Cronache italiane

Di

Editore: Newton Compton Editori

3.7
(225)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 258 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo , Inglese

Isbn-10: 887983309X | Isbn-13: 9788879833097 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maurizio Grasso ; Prefazione: Dominique Fernandez

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia

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  • 4

    Huit récits composent ces Chroniques italiennes. Livre curieux s'il en est. À croire, Stendhal elles ne seraient pas vraiment de lui : il les aurait recopiées dans de vieux manuscrits italiens qu'il a ...continua

    Huit récits composent ces Chroniques italiennes. Livre curieux s'il en est. À croire, Stendhal elles ne seraient pas vraiment de lui : il les aurait recopiées dans de vieux manuscrits italiens qu'il aurait pu exceptionnellement consulter. On comprend très vite qu'il s'est évidemment libéré de cette contrainte pour composer un recueil qui lui ressemble. Certes, le style des premiers récits laisse à désirer, mais il s'améliore au fil des pages pour composer un joli recueil dans lequel la passion italienne, et notamment celle des femmes, s'exprime avec éclat.

    ha scritto il 

  • 5

    Cronache del passato per capire il presente

    Le Cronache italiane sono una raccolta di racconti ordinati dopo la morte di Stendhal, e che hanno trovato la loro sistemazione definitiva sotto questo titolo solo nel 1947. Vi compaiono infatti alcun ...continua

