Dalle nove alle nove

Di

Editore: Adelphi

3.9
(243)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 206 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: 8845918033 | Isbn-13: 9788845918032 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: Marco Consolati

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Che cosa nasconde il bizzarro e concitato comportamento di Stanislaus Demba nelle dodici ore di una fatale giornata di inizio secolo? Quale colpa, quale paura lo mette in fuga attraverso le stazioni di un itinerario tormentoso e funambolico per le strade di Vienna? Fra i nove rintocchi del mattino e i nove battuti dalla campana della sera si consuma l'odissea dell'uomo braccato nel labirinto della città e delle proprie paure. "Dalle nove alle nove" è stato pubblicato per la prima volta nel 1918.
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  • 4

    Dalle nove alle nove è una storia che in sé per sé ha poco di speciale. Sfiziosa, certo, originale, anche, ma lontana dal tentare l'orecchio distratto che ne senta parlare in libreria alla ricerca di ...continua

    Dalle nove alle nove è una storia che in sé per sé ha poco di speciale. Sfiziosa, certo, originale, anche, ma lontana dal tentare l'orecchio distratto che ne senta parlare in libreria alla ricerca di allettanti acquisti. Ciò che la distingue, qui credo stia il succo di ogni buona storia, è che è raccontata maledettamente bene.
    Demba Stanislaus, col suo nome bislacco, la figura allampanata avvolta nella vecchia mantella sotto cui cova e trascina il proprio indicibile segreto per le vie di Vienna, irascibile e sfigato abbastanza da rivaleggiare con Paperino, possiede tutti i requisiti per prendere posto in un cantuccio dell'immaginario comune.
    Leo Perutz ci sfida a comporre un puzzle di cui ignoriamo l'immagine compiuta. Un pezzo alla volta, capitolo dopo capitolo, si incastrano l'uno nell'altro, a tentoni, e sbaglio dopo inganno aggiustati, fino ad ottenere per addizione, a metà del libro (quando, purtroppo, il mistero viene già svelato), la somma delle testimonianze incredule e fuorvianti della turba passeggera di individui altrettanto strampalati e, con pochi agili tratti di penna, di immediata riconoscibilità.

    Ero convinto di avere fra le mani un pregiato divertissement, finché non sono arrivate le ultime due pagine.

    La platea rumoreggia divertita e ridente. L'esibizione del prestigiatore è stata uno spasso: prima la sparizione dalla cassa sigillata della signorina bionda e la sua riapparizione nel palco lassù, poi la supina levitazione della signora della terza fila col pappagallo impagliato ad ornamento del cappello, infine il coniglio paffuto cavato dal cilindro e riposto nello stesso per essere schiacciato da un blocco di cemento per poi spuntare sano e salvo dal mantello di Perutz.
    Di colpo si è fatto serio, cessa la musica circense, con gesto imperioso impone il silenzio. Un ultimo trucco. Senza profferir parola la signorina bionda viene raggiunta dalla sua sorella gemella, la complice signora dal cappello col pappagallo impagliato mostra il gioco di specchi che la tenevano illusoriamente sospesa sull'impiantito, il prestigiatore sfila di sotto il blocco di cemento il disco sanguinolento a cui si è ridotto il cilindro col coniglio paffuto. Muta la protesta del pubblico agghiacciato, nessuno ha chiesto di essere disingannato dopo tanto divertimento.
    Nemmeno un cenno di saluto di congedo o di sorriso dal prestigiatore. Il sipario cala di schianto lasciando la sala nel buio totale. Si stenta a lasciare il sedile e ad emettere fiato. Ma non è un male, ché lasciare lo spettatore di sasso reca maggior onore di un facile applauso. Dopotutto faceva parte dello spettacolo. Saggio stratega il prestigiatore. E chi se lo scorda più un finale così.

    p.s. Prima di iscrivermi ad Anobii non avevo nemmeno mai sentito nominare Leo Perutz. Il mio ringraziamento va soprattutto a Daniele(ero il più stucchevole assaggiatore di libri)che vi ha speso belle parole.

    Voto: 4 e 1/2

    ha scritto il 

  • 4

    Ancora dodici ore di libertà

    Povero Stanislaus Demba! Ci prova, continua a tentare, ma ogni suo sforzo è destinato al fallimento. Proprio come in quei sogni, quegli incubi kafkiani in cui si rimane con le gambe paralizzate, affon ...continua

    Povero Stanislaus Demba! Ci prova, continua a tentare, ma ogni suo sforzo è destinato al fallimento. Proprio come in quei sogni, quegli incubi kafkiani in cui si rimane con le gambe paralizzate, affondate nel fango, e ogni sforzo per riuscire a correre risulta vano.
    Insegue le sue illusioni, Demba, spera di riconquistare l’amore perduto, spera di poterlo fare con del vile denaro, ma si dibatte come una bestia in gabbia, come una falena contro il vetro, e rimane sempre fermo al punto di partenza.

