Crónicas marcianas

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Publisher: Minotauro

4.2
(3743)

Language: Español | Number of Pages: 262 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Catalan , Chi traditional , German , French , Italian , Japanese , Portuguese , Galego , Polish , Swedish , Russian , Czech

Isbn-10: 8445073850 | Isbn-13: 9788445073858 | Publish date: 

Translator: Francisco Abelenda

Also available as: Mass Market Paperback , Hardcover , Others

Category: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Travel

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Book Description
Esta colección de relatos recoge la crónica de la colonización de Marte por parte de una humanidad que huye de un mundo al borde de la destrucción. Los colonos llevan consigo sus deseos más íntimos y el sueño de reproducir en el Planeta Rojo una civilización de perritos calientes, cómodos sofás y limonada en el porche al atardecer. Pero su equipaje incluye también los miedos ancestrales, que se traducen en odio a lo diferente, y las enfermedades que diezmarán a los marcianos.
Conforme a su concepción de lo que debe ser la ciencia ficción, Bradbury se traslada al futuro para iluminar el presente y explorar la naturaleza humana. Escritas en la década de los cuarenta, estas deslumbrantes e intensas historias constituyen un canto contra el racismo, la guerra y la censura, destilando nostalgia e idealismo.
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  • 3

    Ho faticato a terminare questo classico, sia per la struttura a racconti che in generale non amo particolarmente sia per il tipo di fantascienza che non ha nulla di scientifico. Certo per valutarlo bi ...continue

    Ho faticato a terminare questo classico, sia per la struttura a racconti che in generale non amo particolarmente sia per il tipo di fantascienza che non ha nulla di scientifico. Certo per valutarlo bisogna contestualizzarlo e considerare che questo libro è uscito negli anni '50. La fantascienza è affrontata in modo solo fantasioso ed è il mezzo per porre delle riflessioni sul genere umano. Ci sono delle descrizioni molto belle e alcuni racconti interessanti.

    said on 

  • 5

    Un'opera incredibilmente visionaria e geniale!!

    Innanzi tutto, un elogio al titolo, forse uno dei più azzeccati e adatti che io abbia mai incontrato: Cronache marziane è quello che il lettore si trova ...continue

    Un'opera incredibilmente visionaria e geniale!!

    Innanzi tutto, un elogio al titolo, forse uno dei più azzeccati e adatti che io abbia mai incontrato: Cronache marziane è quello che il lettore si trova affrontando la lettura, ovvero istantanee - geniali, divertenti, incredibili ed evocative - della vita su Marte dopo la prima spedizione nel 2001.
    E sì, fa tanto strano leggere un'opera futuristica come quella che Bradbury ha pensato nei lontani anni '50 ambientata ormai già 15 anni fa.

    Usher II è una delle cose PIU' BELLE E MINDBLOWING che io abbia mai letto!!!!

    C'è tutto in questo libro.. Ma l'umanità (non come popolazione umana ma come sentimento, se di sentimento si tratta *ignoranza scelgo te!*) de "La gita di un milione di anni" è oltre.

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  • 3

    Un classico

    Nella mia ignoranza, prima di leggerlo me lo immaginavo più epico, più "asimoviano" (si può dire?). Invece sono tanti racconti praticamente separati, di una fantasia splendida, e peraltro per essere s ...continue

    Nella mia ignoranza, prima di leggerlo me lo immaginavo più epico, più "asimoviano" (si può dire?). Invece sono tanti racconti praticamente separati, di una fantasia splendida, e peraltro per essere stato scritto negli anni 50, era davvero molto "avanti".
    Un classico che vale la pena insomma. Almeno per me.

    said on 

  • 4

    Il filo conduttore di questa raccolta di racconti è la colonizzazione del pianeta Marte da parte dei terrestri, e come in ogni antologia possiamo riscontrare degli alti e dei bassi, ma nel complesso l ...continue