    Le Cronache italiane sono una raccolta di racconti ordinati dopo la morte di Stendhal, e che hanno trovato la loro sistemazione definitiva sotto questo titolo solo nel 1947. Vi compaiono infatti alcuni testi pubblicati singolarmente dall’autore quando era ancora in vita – anche avvalendosi di alcuni dei suoi numerosi pseudonimi – accanto ad altri che furono pubblicati postumi, due dei quali incompiuti.
    Non è quindi lecito supporre che la loro pubblicazione unitaria fosse tra gli intenti dell’autore, ed il titolo stesso fu dato ad una prima parziale raccolta comparsa oltre dieci anni dopo la morte di Stendhal.
    Nonostante questo, è indubbio che gli otto racconti che oggi formano l’edizione integrale delle Cronache italiane siano caratterizzati da una unitarietà tematica e strutturale che ne fa qualcosa di più di una semplice raccolta di racconti sparsi. L’elemento tematico più appariscente è (come del resto indica il titolo) l’ambientazione italiana di tutti i racconti. E’ noto che Stendhal visse a lungo in Italia, a più riprese, e quanto amasse il nostro Paese, che considerava non solo la patria delle arti ma anche un luogo in cui i sentimenti umani si erano a lungo espressi, ed in parte si esprimevano ancora, in una forma primordialmente sincera, non ancora mediata da quel misto di ipocrisia, di leggerezza e di egoismo che formava secondo lui il tratto distintivo dei rapporti sociali ed umani nella Francia dei suoi tempi e che egli riassume sotto il nome di vanità. Questa immediatezza del sentimento italiano si traduce nella possibilità che passioni brucianti possano generare, come logica conseguenza, le più efferate crudeltà. Stendhal, da acuto osservatore della realtà, contestualizza storicamente questo sentimento, legandolo indissolubilmente alle peculiari vicende storiche italiane, in particolare al ruolo del papato in quanto potere politico che affonda la sua legittimazione sulla perpetuazione di un ordine sociale sostanzialmente medievale, nel quale una teocrazia tanto assoluta quanto dissoluta dispone a piacimento del destino degli uomini per condurre l’incessante lotta per il potere. In questo senso i primi quattro racconti della raccolta, pubblicati nell’arco di due anni – dal 1837 al 1839 – sono quelli nei quali Stendhal esprime in maniera compiutamente unitaria quel misto di ammirazione e di esecrazione verso il carattere italiano che tutto sommato rappresenta ancora oggi la modalità usuale con la quale veniamo percepiti all’estero. Essi rappresentano un piccolo ciclo nel ciclo delle Cronache italiane innanzitutto perché sono tutti prevalentemente ambientati nello Stato Pontificio nella seconda metà del XVI secolo, in secondo luogo perché derivano le loro storie, alcune delle quali realmente accadute, dalla lettura fatta da Stendhal – quando attorno al 1833 si annoiava come console francese a Civitavecchia - di manoscritti italiani stesi quasi contemporaneamente ai fatti narrati, ed in terzo luogo perché sono tutti preceduti da brevi introduzioni dell’autore volte a spiegare al pubblico francese le motivazioni per cui Stendhal propone storie così lontane nel tempo e dal sentire comune della Francia postnapoleonica.
    Proprio queste brevi introduzioni sono illuminanti anche per noi sotto vari aspetti. All’inizio del primo racconto, intitolato Vittoria Accoramboni, Stendhal ci avverte che L’ignoto autore del manoscritto è un individuo circospetto, non giudica mai un fatto, non lo prepara mai; il suo unico intento è di raccontare nel rispetto della verità; e poco più avanti: ...verso il 1585 la vanità non avvolgeva ancora ogni azione umana in un’aureola di affettazione; ...Non si diceva ancora: Morrò ai piedi di Vostra Maestà, proprio mentre si erano appena mandati a cercare dei cavalli di posta per svignarsela. ...Si parlava poco, e ciascuno prestava la massima attenzione a ciò che gli dicevano. A mio parere queste frasi sono dei veri e propri avvisi ai naviganti che riassumono concisamente le motivazioni complessive dello Stendhal narratore.
    All’inizio del racconto successivo, I Cenci, Stendhal si fa ancora più pungente nei confronti dell’ipocrisia sociale e di quella religiosa in particolare, dicendoci in sostanza che la figura di Don Giovanni (Francesco Cenci, padre di Beatrice, la protagonista del racconto, è una sorta di Don Giovanni spaventoso) con i suoi sensi di colpa è il risultato dell’oscurantismo in campo sessuale e dell’ascetismo predicato dalla chiesa in particolare dopo la controriforma.
    I quattro racconti ci si presentano unitariamente, oltre che per il fatto di essere vere cronache riprese da resoconti dell’epoca, anche perché narrano tutti di amori e tradimenti, di giochi di potere ed efferati delitti, di cui sono vittime le protagoniste femminili. Come sempre in Stendhal, la vernice romantica è corrosa dall’ansia del realismo, che si esprime sia nella trascrizione fedele dei manoscritti solo sporadicamente intervallata dall’intervento dell’autore (...non aspettarti le emozioni travolgenti di un romanzo di George Sand, così viene subito avvertito il lettore) sia nella già accennata lucidità, tipicamente stendhaliana, con la quale vengono smascherate le motivazioni sociali e politiche del susseguirsi degli avvenimenti. Ogni racconto è immerso in un preciso contesto politico, descritto minuziosamente (tanto che a volte si fa fatica a seguirlo), e le tragiche conseguenze dei sentimenti dei protagonisti hanno la loro causa profonda e coerente nelle lotte per il potere e nelle condizioni sociali dei personaggi.
    Il racconto più lungo e articolato di questa prima quartina, La Badessa di Castro è esemplare da questo punto di vista. L’intera storia è immersa nel contesto della lotta all’ultimo sangue tra i Colonna e gli Orsini, e l’amore tra Elena di Campireali e Bruno Branciforte è reso impossibile, oltre che dai campi avversi in cui militano le due famiglie, anche dal differente status sociale dei due giovani. Come non vedere in questo bellissimo racconto, che può essere reperito – come altri della raccolta - anche in edizione singola, una sorta di omaggio di Stendhal a Shakespeare, non a caso uno degli autori da lui più amati, ed al suo Giulietta e Romeo?
    I quattro racconti che seguono, sia pure accomunati come detto dall’ambientazione italiana e dall’attenzione al sentimento come risultato delle condizioni materiali di un’epoca, sono sicuramente più disomogenei quanto a risultato artistico. Due sono incompiuti, e di questi il primo Troppo favore uccide, storia di giovani donne rinchiuse in convento per poter favorire economicamente i fratelli in quanto primogeniti di nobili famiglie, a mio avviso quasi nulla aggiunge a quanto già mirabilmente raccontato da La badessa di Castro; forse non è un caso che Stendhal ne interruppe bruscamente la stesura. Più interessante è senza dubbio Suora Scolastica, se non altro per l’ambientazione settecentesca e napoletana, che ci introduce in un mondo politicamente e culturalmente molto diverso dai racconti precedenti, di cui Stendhal sa indubbiamente cogliere le peculiarità, anche a costo di indulgere ad alcuni luoghi comuni. Purtroppo anche questo racconto è rimasto incompiuto, ed è particolarmente commovente che tutta l’ultima parte, sotto forma quasi stenografica, sia stata dettata da Stendhal il giorno prima di morire.
    Una vera piccola chicca è secondo me è il successivo San Francesco a Ripa, di ambientazione pure settecentesca ma romana. In questo breve racconto, scritto nel 1831 ma rimasto inedito sino al 1854, la contrapposizione tra lo spirito tragico italiano e lo spirito galante e frivolo francese, che sarà pochi anni dopo l’impulso che spingerà Stendhal a scrivere le novelle di cui abbiamo parlato sopra, è evidenziata in maniera quasi didascalica. Il giovane cavaliere di Sénecé, che si illude di condurre il suo rapporto amoroso con la bellissima ed altera Principessa di Campobasso come se si trattasse di una galante avventura parigina, subirà le estreme conseguenze di un modo di concepire i rapporti umani che non può comprendere.
    Chiude la raccolta il racconto in realtà scritto per primo da Stendhal: Vanina Vanini fu pubblicato infatti del 1829. Con questa storia abbiamo lo Stendhal che scrive in presa diretta come nei grandi romanzi: infatti essa è ambientata nel 182*, e narra del tragico amore di Vanina, rampolla dell’aristocrazia romana, per un carbonaro, Pietro Missirilli, che organizza la rivolta contro lo Stato Pontificio. Anche in questo caso il fascino del racconto è dato dalla capacità di Stendhal, che solo un anno dopo ci avrebbe regalato Il rosso e il nero, di narrarci non il semplice intreccio tra sentimenti individuali e contesto sociale, ma come l’evoluzione dei primi sia la diretta conseguenza del secondo. Meraviglioso è a mio modo di vedere il contrasto tra la figura di Vanina, che in nome dell’amore per Pietro non esita a tradire la sua fiducia, e Pietro, che al contrario sacrifica il suo amore alla causa. Il fulminate finale ci illumina ancora una volta sulla straordinaria lucidità di giudizio di questo grandissimo autore.
    Le Cronache italiane ci regalano quindi, come farà – sia pure in altra forma - La Certosa di Parma - il piacere di assaporare l’intreccio di due delle grandi tematiche che ispirarono l’intera opera di Stendhal: l’urgenza di descrivere la realtà e l’amore per l’Italia. I racconti parlano per lo più di epoche lontane rispetto a quelle in cui l’autore visse, ma egli non manca mai di farci capire che conoscere luoghi e tempi diversi dai nostri è il modo migliore per capire il mondo in cui viviamo. In fondo, se ci pensiamo bene, l’Italia di oggi non è poi così diversa, nei suoi meccanismi sociali e culturali fondamentali, da quella raccontataci da Stendhal.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho dato uno sguardo alle recensioni : c'è a chi non piace perché sembra una denuncia contro il carattere passionale ed iracondo italiano, chi reputa le storie simili a quelle di "studio aperto" .. Se ...continua

