Der Herbst des Patriarchen

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Verleger: Dtv

3.7
(1400)

Language: Deutsch | Number of Seiten: | Format: Others | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Italian , Spanish , French , Dutch , Portuguese , Latvian , Finnish , Greek

Isbn-10: 3423015373 | Isbn-13: 9783423015370 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , Political , Science Fiction & Fantasy

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Buchbeschreibung
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  • 2

    Due terzi di Nobel - 04 dic 16

    Sarà pure consigliato dalle libropeute di cui (abbastanza) mi fido, e sarà inoltre stato scritto da un Gabbo appena uscito da un trip super-vincente come quello di “Cento anni”, e sarà che il no-stro ...weiter

    Sarà pure consigliato dalle libropeute di cui (abbastanza) mi fido, e sarà inoltre stato scritto da un Gabbo appena uscito da un trip super-vincente come quello di “Cento anni”, e sarà che il no-stro grande colombiano ha impiegato anni e anni per scriverlo, insomma sarà quel che sarà sta-to, ma devo dirlo subito (e lo avrete anche capito dal voto): non mi è piaciuto. Ho trovato diffi-cile la lettura, poco coinvolgente, un lungo pamphlet contro il potere e le sue degenerazioni, tra-sfigurato nella lingua come solo Gabbo sapeva fare. Ma non ce la posso fare a sostenere con piacere dei periodi così lunghi senza punti che Marcel Proust si sta ancora rivoltando nella tomba cercando di leggere questo scritto, senza però riuscire a trovarne piacere. Come purtroppo è successo a me. Di certo è un libro complesso, di certo è un libro che è frullato nella testa dell’autore per anni ed anni. Ne parla alla moglie nel ’58, inizia a scriverne nel ’68, lo termina solo nel ’75. Diciassette anni, amici miei, non è certo poco. Per una serie di scelte personali poi Gabbo decide di farne un libro diverso dai precedenti, risultando in una specie di flusso di co-scienza, joyciano di impianto con “lunghissimi periodi pieni di subordinate che compongono ana-coluti interminabili”, mescolando inoltre persone di riferimento, passando da punti di vista diffe-renti, anche all’interno della stessa frase. Alla fine, i critici che sanno ben parlare, lo descrivono come un libro barocco, e forse lo è, e proprio come il barocco per questo risulta distante dal mio sentire. Posso guardare un’architettura barocca, anche con piacere, ma non sono mai riu-scito ad amarne una. Il nostro narratore, in questo lungo canto di morto di questo fittizio ditta-tore caraibico (che mescola in sé tratti dei peggiori dittatori sudamericani: da Marcos Pérez Ji-ménez venezuelano, a Rafael Trujillo della Repubblica Domenicana, da Fulgencio Batista cubano a Anastasio Somoza García del Nicaragua) ce ne prospetta tutte le venature e le sfaccettature, l’ipocondria, la mania di persecuzione, la ricerca del piacere sessuale ad ogni costo (in alcune parti sembra leggere con venticinque anni di anticipo alcune vicende italiane), la repressione, la venerazione verso la madre (e non mi ripeto). Insomma di tutto, di più. Faccio un solo esempio, del parossismo dittatoriale. Periodicamente (ogni mese, ogni settimana, non si capisce) avviene l’estrazione della lotteria. Tre bambini estraggono tre palle numerate da tre sacchetti. Ovvia-mente, le palle sono state tenute giorni in frigorifero così da essere più fredde delle altre. Ov-viamente, il numero è quello del biglietto del presidente. Ovviamente i bambini vengono seque-strati per non far rivelare l’imbroglio. Ovviamente, ad un certo