    Eppure questo dibattersi in catene, questo dibattersi forsennato, non è proprio la nostra vita, non è tutto quello che abbiamo? Non è questa la metafora della condizione umana, dei suoi sogni e illusioni, e dei suoi limiti?

    Dodici ore dura l’incubo, dalle nove alle nove. L’incubo di perdere la libertà. Eppure, è un incubo o un’occasione di fare ancora un altro giro di giostra, un’ultima mano a carte?

    “Mi vedevo rinchiuso in una cella. [...] Dovrò alzarmi quando mi diranno di farlo. Camminare quando mi si ordinerà di camminare, dovrò parlare e dare risposte quando me lo chiederanno. Mangiare, dormire e lavorare quando ad altri farà piacere lasciarmi mangiare, dormire o lavorare. Sarebbe insopportabile! E ieri ero ancora libero, potevo fare quel che mi pareva, intraprendere qualsiasi azione. In quell’istante mi balenarono in testa progetti che per anni m’ero tenuto dentro e che mai avevo realizzati. Cose senza senso sé importanza: il non avere ancora mai bevuto un bicchiere di birra con la cannuccia mi apparve come un grave peccato; dicono che ci si ubriaca e io non l’avevo mai provato. Oppure un’idea che avevo in mente da tempo, seguire passo dopo passo uno sconosciuto per vedere che combina, come si guadagna il pane e come trascorre la giornata. [...] tutto questo mi passò per la testa, tutto questo ieri avrei ancora potuto farlo, cose insignificanti, certo, ridicole, ma era la libertà. E mi resi conto di quanto, nonostante tutta la mia povertà, fossi ricco, perché ero padrone del mio tempo. Compresi chiaramente, come mai prima d’allora, cosa significasse ‘libertà’.”

    Un romanzo strambo, in effetti (e quando il protagonista di un romanzo strambo si chiama Demba, c’è di che preoccuparsi), eppure coinvolgente, commovente e in grado di offrire molteplici spunti di riflessione.

    ha scritto il 

  • 4

    "Ci sono persone che la libertà non rende felici, solo stanche"

    Tanto fare e tanto girare, sempre in ansia, sempre in agitazione, sempre aspettandosi qualcosa. Ma il nostro destino forse è già segnato? Non possiamo cambiare nulla di quello che deve essere?

    Un libr ...continua

    Tanto fare e tanto girare, sempre in ansia, sempre in agitazione, sempre aspettandosi qualcosa. Ma il nostro destino forse è già segnato? Non possiamo cambiare nulla di quello che deve essere?

    Un libro strano questo di Leo Perutz. Un libro che si avvolge in sé stesso e che mi ha lasciato interdetto a pensare e ripensare a ciò che ho letto (e continuo tuttora a rimuginarci!).

    Semplice, ironico, strambo, realistico, ossessionante, folle. In ogni caso tutt'altro che banale!

    Essendo ancora in corso il processo "rimuginatorio" mi resta il dubbio sulle stelle; tre? quattro? Mah. Provo quattro. Son certo che l'amica lorinbocol mi chiederà di cambiarle...

    ha scritto il 

  • 4

    Quando si dice "avere le mani legate"...

    Ancora un gran bel libro, una sorte di giallo psicologico ante litteram.
    Una prima parte con una struttura da "gioco di specchi" che ti incolla alle pagine per capire perchè Demba, il protagonista, si ...continua

    Ancora un gran bel libro, una sorte di giallo psicologico ante litteram.
    Una prima parte con una struttura da "gioco di specchi" che ti incolla alle pagine per capire perchè Demba, il protagonista, si comporti in quello strano modo.
    Una seconda parte che si presta (anche) a diversi piani di lettura: impotenza nel lottare contro un destino già scritto, fine delle illusioni, desiderio di libertà...
    Demba è un personaggio irritante, scostante, irriverente. Ma ancora di più lo sono gli interlocutori che incontrerà durante il suo girovagare.
    Finale beffardo.
    Fra i nove rintocchi del mattino e i nove battuti dalla campana della sera si consuma l’odissea dell’uomo braccato nel labirinto di Vienna e delle proprie paure.
    Libro tra i preferiti di Hitchcock e Lang. Certo che un film dei suddetti maestri e con un plot del genere sarebbe stato davvero spettacolare.

    ha scritto il 

  • 4

    Solo i libri son, per così dire, liberi come l'aria

    Un romanzo davvero inconsueto.