    Ho dato uno sguardo alle recensioni : c'è a chi non piace perché sembra una denuncia contro il carattere passionale ed iracondo italiano, chi reputa le storie simili a quelle di "studio aperto" .. Se aveste letto la prefazione scritta dallo stesso Stendhal molte cose vi sarebbero state chiare. Il libro è una raccolta di cronache realmente accadute in Italia, che lo scrittore trascrisse quasi alla lettera, per questo vi appaiono impersonali ! Credo che il fine ultimo dell'opera, sicuramente rivolta ad un pubblico non italiano, sia far capire a quei vanitosi di francesi e inglesi, in grado di commettere omicidi e reati solo per denaro e potere, quanto sia diversa la nostra concezione di amore e di passione, una passione che qualsiasi italiano avrà per sempre nel sangue.

    ha scritto il 

  • 4

    Vanina Vanini:
    Una storia di carbonari. – Il carattere appassionato della protagonista non può che portare al disastro, e ciò la rende ancor piú affascinante...

    Vittoria Accoramboni:
    Cronaca –nera, si ...continua

    Vanina Vanini:
    Una storia di carbonari. – Il carattere appassionato della protagonista non può che portare al disastro, e ciò la rende ancor piú affascinante...

    Vittoria Accoramboni:
    Cronaca –nera, si direbbe oggi– nell’Italia tardo cinquecentesca, narrata con asciuttezza: qui la protagonista in realtà non lo è neppure e di lei non si riesce a capir molto – sono i semplici eventi a parlare, non i personaggi...

    L’abbesse de Castro:
    Un dramma amoroso nell’Italia del Cinquecento, tra banditi e signori – ma a dominare, oltre a colpi di spada e d’archibugio, è sempre uno strano destino: tra coincidenze, errori, omissioni, menzogne, buone e cattive intenzioni &c. &c.

    Les Cenci:
    Beh, la storia è sufficientemente nota per render ogni commento piuttosto superfluo – se non per la nota introduttiva che fa di Francesco Cenci un Don Giovanni: mah, francamente avevo pensato ad altro che non al grande burlador!

    La duchesse de Palliano:
    « [O]n appelle la passion italienne [celle] qui cherche à se satisfaire, et non pas à donner au voisin une idée magnifique de notre individu. » — – Breve introduzione, a un racconto su come nel Cinquecento si regolavano le faccende d’adulterio alla corte papalina: quando ogni elezione portava a scontri familiari &c. &c.

    San Francesco a Ripa
    Un semplice episodio: come a illustrar però la differenza con cui un’italiana e un francese intendon l’amore, – e un poco anche la religione!

