Die gute Erde

Roman

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4.2
(912)

Language: Deutsch | Number of Seiten: 331 | Format: Others | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Spanish , Italian , French , Portuguese , Dutch

Isbn-10: 3423135433 | Isbn-13: 9783423135436 | Publish date: 

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Buchbeschreibung
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  • 5

    Bel libro

    Un libro, scritto con delicatezza e premura, che ci avvicina al lontano mondo della vecchia Cina, dei contadini, della terra, delle usanze, del rispetto per le persone. La scrittrice è un premio Nobel ...weiter

    Un libro, scritto con delicatezza e premura, che ci avvicina al lontano mondo della vecchia Cina, dei contadini, della terra, delle usanze, del rispetto per le persone. La scrittrice è un premio Nobel e lo dimostra.

    gesagt am 

  • 4

    Pearl S. Buck racconta la dura vita del contadino cinese tra 800 e 900, attraverso la modesta figura di Wang, dal giorno del suo matrimonio a quello della sua morte. Wang e la sua famiglia, inizialmen ...weiter

    Pearl S. Buck racconta la dura vita del contadino cinese tra 800 e 900, attraverso la modesta figura di Wang, dal giorno del suo matrimonio a quello della sua morte. Wang e la sua famiglia, inizialmente poverissimi, sono perennemente sottoposti alla durezza della vita rurale, sempre esposta al capriccio degli elementi, alle carestie, alle depredazioni. E’ una vita in cui non c’è posto per i sentimenti, regolata da ferree tradizioni familiari ancora prima che dagli affetti. Ma il loro costante attaccamento alla terra li salverà dalla miseria e ne farà, nel corso di lunghi anni, una famiglia agiata (i cui figli, come spesso capita, disprezzeranno la terra che li ha arricchiti).
     
    La Buck crebbe in Cina, come figlia di missionari, e vi ritornò da adulta ad insegnare all’università per alcuni anni, conosceva dunque perfettamente l’ambiente e la mentalità cinese. La buona terra non è un romanzo allegro:  dipinge con estremo e duro realismo la vita rurale in sé e le condizioni di arretratezza sociale in cui si svolgeva. Eppure a suo modo è un romanzo trascinante, che non ha mai un momento di noia, in cui gli anni scorrono veloci tra carestie e  buoni raccolti, disgrazie e colpi di fortuna, rovesci finanziari e intricate vicende familiari: una vera epopea il cui perno è sempre la terra. Il premio Nobel, che l’autrice ricevette nel 1938, le fu conferito, tra l’altro, “per le sue ricche e veramente epiche descrizioni della vita contadina in Cina”.

    E se la vita rurale era dura per gli uomini, lo era cento volte di più per le donne, che nella società cinese avevano un ruolo fondamentale ma misconosciuto (per usare un eufemismo). La storia della famiglia Wang non sarebbe infatti la stessa senza O-lan, la moglie di Wang, una donna taciturna, chiusa e non bella, ma capace e piena di risorse. E’ una persona che per forza di cose vive entro limiti ristrettissimi, ma la sua opera intelligente e silenziosa e la sua semplice, assoluta abnegazione alla vita familiare (ricevute entrambe nella più fredda ingratitudine) fanno di lei un personaggio indimenticabile.

    gesagt am 

  • 3

    In realtà appena l'ho finito (venti giorni fa ormai.. Serena riprendi il controllo delle tue letture!) a caldo ho dato 4*.. Ma mi accorgo ora che il libro inizia già a svanire e che il fastidio e il p ...weiter

    In realtà appena l'ho finito (venti giorni fa ormai.. Serena riprendi il controllo delle tue letture!) a caldo ho dato 4*.. Ma mi accorgo ora che il libro inizia già a svanire e che il fastidio e il prurito nei confronti del protagonista sono le sensazioni predominanti.
    La prima parte - la lotta quotidiana di Wang Lung nei campi, la fame, la disperazione, la necessità di mendicare e di fare i lavori più umili nella 'grande cittàì lontana migliaia di chilometri della propria casa, i sentimenti di umanità e forse anche amore che Wang Lung dimostra nei confronti di sua moglie O Lan - è sicuramente quella che mi è piaciuta, che mi ha coinvolta e soprattutto convinta. Il personaggio di Wang Lung in questa prima parte è stato un personaggio incostante: ora un emerito deficiente da prendere a padellate sulla nuca, ora un uomo di grande buon senso e saggio, incapace ad esempio di vendere la propria figlia femmina nel momento di estrema povertà o impietosito e orgoglioso di fronte alla grande forza fisica e morale della moglie.
    Appena Wang Lung diventa ricco però ho perso prima di tutto interesse e poi quel poco senso di comprensione e comunione che avevo instaurato con lui. Ho preso a detestarlo e a leggere insofferente fino alla fine :(
    Sul piano storico, per quanto io abbia trovato interessante la condizione dei contadini per cui la terra è in assoluto il bene più prezioso che possa esistere, ho provato un certo disagio innanzi tutto per il fatto che non c'è una collocazione storica ben definita.. E poi che a scriverlo sia stata una donna non cinese ma figlia di missionari in Cina. Lo so, mea culpa, ma mi ha comunque uggiato tantissimo la cosa XD

