Diario di un Curato di campagna

Di

Editore: Mondadori

3.7
(557)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 304 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Spagnolo

Isbn-10: A000085519 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Adriano Grande ; Contributi: Valerio Volpini

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
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  • 3

    La solitudine del Curato

    Libro per me estremamente faticoso, l'ho comunque voluto leggere fino in fondo. Descrizioni lucide, spietate e ancora attuali dell'ambiente "umano" della campagna (ma la si potrebbe chiamare provincia ...continua

    Libro per me estremamente faticoso, l'ho comunque voluto leggere fino in fondo. Descrizioni lucide, spietate e ancora attuali dell'ambiente "umano" della campagna (ma la si potrebbe chiamare provincia) si alternano a lunghe pagine introspettive, dense di deliri sacerdotali, che mi hanno molto ricordato il Luisito Bianchi di "Come un atomo sulla bilancia".
    Il protagonista minimizza o ignora i propri evidenti e gravi problemi di salute: questa scelta è in rapporto col suo essere sacerdote? O è il segno di un disagio prima di tutto mentale del personaggio? O ancora è un tentativo di espiazione del marciume della società dalla quale il Curato proviene e nella quale vive, tentativo ispirato al percorso di vita di Cristo? Quest'ultima mi parrebbe l'interpretazione più concreta, anche seguendo la traccia del regime alimentare del Curato.
    Molte considerazioni per me inedite mi hanno offerto un punto di vista nuovo su diversi temi, per fare un esempio il rapporto tra la Chiesa e i poveri.
    Il punto più alto, sia umanamente che letterariamente, è il lungo resoconto dell'incontro con la contessa, e le vicende successive mantengono un dinamismo superiore alla prima metà del libro. Bello e fresco anche l'episodio col signor Oliviero.
    Tutto sommato, questo romanzo mi ha lasciato in mente la domanda che spesso mi rimane dopo i contatti con la letteratura francese del Novecento: ma dove voleva andare a parare l'autore?

    ha scritto il 

  • 4

    Per Bernanos il mondo è teatro dello scontro tra il bene e il male, tra Dio e satana. La sua è una religiosità intransigente, appassionata, talvolta scomoda per la Chiesa.
    Nel “Il diario di un curato ...continua

    Per Bernanos il mondo è teatro dello scontro tra il bene e il male, tra Dio e satana. La sua è una religiosità intransigente, appassionata, talvolta scomoda per la Chiesa.
    Nel “Il diario di un curato di campagna” il protagonista ,un giovane sacerdote appena uscito dal seminario, viene chiamato ad esercitare il suo ministero come parroco ad Ambricourt, piccolo villaggio francese.
    Egli arriva carico di zelo e di amore , ma ben presto rimane stupito dalla noia, dal disamore e dall’aridità presenti nei suoi parrocchiani. Di fronte alla persistente indifferenza , si sente molto solo e comincia ad affidare i suoi pensieri e tormenti a un diario segreto, che diventa strumento di presa di coscienza della propria interiorità.
    Così mentre sfilano nelle sue pagine i personaggi della parrocchia con tutte le loro vicende, egli ha modo di mettere a nudo le pieghe più riposte della propria anima , registrando inadempienze, sgomenti, paure.
    In questa solitudine , l’unico sostegno è l’anziano curato di Torcy che lo aiuta e lo incoraggia, mettendo in luce anche alcune sue ingenuità.
    In alcuni incontri con i membri di una famiglia aristocratica, riesce a liberare dal dolore straziante per la morte del suo figlioletto, la contessa, ma si attira le ire e il disprezzo dei suoi parenti.
    Molto intense sono le pagine finali dove il giovane sacerdote si scopre affetto da un male incurabile.
    Morirà poco dopo a casa di un ex compagno di seminario, che ha abbandonato il sacerdozio. A lui chiederà l’assoluzione in punto di morte: l’amico accondiscende anche se non nasconde il suo turbamento per il fatto che il parroco di Ambricourt sia andato a morire proprio nella sua casa di peccato. “Cosa importa ? Tutto è grazia” replica il sacerdote morente che scopre come l’itinerario della sua esistenza sia guidato dalla grazia.
    Il romanzo è per certi versi drammatico . La morte è ampiamente presente(la morte del dottore, della contessa, dello stesso protagonista).Nonostante il clima di agonia, l’approdo tuttavia non è la morte , alla cui luce va letta la vita , ma la grazia , la santità.
    Attraverso il tormento interiore, la lotta contro il male vi è la redenzione che passa attraverso la grazia.

