Das Glasperlenspiel

Versuch einer Lebensbeschreibung des Magister Ludi Josef Knecht samt Knechts hinterlassenen Schriften

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Verleger: Suhrkamp

3.9
(1861)

Language: Deutsch | Number of Seiten: 570 | Format: Hardcover | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Chi traditional , French , Chi simplified , Italian , Spanish , Latvian , Portuguese , Catalan , Dutch , Russian

Isbn-10: 351841335X | Isbn-13: 9783518413357 | Publish date: 

Auch verfügbar als: Others , Paperback

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Buchbeschreibung
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  • 2

    Due terzi di Nobel - 04 dic 16

    Un’opera ponderosa, complessa, che mi ha impegnato per quasi un mese di lettura non sempre agevole. Ma alla fine, mi ha lasciato con un po’ di delusione nel fondo del cervello. Meno, sicuramente, del ...weiter

    Un’opera ponderosa, complessa, che mi ha impegnato per quasi un mese di lettura non sempre agevole. Ma alla fine, mi ha lasciato con un po’ di delusione nel fondo del cervello. Meno, sicuramente, del precedente Narciso. Lontanissimo, tuttavia, dal mio ricordo di “Siddhartha”. Intanto, inizio subito trasversalmente, che comprai questo libro su indicazione della bibliografia delle libropeute che conoscete ormai bene. Collocandolo prima tra i libri che devono leggere i cinquantenni. Mistero, ma ci si tornerà sopra. poi tra i libri che gli amanti della fantascienza devono leggere per tornare sulla terra. È vero, come dice l’ottima introduzione di Hans Mayer, che l’azione dovrebbe svolgersi intorno al 2200, ma è tutt’altro il pregio ed il difetto di questo libro. Mi permetto di parlare di difetto in senso personale, che non sempre (anzi sempre più spesso) libri osannati e celebrati nell’universo mondo, ad un mio approccio diretto mi forniscono meno stimoli di quanto speravo. Così anche in questo caso, sebbene devo riconoscere che la scrittura, e le cose che Hesse riesce a dire durante tutta la storia di Josef Knecht, sono da leggere e soppesare ad una ad una. Intanto c’è l’impianto generale del libro, imperniato sul giuoco del titolo e su di un Magister dello stesso. Con quattro divisioni generali che ne fanno un’opera come sopra detto complessa. Una prima parte in cui, con parole oscure, si cerca di spiegare l’inspiegabile: cosa sia mai “il giuoco delle perle di vetro”. Una seconda ben ampia che percorre tutta la vita di Knecht. Una breve esposizione di alcune sue poesie (di cui riporto sotto due versi che mi hanno affascinato). Infine, un bellissimo gioco nel gioco. Gli studenti del mondo di Knecht, a varie riprese nella loro vita, sono invitati a scrivere una loro biografia fantastica. Un piccolo inciso: lo trovo un modo bellissimo di esporre la propria personale visione di sé stessi; dovrebbe essere presa come esempio in molte situazioni in cui bisogno presentare sé stessi. Per tornare al libro, Knecht scriverà tre finte autobiografie, e sono altrettanti momenti importanti per capire l’uomo, ma anche per capire Hesse, ed il suo grande tentativo. Quello non solo e non tanto di scagliarsi contro le brutture e le storture del mondo (non dimentichiamo che il libro vede la luce nel 1943 in piena Guerra Mondiale), contro la guerra, contro la febbre del denaro, contro i nazionalismi, ma con il tentativo di sostituirli con valori etici altri. Purtroppo noi, oggi, siamo ancora lontani dalle utopie del tedesco premio Nobel bandito in patria (tanto che prenderà la cittadinanza svizzera); purtroppo i valori etici che ci descrive sono ancora di là da venire. E spero di non dover aspettare anche io il 2200! Per chi non conoscesse (ancora) il complicato incastro di Hesse, la sua finzione si basa su di una sorta di consorteria (Castalia) dove giovani dotati vengono educati al meglio (e non è un caso che nel meglio siano in primo piano la musica e la matematica). Ogni elemento di Castalia, eccellendo, cresce in qualche arte, e l’andrà insegnando ad altri. L’arte suprema è, poi, il giuoco delle perle di vetro (indescrivibile momento di vita) che governa Castalia e (forse) il mondo intero, e, come tutti i giuochi, deve essere guidato da un grande Maestro, il Magister Ludi. La Castalia è comunque inserita nel mondo (la Provincia), debole e fallace, dove vivono tutti