DIENTES BLANCOS

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Publisher: Quinteto

3.8
(2237)

Language: Español | Number of Pages: 632 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian , German , French

Isbn-10: 849597164X | Isbn-13: 9788495971647 | Publish date: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Humor

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Book Description
Situado en un barrio londinense de inmigrantes, el inmenso fresco humano que dibuja esta joven autora, tiene como epicentro las familias de Archie Jones y Samad Iqbal, dos ex combatientes de la Segunda Guerra Mundial que se encuentran después de treinta años sin verse. Un fantástico retrato del Londres multirracial de fin de siglo y la preocupación de sus habitantes por la idea de ser británicos.
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  • 4

    Non sarà un capolavoro, ma è un libro vivace, ricco di spunti sull’umanità e le cose della vita. La Smith a soli 25 anni tratta con padronanza e competenza il tema dell’immigrazione e della commistion ...continue

    Non sarà un capolavoro, ma è un libro vivace, ricco di spunti sull’umanità e le cose della vita. La Smith a soli 25 anni tratta con padronanza e competenza il tema dell’immigrazione e della commistione di culture. Qualche parte pesante, ma nel complesso un buon libro, di brillante realismo ed acuta ironia.

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  • 4

    Tra le tecniche narrative che Zadie Smith utilizza vi è la terza persona ed alterna il dialogo con regolarità, mentre i tempi sono prevalentemente al passato. Nel romanzo non mancano le citazioni, tra ...continue

    Tra le tecniche narrative che Zadie Smith utilizza vi è la terza persona ed alterna il dialogo con regolarità, mentre i tempi sono prevalentemente al passato. Nel romanzo non mancano le citazioni, tratte da autori quali E. M. Forster e Vladimir Nabokov. Il linguaggio è colloquiale e realistico, tant’è che l’ autrice introduce anche un inglese parlato dagli immigrati (“Ecco che cosa tu cerchi. Non ho avuto il tempo per la confezione, tu capisci. Ma sono assolutamente puliti. Tu li vuole?”); la Smith fa inoltre uso della tecnica del flashback, con cui ci narra la nascita dell’ amicizia di Archie e Samad, il passato di Clara e quello di sua nonna. Più ci si avvicina alla fine, più sono presenti i colpi di scena, tra cui la decisione di Irie di crescere il proprio figlio insieme a Joshua e di non comunicare la sua gravidanza ai probabili padri, Magid e Millat, e la clamorosa scelta di Archie, che forse per l’ unica volta decide di non lanciare la moneta (con cui aveva deciso persino della propria vita e di quella del “professore malato”) e di salvare la vita ad un topo di laboratorio, al Topo del Futuro, per il quale, tra l’ altro, non nutre alcun interesse. Pur essendo un romanzo postmoderno, Denti Bianchi ha molto in comune con il modernismo: anzitutto, la mancanza di un unico punto di vista (come ci insegna l’ arte