    Parte come un giallo, un racconto che ha del kafkiano, che nello sviluppo risulta ad un certo punto un po' ripetitivo e ossessivo. Ossessivo come il suo protagonista Sta ...continua

    Un romanzo davvero inconsueto.

    Parte come un giallo, un racconto che ha del kafkiano, che nello sviluppo risulta ad un certo punto un po' ripetitivo e ossessivo. Ossessivo come il suo protagonista Stanislaus Demba, incomprensibile nei comportamenti, accidioso e pure un po' antipatico.

    Avrei detto lettura d'intrattenimento.
    E invece. Tutt'altro. Siamo dinnanzi ad una metafora sulla condizione dell'uomo. Sulla delusione dell'uomo. Sulla fine di tutti i suoi sogni e le sue illusioni. In primis la libertà. Ma anche l'amore. E la giustizia. E il sentimento che coglie e che ben descrive è l'impotenza, l'essere con le mani legate, l'impossibilità di cambiare le cose, nonostante il dibattersi quasi frenetico dell'uomo.

    "Il castigo è follia. È l’uscita di sicurezza a cui gli uomini danno l’assalto quando si diffonde il panico. È il castigo ad avere la colpa di ogni crimine che viene o che verrà commesso». ... « Che l’umanità abbia il potere di castigare, è questa la causa di tutta l’arretratezza spirituale. Non ci fossero castighi, si sarebbero già da tempo trovati i mezzi per rendere i crimini impossibili"

    Il romanzo è stato pubblicato nel 1918. Impossibile non fermarsi a riflettere davanti allo scoramento di questo scrittore che come Zweig ha vissuto lo sconcerto e l'impotenza degli uomini della fine dell'Impero Asburgico. Zweig rende bene tale clima con l' autobiografico "mondo di ieri", Perutz incisivo e parimenti raffinato con questo straniante e amaro racconto.

    Un libro che meriterebbe una rilettura per coglierne a pieno le metafore.

    ha scritto il 

  • 5

    è bello girare per la propria città a cazzo. Stanislaus Demba, però, un motivo ce l'ha.
    È un po' l'esasperazione del "'che cell'hai un euro?". La prossima volta che incontrate uno che vi chiede dei so ...continua

    è bello girare per la propria città a cazzo. Stanislaus Demba, però, un motivo ce l'ha.
    È un po' l'esasperazione del "'che cell'hai un euro?". La prossima volta che incontrate uno che vi chiede dei soldi guardategli le mani, magari è Dynamo e vuole farvi un gioco di prestigio, magari no. L'ultima frase è uno spoiler, ma solo per chi ha già letto il libro, per cui alla fine non lo è.

    Comprate e leggete questo libro, è verde, è un Adelphi e fa figo averlo in casa.
    Ed è meraviglioso.

    ha scritto il 

  • 4

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/05/10/dalle-nove-alle-nove-leo-perutz/

    “Il dottor Rübsam era arrivato per primo. Non aveva dovuto attendere a lungo. Fuori pioveva a dirotto, e prima del solit ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2016/05/10/dalle-nove-alle-nove-leo-perutz/

    “Il dottor Rübsam era arrivato per primo. Non aveva dovuto attendere a lungo. Fuori pioveva a dirotto, e prima del solito comparvero anche gli altri per la partita a domino della sera. Nella saletta riservata del caffè Turf, alla quale si accedeva attraverso una porta accuratamente nascosta da una tenda e sorvegliata da un aiutocameriere, sedevano quel giorno undici persone.
    Ecco di nuovo l’impiegato postale dai capelli rossi che il giorno prima aveva giurato che non si sarebbe mai più seduto al tavolo con quella banda di imbroglioni. Poi il viaggiatore di commercio che disponeva sempre di denaro, pur non avendo un lavoro da due anni. Il cameriere dell’osteria del Prater che veniva a giocarsi, nella serata libera, tutte le mance ricevute durante la settimana. La signora Suschitzky, un tempo sensale di matrimoni, nota ovunque nella zona tra il ponte dell’Augarten e il rondò del Prater, che ora si dedicava alla locazione di tranquilli pied-à-terre, senza peraltro avere nulla in contrario ad agevolare fuggevoli incontri. L’agente immobiliare, che veniva chiamato - senza ragione evidente per la verità, poiché pagava i debiti di gioco con un contegno non certo da principe. Il maresciallo contabile, che imprecava volgarmente in ceco, quando vinceva qualcun altro. Il che, alla domanda per quale giornale lavorasse, rispondeva sempre con gesto sprezzante: . L’impiegato della Cassa di Risparmio che arrivava col cane e la fidanzata, al cane faceva portare dall’aiutocameriere delle pelli di salame, alla fidanzata un paio di riviste consunte dall’uso, per poi dimenticarsene completamente di entrambi nel fervore del gioco; e infine Hübel, ozioso studente di medicina che dottore non lo era ancora, e il dottor Rübsam, che già da molto tempo non lo era più.”
    (Leo Perutz, “Dalle nove alle nove”, ed. Adelphi)