punto, i bambini sono talmente tanti che non si gestisce più la situazione. Vengono messi su macchine di spostamento (treni, aerei, navi) e fatti saltare in aria. L’unico (poco) respiro al testo viene dato dalla suddivisione in sei capitoli, anche se non numerati, dedicati ognuno ad uno degli aspetti della vita del dittatore. Anche se ogni capitolo si apre con la descrizione delle scene del palazzo che si presentano a co-loro che, a causa di un lungo silenzio, si accorgono che il dittatore è morto. Poi ogni pezzo di storia va per la sua strada. Nel primo si narra del sosia del dittatore Patricio Aragonés, che lo sostituisce in pubblico e che morirà anche al suo posto, così da permettergli di inscenare la sce-na di un funerale che dovrà essere replicata alla sua vera morte. Nel secondo si narra della sua passione senile per la bellissima Manuela Sánchez, in onore della quale riuscirà ad organizzare un’eclisse di sole, durante il cui tempo oscuro Manuela riesce a fuggire, lasciando in pianti e rim-pianti il dittatore. Nel terzo si gustano le vicende del generale Rodrigo de Aguilar, suo maggior secondo, quello letterato, che il nostro dittatore, sorto al potere dopo un colpo di stato, non sa-peva leggere (glielo insegnerà Leticia) ed era solo dotato del fiuto per il potere. Mentre tutto ve-niva fatto e disfatto da Rodrigo, che ovviamente ad un certo punto complotterà contro il dittato-re, e questi lo farà servire cotto a mo’ di porchetta ad un pranzo di palazzo. Nel quarto c’è il lungo panegirico per le gesta e l’amore della madre, Benedición Alvarado, umile popolana che non capirà mai né il potere né i soldi che ha, continuando a (fingere di) campare vendendo uc-celli dipinti al mercato. Questo capitolo contiene anche il lungo tema della rottura dei rapporti tra il dittatore ed il Vaticano, quando tenta di convincere il papa a canonizzare la madre. Tematica che si riallaccia nel capitolo seguente perché la cacciata delle suore permette al dittatore di ve-derne una, nuda, e di invaghirsene tanto da rapirla. È Leticia Nazareno, che prima resisterà al dittatore, poi ne diventerà la moglie legittima, gli darà un erede, farà di tutto per far tornare i papisti nell’isola, fino a morire (non si sa se per colpa dei nemici o degli amici del dittatore) sbranati lei ed il figlio, da una muta di cani. A questo episodio si collega l’ultimo capitolo, con le tremende repressioni, uccisioni e torture guidate da José Ignacio Saenz de la Barra, che fanno piombare il paese in un clima di terrore. Ed ovviamente di povertà, tanto che il dittatore dovrà vendere tutto, anche il mare, agli americani. Per poi trovare in Ignacio il capro espiatorio su cui far convergere l’ira dei cittadini, invece che verso di lui. Così che alla fine, come pochi dittatori (ed a mia memoria solo Francisco Franco in quelli dell’area ispanica) muore nel proprio giaciglio. Tuttavia, questa difficile ed anche compendiosa ricostruzione è merito di letture trasversali, ri-costruzioni mentali del vostro tramatore, nonché della bellissima e difficilissima introduzione al libro di Cesare Segre. Al quale rendiamo omaggio, come rendiamo omaggio alla fatica del bra-vissimo spagnolista Enrico Cicogna per una traduzione che non esito a pensare di grande diffi-coltà. Ma ripeto, non è un libro che mi è piaciuto, non è un libro che consiglierei di leggere a cuor leggero. Certo, è un libro importante, e si può capire come l’autore sia degno di aver vinto il Nobel. Tuttavia, se oltre la testa i libri devono nutrire la pancia, questo fallisce il suo scopo. À la proxima, Gabbo!

