Diario del Che in Bolivia

Di

Editore: Feltrinelli

3.8
(1130)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese

Isbn-10: A000014981 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Biografia , Storia , Politica

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Descrizione del libro
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  • 4

    Quarant'anni dopo

    Una tragica sconclusionata avventura, così m'apparse a quindici anni adempiendo al cursus di letture doverose per il giovane pioniere della sinistra, leggendolo in prestito (i pionieri non hanno mai ...continua

    Una tragica sconclusionata avventura, così m'apparse a quindici anni adempiendo al cursus di letture doverose per il giovane pioniere della sinistra, leggendolo in prestito (i pionieri non hanno mai molto danaro) e conoscendo della Bolivia poco più di quanto visto in Butch Cassidy. Riconobbi però lo schema della disastrosa spedizione di Carlo Pisacane a Sapri. I giovani pionieri conoscono la Storia.

    Quarant'anni dopo, me lo ricompro nel cesto 4 libri dieci euro a santabancarella e rileggo.

    Ci sono molti Che in questo libro: il santino rivoluzionario nella prefazione di Fidel Castro che ovviamente non parla dei contrasti col Che che portarono alla sua temporanea sparizione (ancora oggi dove fosse e che facesse non si sa). Prefazione che se uno la legge con attenzione sembra riferirsi di certo ad un'altra vicenda. Castro appare non aver capito assolutamente nulla di cosa scrisse il Che (fa finta ovviamente).

    Il folle diario di battaglia, tenere un diario accurato al punto di poterlo utilizzare per il riepilogo del mese (cosa è andato bene, cosa è migliorabile, cosa è andato male dalla nostra parte e da quella nemica) in presenza del nemico è un gesto che avrebbe comportato la fucilazione in ogni esercito regolare e rivoluzionario del mondo; ma che mostra che il Che era contemporaneamente un "Gran Capitano" come Lussu o come Rigoni Stern in grado di motivare la truppa anche nel sangue sudore e polvere e un Generale disastroso: non avendo fatto non dico la Scuola di Guerra ma nemmeno il servizio militare adotta la stessa identica precisa strategia di Cuba. Il governo ed i consiglieri USA lo intuiscono subito.

    Poi ci sono le istruzioni ai rivoluzionari di città dove è un buon commissario politico - e le lettere d'addio di un figlio, un padre, un commissario politico ed un amico: l'ultima è ad Alberto Granado, quello col quale ha fatto il viaggio del primo diario che scrisse.

    Che Guevara: Sono arrivato ai 39 anni e si avvicina inesorabilmente un’età che mi dà da pensare circa il mio futuro guerrigliero; per adesso sono “in forma.”
    Non è in forma. Soffre ancora di una grave asma e avendo studi da medico alle spalle sa cosa vuol dire, ma ha attraversato l'America del Sud da asmatico valicando montagne da molte migliaia di metri ed ha vinto la guerra.

    Il diario è quasi sempre assai ripetitivo (la guerra, e quella rivoluzionaria non sfugge, è notoriamente una miscela di lavoro da schiavi all'occorrenza, noia assoluta finito il lavoro ma temperata da momenti di assoluto terrore al contatto col nemico) ma mostra una situazione che nasce già compromessa. Non per il Che però che avendo due palle della madosca non è mai terrorizzato.

    Sono pochi, l'afflusso sperato è assai minore del necessario, e raggiunto un picco non superiore alle quaranta-cinquanta unità non sempre motivate, peggio addestrate e spesso non esattamente intrepide, l'ovvio consumo che fame, fatica, malattie, incompetenza (manca di sergenti) e fucilate impongono, li fa pericolosamente assottigliare fino alla cattura e alla morte.
    Net Attrition Rate si chiama e dev'essere sempre tenuto positivo.

    Le armi erano sostanzialmente pochi residuati bellici della IIGM, integrate dalle catture ai soldaditos di bellicosità frequentemente sudamericana, cioè pronta alla resa, ufficiali inclusi. Il cibo – nel difficile appennino boliviano (stanno tra le pianure dell'est e le impossibili Ande) è ottenuto comperandolo dai contadini, sottraendolo all'esercito, requisendolo o depredandolo. Le ultime due opzioni sono frequenti e i contadini ed allevatori com'è come non è non sono inclini ad ingrossare le forze rivoluzionarie: non ne arriva uno. Solo un paio cercano abboccamenti pensando d'associarsi ma per coltivare coca. Opzione che ebbe un certo sviluppo locale e non solo ma molti anni dopo.

