Déjà-vu

Il romanzo dei ricordi perduti

Di

Editore: Isbn edizioni

3.3
(73)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 256 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8876380957 | Isbn-13: 9788876380952 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Anna Mioni ; Revisore: Bianca Ruggeri

Disponibile anche come: Paperback

Ti piace Déjà-vu?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Qualcosa di strano cade dal cielo e ferisce gravemente un uomo che perde la memoria. L'assicurazione, che non vuole si sappia nulla dell'incidente, lo ricopre di soldi. L'uomo senza nome, protagonista del romanzo, non sembra essere particolarmente colpito dal trauma, finché non viene colpito da un intenso Déjà-vu. E l'inizio dell'ossessione; l'uomo senza nome è ostaggio di una forza prevaricante e totalitaria che lo spinge a rimettere in scena le sue visioni.
Ordina per
  • 5

    Ho trovato la prima parte promettente: mi faceva attendere molte svolte nell'intreccio, che supponevo essere tra il fantapolitico e il fantascientifico. Man mano che proseguivo mi sono invece ritrovat ...continua

    Ho trovato la prima parte promettente: mi faceva attendere molte svolte nell'intreccio, che supponevo essere tra il fantapolitico e il fantascientifico. Man mano che proseguivo mi sono invece ritrovato spiazzato e completamente immerso nelle ossessioni del protagonista.
    Leggere mi ha messo più volte a disagio ma non riuscivo a staccarmene: una scrittura essenziale e perfetta dall'effetto ipnotico mi ha portato fino all'ultima pagina, con un pizzico di delusione per la questione dell'intreccio ma con più di un "wow" durante il viaggio, per aver suscitato domande su identità, religione, arte, denaro e altro ancora. Domande e non risposte, che è la cosa migliore. E poi non posso negarlo, le messe in scena organizzate dal narratore sono tanto raggelanti quanto affascinanti.

    Per quanto mi riguarda, qualcosa di nuovo e inatteso, anche se non potrei consigliarlo a tutti.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro geniale. Scrittura molto particolare, periodi avvolgenti. Si apprezza lasciandosi andare. Si ride, si riflette, spiazza. McCarty (classe 1969) ha decisamente molte idee. Fondamentalmente un l ...continua

    Un libro geniale. Scrittura molto particolare, periodi avvolgenti. Si apprezza lasciandosi andare. Si ride, si riflette, spiazza. McCarty (classe 1969) ha decisamente molte idee. Fondamentalmente un libro "visionario" . Lo consiglio. Come ha detto Zadie Smith, parlandone in un suo libro, "uno dei più grandi romanzi inglesi degli ultimi dieci anni".

    ha scritto il 

  • 4

    Al nostro protagonista senza nome cade un oggetto addosso. Dal cielo. Risarcito con 8 milioni di sterline e mezzo, si ritrova ricco, ma senza memoria. Il suo punto di vista è cambiato, come se si foss ...continua

    Al nostro protagonista senza nome cade un oggetto addosso. Dal cielo. Risarcito con 8 milioni di sterline e mezzo, si ritrova ricco, ma senza memoria. Il suo punto di vista è cambiato, come se si fosse fuso con quell'oggetto non identificato piovutogli addosso e ora potesse vedere il mondo dall'alto.
    Un romanzo che per lo stile si avvicina alla perfezione. Parte dal cielo, finisce in cielo, come un 8, simbolo dell'infinito. Il residuo, gli oppiacei endogeni, la ricerca del dolore. Il teatro-mondo messo in scena da Balzac si concede una replica e torna in auge. Restano dei dubbi, una volta finita la lettura, come degli spazi bianchi da riempire; ma è giusto così: rimettendo in scena il romanzo nella mia testa all'infinito, forse, riempirò quei vuoti e sentirò anch'io uno strano formicolio.

    ha scritto il 

  • 3

    Nel film Synecdoche, New York il protagonista, un regista teatrale, dopo un trauma personale (la moglie lo lascia) diventa ossessionato dal progetto di mettere in scena la sua vita. La cosa diventa ri ...continua

    Nel film Synecdoche, New York il protagonista, un regista teatrale, dopo un trauma personale (la moglie lo lascia) diventa ossessionato dal progetto di mettere in scena la sua vita. La cosa diventa ricorsiva e vediamo lui cercare di mettere in scena il suo tentativo di mettere in scena la sua vita... e così via, in un loop da cui non si esce.
    Il protagonista di Déjà Vu subisce un trauma lo tiene a lungo in ospedale mentre recupera la memoria e le facoltà motorie. E lo rende anche milionario. La sua di ossessione diventa quella di ritrovare la naturalezza nei movimenti, e quel formicolio che accompagna la sensazione genuina di star compiendo un'azione vera.
    La messa in scena di scene di vita che gli procurino questo formicolio diventa la sua droga. Naturalmente anche qui la spirale non può che portare ad un punto di non ritorno e in cui le cose non possono che andare male.
    Dunque l'ossessione di ricreare il reale è perversa per definizione? Il vedersi da fuori è una debolezza umana? Tanti spunti di riflessione in questo romanzo indicato da Zadie Smith come esempio di un nuovo paradigma di narrativa anglofona.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro parecchio strano... molto originale!

    E' un crescendo di pazzia e insensatezza. La cosa strana e' che e' facile mettersi nei panni dello scrittore, immaginarsi il perchè dei suoi movimenti totalmente sconsiderati. A me e' piaciuto molto, ...continua

    E' un crescendo di pazzia e insensatezza. La cosa strana e' che e' facile mettersi nei panni dello scrittore, immaginarsi il perchè dei suoi movimenti totalmente sconsiderati. A me e' piaciuto molto, sia per lo stile di scrittura sia per l'originalità del tema. E poi, io ho una Fiesta uguale a quella del protagonista.. stesso bungio. Mi ha fatto sorridere parecchio.

    ha scritto il 

  • 2

    Delusa

    Non sono proprio riuscita a finirlo. All'inizio mi sembrava divertente, aveva un buon incipit, ma con lo scorrere delle pagine avevo solo voglia di chiuderlo e metterlo via.

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo, folgorante - come si dice - esordio di McCarthy, artista concettuale prestato alla scrittura. Non sembra ma c'è tanta metropoli (l'unica europea mi pare sia sempre quella, Londra), l'orma ...continua

    Bellissimo, folgorante - come si dice - esordio di McCarthy, artista concettuale prestato alla scrittura. Non sembra ma c'è tanta metropoli (l'unica europea mi pare sia sempre quella, Londra), l'orma dei drifter e della psicogeografia inglese; c'è Ballard, che quando è morto da noi lo hanno chiamato scrittore di fantascienza (ma perché?); c'è l'arte concettuale: un'idea di base, tra l'altro palesemente assurda, che origina tutto e tutto si sviluppa e regge grazie a una capacità di descrizione assolutamente fuori dal comune.

    ha scritto il 

Ordina per