gli altri umani. Ci sono i seminaristi castali che vivono solo per questi ideali e i seminaristi provinciali che torneranno a governare la Provincia (e il Mondo). Knecht, in base a circostanze descritte nel libro ma ininfluenti, viene scelto per far parte dei seminaristi castali. L’ignoto biografo futuro ci descrive tutto il suo percorso di crescita, da umile seminarista a grande (o forse ultimo dei grandi) Magister. Il suo percorso, così come il modo di Hesse di porci le sue idee, si imbatte sin dall’infanzia in una sorta di alter-ego provinciale, tal Designori, con il quale entra in discussione alta e forte, ognuno dei due cercando di portare avanti le giuste ragioni e di Castalia e della Provincia. Designori andrà nel mondo, e Knecht proseguirà nella sua ascesa. Fino a diventare uno dei più giovani e promettenti Magister Ludi. Finalmente, in questa veste, oltre ad insegnare, girerà per la Provincia, capendo che Castalia è un’isola forse felice, ma slegata dalla realtà del mondo. Incontrerà di nuovo Designori, la sua famiglia, la moglie ed il figlio. Perché, scordavo, ma lo avete ovviamente capito, i Castali sono dedicati allo studio, quindi niente sesso per favore. Riprende nella parte finale della sua vita il dibattito acerrimo con Designori, dove però le parti si sono smussate alquanto. Il provinciale, vivendo nel mondo, capisce la bellezza dell’isolamento castalio. Knecht, dalla “torre di vetro”, comprende la bellezza e la necessità della Provincia. La comprende talmente che capisce che solo un gesto estremo potrà dare una scossa alla cristallizzazione castalia. Decide allora di dimettersi dal suo ruolo e tornare nel mondo. Gesto che metterà in crisi tutto l’edificio delle perle di vetro, facendo capire come l’etica senza la pratica possa diventare un momento sterile di vita. Knecht decide di insegnare al figlio di Designori, ma deve, moralmente, pagare il fio del suo abbandono. Morirà quindi annegando in un lago che ha tutte le caratteristiche di un lago di montagna elvetico, e che ricorda, nel sacrifico, la morte di Empedocle (almeno quella leggendaria di una sua caduta nel fuoco etneo). Difficile, complicato ed irrappresentabile per me è tutto il percorso delle onerose pagine. Mi ha coinvolto, cerebralmente, il discorso etico. Ho cercato di seguirne i risvolti, i voli pindarici di Hesse scrittore. E di Hesse travestito in un “Faber Ludi” che vuole insegnarci questa via verso un’etica diversa, ma che, senile ma non invecchiato (in fondo pubblica questo ritenuto uno dei suoi capolavori a 66 anni; ho ancora speranza), non riesce a portarmici dentro fino in fondo. Ci vuole personale più filosofico, più erudito di me. Io mi accontento di sentire la mia testa (spesso) e la mia pancia (sempre). Ed è quest’ultima che non mi porta molto più in là di un apprezzamento formale. E di una sostanziale stanchezza verso tutta l’opera del grande svizzero. È giusto, quanto abbiamo lottato e lotteremo per avere davanti una vita che spazzi via (tanto per fare nomi alla rinfusa) i Berlusconi, i Trump, i Putin. Ma dobbiamo avere accanto, noi uomini e donne fallaci, i nostri amici, i nostri amori, i nostri sostegni reciproci. Insomma, mi mancano dei pezzi verso la felicità, e non riesco ad incollarli a me. Ed Hesse non riesce a farmeli sostituire con altro. Quindi, essendo confuso, finisco qui, facendo l’ipotesi di riuscire, un dì, a scrivere anche io una mia biografia fantastica, dove fare convergere in pace ed armonia tutti i pezzi del me stesso diverso e diviso.
    “Studiare storia significa abbandonarsi al caos, ma nello stesso tempo conservare la fede nell’ordine e nel senno.” (172)
    “Quanto più invecchiava, tanto più lo attirava la gioventù.” (246)
    “Knecht, che in quei mesi si era sentito talvolta molto vecchio, si persuase di essere giovane e forte.” (251)
    “Vide che l’altro … non ascoltava come si ascolta una chiacchierata o magari un racconto interessante, ma con quella dedizione assoluta con la quale ci si concentra nel meditare.” (307)
    “Ogni inizio contiene una magia / che ci protegge e a vivere ci aiuta.” (465)
    “Si racconta di santi e di esseri celesti che, affascinati da una donna deliziosa, la tennero abbracciata per giorni, mesi e anni fondendosi con lei, tutti compresi del piacere, dimentichi di ogni altra preoccupazione.” (556)

