Delitto e castigo

Di

Editore: Newton & Compton (Biblioteca economica Newton; 20)

4.5
(8283)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 414 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Francese , Russo , Catalano , Portoghese

Isbn-10: 8879837664 | Isbn-13: 9788879837668 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Vittoria Carafa de Gavardo ; Prefazione: Chiara Cantelli

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , Cofanetto , Altri , Copertina morbida e spillati , Rilegato in pelle , eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
Raskòlnikov, uno studente espulso dall'università, decide di uccidere una vecchia usuraia per dimostrare a se stesso di essere un uomo "eccezionale", al di là del bene e del male. Rimasto travolto dal proprio atto e tormentato dalla coscienza del proprio fallimento, si consegna spontaneamente alla giustizia, cedendo a quella stessa norma che credeva di poter travalicare. Colpa, condanna ed espiazione, questi i capisaldi di Delitto e castigo, romanzo "poliziesco" che trasforma il giallo di un delitto nel mistero insondabile dell'anima umana, esposta alla tragedia della propria libertà. Incentrato su un unico personaggio - l'omicida Raskòlnikov - e concepito da Dostoevskij per "scavare a fondo tutti i problemi" dello spirito umano, il romanzo si popola tuttavia di molteplici figure, ognuna delle quali possiede una propria autonomia e compiutezza. Sullo sfondo, una città fantasma: San Pietroburgo, teatro infernale di un'umanità degradata, simbolo dell'isteria di un mondo sul ciglio del proprio abisso.
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  • 5

    Sicuramente l'aspetto, la caratteristica migliore di questo romanzo è la psicologia dei personaggi, in particolare del protagonista. Per quanto riguarda lingua, storia, struttura e ambientazione, nien ...continua

    Sicuramente l'aspetto, la caratteristica migliore di questo romanzo è la psicologia dei personaggi, in particolare del protagonista. Per quanto riguarda lingua, storia, struttura e ambientazione, niente da dire.

    ha scritto il 

  • 4

    Finalmente sono riuscito a terminare la lettura, che mi trascinavo dietro da anni e anni. Avendo patito le pene dell'inferno nella ricerca di una traduzione almeno comprensibile, questa edizione final ...continua

    Finalmente sono riuscito a terminare la lettura, che mi trascinavo dietro da anni e anni. Avendo patito le pene dell'inferno nella ricerca di una traduzione almeno comprensibile, questa edizione finalmente mi ha spianato la strada; complimenti alla Newton Compton. Un romanzo dostoevskjiano come questo fa scaturire nel lettore riflessioni di un certo peso, ma a mio personalissimo gusto preferisco l'altro grande romanzo dei Karamazov, sia per lo stile di scrittura, sia per l'intreccio narrativo. A mio parere il personaggio più interessante, quello che più mi ha colpito è Svidrigajlov.

    ha scritto il 

  • 4

    Tra il delitto e la pena (termine più adatto a tradurre dal russo ciò che è stato sempre tradotto con castigo) c'è in questo poderoso romanzo un tempo lunghissimo, dove lo scrittore mette in scena la ...continua

    Tra il delitto e la pena (termine più adatto a tradurre dal russo ciò che è stato sempre tradotto con castigo) c'è in questo poderoso romanzo un tempo lunghissimo, dove lo scrittore mette in scena la vera essenza della sua idea. Non tanto quello della morale utilitaristica (è lecito compiere il male - uccidere la strozzina - per ottenere il bene - e devolvere il malloppo ai poveri?) ma: l'uomo volitivo in assoluto (anticipazione nietzschiana del superuomo) può porsi al di sopra delle regole morali, arrivando a compiere un'azione tremenda e riuscendo ad uscirne indenne, mentalmente e fisicamente? Il protagonista soccomberà ma è proprio in ciò che troviamo i temi cari all'autore. L'angoscia provata per le malefatte è essa stessa castigo ma soprattutto occasione impegnativa di espiazione, durante la quale il protagonista, oltre a rendersi conto di non essere affatto un superuomo, intraprenderà la strada onesta della confessione, e, grazie all'amore, della sua stessa salvezza.

    ha scritto il 

  • 4

    Il vortice del crimine e il travaglio interiore che conduce al pentimento e all'espiazione

    Mi affascinano i romanzi in cui, arrivati a un certo punto, si nota che tutto ciò che si legge diventa metafora di qualche tema od ossessione centrale.
    Ho trovato questo procedimento, usato su vasta ...continua

    Mi affascinano i romanzi in cui, arrivati a un certo punto, si nota che tutto ciò che si legge diventa metafora di qualche tema od ossessione centrale.
    Ho trovato questo procedimento, usato su vasta scala, in Delitto e castigo (è chiarissimo già dalla Prima parte, dove ritornano due o tre ossessioni assumendo di volta in volta una forma diversa, fino a sfociare nell'allucinante racconto del delitto).