    gesagt am 

  • *** Dieser Kommentar enthält Spoiler! ***

    5

    Questo libro mi è stato prestato, e caldamente consigliato, da mia zia e da mia mamma quando ancora andavo alle medie (ormai circa 22-23 anni fa sigh!). L'ho letto a quell'epoca ma forse non era il mo ...weiter

    Questo libro mi è stato prestato, e caldamente consigliato, da mia zia e da mia mamma quando ancora andavo alle medie (ormai circa 22-23 anni fa sigh!). L'ho letto a quell'epoca ma forse non era il momento giusto...ho pensato di rileggerlo più e più volte e ora, dopo tutti questi anni ho deciso di acquistare la mia copia e di leggerlo penso con altri occhi. E così è stato, confermando la valutazione della zia, ma vedendolo con occhi diversi rispetto a quelli di una ragazzina in adolescenza. Il libro, e non è da sottovalutare nella valutazione, è stato scritto nel 1931 da una scrittrice occidentale ma che ha vissuto la sua infanzia in Cina e che quindi ha potuto constatare con i suoi occhi quello che le avveniva intorno (ed è di fondamentale importanza quando si scrive un libro di questo genere). Tutto apparentemente gira intorno alla figura di Wang Lung, contadino attaccato alla propria terra che lui considera fondamentale per l'esistenza sua e della sua famiglia patriarcale. Dico apparentemente perché da questa seconda lettura ho notato O-Lan, la moglie, che come donna serviva solo per: badare alla casa, sfornare figli MASCHI, fare da badante al vecchio padre, andare a lavorare nei campi etc etc. In una società che vede la donna come un oggetto, l'autrice riesce a far emergere tra una riga e l'altre la figura di una donna fantastica, di una ex schiava che però è il punto cardine di alcune scelte e di alcuni passaggi del libro...senza di lei lui non sarebbe diventato nessuno...ed il bello è che lui non se ne rende conto se non i quando è tutto finito, quando lei, dopo averlo servito per anni se ne sta andando...mi ha angosciato questa figura femminile, mi sono commossa in certi momenti e ritengo che il personaggio principale e fondamentale sia lei...finito lei finito anche l'interesse per il libro che rimane pur bello fino in fondo...da leggere assolutamente pensando che era tutto vero...che non sono romanzi, che una volta (e forse in alcuni villaggi ancora oggi) si viveva realmente così, si moriva così....

    gesagt am 

  • 4

    Non conoscevo assolutamente questo classico e nobel della letteratura.
    La storia di una famiglia cinese radicata nella sua terra in campagna.Wan-Lung coltivatore da sempre,cresciuto nei campi al momen ...weiter

