l'abbia scoperto solo dopo averlo letto) il fatto che venga considerato dagli esperti del settore il PEGGIOR romanzo di DeLillo . E pensare che, invece, qualcuno ha anche OSATO paragonarlo all'Ulisse di Joyce perché si svolge all'interno di un'unica giornata. A certa gente che si lascia abbagliare dal nome degli autori (o da non so cos'altro) dovrebbero negare il diritto di voto.

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  • 3

    L'Autore è un po' digressivo e letterario: alterna a bellissime pagine profonde, pagine che interrompono il flusso narrativo. Ciò non toglie nulla alla sua bravura, anzi ne celebra in modo indiscutibi ...continue

    L'Autore è un po' digressivo e letterario: alterna a bellissime pagine profonde, pagine che interrompono il flusso narrativo. Ciò non toglie nulla alla sua bravura, anzi ne celebra in modo indiscutibile la sua maestria. Nell'opera accade tutto in una giornata, in una grande metropoli americana, New York. I suoi personaggi non sono mai banali, anche quelli che stanno di contorno: vengono caratterizzati con quattro veloci pennellate rimanendo incisi per sempre nella mente del lettore.

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