    Il filo conduttore di questa raccolta di racconti è la colonizzazione del pianeta Marte da parte dei terrestri, e come in ogni antologia possiamo riscontrare degli alti e dei bassi, ma nel complesso l'opera risulta davvero interessante, e la qualità delle storie iniziali e quelle finali è davvero notevole. Si respira un'atmosfera fiabesca, onirica, a volte malinconica ed il tono dei racconti varia dal divertente, al tragico, al nostalgico, con un tocco di poesia e con gli occhi sempre rivolti al cielo ad osservare la Terra da lassù. Perchè quindi l'umanità è fuggita su Marte? Per scappare da se stessa sembrerebbe, per non ripetere gli stessi errori che hanno portato alla distruzione dell'amata Terra; Marte rappresenta la speranza, un luogo dove ripartire da zero, creando una nuova società solida e virtuosa, ma l'uomo è una macchina da distruzione, che tenta di imporre sempre e comunque la sua autorità ai suoi simili ed agli stranieri, e pertanto "Ci sarebbe voluto ancora un secolo, prima che Marte fosse definitivamente avvelenato dalla civiltà Terra." Un classico nel suo genere, scorrevole alla lettura ma non facile al contempo e che non risente minimamente della sua età, un testo a tratti faticoso che ripaga ampiamente il lettore.

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  • 2

    Ben scritto, ma non immune al trascorrere del tempo.

    Lo stile poetico di Bradbury è piacevole e suggestivo, ma i contenuti non sono all'altezza, le trame appaiono piuttosto deboli e la scienza del tutto improbabile, se non assente. Stento a classificare ...continue

    Lo stile poetico di Bradbury è piacevole e suggestivo, ma i contenuti non sono all'altezza, le trame appaiono piuttosto deboli e la scienza del tutto improbabile, se non assente. Stento a classificare questo libro come "fantascienza": è una riflessione onirica e simbolica sull'Umanità, (volutamente) priva di qualsiasi organicità, coerenza e plausibilità, e come tale andrebbe presa.

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  • 5

    Le Cronache Marziane sono una meravigliosa raccolta di racconti.
    Da un punto di vista stilistico credo avrebbero potuto serenamente formare un’unica storia per la loro coerenza reciproca e per la ric ...continue

    Le Cronache Marziane sono una meravigliosa raccolta di racconti.
    Da un punto di vista stilistico credo avrebbero potuto serenamente formare un’unica storia per la loro coerenza reciproca e per la ricomparsa di alcuni personaggi a distanza di alcune pagine

    Marte si presenta come un pianeta poco ospitale, dalla vegetazione scarsa o quasi inesistente dove il deserto roccioso domina il paesaggio e le ampie e numerose conche che un tempo accoglievano bacini d’acqua sono ora asciutte e svaporate da millenni di siccità, dove l’atmosfera poverissima di ossigeno è un’aria che non sazia mai, come vivere perennemente sulle Ande, Marte astro dalla meteorologia implacabile: caldo infernale di giorno e freddo dannato di notte.

    Questo è il pianeta che incontrano i pionieri terrestri delle prime timide spedizioni interstellari, in seguito i trasferimenti dalla terra si faranno più massicci e regolari ed ampie porrzioni di abitanti, essenzialmente dell’America del Nord, decideranno di fare il salto nel vuoto alla volta del nuovo mondo, con viaggi organizzati ma sporadicamente anche con spostamenti gestiti in maniera autonoma e abbastanza casalinga (e questo è molto divertente), utilizzando navicelle spaziali progettate e assemblate quasi nel cortile di casa, come un fai da te da pensionato del sabato pomeriggio .

    Bradbury ci fa intuire che Marte in realtà è un pianeta dal passato importante le cui vestigia si possono ancora scorgere in alcune città sebbene ormai semideserte e abbandonate.
    I nuovi pionieri tenteranno una riorganizzazione del pianeta rosso il più fedele possibile al mondo da cui provengono, riproducendo piante, strade, edifici, cose secondo il modello terrestre anche per attenuare l’acuto sentimento di nostalgia che non abbandona mai i novelli abitanti.

    Io credo che la fantascienza di Bradbury sia fondamentalmente una fantascienza pacifica, poco tecnologica e guerrafondaia senza uno scontro duro e aggressivo tra civiltà, Bradbury descrive una convivenza rispettosa tra razze; il pianeta rosso è poco densamente abitato dai suoi nativi quindi l’incontro con i Marziani diventa fatto quasi isolato, quando e se accade essi si mostrano o simili a uomini dagli occhi gialli e dalla pelle d’ambra scura, oppure come spiriti, anime marziane in forma di sfere azzurre o fiammelle turbinanti nell’aria.

