Dei delitti e delle pene

Di

Editore: Mursia

4.0
(808)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 120 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Tedesco , Finlandese , Portoghese , Chi semplificata , Francese

Isbn-10: 8842510114 | Isbn-13: 9788842510116 | Data di pubblicazione:  | Edizione 4

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Legge , Filosofia , Scienze Sociali

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  • 3

    Non essendo un appassionato di giurisprudenza l'ho trovato un po' noioso, pur riconoscendo la straordinaria attualità della maggior parte dei temi trattati, un libro di certo molto fortunato e che seg ...continua

    Non essendo un appassionato di giurisprudenza l'ho trovato un po' noioso, pur riconoscendo la straordinaria attualità della maggior parte dei temi trattati, un libro di certo molto fortunato e che segna l'adesione di alcuni ambienti milanesi al secolo dei lumi, interessante da un punto di vista storico e filosofico.

    ha scritto il 

  • 4

    Un testo più adulato che studiato. La fondazione utilitaristica del sistema penale generalpreventivo. L'esaltazione appassionata dell'efficacia chirurgica della pena, necessaria, proporzionata, immedi ...continua

    Un testo più adulato che studiato. La fondazione utilitaristica del sistema penale generalpreventivo. L'esaltazione appassionata dell'efficacia chirurgica della pena, necessaria, proporzionata, immediata, infallibile ed indefettibile fanno di quest'opera una delle espressioni più rappresentative ed alte dell'illuminismo giuridico. L'umanitarismo, con cui Beccaria tempra lo scettro ai regnatori, è lo strumento di un glaciale e meraviglioso sistema repressivo, il cui fine è rendere certo il terrore della pena, sopprimendo la speranza dell'impunità.
    Il gran pregio dell'opera non è dunque la fondazione utilitaristica di un sistema repressivo improntato a mitezza. L'umanitarismo penalistico non potrà trovare sicuro fondamento che in un valore ontologico e non negoziabile, anteriore a qualsiasi utilità pubblicistica.
    L'autentico splendore di questo opuscolo riluce allora nelle riflessioni sul diritto di punire e sull'autorevolezza dello Stato. La soverchiante abbondanza di leggi emergenziali, il cui pomposo rigore è deriso dalla frequenza dell'impunità, è il sintomo disarmante della malattia delle nazioni deboli e delegittimate, ove gli innumerevoli provvedimenti tamponano inutilmente le falle di un sistema, che crolla rovinosamente tutt'attorno.
    In tal senso, questo libro non rappresenta unicamente un caposaldo del pensiero giuspenalistico moderno, ma diviene un monito costante - e di sorprendente attualità - avverso l'intrinseca contraddizione del dispotismo.

    ha scritto il 

  • 5

    Il caposaldo MONDIALE del Diritto Penale.
    All'estero lo sanno molto bene e in diversi paesi si ispirano a Cesare Beccaria da secoli.
    Quelli che paiono proprio accorgersene di meno siamo noi italiani.
    ...continua

    Il caposaldo MONDIALE del Diritto Penale.
    All'estero lo sanno molto bene e in diversi paesi si ispirano a Cesare Beccaria da secoli.
    Quelli che paiono proprio accorgersene di meno siamo noi italiani.
    Ma il maestro del diritto, per quanto mi riguarda, nemmeno due secoli e mezzo dopo, è solo.

    ha scritto il 

  • 5

    Stupendo. Un'analisi critica dei sistemi giudiziari moderni, illuminante non solo per l'epoca in cui è stato scritto, ma anche per un lettore contemporaneo. Stupendo il paragrafo sulla pena di morte. ...continua

    Stupendo. Un'analisi critica dei sistemi giudiziari moderni, illuminante non solo per l'epoca in cui è stato scritto, ma anche per un lettore contemporaneo. Stupendo il paragrafo sulla pena di morte. Da leggere sicuramente

    ha scritto il 

  • 4

    “Dei Delitti e Delle Pene”, di Cesare Beccaria, a cura di Alberto Burgio, edizioni Feltrinelli, ISBN: 978-88-07-82000-7.

