Cronache marziane

Oscar Fantascienza 83

Di

Editore: Mondadori (Oscar Fantascienza)

4.2
(3754)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 329 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Catalano , Chi tradizionale , Tedesco , Francese , Giapponese , Portoghese , Galego , Polacco , Svedese , Russo , Ceco

Isbn-10: 8804079568 | Isbn-13: 9788804079569 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giorgio Monicelli ; Illustrazione di copertina: Anna Montecroci

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy , Viaggi

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Descrizione del libro
L'arrivo degli "alieni terrestri" sul Pianeta rosso, l'incontro e lo scontro fra due civiltà e due maniere di intendere la vita e l'universo. I racconti estrosi e poetici di uno scrittore che ha travalicato la narrativa di genere per approdare alla grande letteratura.
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  • 3

    Il libro lo sappiamo è immenso.
    L'ho trascinato un poco, non perché non mi andasse ma perché logisticamente l'ho dovuto accantonare un paio di volte, e questo forse gli ha nociuto.
    *
    Alla fine, tutta ...continua

    Il libro lo sappiamo è immenso.
    L'ho trascinato un poco, non perché non mi andasse ma perché logisticamente l'ho dovuto accantonare un paio di volte, e questo forse gli ha nociuto.
    *
    Alla fine, tutta questa ombra e questa eccezionale sfiducia nell'uomo un poco mi hanno rattristato.

    ha scritto il 

  • 4

    Questa di Bradbury è una fantascienza poetica, onirica, mi viene da dire, anche, un po' sbilenca. Non c'è da aspettarsi la "hard science fiction" che ostenta diligente coerenza e fattibilità scientifi ...continua

    Questa di Bradbury è una fantascienza poetica, onirica, mi viene da dire, anche, un po' sbilenca. Non c'è da aspettarsi la "hard science fiction" che ostenta diligente coerenza e fattibilità scientifica.
    Questo libro io l'ho letto con grande piacere: mi hanno appassionato i suoi misteri, non sempre risolti, e le atmosfere. Credo anche di aver riso, qualche volta.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho faticato a terminare questo classico, sia per la struttura a racconti che in generale non amo particolarmente sia per il tipo di fantascienza che non ha nulla di scientifico. Certo per valutarlo bi ...continua

    Ho faticato a terminare questo classico, sia per la struttura a racconti che in generale non amo particolarmente sia per il tipo di fantascienza che non ha nulla di scientifico. Certo per valutarlo bisogna contestualizzarlo e considerare che questo libro è uscito negli anni '50. La fantascienza è affrontata in modo solo fantasioso ed è il mezzo per porre delle riflessioni sul genere umano. Ci sono delle descrizioni molto belle e alcuni racconti interessanti.

    ha scritto il 

  • 5

    Un'opera incredibilmente visionaria e geniale!!

    Innanzi tutto, un elogio al titolo, forse uno dei più azzeccati e adatti che io abbia mai incontrato: Cronache marziane è quello che il lettore si trova ...continua

    Un'opera incredibilmente visionaria e geniale!!

    Innanzi tutto, un elogio al titolo, forse uno dei più azzeccati e adatti che io abbia mai incontrato: Cronache marziane è quello che il lettore si trova affrontando la lettura, ovvero istantanee - geniali, divertenti, incredibili ed evocative - della vita su Marte dopo la prima spedizione nel 2001.
    E sì, fa tanto strano leggere un'opera futuristica come quella che Bradbury ha pensato nei lontani anni '50 ambientata ormai già 15 anni fa.

    Usher II è una delle cose PIU' BELLE E MINDBLOWING che io abbia mai letto!!!!