    gesagt am 

  • 5

    Uno di quei libri che non serve commentare.
    Lo vedi ogni tanto lì, sullo scaffale, e fai un sospiro ripensando per qualche secondo al bellissimo viaggio mentale che ti ha regalato.

    gesagt am 

  • 5

    E' difficile raccontare o riassumere un libro singolare, caratterizzato da diversi livelli di lettura, come “Il giuoco delle perle di vetro”. Se ne può dare solo un assaggio, dicendo che è uno di quei ...weiter

    E' difficile raccontare o riassumere un libro singolare, caratterizzato da diversi livelli di lettura, come “Il giuoco delle perle di vetro”. Se ne può dare solo un assaggio, dicendo che è uno di quei libri che si possono leggere e rileggere, tanti sono gli alti temi che vengono toccati. Di sicuro “Il giuoco delle perle di vetro” è un lavoro maturo, in certo qual modo ambizioso. Non sbaglia chi lo definisce come una sorta di punto d'arrivo, di testamento di Hermann Hesse. Lo stesso gioco è solo intuibile dal lettore, non è descritto da Hesse se non per impressioni, lasciando a noi l'interpretazione che ci suggeriscono i nostri sensi. Il personaggio Knetch, pur adempiendo agli obblighi nei confronti dell’istituzione in maniera impeccabile, è in continuo conflitto interiore tra etica esistenziale ed estetica del sociale. Ma, forse, per comprendere, al di là delle sue oscure regole, il Gioco delle perle di vetro, dobbiamo andare con la memora ai nostri infantili giochi con le perle di vetro, con quelle biglie colorate che racchiudevano al loro interno una spirale multicolore che ci agitava la fantasia oltre ogni immaginazione. Questa iImmagine di Hesse racchiude dunque, come ogni tuffo, un duplice significato. L’inizio del gesto, la sua motivazione, il suo incipit, la sua stessa ragione, è raccogliere la sfida per non deludere l’allievo.
    L'ambientazione è futuristica, siamo nel 2200 in una Provincia Pedagogica di Castalia dove vivono pensatori ed artisti cultori dei valori fondamentali dell'umanità. L'oscurantismo morale e culturale è un chiaro riferimento al periodo nazista.... Superate le difficoltà iniziali dovute alla complessità del racconto e del linguaggio, le pagine del romanzo si leggono con stupore e commozione, quasi con riverenza; ogni pagina offre pensieri, turbamenti, parole scelte con cura rigorosa, che affascinano, suscitano dubbi, domande, voglia di scavare dentro noi stessi.