cubista) e di un narratore onnisciente, poi la presenza del momento epifanico di Joyce. Tra i temi sviluppati dall'A. nel testo vi sono l'amicizia tra Archie e Samad, tra Irie, Magid e Millat prima e tra Magid e Marcus poi, amicizia che supera le barriere del razzismo e dei pregiudizi. L’alienazione dell’uomo moderno dalla società, esemplificata da Archie, e il problema della fede sono di nuovo di ascendenza modernista, dove sono sviluppati in particolare da T. S. Eliot. Nel romanzo sono trattate le diverse reazioni dell’uomo di fronte alla religione: si va dall'agnosticismo di Archie, incerto se credere in Dio o nel destino, all’ attaccamento morboso della madre di Clara, Hortense, che cita brani a memoria dalle Sacre Scritture e costringe la figlia a distribuire opuscoli sull’ imminente fine del mondo, passando per l’ Islamismo di Samad, che teme un dio vendicativo ma che allo stesso tempo cerca di giustificare il suo comportamento peccaminoso. Il tema della religione diventa ancora più complesso se affiancato a tradizione e radici nel prosieguo della narrazione. E’ affrontato anche l’insieme dei problemi adolescenziali, soprattutto il non accettarsi, come avviene con Irie, che si tiene costantemente una mano sullo stomaco e disegna nel quaderno sagome di donne magre, unito al rapporto tra genitori e figli (Irie e Clara, Alsana e Millat, Joshua e la sua famiglia). Ultimo, ma non per importanza, l’ empirismo, personificato da Marcus, che con il suo Topo del Futuro (il cui nome potrebbe far pensare alle opere fantascientifiche di Isaac Asimov) non si pone problemi etici o religiosi, ma intende affermare la supremazia della scienza in tutti i campi, paragonandosi forse al dottor Frankenstein. L'A., infine, pone diversi interrogativi senza però dare risposte concrete. La casualità è in fondo la vera mattatrice dell'intera struttura. Apparentemente sembra voler esaltare l'affannarsi dei personaggi nel dare fondamenta solide alla loro esistenza, nello sforzo di trovare radici piantate in terra straniera. E sempre apparentemente sembrano fondanti i concetti di patria ed appartenenza a quel misto indefinito di luoghi e persone in cui sentirsi a casa. Ed invece sono gli accessori necessari alle storie di uomini e donne che calcano la scena. La vera protagonista è dunque una monetina che decide le sorti, testa o croce. Senza di quella non sarebbe andata in un certo modo, non ci sarebbero stati il Topo del Futuro, non ci sarebbe stato un finale così geniale, dove si anticipano gli effetti di fatti non ancora narrati! Un romanzo sorprendentemente maturo, sempre attuale, a tratti tragicomico, e se anche si conclude in maniera inaspettata e improvvisa, forse anche geniale in sé, sembra quasi che voglia essere una distrazione o una consolazione per il lettore che è costretto a lasciare i personaggi senza che nessuno dei loro problemi e dubbi esistenziali, come nella vita reale del resto, si siano risolti, il bello di questo libro è tutto ciò che non è conclamato, ma sussurrato!