    gesagt am 

  • 4

    Un libro estremamente complesso, mi sono costretto a leggerlo in poco tempo per poterlo assaporare a pieno, ma regge il ritmo è impegnativo, vi si trova un punto ogni 3 pagine circa, ed il narratore è ...weiter

    Un libro estremamente complesso, mi sono costretto a leggerlo in poco tempo per poterlo assaporare a pieno, ma regge il ritmo è impegnativo, vi si trova un punto ogni 3 pagine circa, ed il narratore è in continua rotazione a seconda della scena rappresentata, che cambia continuamente assieme all' epoca storica delle vicende!
    Detto questo il libro comunque è eccezionale, mi sembra di aver trascorso anch'io qualcuno degli anni descritti assieme al protagonista, e viene tratta poesia dalla vita quotidiana come nessuno, nemmeno Pascoli o Bukowski riuscirono mai. Un analisi fantastica del potere che a tratti lo fa odiare e a tratti ne fa avere compassione, il resto del libro lo si può scoprire solo leggendolo!

    gesagt am 

  • 3

    La técnicas es deslumbrante, pero el universo narrativo es reiterativo. De alguna manera, es el mismo que García Márquez definió con maestría en Cien años de soledad: tenemos eventos sorprendentes uni ...weiter

    La técnicas es deslumbrante, pero el universo narrativo es reiterativo. De alguna manera, es el mismo que García Márquez definió con maestría en Cien años de soledad: tenemos eventos sorprendentes unidos (los «gringos» se llevan el mar) a la descripcion de sucesos de la vida cotidiana; una constante hiperbolización de los acontecimientos y personajes, que adquieren una dimensión mítica; el empleo del humor y, por instantes, del absurdo como elementos constituyentes de la narración. A nivel técnico, esta novela le permitió a García Márquez pulir su técnica de la narración circular y del realismo mágico (elemento central de su imaginario), así como su singular apropiación de elementos melodramáticos. Pero, a diferencia de otras obras suyas, en esta novela se logra asimilar las voces de los personajes en el «flujo» (me parece que es el término más apropiado para definir ese torrente de anécdotas, emociones, diálogos y pensamientos) narrativo. La narración se enriquece con un continuo cambio de los puntos de vista y de las voces narrativas. La sintaxis se vuelve compleja y demanda del lector un compromiso mayor. Es una buena novela, pero que, por momentos, se siente como una repetición de los tópicos e imágenes que le dieron la consagración a García Márquez.

    gesagt am 

  • 4

    PIACEVOLE RIVISITAZIONE.

    Dopo un'estate di letture non entusiasmanti ho deciso di riprendere dalla mia libreria questo romanzo pubblicato in Italia per la prima volta da Feltrinelli nell'ottobre del 1975 e scritto da Gabriel ...weiter

    Dopo un'estate di letture non entusiasmanti ho deciso di riprendere dalla mia libreria questo romanzo pubblicato in Italia per la prima volta da Feltrinelli nell'ottobre del 1975 e scritto da Gabriel Garcia Marquez tra il 1968 ed il 1975, dopo la pubblicazione di "Cent'anni di solitudine".
    Ed ho ritrovato la magia della narrazione fiume e la metafora, potente, del Potere e della sua disgregazione, parallelamente a quella fisica.
    La figura del Patriarca, ma anche quello del suo sosia, della madre Benedicion Alvarado, del primo grande amore Manuela Sanchez e dell'unica moglie Leticia Nazareno rimangono impressi nella mente e nel cuore.
    Impossibile riportare la trama, i ricordi a più voci di chi ha vissuto tra i 107 e i 232 anni.
    Ciò che conta è l'unicità della narrazione, la creazione di un nuovo stile (che a quarant'anni di distanza mostra i suoi anni), di questo narrare impetuoso, senza interruzioni, epico e coinvolgente.
    Una piacevole rivisitazione per me che potrebbe rappresentare una scoperta per chi non l'ha mai letto.

    Blue Tango

    gesagt am 

  • 3

    Di testa, sì. Ma di pancia,no.

    ...liberato finalmente dal suo potere assoluto dopo tanti anni di prigionia reciproca che risultava impossibile stabilire chi era la vittima di chi in quel cimitero di presidenti vivi...

    gesagt am 

  • 4

    Ed è ancora solitudine

    Certamente è molto facile fare parallelismi con la sua opera più famosa, ma forse sono anche necessari, perché siamo sempre sulla grande tela della solitudine. Parla ancora una volta della Colombia "a ...weiter

