Diario di scuola

Di

Editore: Feltrinelli

3.6
(4101)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 243 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo , Catalano , Galego , Tedesco , Inglese

Isbn-10: 880772152X | Isbn-13: 9788807721526 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , CD audio , eBook

Genere: Biografia , Educazione & Insegnamento , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
L'autore affronta il grande tema della scuola dal punto di vista degli alunni. In verità dicendo "alunni" si dice qualcosa di troppo vago: qui è in gioco il punto di vista degli "sfaticati", dei "fannulloni", degli "scavezzacollo", dei "marioli", dei "cattivi soggetti", insomma di quelli che vanno male a scuola. Pennac, ex scaldabanco lui stesso, studia questa figura popolare e ampiamente diffusa dandogli nobiltà, restituendogli anche il peso d'angoscia e di dolore che gli appartiene. Il libro mescola ricordi autobiografici e riflessioni sulla pedagogia, sulle universali disfunzioni dell'istituto scolastico, sul ruolo dei genitori e della famiglia, sulla devastazione introdotta dal giovanilismo, sul ruolo della televisione e di tutte le declinazioni dei media contemporanei. E da questo rovistare nel "mal di scuola" che attraversa con vitalissima continuità i vagabondaggi narrativi di Pennac vediamo anche spuntare una non mai sedata sete di sapere e d'imparare che contrariamente ai più triti luoghi comuni, anima i giovani di oggi come quelli di ieri. Con la solita verve, l'autore della saga dei Malaussène movimenta riflessioni e affondi teorici con episodi buffi o toccanti, e colloca la nozione di amore, così ferocemente avversata, al centro della relazione pedagogica.
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  • 5

    Il bellissimo saggio di Pennac sulla scuola

    L'autore affronta il grande tema della scuola dal punto di vista degli alunni. In verità dicendo "alunni" si dice qualcosa di troppo vago: qui è in gioco il punto di vista degli "sfaticati", dei "fann ...continua

    L'autore affronta il grande tema della scuola dal punto di vista degli alunni. In verità dicendo "alunni" si dice qualcosa di troppo vago: qui è in gioco il punto di vista degli "sfaticati", dei "fannulloni", degli "scavezzacollo", dei "marioli", dei "cattivi soggetti", insomma di quelli che vanno male a scuola. Pennac, ex scaldabanco lui stesso, studia questa figura popolare e ampiamente diffusa dandogli nobiltà, restituendogli anche il peso d'angoscia e di dolore che gli appartiene. Il libro mescola ricordi autobiografici e riflessioni sulla pedagogia, sulle universali disfunzioni dell'istituto scolastico, sul ruolo dei genitori e della famiglia, sulla devastazione introdotta dal giovanilismo, sul ruolo della televisione e di tutte le declinazioni dei media contemporanei. E da questo rovistare nel "mal di scuola" che attraversa con vitalissima continuità i vagabondaggi narrativi di Pennac vediamo anche spuntare una non mai sedata sete di sapere e d'imparare che contrariamente ai più triti luoghi comuni, anima i giovani di oggi come quelli di ieri. Con la solita verve, l'autore della saga dei Malaussène movimenta riflessioni e affondi teorici con episodi buffi o toccanti, e colloca la nozione di amore, così ferocemente avversata, al centro della relazione pedagogica.
    E' un romanzo non romanzo, una sorta di reportage nel passato dell'autore di quando era un somaro che si collega e si mescola alla sua esperienza di insegnante e di scrittore. Quindi, un asino che, aiutato da alcuni suoi cari professori, è riuscito a laurearsi e a vincere l'"asinità".Un libro che mi ha risvegliato ad amare lo studio, invece di subirlo passivamente come "una cosa da fare". E secondo me l'intento dell'autore è proprio questo: trasmettere a noi così come ha fatto con i suoi alunni l'amore per il sapere. Bellissimo. E poi ci sono decine e decine di citazioni dei suoi autori e dei suoi romanzi preferiti e che faceva leggere in classe ai suoi alunni. Un professore che ci ricorda che anche lui, in un non lontano passato, era un alunno come gli altri. Anzi, un asino, la peggior specie!

    ha scritto il 

  • 4

    Poiché c'era la lettura. Non sapevo, allora, che mi avrebbe salvato. All'epoca leggere non era l'assurda prodezza di oggi. Considerata una perdita di tempo, ritenuta dannosa per il rendimento scolasti ...continua