    Stanislaus Demba è uno studente di lettere che si guadagna la vita dando ripetizioni, ma soprattutto è un personaggio strambo che vaga per le strade di Vienna con un mantello addosso e assumendo atteggiamenti che lasciano perplessi i suoi interlocutori, spiazzati dai suoi repentini cambi di umore e da qualche misterioso segreto che l’uomo pare nascondere, che lo porta ad essere sfuggente e spesso irriverente. Lungo la sua giornata Demba incontra gente non meno ridicola di lui, anzi dal suo punto di vista, avendo egli presente qual è la motivazione del suo agire, sono proprio gli altri ad essere assurdi o comunque d’intralcio al suo piano. In un vorticoso susseguirsi d’incontri, Demba si ritrova sempre più solo nella sua battaglia, alla prese con il desiderio di libertà e il senso di colpa che il perseguimento dello stesso gli ha causato. Svelare perché Demba si comporti così sarebbe un colpo inferto al lettore ignaro, che comunque a un certo punto lo scoprirà e non per questo perderà interesse per la rutilante giornata di un personaggio che, a conferma di quanto lessi da qualche parte e fatte le dovute proporzioni, ha qualcosa di dostoevskiano e kafkiano.
    Pubblicato per la prima volta nel 1918, “Dalle nove alle nove” è il primo libro di Leo Perutz che ho letto. Promosso a pieni voti.

    “- Ma che manine deliziose ha, signorina Klara. Mai in vita mia ho visto della mani così nobilmente aristocratiche. Cosa non darei per poter baciare una sola volta questa mano!
    - Ma prego, - lo incoraggiò Fräulein Postelberg e gli porse anche l’altra.
    - Purtroppo ha delle macchie di inchiostro sulle dita. E questo toglie tutta la poesia, - disse Demba”

    “Viaggiare è la grande passione di Sonja. Lei vuole vedere il mondo, come e con chi le è indifferente, andrebbe su una nave come steward, se la prendessero, pure su un treno come macchinista e, se non ci fosse altro mezzo, anche come bagaglio a mano.”

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    E ieri ero ancora libero, potevo fare quel che mi pareva, intraprendere qualsiasi azione. In quell'istante mi balenarono in testa progetti che per anni m'ero tenuto dentro e che mai avevo realizzati. ...continua

    E ieri ero ancora libero, potevo fare quel che mi pareva, intraprendere qualsiasi azione. In quell'istante mi balenarono in testa progetti che per anni m'ero tenuto dentro e che mai avevo realizzati. Cose senza senso né importanza: il non avere ancora mai bevuto un bicchiere di birra con una cannuccia mi apparve come un grave peccato; dicono che ci si ubriaca, e io non l'avevo mai provato. Oppure, un'idea che avevo in mente da tempo, seguire passo dopo passo uno sconosciuto per vedere che combina, come si guadagna il pane e come trascorre la giornata. Oggi avrei potuto sedermi su una panchina dello Stadtpark, in cerca di qualche avventura o spaventare una ragazza con una folle storia inventata... tutto questo mi passò per la testa, tutto questo ieri avrei ancora potuto farlo, cose insignificanti, certo, ridicole, ma era la libertà. E mi resi conto di quanto, nonostante tutta la mia povertà, fossi ricco, perché ero padrone del mio tempo. Compresi chiaramente, come mai prima d'allora, cosa significasse "libertà".

    ha scritto il 

  • 5

    Un romanzo davvero teso e ansiogeno che non ci si sorprenderebbe di ritrovare come soggetto di qualche film espressionista dello stesso periodo.
    Invece non se ne è cavato mai nulla, finora. ...continua

    Un romanzo davvero teso e ansiogeno che non ci si sorprenderebbe di ritrovare come soggetto di qualche film espressionista dello stesso periodo.
    Invece non se ne è cavato mai nulla, finora.

    ha scritto il 

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