    Trop de faveur tue
    Le figlie di buona famiglia si sposano per cementare alleanze – o finiscono in convento. In entrambi i casi non si può negar loro un amante almeno a mo’ di risarcimento… Questo racconto ha come protagoniste quelle che finiscono in convento – e gli amanti: e ciò che ne consegue.

    Suora Scolastica
    Un altro racconto (il cui finale è solo abbozzato) che ha a che fare (non solo) coi conventi, ma qui si tratta di tenere una fanciulla, d’una delle piú importanti famiglie della corte napoletana, lontana da un pretendente indesiderato – dai parenti, non dalla fanciulla!

    ha scritto il 

  • 0

    Già dal '500 "italiano" non era un complimento :(

    Mensogne, inganni, principi della chiesa orribili, non si salva nessuno nelle eleganti descrizioni prive di fronzoli e di giudizi; del resto c'è poco da giudicare, è tutto là schifoso e alla berlina. ...continua

    Mensogne, inganni, principi della chiesa orribili, non si salva nessuno nelle eleganti descrizioni prive di fronzoli e di giudizi; del resto c'è poco da giudicare, è tutto là schifoso e alla berlina.

    ha scritto il 

  • 3

    Nel 1833 Stendhal rinvenne nell'antico palazzo dei Caetani alcuni vecchi manoscritti italiani, violenti racconti di vicende che avevano avuto luogo nell'Italia del Rinascimento, e decise di tradurre q ...continua

    Nel 1833 Stendhal rinvenne nell'antico palazzo dei Caetani alcuni vecchi manoscritti italiani, violenti racconti di vicende che avevano avuto luogo nell'Italia del Rinascimento, e decise di tradurre quelle storielle "non galanti, né piccanti, ma al contrario cupe e tragiche, perché servissero alle persone intelligenti come complemento alla storia d'Italia nei secoli XVI e XVII". Stendhal non si limitò, però, alla semplice traduzione ma riuscì ad infondere nuova vita in quelle antiche cronache, creando un mondo romanzesco popolato da personaggi forti, appassionati e dal destino tragicamente avverso.
    Le "Cronache italiane" hanno il pregio di mostrarci, nel racconto di storie di persone comuni, luci e ombre dell'Italia rinascimentale, esaltando, tra faide nobiliari, segregazioni e amori impossibili, la spontaneità delle reazioni emotive di un popolo che, da sempre, conforma le proprie azioni ai sentimenti.

    ha scritto il 

  • 4

    Lettura piacevolissima, scorrevole ed interessante. "La badessa di Castro" è sicuramente il racconto più riuscito, forse perché è particolarmente romanzato. Gli altri, pur essendo scorrevoli e interes ...continua

    Lettura piacevolissima, scorrevole ed interessante. "La badessa di Castro" è sicuramente il racconto più riuscito, forse perché è particolarmente romanzato. Gli altri, pur essendo scorrevoli e interessanti, si attengono più alla forma della cronaca.
    In ogni caso si tratta di un bello spaccato del periodo, da leggere senza fretta e godendosi la fresca scrittura di Stendhal.

    ha scritto il 

  • 2

    Leggere queste Cronache è un po' come guardare un'edizione di Studio Aperto: inutile. Un po' come se fra 500 anni un Bruno Vespa della situazione riproponesse il plastico del delitto di Cogne: sarà, m ...continua

    Leggere queste Cronache è un po' come guardare un'edizione di Studio Aperto: inutile. Un po' come se fra 500 anni un Bruno Vespa della situazione riproponesse il plastico del delitto di Cogne: sarà, ma ho i miei dubbi che a qualcuno potrebbe importare qualcosa.

    ha scritto il 

  • 4

    Quattro racconti provenienti da manoscritti italiani, reperiti tra i documenti storici conservati presso gli archivi di tribunali e biblioteche, contenenti resoconti di processi ed articoli di cronaca ...continua

    Quattro racconti provenienti da manoscritti italiani, reperiti tra i documenti storici conservati presso gli archivi di tribunali e biblioteche, contenenti resoconti di processi ed articoli di cronaca. La raccolta comprende:
    Vittoria Accoramboni duchessa di Bracciano
    I Cenci
    La duchessa di Palliano
    La badessa di Castro

    Stendhal dichiara di essersi limitato a copiare e tradurre fedelmente quanto in essi riportato, mentre risulta evidente l'intervento progressivamente crescente con cui l'Autore apporta il suo prezioso contributo letterario che trasforma mirabilmente la cronaca in romanzo storico.


    Rilasciato da .•.•´*`•.•. LaFigliaDelPittore .•.•´*`•.•. con licenza CC Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia. http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/it/

    ha scritto il 

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