    C'è tutto in questo libro.. Ma l'umanità (non come popolazione umana ma come sentimento, se di sentimento si tratta *ignoranza scelgo te!*) de "La gita di un milione di anni" è oltre.

    ha scritto il 

  • 3

    Un classico

    Nella mia ignoranza, prima di leggerlo me lo immaginavo più epico, più "asimoviano" (si può dire?). Invece sono tanti racconti praticamente separati, di una fantasia splendida, e peraltro per essere s ...continua

    Nella mia ignoranza, prima di leggerlo me lo immaginavo più epico, più "asimoviano" (si può dire?). Invece sono tanti racconti praticamente separati, di una fantasia splendida, e peraltro per essere stato scritto negli anni 50, era davvero molto "avanti".
    Un classico che vale la pena insomma. Almeno per me.

    ha scritto il 

  • 4

    Il filo conduttore di questa raccolta di racconti è la colonizzazione del pianeta Marte da parte dei terrestri, e come in ogni antologia possiamo riscontrare degli alti e dei bassi, ma nel complesso l ...continua

    Il filo conduttore di questa raccolta di racconti è la colonizzazione del pianeta Marte da parte dei terrestri, e come in ogni antologia possiamo riscontrare degli alti e dei bassi, ma nel complesso l'opera risulta davvero interessante, e la qualità delle storie iniziali e quelle finali è davvero notevole. Si respira un'atmosfera fiabesca, onirica, a volte malinconica ed il tono dei racconti varia dal divertente, al tragico, al nostalgico, con un tocco di poesia e con gli occhi sempre rivolti al cielo ad osservare la Terra da lassù. Perchè quindi l'umanità è fuggita su Marte? Per scappare da se stessa sembrerebbe, per non ripetere gli stessi errori che hanno portato alla distruzione dell'amata Terra; Marte rappresenta la speranza, un luogo dove ripartire da zero, creando una nuova società solida e virtuosa, ma l'uomo è una macchina da distruzione, che tenta di imporre sempre e comunque la sua autorità ai suoi simili ed agli stranieri, e pertanto "Ci sarebbe voluto ancora un secolo, prima che Marte fosse definitivamente avvelenato dalla civiltà Terra." Un classico nel suo genere, scorrevole alla lettura ma non facile al contempo e che non risente minimamente della sua età, un testo a tratti faticoso che ripaga ampiamente il lettore.

    ha scritto il 

  • 2

    Ben scritto, ma non immune al trascorrere del tempo.

    Lo stile poetico di Bradbury è piacevole e suggestivo, ma i contenuti non sono all'altezza, le trame appaiono piuttosto deboli e la scienza del tutto improbabile, se non assente. Stento a classificare ...continua

    Lo stile poetico di Bradbury è piacevole e suggestivo, ma i contenuti non sono all'altezza, le trame appaiono piuttosto deboli e la scienza del tutto improbabile, se non assente. Stento a classificare questo libro come "fantascienza": è una riflessione onirica e simbolica sull'Umanità, (volutamente) priva di qualsiasi organicità, coerenza e plausibilità, e come tale andrebbe presa.

    ha scritto il 

  • 5

    Le Cronache Marziane sono una meravigliosa raccolta di racconti.
    Da un punto di vista stilistico credo avrebbero potuto serenamente formare un’unica storia per la loro coerenza reciproca e per la ric ...continua

    Le Cronache Marziane sono una meravigliosa raccolta di racconti.
    Da un punto di vista stilistico credo avrebbero potuto serenamente formare un’unica storia per la loro coerenza reciproca e per la ricomparsa di alcuni personaggi a distanza di alcune pagine

    Marte si presenta come un pianeta poco ospitale, dalla vegetazione scarsa o quasi inesistente dove il deserto roccioso domina il paesaggio e le ampie e numerose conche che un tempo accoglievano bacini d’acqua sono ora asciutte e svaporate da millenni di siccità, dove l’atmosfera poverissima di ossigeno è un’aria che non sazia mai, come vivere perennemente sulle Ande, Marte astro dalla meteorologia implacabile: caldo infernale di giorno e freddo dannato di notte.

    Questo è il pianeta che incontrano i pionieri terrestri delle prime timide spedizioni interstellari, in seguito i trasferimenti dalla terra si faranno più massicci e regolari ed ampie porrzioni di abitanti, essenzialmente dell’America del Nord, decideranno di fare il salto nel vuoto alla volta del nuovo mondo, con viaggi organizzati ma sporadicamente anche con spostamenti gestiti in maniera autonoma e abbastanza casalinga (e questo è molto divertente), utilizzando navicelle spaziali progettate e assemblate quasi nel cortile di casa, come un fai da te da pensionato del sabato pomeriggio .