    Ricordiamo che la Wehrmacht nell'Italia centrale commise un errore enorme: incominciò a sequestrare tutto il bestiame negli altopiani abruzzesi: i partigiani, fino allora cauti, attaccarono senza quartiere.

    Ma non collega mai le due cose o forse spera. Una sola – da medico – la capisce benissimo, edemi e denti da togliere: classici segni di deperimento organico grave.
    Tanti Che geniali arditissimi accurati pianificatori da un lato e speranzosi idioti avventuristi dall'altro, che mostrano farsi tenere insieme solo da un fottutissimo bullone: il machismo.

    Il Che era Marxista-Machista. Delle lezioni di Lenin non gliene poteva fregare di meno.

    In condizioni già compromesse si vanta "Cosi passeremo tutta la notte e vedremo se domani arriveranno i famosi “ranger.” Un maggiore e un capitano prigionieri hanno cantato come pappagallini." E poi " I nordamericani hanno annunciato che l’invio di consiglieri militari in Bolivia rientra in un vecchio piano e non ha niente a che fare con la guerriglia. Potrebbe essere il primo episodio di un nuovo Vietnam."

    Avessero incontrato i "ranger" sarebbero durati un mese non un anno, specie pensando che i vietcong erano almeno 50.000 non 50.

    Infatti si era già urtato eccome coi Sovietici e stava maturando velleitarie simpatie filocinesi.

    Gli avevano infatti messo dietro al culo la compagna Tania (Haydée Tamara Bunke Bider) tedesca dell'Est, la CIA dice ex-Stasi, i compagni cubani smentiscono sdegnati, sta di fatto che una DDR poteva girare il mondo dove e come voleva, trovava documenti e accreditamenti tanto da poter soggiornare presso l'editore di questo libro per acclimatarsi nel nostro Paese fino ad imparare l'italiano. (Editore che coi giusti soldi che ci ha fatto avrebbe potuto aggiungere una stramaledetta cartina, che un'operazione militare è innanzitutto nella geografia, prima che nella storia... ma non è mai stato attento ai dettagli come si sa. L'aggiungo io: http://www.google.com/maps/d/viewer?mid=15RIji2UUuYIH8849PsTWwUKbNxo&hl=en_US )

    Sepolta nella stessa tomba del Che, comunque.

    Gli portò in dono, al ritorno da una missione internazionalista in Argentina colà inviata da Guevara, l'ineffabile Regis Debray, un core de pollo che appena visto che la paga era scarsa, la vita dura e la vittoria insicura cerca di tornare alla civiltà. Ben sostenuto dall'altro piccione un certo Ciro Bustos che assieme al Debray si farà beccare subito e (dopo l'arrivo della mamma, sì a salvare Debray in tribunale accorse la mamma) a ogni dilazione del processo - strumentale per lasciarli a friggere che di solito il caudillo di turno fucila subito per dare un esempio - cantavano loro sì come due pappagallini.

    Del resto erano mandati da Sartre e da quell'altro fenomeno di Russell, insigne logico ma fulminato sociale. E che tipi fossero Debray e Bustos purtroppo l'aveva oramai perfettamente capito, ma inutilmente: Guevara non capisce perché ritardano il processo!

    Il Marxismo Machista, affascinante quanto "doomed" si concluse pochi mesi dopo.

    Non si capisce dal diario, ma secondo me – dopo aver litigato con Castro e con una buona parte del movimento comunista internazionale come una ferocissima tirata dimostra:

    "Un giornale di Budapest critica Che Guevara, figura patetica e, a quanto pare, irresponsabile, e porta ad esempio la posizione marxista del partito comunista cileno che assume atteggiamenti pratici davanti alla realtà. Come mi piacerebbe giungere al potere, se non altro per smascherare i codardi e i venduti di tutte le razze e strofinargli il muso nelle loro porcherie."