    Non conoscevo assolutamente questo classico e nobel della letteratura.
    La storia di una famiglia cinese radicata nella sua terra in campagna.Wan-Lung coltivatore da sempre,cresciuto nei campi al momento di doversi sposare scelse "una schiava" appartenente ad una famiglia di ricchi signori.Ad egli non importava la bellezza ma solo avere accanto una moglie capace di stare nei campi e di generare figli che sarebbero stati suoi successori.
    La figura della schiava O-lang mi è piaciuta molto,nello stereotipo di schiava non ci si aspettava che fosse saggia e risoluta.Grazie a lei nel periodo della guerra quando dovettero lasciare la terra per spostarsi, riuscirono a sopravvivere.
    Generò 5 figli e partorì sempre da sola in una stanza e subito dopo ritornava nei campi,una forza indescrivibile di semplicità e devozione.
    Solo poi nella parte centrale del libro,finita la guerra si assiste all'arricchimento di Wan-Lung che sembra occidentalizzare la storia (e onestamente da questa parte in poi inizia pure a non piacermi questa figura)..
    L'agricoltore divenne padrone di terre e di argento,prese una seconda moglie, una concubina della sala del te, ella rappresentava la passione che lui non aveva mai provato.Trascurò definitivamente la moglie.Il denaro lo allontanò dalla terra e lo portò in città dove prese dimora in un palazzo abbandonato (precedentemente della famiglia di signori della quale fu schiava sua moglie).Provvide all'istruzione dei figli così da non sentirsi più ignorante di fronte alle contrattazioni commerciali del raccolto.Pian piano sistemò economicamente e sposò tutti i suoi figli ad eccezione dei due ultimi gemelli: la muta e il soldato.
    Nelle ultime pagine si avverte,con la vecchiaia,la saggezza iniziale tanto da portar con sè la sua schiava personale e la muta per morire nella terra e nella casa dove era nato e che gli aveva garantito la vita.Amare le ultime pagine nelle quali Wan-lung prende consapevolezza che i figli istruiti non avevano interesse nel tenere la terra,per loro non aveva alcun valore adesso che erano ricchi e da quì un pianto rotto segno che non ci sarà nessuno,dopo di lui che si occuperà di questa.Prese in mano un pugno di terra e la vide scivolare via proprio come il suo sogno.Era la fine!!!

    gesagt am 

  • 4

    La vera protagonista del romanzo è la terra. E’ la terra il fulcro intorno a cui ruota e cresce tutta la vita di Wang Lung. E’ la terra la base su cui si fonda la sua scalata sociale da semplice conta ...weiter

    La vera protagonista del romanzo è la terra. E’ la terra il fulcro intorno a cui ruota e cresce tutta la vita di Wang Lung. E’ la terra la base su cui si fonda la sua scalata sociale da semplice contadino a grande proprietario terriero. E’ la terra a cui la sua vita è indissolubilmente ancorata, anche quando le vicende sembra che lo portino ad allontanarsene. E’ la terra che gli dà forza e infatti è nei momenti in cui se ne allontana che la sua stabilità, la sua vita ne risentono. I suoi momenti di debolezza sono inequivocabilmente legati alla lontananza fisica dalla terra. E’ sempre con il sottofondo di questo indissolubile legame che osserviamo la sua famiglia crescere di livello sociale e in ricchezze fino a prendere il posto della precedente ricca famiglia poi miseramente decaduta. La stessa famiglia a cui Wang Lung si era umilmente presentato per sposare la schiava O-Lan. E proprio O-Lan, questo personaggio meravigliosamente doloroso e forte, è un’altra forte radice da cui trae forza Wang Lung. O-Lan, con i suoi silenzi e la sua umiltà, con il suo essere indispensabile pur essendo quasi invisibile è il vero personaggio di spicco del romanzo. La forza di Wang Lung e della sua famiglia non vengono da lui. Lui è solo il canale che fa fluire all’esterno e tramuta in atti pratici la forza della terra e di O- Lan . L’allontanamento fisico dalla terra e la morte di O-Lan decretano il lento sgretolarsi della famiglia. Come se le impalcature fossero crollate e ogni cosa perdesse stabilità. Romanzo bellissimo e doloroso, a tratti difficile da comprendere e da accettare dal punto di vista di un moderno occidentale. E O-Lan è un personaggio incredibile, uno dei più bei personaggi femminili di cui abbia mai letto.

    gesagt am 

  • 2

    Questo romanzo non è nelle mie corde perché manca completamente di dramma. Racconta una vita né brutta né bella, né fortunata né sfortunata, una vita come tante. Non è però una vita priva di avvenimen ...weiter