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  • 5

    Fuochini a girandola

    Questo libro ha una quantità di pregi. Pur essendo del 2000, è molto attuale. Inoltre dimostra come si possa scrivere di argomenti importanti senza pontificare ma al contrario in modo divertente. Ho m ...continue

    Questo libro ha una quantità di pregi. Pur essendo del 2000, è molto attuale. Inoltre dimostra come si possa scrivere di argomenti importanti senza pontificare ma al contrario in modo divertente. Ho molto ammirato la verve di Zadie Smith, che ha pubblicato il libro a 25 anni e si sente, a ogni pagina sembra che accenda un fuochino a girandola: la nonna, il pensionante, il pub frequentato dal padre, i vecchi giamaicani clienti affezionati, le risse fra i genitori Iqbal, Neena la Nipote Scostumata, la famiglia Chalfen.
    Zadie parla di una Londra multiculturale e multirazziale che è certamente interessante per il lettore italiano, dato che in Italia l’integrazione sociale non è ancora realizzata. Ma a Londra il melting pot c’è davvero?
    I personaggi del libro vivono in un quartiere periferico a nord di Londra e sono londinesi di tutti i colori, dal bianco cosparso di lentiggini al bruno illuminato dai denti bianchi, però l’incontro dei due protagonisti non è stato spontaneo: si sono conosciuti all’interno di un carro armato, dove per ragioni di spazio la conoscenza è inevitabile. Sono rimasti però amici inseparabili, come anche le mogli. Questo non vuol dire che i londinesi abbiano necessariamente metabolizzato la presenza degli immigrati, a questo proposito c’è la bella scenetta del vecchietto al quale i bambini anglo/indo/giamaicani vanno a portare le mele, che sembra rimasto ai tempi della Compagnia delle Indie. In ogni caso le turbe principali abitano nella mente degli immigrati. Ciascuno vive il disagio a modo suo, fra l’ammirazione e l’invidia per la cultura occidentale, la perdita della propria identità culturale, la disapprovazione per la corruzione dei costumi (che hanno piacevolmente assaggiato), il desiderio di rivalsa quando non si riesce a emergere in nessun altro modo e infine si entra a far parte di un gruppo islamico integralista. Un altro tema interessante è quello del topo del futuro, cosa si è disposti ad accettare in nome del progresso: anche qui c’è il gruppo animalista integralista.
    Zadie Smith versa un po’ di se’ in Irie, la ragazza inglese/giamaicana, dando spessore e intelligenza alle sue turbe da adolescente e al suo desiderio di trovare una sua strada. Su molti personaggi riversa un notevole sarcasmo, per esempio i Chalfen, famiglia borghese progressista, generosa a suo modo ma anche parecchio ridicola, e Samad, che invecchiando ripiega sempre di più verso la cultura bengalese dalla quale proviene e impone a uno dei figli adolescenti il ritorno in Bangladesh per preservarlo moralmente, iniziativa che distrugge definitivamente il suo matrimonio, dato che la moglie contro la tradizione islamica gli toglie ogni rispetto. Il ragazzo ritorna in UK su iniziativa dell’inventore del topo del futuro (Chalfen) e rivela subito di essere il più grande fallimento del padre, avendo un’impostazione illuminista invidiabile.
    Mi ha fatto ridere leggere che lo stile di ZS è stato definito “realismo isterico”: non mi sembra un commento molto favorevole, ma comunque la signora è in buona compagnia: insieme a Wallace, Pynchon, DeLillo, Eggers, Franzen, Oates, Rushdie, Powers, Wolfe.

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  • 4

    I've got a coin!

    This huge –at least for my reading habits- book should have been given to me by someone as a consolation prize for not having gained his friendship. It wasn’t, since not being friends is a good-enough ...continue

    This huge –at least for my reading habits- book should have been given to me by someone as a consolation prize for not having gained his friendship. It wasn’t, since not being friends is a good-enough reason not to ever meet again: shortly after the revelation, anyway, I found White Teeth in a bookshop. I had to admit to myself that my poor level in English wasn’t at all sufficient to read it without consulting a dictionary every two sentences, and some three hundred Czech crowns were better spent in food including loads of chocolate.
    Years passed, chocolate addiction ended, sense of inferiority to the Anglophone faded. My English didn’t grow any better and nonetheless, during my last trip to the town library, I had a stop at the foreign languages shelves. White Teeth came to my mind like: hey, there was that book, why not giving it another try? I gave it a try. With the undeniable help of infinite boredom of five days confined in my grandmother’s garden in Sicily, it won the title of Fastest Ever Read Book by Silvia.

    What to tell about the ‘stunning début’ of young Zadie Smith?
    A glorious portrait of Englishness through difference.
    Colonialism, immigration, inferiority or superiority complexes, ethnic alienation.
    Debatable History, opposite points of view through the lenses of nationalism.
    East, West and everything in between.
    Integralism -religious or not, indestructible but easily bendable beliefs.
    Chaos versus Determinism.
    Future and Eugenetics.
    Freedom disguised as a series of flip-a-coin decisions - or vice versa, more likely.
    A damned mouse(but also man)’s life and its freedom despite an already planned destiny.