    ha scritto il 

  • 0

    "O meraviglia, che si possa così donare ciò che per se stessi non si possiede, o dolce miracolo delle nostre mani vuote!"

    La luce antica di una grazia sommessa e tenace. Un piccolo, commovente, fortissimo santo vestito da giovane prete di campagna.

    Non sono mai stato giovane perché nessuno ha voluto esserlo con me. ...continua

    La luce antica di una grazia sommessa e tenace. Un piccolo, commovente, fortissimo santo vestito da giovane prete di campagna.

    Non sono mai stato giovane perché nessuno ha voluto esserlo con me.

    ha scritto il 

  • 4

    Libro che affascina man mano che la lettura procede, bisogna entrare nel mondo di questo "pretino" di campagna per capire fino in fondo le sue preoccupazioni, le sue ansie, la sua fede dinanzi alla vi ...continua

    Libro che affascina man mano che la lettura procede, bisogna entrare nel mondo di questo "pretino" di campagna per capire fino in fondo le sue preoccupazioni, le sue ansie, la sua fede dinanzi alla vita ordinaria di campagna e dinanzi alle astuzie del genere umano!
    Ci si affeziona a tal punto che ogni cosa che vien fatta o detta è passata per buona, gli si concede tutto, anche la più grande insolenza.
    Grande autore!

    ha scritto il 

  • 3

    Un bel peso di libro, nonostante sia piuttosto breve: un diario nella crisi di una vocazione di fronte alla noia e alla passività della piccola vita di provincia. Un piccolo prete, un pretino come lo ...continua

    Un bel peso di libro, nonostante sia piuttosto breve: un diario nella crisi di una vocazione di fronte alla noia e alla passività della piccola vita di provincia. Un piccolo prete, un pretino come lo definisce il curato amico di Torcy, si trova di fronte alle sue inadeguatezze e al muro delle difficoltà di vivere in un mondo che si è del tutto o quasi alienato dal suo lato spirituale. Solo alla fine tutto il dolore in cui si macera, come una sorta di autopunizione, e in cui macera anche il lettore, trova un possibile senso.

    ha scritto il 

  • 5

    Sapevo di averlo,ricordo che mi era piaciuto,tanto da pensare di cercare tutti i suoi scritti,cosa che non ho fatto,"perchè?????"
    Alla maniera di Marzullo mi faccio la domanda e mi do la risposta,"ril ...continua

    Sapevo di averlo,ricordo che mi era piaciuto,tanto da pensare di cercare tutti i suoi scritti,cosa che non ho fatto,"perchè?????"
    Alla maniera di Marzullo mi faccio la domanda e mi do la risposta,"rileggerò il libro e forse saprò!!!"

    ha scritto il 

  • 4

    Il tormento della fede

    Ciò che mi piace di questo libro, è aver trattato l'argomento della religione come De Andrè, nel suo "Testamento di Tito", ha trattato i dieci comandamenti.
    Il protagonista è un prete, è vero, ma è un ...continua

    Ciò che mi piace di questo libro, è aver trattato l'argomento della religione come De Andrè, nel suo "Testamento di Tito", ha trattato i dieci comandamenti.
    Il protagonista è un prete, è vero, ma è un peccatore, non è l'incarnazione della perfezione canonica. È un uomo.
    Lo circondano vicende umane, popolani e non, immersi nei difetti propri dell'essere umano, tant'è che il protagonista potrebbe essere il prete di una qualsiasi parrocchia, anche quella sotto casa nostra.
    Un romanzo sulla verità. Dell'uomo.

    ha scritto il 

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