    ...patito il disastro del Congo (e correttamente intese perché: i tribali sono umanamente al di sotto del lumpenproletariat) non voleva più capire, voleva morire: Butch Pisacane.

    Ovviamente alcuni dei dati sopra riportati non ci sono nel libro, quarant'anni non sono passati per niente.

    ha scritto il 

  • 4

    D’accordo, lo spirito con cui lo sto commentando non è più quello con cui l’ho divorato oltre vent’anni fa, non serve qui interrogarsi se perché sono cambiato io o sono cambiati i tempi.
    Il “Diario in ...continua

    D’accordo, lo spirito con cui lo sto commentando non è più quello con cui l’ho divorato oltre vent’anni fa, non serve qui interrogarsi se perché sono cambiato io o sono cambiati i tempi.
    Il “Diario in Bolivia” resta però ancora oggi un documento fondamentale per capire un mondo, quello della seconda metà del secolo scorso, fatto di lotte di liberazione popolari, lotte che oggi ci vengono presentate come se fossero state una follia e un delirio collettivo, dimenticando il senso di giustizia sociale e di solidarietà internazionale da cui nascevano.
    E se le analisi e i libri di allora appaiono oggi datati e in gran parte sbagliati, è da un documento più privato come il diario del Che durante la guerriglia condotta contro la dittatura militare boliviana che si avverte ancora a cinquant’anni di distanza questo bisogno di giustizia e di solidarietà.

    ha scritto il 

  • 5

    Ho sudato nella foresta insieme a lui, ho dormito anche io nell'amaca ho gioito delle conquiste e sofferto per le perdite e adesso mi sento un po'orfana perchė non c'è nessun altro in cui si puo'crede ...continua

    Ho sudato nella foresta insieme a lui, ho dormito anche io nell'amaca ho gioito delle conquiste e sofferto per le perdite e adesso mi sento un po'orfana perchė non c'è nessun altro in cui si puo'credere così come si poteva credere in lui

    ha scritto il 

  • 3

    Frasi dal libro

    “Ogni nostra azione è un grido di guerra contro l’imperialismo…In qualunque luogo ci sorprenda la morte, che sia la benvenuta, purchè il nostro grido di guerra giunga a un orecchio che lo raccolga, e ...continua

    “Ogni nostra azione è un grido di guerra contro l’imperialismo…In qualunque luogo ci sorprenda la morte, che sia la benvenuta, purchè il nostro grido di guerra giunga a un orecchio che lo raccolga, e purchè un’altra mano si tenda per impugnare le nostre armi…”

    http://frasiarzianti.wordpress.com/2014/05/21/diario-in-bolivia-che-guevara/

    ha scritto il 

  • 3

    Interessante, ma..

    Interessante, se si vuole conoscere bene il personaggio e non farne un uso simile alla massa che ne parla, e poi non sa nulla di storico su di lui. Ovviamente è un diario, quindi a volte risulta un pò ...continua

    Interessante, se si vuole conoscere bene il personaggio e non farne un uso simile alla massa che ne parla, e poi non sa nulla di storico su di lui. Ovviamente è un diario, quindi a volte risulta un pò ripetitivo e privo di un interesse che non sia prettamente storico-ricostruttivo.

    ha scritto il 

  • 4

    per chi non si ferma ai poster

    Da leggere pr capire davvero cosa vuol dire fare le rivoluzioni: tutti i sacrifici che questo comporta e quando bisogna essere uomini per fare delle grandi imprese

    ha scritto il 

  • 3

    Un resoconto abbastanza noioso di un gruppo di guerriglieri abbastanza sgangherato sperso in mezzo alla foresta boliviana. Devo dire che mi aspettavo qualcosa più di politica internazionale di quante ...continua

    Un resoconto abbastanza noioso di un gruppo di guerriglieri abbastanza sgangherato sperso in mezzo alla foresta boliviana. Devo dire che mi aspettavo qualcosa più di politica internazionale di quante pannocchie si mangeranno per cena. Sicuramente interessante il fatto che Guevara fosse stato praticamente isolato dal resto del mondo e non si rendesse poi più di tanto conto di quanto l'esercito fosse vicino a catturarlo.

    ha scritto il 

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