    Very challenging themes, opening different perspectives upon life: and yet all written in a light, ironic, cheerful way, with great use of similitude, pertinent tagging of situations, clever shifting from a character to another.
    A reading I would advise, if I ever was asked to.

    said on 

  • 4

    Ci sono libri che non capisci all'inizio ma poi tutto trova il suo ordine anche se ti lasciano con un sacco di domande perché tutto sembra muoversi e il senso è un pulviscolo che ti acceca. Ci sono po ...continue

    Ci sono libri che non capisci all'inizio ma poi tutto trova il suo ordine anche se ti lasciano con un sacco di domande perché tutto sembra muoversi e il senso è un pulviscolo che ti acceca. Ci sono poi libri che godi dalla prima frase all'ultima e continui a domandarti com'è possibile, Cielo, com'è possibile che ogni maledetta pagina sia così fottutamente bella. Poi c'è questo, che fa parte dei libri che inizia lento, che ha personaggi antipatici, che è pieno di gente confusa e compromessa che non sa dove va e dici: ma perché perché dammi un motivo che sia perché io arrivi alla fine di questo fango e cielo grigio che è tutto lo spazio che c'è qui, per sempre, nei secoli dei secoli. Ecco, questo è uno di quei libri, poi arrivi alla pagina finale e c'è una frase, manco un periodo, giusto una frase incardinata tra altre due, tra due virgole a dire il vero ed è la redenzione di tutto, la mia, la tua, la loro, nostra, la Redenzione, l'inizio di un nuovo racconto che siamo io e che sei tu.

    Così bello che si prenderebbe cinque stelline ma oh, m'hai fatto penà comunque 500 e rotte pagine per un avanzo di periodo, quindi una in meno per tutta l'amarezza e le lacrime che ho pianto in una biblioteca calda (pei termosifoni accesi) in una gelida mattina di fine maggio, a Cracovia.

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  • 0

    Abbandonato dopo la prima metà: non ce l'ho fatta. Sembra carino all'inizio, poi diventa sempre più estenuante. Non succede quasi nulla.

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  • 3

    Ho letto* che il critico inglese James Wood coniò appositamente per questo libro il termine "realismo isterico", a significare un sottogenere della letteratura postmoderna caratterizzato da narrazioni ...continue

    Ho letto* che il critico inglese James Wood coniò appositamente per questo libro il termine "realismo isterico", a significare un sottogenere della letteratura postmoderna caratterizzato da narrazioni-fiume, proliferare di personaggi eccentrici e in varia misura maniacali, di informazioni e digressioni, con un tasso di vitalità mantenuto programmaticamente alto e una generale tendenza all'esasperazione.
    La considero una definizione calzante, buona a descrivere il turbinìo che è questo romanzo incentrato sui temi della multiculturalità, dell'integrazione, dei dilemmi identitari allo scadere del XX secolo: il ritmo è incalzante, le storie s'intrecciano, rimbalzano avanti e indietro grazie a frequenti flashback, condite d'uno humor fresco, sempre all'erta, e i personaggi mi sono sembrati per lo più vividi, incisivi, spesso molto divertenti.

    Perciò, pur prediligendo altri tipi di scrittura, di questa che pure non mi è granché affine riconosco comunque l'efficacia, una sua certa peculiare genialità.

    * http://www.treccani.it/enciclopedia/realismo_res-83ca0ce1-9bc7-11e2-9d1b-00271042e8d9_%28Enciclopedia_Italiana%29/

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  • 4

    Un libro fiume enorme e scritto con una grazia insperata, costruisce una lunga galleria di personaggi descrivendone ognuno in maniera personale e dettagliata senza decretare un protagonista vero e pro ...continue

    Un libro fiume enorme e scritto con una grazia insperata, costruisce una lunga galleria di personaggi descrivendone ognuno in maniera personale e dettagliata senza decretare un protagonista vero e proprio, ma facendoli uscire allo scoperto o eclissandoli in base alle necessità della storia. Nel mezzo ci mette il problema dell'identità, i corsi e ricorsi storici (o meglio, l'influenza del passato sul presente), ma soprattutto il libro gioca sulle scelte, tutte hanno scelte continue da fare e la difficoltà in cui vengono messi dalle scelte o le conseguenze delle stesse sono il vero motore immobile della vicenda.
    Bello, ben scritto, scorrevole, e tutto questo in oltre 500 pagine che (senza pesare) ti permettono di entrare completamente in quel mondo.

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