    Bradbury ci fa intuire che Marte in realtà è un pianeta dal passato importante le cui vestigia si possono ancora scorgere in alcune città sebbene ormai semideserte e abbandonate.
    I nuovi pionieri tenteranno una riorganizzazione del pianeta rosso il più fedele possibile al mondo da cui provengono, riproducendo piante, strade, edifici, cose secondo il modello terrestre anche per attenuare l’acuto sentimento di nostalgia che non abbandona mai i novelli abitanti.

    Io credo che la fantascienza di Bradbury sia fondamentalmente una fantascienza pacifica, poco tecnologica e guerrafondaia senza uno scontro duro e aggressivo tra civiltà, Bradbury descrive una convivenza rispettosa tra razze; il pianeta rosso è poco densamente abitato dai suoi nativi quindi l’incontro con i Marziani diventa fatto quasi isolato, quando e se accade essi si mostrano o simili a uomini dagli occhi gialli e dalla pelle d’ambra scura, oppure come spiriti, anime marziane in forma di sfere azzurre o fiammelle turbinanti nell’aria.

    In più punti ho scorto una eco evidente della fantascienza allucinogena di Philip Dick, per esempio nel bellissimo episodio in cui un gruppo di marziani vede appena atterrato al razzoporto una astronave svettante nella sua verticalità e lucente nelle sue cromature, essi diffidano della realtà ritenendo l’astronave qualcosa di creato dalla suggestione, una sorta di allucinazione visiva, tattile, auditiva che per telepatia trasferisce un oggetto dalla mente di colui che lo ha pensato a menti altrui, in una proiezione che gli conferisce apparentemente fisicità e materialità.

    Stupendo il racconto dei due sacerdoti che vanno su Marte per evangelizzare il pianeta, profondissime le loro riflessioni: sul senso del peccato, se un peccato terrestre non possa invece essere per i marziani una virtù, rendendo del tutto inutile l’atto del perdono, perchè si sa che senza peccato a qual uopo il perdono? Sulla considerazione affascinante che allarga a tutto l’universo la teoria creazionistica così da annoverare anche i Marziani tra le creature di Dio.
    Da qui facile il passo di cercare l’umano nel disumano e viceversa il disumano nell’umano.
    Domande sul senso della Verità, intesa non solo in prospettiva religiosa ma anche in chiave più ampia: per cui ogni possibile pianeta può contribuire a fornire uno spicchio di verità, senza che l’una sia più vera dell’altra, tutte queste porzioni di verità stanno le une accanto alle altre, e solo dalla somma di tutte queste parti di verità possibili si raggiunge, il Totale la piena manifestazione della perfezione del vero.

    Interrogativi a cascata che ogni ottimo libro di fantascienza non può smettere di porre ad un lettore, pur non smettendo mai di divertirlo, pur continuando a nutrire la sua fantasia come innanzi una fiaba del futuro, in un caleidoscopio di immagini, di situazioni, al limite del vero.
    Riflessione e sogno, un binomio assolutamente meraviglioso…

    ha scritto il 

  • 4

    Tante domande

    Questo libro l'ho letto per l'incontro del Gruppo di Lettura della Biblioteca Comunale di Treviso.
    Mi è piaciuto, ma non l'ho letto come un libro di fantascienza, ma come una spietata critica sociale ...continua

    Questo libro l'ho letto per l'incontro del Gruppo di Lettura della Biblioteca Comunale di Treviso.
    Mi è piaciuto, ma non l'ho letto come un libro di fantascienza, ma come una spietata critica sociale all'America degli anni '50. Attuale il messaggio ecologista. Mi ha lasciato però tante domande nella testa: é un romanzo o una raccolta di racconti?, è fantascienza? Insomma bello nella suspence e nello humor (più o meno nero) di alcuni capitoli.

    ha scritto il 

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