Cuando Hitler robó el conejo rosa

When Hitler stole pink rabbit

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Publisher: Alfaguara

3.9
(1129)

Language: Español | Number of Pages: 264 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) English , German , French , Italian

Isbn-10: 956239168X | Isbn-13: 9789562391689 | Publish date:  | Edition 4

Translator: María Luisa Balseiro

Also available as: Paperback , Others , Hardcover

Category: Children , Fiction & Literature , History

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Book Description
La llega de Hitler al poder va a cambiar radicalmente la vida de Anna y su familia.

En su huida del horror nazi, deberían abandonar su país y perder muchas cosas queridas. Anna debe dejar su conejo de peluche. Con él también se quedará su infancia.

Cuando Hitler robó el conejo rosa es una de las novelas más leídas por los jóvenes de todo el mundo; una obra que rebosa emoción y sinceridad.
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  • 3

    Questo libro è la storia di un viaggio, la storia di Anna e della sua famiglia, la storia di una famiglia ebrea, la storia degli ebrei, un'intera comunità costretta a fuggire dal proprio paese per sca ...continue

    Questo libro è la storia di un viaggio, la storia di Anna e della sua famiglia, la storia di una famiglia ebrea, la storia degli ebrei, un'intera comunità costretta a fuggire dal proprio paese per scampare i nazisti, fuggire per sopravvivere. Questa storia è basata sulla vita dell'autrice, che prendendo spunto dai suoi ricordi d'infanzia, un'infanzia difficile, come quella di molti scrittori famosi (che secondo la nostra protagonista Anna, sono diventanti famosi proprio perchè hanno avuto un'infanzia difficile), ci racconta degli eventi che hanno colpito la famiglia di Anna, a dieci giorni dalle elezioni che vedranno i nazisti vincitori, salire al potere e distruggere una nazione.
    Il padre di Anna è un famoso scrittore antinazista e tutto ciò che esce dalla sua penna non trova più spazio in Germania, i suoi libri verranno tutti sequestrati e bruciati e l'unica cosa che rimane da fare è scappare prima che sia troppo tardi. E così inizia il viaggio di questa famiglia, un viaggio non semplice, un viaggio che metterà a dura prova le loro condizioni economiche. Da benestanti, quali erano in Germania, si ritroveranno a dover contare letteralmente i soldi in tasca, ovunque il padre cerchi di pubblicare articoli, non troverà fortuna, la Svizzera, per la sua neutralità non vuole accettare le idee antinaziste del padre di Anna e così dopo una anno di permanenza alla locanda Zwirn, la famiglia continua il suo viaggio, questa volta in direzione Parigi, dove il padre di Anna trova lavoro in un nuovo giornale, ma anche qua le condizioni della famiglia sono al limite della sopravvivenza, mentre i nazisti in Germania fanno razie dei loro averi e di tutto ciò che avevano lasciato nel loro paese. La speranza era quella di rientrare a Berlino nel giro di sei mesi, ma questo non accadrà e l'ultimo viaggio che la famiglia compirà sarà alla volta di Londra, dove finalmente il lavoro del padre di Anna, troverà i suoi frutti, qui infatti uno sceneggiatore deciderà di scritturare un suo lavoro e farne un film, così la famiglia tornerà a respirare ma la loro vita non sarà mai uguale a prima, loro non saranno mai più uguali a come li abbiamo conosciuti. La loro vita sarà sempre una vita da profughi, costretti a scappare continuamente per sfuggire alla follia di un uomo megalomane, convinta della supremazia della sua razza. Costretti alla fuga, solo perchè ebrei.
    Una storia che, purtroppo, conosciamo tutti molto bene ma che per la prima volta, almeno per quanto mi riguarda, ci viene presentata con gli occhi di una bambina. Una bambina che non conosce il significato del termine "profughi" e che vive questa esperienza con la gioia e l'eccitazione che una nuova avventura comporta, perchè per Anna ciò che l'aspetta all'idea di ogni nuovo viaggio, non è il timore di abbandonare la propria casa, i propri amici, i propri affetti, ma è la gioia di scoprire il nuovo, di conoscere nuove persone, nuovi luoghi, nuove lingue ed è proprio questo che aspetterà la piccola Anna. Con l'incoscienza che caratterizza i bambini accompagneremo la nostra protagonista lungo le tappe di questo viaggio che durerà diversi anni, l'accompagneremo alla scoperta di nuove culture, abitudini diverse da quelle da lei conosciute, nuove lingue da imparare e nuovi amici da incontrare. E se le difficoltà non mancheranno, sicuramente non saranno da meno le gioie e le sorprese e soprattutto le conquiste e i successi.
    Una storia che ci insegna a non mollare mai, a non perdersi d'animo, a non perdere mai la speranza, perchè anche dai momenti peggiori, dalle persecuzioni, dai momenti più cupi e grigi della storia, si può uscire vivi, si può sopravvivere e in alcuni casi, si può trarre anche una grande fortuna. Tutto ciò è possibile solo ad una condizione, per come la vede Anna, ovvero se si rimane accanto alla propria famiglia.