    gesagt am 

  • 5

    e' stato una dei libri della mia formazione giovanile.
    l'avevo poi riletto sui 40 anni e lo avevo trovato un po' scontato e con il solito intreccio hessiano delle opposte scelte che si ritrovano alla ...weiter

    e' stato una dei libri della mia formazione giovanile.
    l'avevo poi riletto sui 40 anni e lo avevo trovato un po' scontato e con il solito intreccio hessiano delle opposte scelte che si ritrovano alla fine del viaggio.
    riletto oggi sull'abisso dei 60 anni ritengo sia proprio una lettura o rilettura da consigliare a tutti.
    critica sociale, ricerca del senso della vita
    dove il sentire è l'unica verità e la strada da percorrere.
    ed il punto di arrivo non necessario.
    perchè ciò che conta è la strada.
    "e per strade facile camminano solo i deboli"

    gesagt am 

  • 1

    lo consiglieresti?

    Un romanzo di formazione al contrario lo ha definito Massimo Cacciari e sono totalmente d'accordo. All'inizio non capisci dove voglia andare a parare la storia, posso dire che solo alla fine comprendi ...weiter

    Un romanzo di formazione al contrario lo ha definito Massimo Cacciari e sono totalmente d'accordo. All'inizio non capisci dove voglia andare a parare la storia, posso dire che solo alla fine comprendi a fondo tutti i personaggi e la loro psicologia. Libro complicato? senza ombra di dubbio, libro piacevole? alla lettura no, al ragionamento finale sicuramente si, lo consiglierei? vivamente no!

    gesagt am 

  • 2

    Verboso, pedante, vuoto e profetico. Il manuale del nulla che ha formato generazioni di hippies, freak e new ages. Generico e vago quanto vorrebbe essere profondo.

    gesagt am 

  • *** Dieser Kommentar enthält Spoiler! ***

    4

    Tuffo nel mio passato alchemico

    http://lemieletturecommentate.blogspot.it/
    Leggere questo libro è stato un po' come fare un tuffo nel passato, il mondo di Castalia e la sua ricerca di un perfetto equilibrio mi ha riportato subito al ...weiter