    Certamente è molto facile fare parallelismi con la sua opera più famosa, ma forse sono anche necessari, perché siamo sempre sulla grande tela della solitudine. Parla ancora una volta della Colombia "arenosa", sabbiosa, perché le atmosfere di Marquéz non si può non immaginarsele come villaggi sperduti nel deserto, ancorati al mare. Il patriarca, l'uomo più potente in tutto il paese, è anche quello più solo e si è portati a comprenderne la ferocia, a vederla come necessità di difendersi o vendetta, anche futile, ma pur sempre necessaria per placare l'animo. Ci viene mostrato in tutta la sua brutalità, ma anche nella sua piccolezza nei confronti delle donne che riescono a dominarlo, le uniche di cui decide di fidarsi realmente e tutto ciò su cui ripone fiducia è però destinato a morire. Leggerlo in spagnolo rende completamente nella sua poesia e si sente il mare rubato in lontananza, perché sotto la storia di un uomo potente, vi è anche quella nascosta di una Colombia povera e ricca allo stesso tempo, dominatrice e schiava. Marquéz è molto coraggioso nei suoi periodi infiniti, in cui raccoglie dialoghi, pensieri, azioni, descrizioni, con virgole che sono punti e spazi che sono virgole, consegnando tutte le pause, le riflessioni, le attese, al lettore, il quale deve essere capace di non perdersi neanche una parola, perché in questo libro anche le singole lettere diventano eterni sapori da gustare. Qui la solitudine diventa un'eterna condanna, senza che la morte possa alleviarla, perché arriva sempre nel momento sbagliato, quando non era attesa.

    gesagt am 

  • 5

    "parlando soli, morendo morti"

    “…era giunto senza sorprese alla finzione d’ignominia di comandare senza potere, di essere esaltato senza gloria e di essere ubbidito senza autorità quando si convinse nel rivolo di foglie gialle del ...weiter

    “…era giunto senza sorprese alla finzione d’ignominia di comandare senza potere, di essere esaltato senza gloria e di essere ubbidito senza autorità quando si convinse nel rivolo di foglie gialle del suo autunno che non sarebbe mai stato padrone di tutto il suo potere, che era condannato a conoscere la vita solo al rovescio, condannato a decifrare le cuciture e a correggere i fili della trama e i nodi dell’ordito dell’arazzo di illusioni della realtà senza sospettare mai, nemmeno troppo tardi, che l’unica vita vivibile era quella da mostrare, quella che noi vedevamo da questa parte che non era la sua signor generale…”

    Un flusso di coscienza inarrestabile, una deriva tumultuosa di pensieri, fatti e parole con picchi di puro incanto, in cui la vita del dittatore Zacarias viene declinata in un continuo passaggio tra la prima e la terza persona, tra episodi esilaranti e terribili, tra toni malinconici, grotteschi, comici e feroci, in una narrazione a grandi cerchi impreziosita dalle espressioni cadenzate come rituali, a scandire il testo con un ritmo incantatorio, come “i tre paletti, i tre chiavacci, i tre chiavistelli” e tutta la sequenza di operazioni compiute nella casa prima di andare a dormire ogni sera, o le ripetute invocazioni a “madre mia Bendicion Alvarado”.

    Che malìa, che portento. Che esperienza di lettura sorprendente, ricca, imponente.

    gesagt am 

  • 5

    Il mio primo pensiero, leggendolo, è volato al coraggio necessario per scrivere così. Periodi eterni, con pochissimi punti fermi, e con dentro repentini e continui cambi di prospettiva di soggetti, da ...weiter

    Il mio primo pensiero, leggendolo, è volato al coraggio necessario per scrivere così. Periodi eterni, con pochissimi punti fermi, e con dentro repentini e continui cambi di prospettiva di soggetti, dall'io al noi al loro al lui despota e minotauro, al lei lui degli infiniti rocamboleschi personaggi che gli ruotano intorno, e non solo: anche l'io è mutevole, impersona una volta una bambina, una volta un generale, qualcun altro. Rivoluzionario, ho pensato subito dopo. Coraggioso e rivoluzionario, e travolgente. Anche proprio per il modo in cui è scritto - il modo in cui obbliga chi legge a precipitare avanti nella lettura senza quasi prendere fiato, rodendosi nella bellezza delle perfette scelte di termini e di modi e di ambienti, e nell'ingegno abbagliante delle iperboli, delle immagini, e della comicità macabra che fa sgranare tanto d'occhi. Incredulità senza fine - è lo stato d'animo con cui ho finito di leggere l'ultima pagina, a malincuore.

    gesagt am