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  • 5

    Letto nel 1976, primo anno di scuola media. Primo libro scelto senza imposizione alcuna dei professori. Ricordo i colori della copertina un po' sgualcita. Impresso per sempre nella mia mente di lettr ...continue

    Letto nel 1976, primo anno di scuola media. Primo libro scelto senza imposizione alcuna dei professori. Ricordo i colori della copertina un po' sgualcita. Impresso per sempre nella mia mente di lettrice bambina; se devo dire la verita', oggi non ricordo quasi per nulla la trama ma ricordo nitidamente sia il momento in cui l'ho prelevato dalla biblioteca - quando neanche sapevo chi fosse Hitler! - sia per le forti emozioni provate a fine lettura. Un gran senso di sollievo e di pura felicita' perchè vivevo senza privazioni, attorniata d'amore, della famiglia, degli amici, dei vicini: della gente tutta! Merito di questo libro l'aver suscitato da subito una forte curiosita' per gli ebrei, la loro storia, il loro dolore, la loro cultura.

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  • 3

    Voto 73/100

    Età di lettura: da 10 anni. Un libro per ragazzi dunque ed io nemmeno me l'aspettavo quando ho deciso di iniziare a leggerlo. Infatti presenta uno stile di scrittura molto semplice e scorrevole, delle ...continue

    Età di lettura: da 10 anni. Un libro per ragazzi dunque ed io nemmeno me l'aspettavo quando ho deciso di iniziare a leggerlo. Infatti presenta uno stile di scrittura molto semplice e scorrevole, delle volte molto scialbo ed infantile, ma in molti punti, nonostanti narri la storia di emigrazione di una famiglia ebraica durante la persecuzione nazista, si presenta ricco di spunti di riflessioni e di scene che fanno addirittura sorridere.
    La particolarità che questo libro presenta, rispetto a tutti quelli che ho già letto sullo stesso tema (e sono davvero molti) è la trama che viene sviluppata nel libro: le fatiche e i disagi di una famiglia che deve continuare a scappare per non soccombere alle persecuzioni naziste, la costante povertà, le difficoltà di integrarsi e di rapportarsi con gli altri che parlano una lingua del tutto diversa dalla loro natìa. Quindi non ci si aspetti la narrazione della "solita" famiglia che viene catturata e deportata in un campo di concentramento, ma le sensazioni, le vicissitudini, le peripezie di una famiglia che riesce (per fortuna e per ingegno) a sfuggire alle grinfie del nazismo, potendo così salvare le proprie vite e la propria quotidianeità.

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  • 4

    Una storia positiva, con protagonisti genitori intraprendenti, coraggiosi e buoni. Quanto mi piace questo padre che manda i suoi lavori a tutti, che non si piange addosso. E bravissimi i figli, sempr ...continue

    Una storia positiva, con protagonisti genitori intraprendenti, coraggiosi e buoni. Quanto mi piace questo padre che manda i suoi lavori a tutti, che non si piange addosso. E bravissimi i figli, sempre giocosi e studiosi. Come dice Anna: un' infanzia non difficile perché la famiglia è rimasta sempre unita.

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  • 4

    “Quando Hitler rubò il coniglio rosa” è un romanzo autobiografico, infatti la protagonista Anna, come l’autrice, si ritrova a dover lasciare la propria casa di Berlino in fretta e furia quando i nazis ...continue

    “Quando Hitler rubò il coniglio rosa” è un romanzo autobiografico, infatti la protagonista Anna, come l’autrice, si ritrova a dover lasciare la propria casa di Berlino in fretta e furia quando i nazisti prendono il potere. La sua colpa è di essere di famiglia ebraica e di avere un papà scrittore famoso. Fino a quel momento, Anna non sapeva nemmeno di essere ebrea.
    Costretti a partire velocemente, e senza possibilità di riavere i beni lasciati in Germania, la famiglia deve ricominciare la vita in Svizzera. Anna e il fratello Max ripensano sconsolati ai propri amici, alla bella casa e ai giocattoli a cui erano tanto affezionati… immaginando Hitler e i suoi che se ne impossessano.
    Gli orrori del nazismo vengono raccontati quindi dal punto di vista dei bambini, che apprendono delle notizie provenienti dalla Germania. La narrazione prosegue con le vicissitudini della famiglia, costretta all’esilio e a cambiare paese per motivi economici. Il coraggio e la determinazione li terranno uniti nelle difficoltà. Ci viene risparmiato il racconto diretto delle crudeltà commesse dai nazisti, ma è comunque un libro profondo e tenero che ci permette di dare uno sguardo alla vita da esiliati da parte di una bambina intelligente e coraggiosa.