    Scritto dall’illuminista Cesare Beccaria e pubblicato nel 1764, “Dei Delitti e ...continua

    “Dei Delitti e Delle Pene”, di Cesare Beccaria, a cura di Alberto Burgio, edizioni Feltrinelli, ISBN: 978-88-07-82000-7.

    Scritto dall’illuminista Cesare Beccaria e pubblicato nel 1764, “Dei Delitti e Delle Pene” è forse uno dei saggi giuridici più conosciuti e citati fin dal suo esordio. In esso si affronta in maniera razionale, forse per la prima volta, il tema di ciò che dovrebbe essere in una società civile, vista come aggregazione libera e spontanea di soggetti individuali, la funzione delle pene in rapporto ai delitti commessi dai cittadini.

    Vista la notorietà dell’opera e l’alone di cui essa è circonfusa, ci si potrebbe aspettare un tomo ponderoso, invece, la prima sorpresa che forse colpisce il lettore, è il formato del trattato, poco più di un breve saggio di circa di cento pagine, alle quali, l’edizione in oggetto ne aggiunge una settantina d’indispensabili note, in tutto meno di duecento.

    Il linguaggio appare un po’ superato (stiamo parlando di un libro del diciottesimo secolo!), eppure, il saggio conserva pienamente la sua modernità. Gli argomenti principali, fra i quali alcuni sistemi di pesi e contrappesi che sono alla base della separatezza fra sistema legislativo, esecutivo e giudiziario, ci sono tutti e, ormai, risultano così incorporati nei moderni ordinamenti giuridici e nel nostro modo di pensare da apparirci completamente famigliari; a ben vedere, però, è opportuno che essi non siano mai dati per scontati. Ecco quindi che l'Autore parla dell'indipendenza dei giudici dal potere esecutivo, della proporzionalità della pena, della presunzione di non colpevolezza, dei limiti posti alle autorità nell'opera di prevenzione dei delitti, della rapidità del processo penale, della prescrizione dei reati, del rifiuto dei metodi istruttori violenti e della tortura. Infine, risulta conosciutissima e molto citata la parte dell’opera che critica le pene eccessive e, in particolare, la pena di morte; non solo perché da considerarsi inefficaci ai fini della prevenzione dei delitti, ma anche, perché contrarie allo spirito del contratto sociale che lega i cittadini.

    Proprio sul concetto di patto o contratto sociale, Beccaria dimostra di essere figlio del suo tempo, tributario della filosofia utilitarista di Bentham, del pensiero filosofico di Rousseau, ma in realtà, impregnato, ispirato e promotore di quella particolare corrente del pensiero razionale che verrà definita “illuminismo” e che getterà le fondamenta del moderno pensiero laico e scientifico occidentale.

    ha scritto il 

  • 5

    Dopo aver letto questo libro ho capito cosa voglia dire avere una mente illuminata.
    Trovo straordinaria la lungimiranza, la perspiacacia ed il senso di giustizia insito nell'animo di questo filosofo. ...continua

    Dopo aver letto questo libro ho capito cosa voglia dire avere una mente illuminata.
    Trovo straordinaria la lungimiranza, la perspiacacia ed il senso di giustizia insito nell'animo di questo filosofo. Questo piccolo saggio oltre ad essere un documento storico può fungere da ave maria all'odierno legislatore.
    Ci sono intuizioni che ad oggi non riescono ad applicarsi alla società.
    Sulla pena di morte, sulla tortura i pensieri migliori e + lodevoli.
    Rilevante e straordinaria è anche la parte sulla intrepretazione delle leggi, sulla terzietà del giudice e sulla presunata colpevolezza dell'accusato.
    Chiunque si occupi di legge, politica e amministrazione dovrebbe leggerlo d'obbligo.

    ha scritto il 

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