    In più punti ho scorto una eco evidente della fantascienza allucinogena di Philip Dick, per esempio nel bellissimo episodio in cui un gruppo di marziani vede appena atterrato al razzoporto una astronave svettante nella sua verticalità e lucente nelle sue cromature, essi diffidano della realtà ritenendo l’astronave qualcosa di creato dalla suggestione, una sorta di allucinazione visiva, tattile, auditiva che per telepatia trasferisce un oggetto dalla mente di colui che lo ha pensato a menti altrui, in una proiezione che gli conferisce apparentemente fisicità e materialità.

    Stupendo il racconto dei due sacerdoti che vanno su Marte per evangelizzare il pianeta, profondissime le loro riflessioni: sul senso del peccato, se un peccato terrestre non possa invece essere per i marziani una virtù, rendendo del tutto inutile l’atto del perdono, perchè si sa che senza peccato a qual uopo il perdono? Sulla considerazione affascinante che allarga a tutto l’universo la teoria creazionistica così da annoverare anche i Marziani tra le creature di Dio.
    Da qui facile il passo di cercare l’umano nel disumano e viceversa il disumano nell’umano.
    Domande sul senso della Verità, intesa non solo in prospettiva religiosa ma anche in chiave più ampia: per cui ogni possibile pianeta può contribuire a fornire uno spicchio di verità, senza che l’una sia più vera dell’altra, tutte queste porzioni di verità stanno le une accanto alle altre, e solo dalla somma di tutte queste parti di verità possibili si raggiunge, il Totale la piena manifestazione della perfezione del vero.

    Interrogativi a cascata che ogni ottimo libro di fantascienza non può smettere di porre ad un lettore, pur non smettendo mai di divertirlo, pur continuando a nutrire la sua fantasia come innanzi una fiaba del futuro, in un caleidoscopio di immagini, di situazioni, al limite del vero.
    Riflessione e sogno, un binomio assolutamente meraviglioso…

    said on 

  • 4

    Tante domande

    Questo libro l'ho letto per l'incontro del Gruppo di Lettura della Biblioteca Comunale di Treviso.
    Mi è piaciuto, ma non l'ho letto come un libro di fantascienza, ma come una spietata critica sociale ...continue

    Questo libro l'ho letto per l'incontro del Gruppo di Lettura della Biblioteca Comunale di Treviso.
    Mi è piaciuto, ma non l'ho letto come un libro di fantascienza, ma come una spietata critica sociale all'America degli anni '50. Attuale il messaggio ecologista. Mi ha lasciato però tante domande nella testa: é un romanzo o una raccolta di racconti?, è fantascienza? Insomma bello nella suspence e nello humor (più o meno nero) di alcuni capitoli.

    said on 

  • 4

    Vacanza su Marte

    Amo i film di fantascienza ma non avevo mai letto un libro di fantascienza, così un caro amico che sa che amo anche leggere mi ha consigliato uno dei più bei libri di fantascienza che suppongo siano m ...continue

    Amo i film di fantascienza ma non avevo mai letto un libro di fantascienza, così un caro amico che sa che amo anche leggere mi ha consigliato uno dei più bei libri di fantascienza che suppongo siano mai stati scritti. Il ragionamento può apparire contorto ma non lo è, e a volte basta lasciare che qualcuno ci osservi da fuori e ci dia un bel consiglio per essere felici.
    Me ne sono stata un paio di settimane su Marte, ho visto arrivare i terrestri, ho visto sparire i marziani. E sparire i terrestri e sparire i marziani perché tutto ciò che tocca, l'uomo distrugge. È la nostra maledizione.
    E nulla, a chi ha voglia di viaggiare molto lontano, sorridere e riflettere, consiglio questo meraviglioso scritto, capolavoro di uno dei più grandi autori che abbiano mai benedetto questo mondo.

    said on 

  • 4

    Come dicevo già qui:

    http://www.anobii.com/books/Le_meraviglie_del_possibile/9788806222635/0153d74ce7dfe6c09b

    La fantascienza è solo un tema (molto succulento, che nelle sue infinite possibilità apre ...continue

    Come dicevo già qui:

    http://www.anobii.com/books/Le_meraviglie_del_possibile/9788806222635/0153d74ce7dfe6c09b

    La fantascienza è solo un tema (molto succulento, che nelle sue infinite possibilità apre orizzonti sterminati alla fantasia di un bravo scrittore), sul quale si può fare grande letteratura, esattamente come sul presente o sul passato. Tutto dipende dalla penna di chi scrive.
    Ovviamente lo scrittore mediocre produrrà intrecci mediocri, con personaggi piatti e riflessioni stereotipate: e creerà qualcosa di più adatto a un videogioco che a un grande libro.