    E' un romanzo contro il nichilismo e sulla poetica nobiltà del martirio, pieno di pagine notevoli, soprattutto laddove si percepisce l'angoscia di Raskol'nikov di venir scoperto, incastrato. Far capire e sentire come un individuo intelligente possa incastrarsi da sé per una serie di idee capziose e di fattori contingenti, calandoci nella sua mente inferma, è poi una delle grandi qualità di questo libro; come lo è il logoramento interiore dopo il delitto: quel travaglio in cui consiste in gran parte il castigo del titolo.

    Senza contare la romanzesca bellezza della nutrita galleria degli altri "malati", che lo arricchisce di sottotrame: i vari Svidrigajlov, Marmeladov, Dementev, Luzhin - cui fanno da contrappunto figure incarnanti la virtù quali Razumichin, Sonja, Dunja, etc. Il personaggio che ho amato di più è però Porfirij Petrovic. Sarà per il mio gusto proclive al giallo, ma ogni episodio in cui appare mi sembra spicchi in qualche modo sul resto.

    Mi aspettavo forse solo qualcosa di più nello stile; ma è pur vero che dopo essersi fatti la bocca al fancy prose style di "Lolita" persino lo stile capolavoresco può - erroneamente - sembrare non tanto giusto di sale.

    Comunque, fatti questi accenni estemporanei e molto personali sul "giallo" (termine che forse qui andrebbe virgolettato quattro o cinque volte almeno) e sullo stile, sia chiaro che quel che conta veramente in questo romanzo è il centro mistico-morale.

    ha scritto il 

  • 5

    Alla fine siamo un po’ tutti Raskol’nikov...

    Uno dei romanzi più famosi della letteratura universale non tradisce le aspettative di chi lo legge o lo rilegge, come nel mio caso a distanza di molti anni, alla scoperta di nuovi significati e nuove ...continua

    Uno dei romanzi più famosi della letteratura universale non tradisce le aspettative di chi lo legge o lo rilegge, come nel mio caso a distanza di molti anni, alla scoperta di nuovi significati e nuove interpretazioni. La vicenda è fin troppo nota per lasciarsi sedurre da inaspettati colpi di scena, eppure il ritmo narrativo rimane sempre incalzante e l’approfondimento psicologico dei personaggi e le riflessioni sulla “storia” narrata non appesantiscono affatto la scorrevolezza dell’intreccio, ma, anzi, ne scandiscono i momenti topici e spingono il lettore ad interrogarsi sul valore dell’espiazione, sul concetto di colpa, sulla gratuità del male, sull’amore che salva e redime.

    ha scritto il 

  • 5

    Tra le opere più lineari di Fedor M. Dostoevskij soprattutto dal punto di vista dell'intreccio: alla vicenda centrale dello studente Raskolnikov, sì affiancano altri due piani narrativi, la storia del ...continua

    Tra le opere più lineari di Fedor M. Dostoevskij soprattutto dal punto di vista dell'intreccio: alla vicenda centrale dello studente Raskolnikov, sì affiancano altri due piani narrativi, la storia della famiglia Marmeladov e quella della sorella di Raskolnikov, Dunja. E' il primo grande romanzo polifonico di Dostoevskij, un’opera dove non esistono personaggi minori, ma dove ogni figura è portatrice di una voce, di una propria potente visione del mondo. Tra le tematiche in Delitto e castigo vi sono il conseguimento della salvezza attraverso la sofferenza e i limiti morali dell'azione umana entro un mondo governato da Dio. In questo romanzo non si trova una ragione, una risoluzione definitiva; non ci si interroga sul perché del delitto, ma sul come l'autore del delitto si comporta a partire dall'istante successivo al delitto. La lettura è come l'analisi di una storia, la nostra storia, e come comprensione, la metabolizzazione dei propri sbagli, dei propri errori. Lettura come bilancio di quello che si è, di quello che si è stati, di quello che si è fatto o meno, di quello che non si è. Il romanzo è caratterizzato proprio da questa lotta fra il pentimento e la convinzione tenace di aver compiuto un’opera buona, l’irrisolto confronto tra ateismo e fede, tra il Bene e il Male: Raskol’nikov accetta la condanna degli uomini e si salva così moralmente. Ricorrente nelle pagine di Dostoevskij è la “doppiezza” dell’animo umano, la divisione inconciliabile della coscienza, in cui si agitano spinte contrastanti, laceranti tensioni irrazionali, conflitti sempre irrisolti. Parallelamente l'A. affronta il tema del disagio dell’uomo moderno, abbandonato in una condizione di solitudine sofferta e senza speranza, "Delitto e castigo", inoltre, denuncia la crisi di tutte le ideologie, da quella socialista a quella capitalista, e critica pesantemente la società russa del suo tempo, incapace di uscire dal secolare isolamento per realizzare la grande missione di progresso del popolo russo. Dostoevskij attua una serrata analisi delle emozioni che si alternano nell’animo del protagonista. Da ultimo Il narratore è onnisciente; il punto di vista è la focalizzazione zero.

    ha scritto il 

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