    http://lemieletturecommentate.blogspot.it/
    Leggere questo libro è stato un po' come fare un tuffo nel passato, il mondo di Castalia e la sua ricerca di un perfetto equilibrio mi ha riportato subito alla mente la ricerca alchemica della pietra filosofale, ovviamente intesa nella sua accezione filosofica e non materiale. Ventun'anni fa scrissi la mia tesi sul tema dell'Alchimia nell'arte, all'epoca l'argomento mi affascinava parecchio e lo riportavo anche nei miei quadri; per questo mi sono sentita catapultata indietro nel tempo, anche perchè ormai mi sono ampiamente distaccata da certi argomenti anche dal punto di vista pittorico. Non che la ricerca dell'equilibrio non permanga, ma è una ricerca diversa, non più basata sull'aspirazione alla perfezione e ad un linguaggio criptico, bensì basata maggiormente su un'esperienza umana, sullo stare nel mondo, o almeno nel provarci. In questo cammino di avvicinamento alla realtà mi sento vicina al Magister Josef Knecht, che ad un certo punto abbandona il mondo della ricerca della perfezione per gettarsi nella "vita vera", purtroppo pagandone caro lo scotto.
    Questo è un libro complicato, leggibile a molti livelli di conoscenza, credo che quanto maggiore sia la nostra cultura nei vari campi del sapere e tanto maggiore sarà la possibilità di ricavare piacere e decifrare quanto più possibile da questo romanzo; tuttavia penso che alla fine, scarnificando la storia da tutti i suoi valori simbolici, il succo centrale resti uno e sia piuttosto semplice: il bilanciamento tra astrazione e realtà. La mia personale interpretazione di questo romanzo è che l'uomo sia alla costante ricerca di un equilibrio, e per fare questo può adottare diversi sistemi, siano essi di natura filosofica, religiosa, alchemica e quant'altro. Il raggiungimento di questo equilibrio tuttavia non è semplice, soprattutto se si vuole rimanere presenti alla realtà in cui viviamo. Nel mondo di Castalia si arriva ad ottenere una centratura del sé, una perfezione in quanto si rimane fuori dal mondo, lo si guarda a distanza senza farsene toccare. Ma è giusto questo prezzo da pagare in nome di una serenità perfetta? Di una calma interiore? Possiamo vivere fuori dal mondo, dalla realtà che ci circonda? Bella domanda. Forse qualcuno ci riesce, io sicuramente no. Spesso mi rendo conto di non saper affrontare le difficoltà della vita, le brutture che mi pone davanti agli occhi ogni giorno, e tendo ad isolarmi nel mio mondo, non voglio vedere, non voglio sentire, non voglio sapere, per preservarmi e per preservare un minimo di pace interiore. Ma alla lunga non è possibile, prima o poi la realtà mi arriva addosso e mi travolge, e mi rendo conto che la serenità apparentemente acquisita non era vera. Non è possibile vivere completamente fuori dal mondo. La sfida credo che sia riuscire a trovare una centratura restandoci dentro a questo mondo, e questo sì che è difficile. Purtroppo il nostro protagonista non appena viene in contatto con la realtà esterna muore, non sapremo mai se sarebbe riuscito a trovare una pace anche fuori da Castalia ( o forse l'ha trovata prorio nel momento in cui ha deciso di uscire fuori dal circolo protetto in cui ha vissuto tutta la vita?) e qui Hesse vuole forse darci un avveritmento? Vuole forse dirci che vivere in un mondo protetto non ci prepara alla vita vera? Non lo so. Mi rendo conto che commentare questo libro è davvero troppo difficile, e l'unico modo in cui riesco a farlo è dare la mia personalissima e semplicissima opinione, esprimere soltanto ciò che mi ha suscitato, i pensieri e le riflessioni che mi ha spinto a fare, e nulla più; se cercate una spiegazione filosofica di alto livello cercate altrove, io sono solo una persona alla ricerca, che ama leggere e che si tormenta ogni giorno per raggiungere una leggerezza ed un equilibrio che non riesce a trovare.
    Per finire vorrei dire che, seppur non amando Hesse in modo particolare, devo ammettere che è di una bravura sconcertante, se non altro perchè è riuscito a scrivere un romanzo che sembra reale, dove i personaggi appaiono realmente esistiti; per non parlare del fatto che è riuscito ad inventare un gioco senza inventarlo davvero, il guioco delle perle di vetro, lo ha descritto senza descriverlo, senza dire più di tanto, facendo solo intuire e rendendo il lettore un povero ignorante inadeguato a far parte del mondo degli eletti.

    gesagt am 

  • 4

    l'ho iniziato e abbandonato molte volte. Ma finalmente quando sono riuscita a finirlo, a capirlo pagina dopo pagina è stato una rivelazione

    gesagt am 

  • 4

    Si tratta di un'opera dal grande fascino che ti ammalia o ti annoia a morte. Per quanto mi riguarda me ne sono innamorata.
    Una lettura molto impegnativa che rivela tematiche sorprendentemente attuali ...weiter

    Si tratta di un'opera dal grande fascino che ti ammalia o ti annoia a morte. Per quanto mi riguarda me ne sono innamorata.
    Una lettura molto impegnativa che rivela tematiche sorprendentemente attuali. Possiede molte sfaccettature che il lettore distratto rischia di non cogliere, quinti attenzione alla scelta del momento giusto per affrontare questo libro perchè rischia di rimanervi di traverso!

    gesagt am 

  • 4

    questo, come altri fanno parte di quelli che una volta venivano chiamati libri di "formazione", ora non so... ma mi piacerebbe sapere se gli adolescenti d'oggi li considerano ancora tali e se ancora p ...weiter

    questo, come altri fanno parte di quelli che una volta venivano chiamati libri di "formazione", ora non so... ma mi piacerebbe sapere se gli adolescenti d'oggi li considerano ancora tali e se ancora piacciono.

    gesagt am 

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