    Il grande scrittore utilizza il tema fantascentifico sì per immaginare e far sognare, ma è in fondo come un cecchino, che mira e spara soprattutto al presente disponendo però di cartucce che all'autore di romanzi basati sulla realtà nota (presente e passata) non sono concesse, dovendo questi attenersi per forza alla realtà per risultare credibile - con l'eccezione di alcuni romanzacci storici dove si parla di Romani che mangiano arance o di normanni col cannocchiale, uscendo dalla storia per planare nella fantascienza (e nel ridicolo).

    Bradbury è un grande scrittore e scrive del futuro, e della colonizzazione di Marte in particolare, parlando però del suo presente ai suoi contemporanei, ossia agli americani della mitologica generazione degli anni '50, quella delle villette bianche, dei buoni sentimenti, della tempra morale, delle canzoncine innocenti, dell'etica del lavoro, del positivismo scientifico assoluto, del capitalismo usa&getta. Soprattutto, la generazione che ha vinto la Guerra e la generazione della Guerra Fredda appena cominciata, dell'ipocrisia, del terrore atomico e del maccartismo.

    Bersaglio facile e abbastanza comodo da impallinare, si dirà, e sicuramente ai nostri occhi piuttosto spregievole. E' lo stesso bersaglio che Roth mitizza (in apparenza) e contrappone alle generazioni senza più ideologie o fede in nulla del presente in Pastorale americana . La cartuccia in più di Bradbury è la contrapposizione che fa tra l'americano medio tronfio e ignorante e i marziani. Roth contrapponeva, come detto, l'americano rigido, dogmatico e moralmente tutto d'un pezzo della generazione della II GM all'americano privo di tutto (morale, forza, convinzioni, ideologie, volontà) delle generazioni recenti: dal confronto esce una realtà spappolata, in cui una generazione non riesce a capire le altre, in cui al nulla e al relativismo estremo del presente la sicurezza e le ragioni dogmatiche, spesso prodotti del conformismo e del non-pensiero dei benpensanti, finiscono per venire schiacciate, senza che si riesca a capire quale delle due generazioni sia, in fondo, la peggiore (anche se, sembra dire Roth, meglio il poco che il niente, meglio le bugie che il caos).

    Qui il confronto è impietoso e non c'è dubbio che l'americano medio, tronfio, ignorante, becero, individualista, seguace obnubilato della scienza e da essa dipendente risulti perdente al cospetto dei marziani, che sono tutto l'esatto opposto, dediti al buon vivere e alla riflessione esistenziale e assai poco alla guerra e alla crescita economica. Ovviamente finiscono sterminati dalle malattie, che tolgono ai terrestri lo sgradito compito (evidente il paragone marziani-pellerosse/indios/aztechi) e permette a questi di colonizzare Marte, badando ben poche alle rovine assai progredite della civiltà in rovina.

    (fra parentesi, quel polpettone di Avatar non ha inventato davvero niente)

    Tuttavia i terrestri sono quello che sono, e sulla Terra scoppia una guerra atomica; molti colonizzatori, con troppi legami e da troppo poco spediti sul lontano pianeta, tornano indietro; il Pianeta Rosso diventa vuoto e solo un gruppo di umani, sfuggiti al rogo atomico che ha distrutto la Terra, vi giunge per rimanere e perpretare la specie, anche se non più come Terrestri ma come Marziani a tutti gli effetti.

    In mezzo, molti racconti brevi, apparentemente slegati fra loro ma tutti di feroce critica alla società americana del tempo: ipocrita, violenta, conformista, barbara, materialista e tecno-dipendente. Scrittura di ottimo livello, trame brevi ben strutturate e molto godibili nonché fonte di profonde riflessioni su quello che, anche noi oggi, siamo.

    Dopotutto l'atomica c'è ancora, il capitalismo è diventato sfrenato, la crescita economica e la finanza sono i nostri idoli d'oro. E c'è pure Facebook! che tra le varie e variegate brutte cose del nostro tempo è una delle più miserevoli. Tuttavia non incolpiamo Bradbury, che nel 1950 mica poteva immaginare anche questa sciagura.

    Consigliato! (il libro, non Facebook)

    said on 

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