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  • 4

    Finalmente ho letto una storia positiva di una famiglia ebrea, questo è veramente un bel libro in quanto fornisce una speranza e soprattutto alleggerisce la sconvolgente storia del popolo ebraico dura ...continue

    Finalmente ho letto una storia positiva di una famiglia ebrea, questo è veramente un bel libro in quanto fornisce una speranza e soprattutto alleggerisce la sconvolgente storia del popolo ebraico durante la seconda guerra mondiale, finalmente qualcuno che si riscatta, che ce la fa e soprattutto una famiglia lungimirante, se ce ne fossero state di più di persone così intelligenti da capire dove si rischiava di finire con Hitler che saliva al potere forse oggi non avremmo avuto l'olocausto e neanche la guerra in Palestina. Forse, forse, forse ma questo libro tutti questi interrogativi li fa nascere e penso sia da far leggere a tutte le generazioni per creare equilibri tra i due diversi accadimenti avvenuti tra il '40 e il '45.

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  • 3

    “Quando Hitler rubò il coniglio rosa”, un titolo all’apparenza divertente e leggero, che potrebbe far pensare ad una storia divertente, invece quell’accostamento, Hitler e il coniglio rosa, a pensarc ...continue

    “Quando Hitler rubò il coniglio rosa”, un titolo all’apparenza divertente e leggero, che potrebbe far pensare ad una storia divertente, invece quell’accostamento, Hitler e il coniglio rosa, a pensarci bene, fa venire i brividi. La malvagità più cieca e stupida accostata al candore indifeso dell’infanzia.
    Si tratta di un’autobiografia romanzata. Il racconto è narrato in terza persona, ma l’autrice del libro si identifica con il personaggio principale, una bambina di nove anni.
    Il romanzo è indirizzato ad un pubblico di ragazzi. La storia è narrata dal punto di vista della protagonista ed è scritta con uno stile semplice, ricco di espressioni della lingua parlata e del gergo giovanile. Una caratteristica costante del linguaggio è inoltre l’uso frequente di toni umoristici e ironici.
    Ne è un esempio l’incontro con la famiglia nazista, i cui genitori proibiscono ai figli di giocare con la protagonista perché ebrea. Questo episodio, che segna la presa di coscienza di “qualcosa che non va in lei”, evidenzia il lato ridicolo delle scelte assurde dei grandi e dei loro comportamenti, come quello della signora nazista, che entrando dalla porta si scosta stizzita per evitare il contatto con la piccola ebrea, urtando goffamente contro la porta. L’autrice sembra voler invitare alla seguente riflessione: com’è stato possibile che un manipolo di figuri grigi e ridicoli abbiano potuto tenere l’Europa in pugno, trascinandola nella rovina con politiche assurde e provvedimenti di inaudita barbarica crudeltà? Il personaggio della nonna in particolare è caratterizzato da numerosi tratti comici. È lei che conversando con la madre, si lascia sfuggire il racconto di un episodio accaduto ad un conoscente nel campo di concentramento, un episodio talmente orribile che alla bambina in ascolto “improvvisamente venne la nausea, un muro nero si sollevò davanti agli occhi, non riusciva a respirare, avrebbe voluto non avere sentito quello che aveva raccontato la nonna, liberarsene, vomitare, non appena le fu possibile, andò a letto. Avrebbe voluto raccontare al fratello quello che aveva sentito ma non riusciva a parlarne. Era meglio non pensarci neanche. In futuro avrebbe cercato di non pensare affatto alla Germania”. La madre blocca la nonna affinché non dica altro, nel tentativo di proteggere la figlia da un orrore insostenibile per una bambina. Ogni avvenimento raccontato nel libro, per quanto spensierato possa apparire, ha sempre sullo sfondo l’orrore dello sterminio, come una presenza mostruosa da non guardare negli occhi. La nonna “sciocca” ha raccontato troppo, e prima di andare via regala alla nipote i soldi per salire sulla giostra.
    Nel romanzo non manca un intento pedagogico, che si scorge nella concezione della storia, non come lezione da imparare a memoria, come era a quel tempo, ma come un racconto da comprendere, per comprendere la vita stessa, imparare a risolvere i problemi che ci pone e inquadrare i veri valori, come la famiglia e il bene supremo della libertà.

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  • 4

    Un libro per bambini non solo per bambini

    ...che racconta una storia normale e terribile. Da leggere, una visione diversa della tragedia vissuta da tutti i tedeschi.

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