    Questo romanzo non è nelle mie corde perché manca completamente di dramma. Racconta una vita né brutta né bella, né fortunata né sfortunata, una vita come tante. Non è però una vita priva di avvenimenti: al contrario. Il protagonista sfiora molte tragedie. Dopo una giovinezza dura e povera, appena cominciato a fare fortuna col sudore della fronte perde tutto per colpa di una carestia, e quasi anche la propria vita e quella dei familiari, che per un pelo non muoiono di fame: una neonata viene pietosamente uccisa e una lattante rimane lesa e ritardata probabilmente per denutrizione. La famigliola scampa però al tragico destino di tanti contadini del nord (destino che tra l’altro, veniamo a sapere, si ripeteva in media ogni 7 anni: che periodico sterminio!) emigrando al sud e vivendo di elemosina e in durissime condizioni di miseria per un anno o due, fin quando il casuale scoppio di un moto rivoluzionario li mette in condizione di tornare a casa. Già ci sarebbe materiale a sufficienza per descrivere il dramma di questi diseredati e di tante indegnità accennate ma mai approfondite (i poveri reclutati forzatamente dall’esercito, le femmine vendute come schiave, i ricchi sempre rinchiusi fra alte mura). Tra l’altro veniamo a sapere che la moglie del protagonista, ex-schiava, ha subito ogni sorta di soprusi nell’infanzia e nell’adolescenza. Ma il marito non vuole approfondire; e l’autrice nemmeno. Anzi. Il protagonista si riprende e tira avanti benino, ricomincia ad accumulare ricchezza, i ragazzini vengon su bene. A un tratto impazzisce d’amore per una prostituta, rischia di perdere il senno: macché, se la compra e se la porta in casa come concubina, e dopo qualche mese tutto è superato. Un’invasione di cavallette travolge le campagne e i raccolti: ma il nostro se la cava benino anche stavolta. E’ forse più in gamba degli altri? Più intelligente, più buono, più religioso? Niente affatto: un uomo qualunque. Mediocre. Un uomo che segue il percorso tracciato per lui, senza farsi domande, senza porsi problemi, senza desiderare mai altro che benessere e pace. Poi arriva il momento che si scopre che i parenti importuni sono banditi pericolosi: è un brutto guaio? Dobbiamo preoccuparci, aspettarci una svolta tragica, violenza? Ma no, basta far finta di niente e piano piano, con l’aiuto di un po’ d’oppio, la faccenda si sgonfia da sé. I figli cresciuti cominciano a dare preoccupazioni: uno smania per le donne, l’altro non vuole lavorare la terra, un terzo non vuole studiare… ma tutto si risolve, a forza di soldi spesi per l’uno e per l’altro. Muore la moglie fedele, e il nostro ha un momento di rimorso: non è stato proprio un buon marito, ma come dice a sé stesso, ce n’è tanti di peggiori; noi lettori stavamo quasi per commuoverci, ma no, non è il caso, una volta seppellita la donna viene dimenticata e la vita va avanti. I vecchi muoiono, i nipotini nascono. Non è ancora finita: un’ultima volta il vecchio si infiamma per una fanciulla, una schiava desiderata dal suo figlio minore; egli se la prende, consapevole dei suoi diritti di capofamiglia e patriarca, e il ragazzo furioso se ne va di casa, a partecipare alla rivoluzione che nel frattempo è scoppiata, e dove troverà il suo posto. Ma se ne preoccupa il vecchio? Sente rimorso? S’interessa alle gesta rivoluzionarie del figlio? Affatto. Il conflitto gli è passato accanto, ancora una volta, senza toccarlo. (E così il conflitto rivoluzionario, del quale dichiara di non voler sapere nulla). Egli non ama i figli e i nipoti, così come non ha amato le sue donne e nessun’altro che non fosse la sua terra: questo amore è stato il suo unico, vero e duraturo sentimento. Ma è forse un mostro allora? Niente affatto. Un uomo come tanti. Per il lettore però è impossibile affezionarsi a lui o in lui immedesimarsi, tanto è insulso come personaggio. E allora? Tutti i drammi grandi e piccoli di questa vita vengono sfiorati e subito allontanati. Perché? Cosa resta? Resta l’ultima pagina, quella in cui i figli rimasti, ignorando le sue ultime volontà, si accordano per vendere la terra. Evidentemente, sembra voler dire l’autrice, non hanno capito nulla. Fastidiosamente battuto e ribattuto il tasto della terra, la buona terra, come sorgente di vita, radice dalla quale non si deve distaccarsi. Non solo come valore assoluto del protagonista contadino, bensì sembra quasi assunto a valore assoluto dall’autrice. Retorica, moralistica. Io ho sempre sentito un’altra versione: e questa è la prima volta che sento raccontare le bellezze e le gioie e le soddisfazioni di una vita passata a zappare, per non parlare delle inondazioni e delle siccità…
    E ancora: non mi piace lo stile della Buck, freddo, compassato, distaccato, corretto e perfetto ma senz’anima; da maestrina. Emozioni, zero.
    I paragoni che sorgono spontanei per questa piccola saga familiare (i Malavoglia, Mastro don Gesualdo, Furore, Una vita di Maupassant; per non parlare dei Buddenbrok o La coscienza di Zeno…) annichiliscono questo romanzo.

    gesagt am 

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