    Poiché c'era la lettura. Non sapevo, allora, che mi avrebbe salvato. All'epoca leggere non era l'assurda prodezza di oggi. Considerata una perdita di tempo, ritenuta dannosa per il rendimento scolastico, la lettura dei romanzi ci era proibita durante le ore di studio. Da ciò la mia vocazione di lettore clandestino: romanzi ricoperti come libri di scuola, nascosti ovunque si potesse, letture notturne alla luce di una pila, esoneri da ginnastica, tutto andava bene purché potessi ritrovarmi solo con un libro. È stato il collegio a darmi questo piacere. Lì avevo bisogno di un mondo soltanto mio e fu quello dei libri.

    ha scritto il 

  • 4

    Frasi dal libro

    “I nostri studenti che “vanno male” (studenti ritenuti senza avvenire) non vengono mai soli a scuola. in classe entra una cipolla: svariati strati di magone, paura, preoccupazione, rancore, rabbia, de ...continua

    “I nostri studenti che “vanno male” (studenti ritenuti senza avvenire) non vengono mai soli a scuola. in classe entra una cipolla: svariati strati di magone, paura, preoccupazione, rancore, rabbia, desideri insoddisfatti, rinunce furibonde accumulati su un substrato di passato disonorevole, di presente minaccioso di futuro precluso.”
    https://frasiarzianti.wordpress.com/2016/04/23/diario-di-scuola-daniel-pennac/

    ha scritto il 

  • 4

    Da somaro a salva-somari

    Splendido resoconto del percorso dell'autore da somaro a professore salva-somari. Trascinante, convincente e ottimo spunto di riflessione sulla scuola di ieri e di oggi.

    ha scritto il 

  • 2

    Primo libro che leggo di Daniel Pennac e, onestamente, non mi ha entusiasmato più di tanto.
    Trovo che abbia un ottima penna e che l'abbia mantenuta tale fino in fondo ma, se la prima parte l'ho trovat ...continua

    Primo libro che leggo di Daniel Pennac e, onestamente, non mi ha entusiasmato più di tanto.
    Trovo che abbia un ottima penna e che l'abbia mantenuta tale fino in fondo ma, se la prima parte l'ho trovata assai gustosa e divertente, nella seconda, dopo un po', si perde quella magia, lo spirito della storia, diventando a tratti tedioso.
    Obbligatorio leggerlo per chi aspira all'insegnamento, ma anche ai giovani perché anche nei momenti difficili, c'è sempre una seconda possibilità.

    ha scritto il 

  • 3

    Tutti si occupano della scuola, eterna disputa degli antichi e dei moderni:
    I suoi programmi il suo ruolo sociale le sue finalità, la scuola di ieri, quella di domani...
    No un libro sul somaro!
    Sulla ...continua

    Tutti si occupano della scuola, eterna disputa degli antichi e dei moderni:
    I suoi programmi il suo ruolo sociale le sue finalità, la scuola di ieri, quella di domani...
    No un libro sul somaro!
    Sulla sofferenza di non capire e i suoi danni collaterali.
    Questo libro è una specie di Saggio/ autobiografia, viene preso di petto il problema del male apprendimento e dei suoi effetti, di molti studenti.
    Lui stesso si è definito "somaro", attraverso l'ironia cerca di portare alla luce un problema comune a molti studenti, "difficoltà d'apprendimento"
    I ragazzi vanno aiutati stimolati a credere in se stessi e non affondati ancora di più.
    Mi ci sono rispecchiata, ma la forza di volontà non mi ha mai abbandonata e nel mio piccolo ce l'ho fatta!!!
    Nel complesso mi è piaciuto, alcuni punti l'ho trovato noioso, l'ho saltati, come lui stesso ci ha consigliato di fare

    ha scritto il 

  • 5

    Seis estrellas

    De lectura obligatoria para reflexionar sobre qué es la educación y el modelo de enseñanza. He recordado tanto a mis grandes profes como a los desastres. Los mejores, los que encandilaban a la clase y ...continua

    De lectura obligatoria para reflexionar sobre qué es la educación y el modelo de enseñanza. He recordado tanto a mis grandes profes como a los desastres. Los mejores, los que encandilaban a la clase y nos llevaban muy alto. Los que nos hacían amar la materia.
    Y he revivido cómo chicos muy inteligentes fracasaban en el colegio. Y tantos "zoquetes" saliendo del sistema educativo. Tantos que tardaron en madurar y luego recuperaron el tiempo perdido... Y los buenos estudiantes. Y los del mínimo esfuerzo.
    Luz en la oscuridad. Amor al saber. Salvar a los ignorantes que no quieren aprender: un arte que no tiene precio.

    ha scritto il 

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