Discorso sulla servitù volontaria

Di

Editore: Jaca Book (Di fronte e attraverso: Pocket 44)

4.1
(170)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 115 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: A000176482 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Luigi Geninazzi

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Filosofia , Politica , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Di fronte e attraverso pocket 44Questo libro in questa edizione non ha ISBNScheda BNCFLa_Boétie, Étienne : deDiscorso sulla servitù volontaria / Etienne De La Boétie ; a cura di Luigi GeninazziMilano : Jaca Book, 1979.115 p. ; 18 cm ( Di fronte e attraverso )Titolo originale: Discours de la servitude volontaireBN 81-8642. I. Geninazzi , Luigi 323.4 (ed. 18) - DIRITTI CIVILILa_Boétie, Étienne : de è la forma preferita per:La_Boëtie, Éstienne : de
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  • 5

    Non è difficile soggiogare un popolo. Basta inebetirlo, dividerlo e farlo litigare. Basta buttargli quattro denari facendogli credere che si tratti d’un atto generoso e non s’accorga che invece si spa ...continua

    Non è difficile soggiogare un popolo. Basta inebetirlo, dividerlo e farlo litigare. Basta buttargli quattro denari facendogli credere che si tratti d’un atto generoso e non s’accorga che invece si spaccia come “dono” una parte dei beni di cui è stato derubato. Dopodiché milioni di uomini inneggeranno al signore e si ritroveranno volontariamente sottomessi a un loro simile solo un po’ più scaltro e disumano.
    Infine, si mettano quattro o cinque persone a sostegno del tiranno e il gioco è fatto.
    Ma allo stesso modo non è difficile sconfiggere il tiranno. Non c’è nemmeno bisogno di combatterlo. Egli verrà meno da solo nel momento in cui il popolo non accetterà più di servirlo. Non occorrerà togliergli qualcosa, basterà non attribuirgli nulla.
    Il semplice rifiuto alla sottomissione è di per sé un atto di liberazione.

    "Costui che spadroneggia su di voi non ha che due occhi, due mani, un corpo e niente di più di quanto possiede l'ultimo abitante di tutte le vostre città. Ciò che ha in più è la libertà di mano che gli lasciate nel fare oppressione su di voi fino ad annientarvi. Da dove ha potuto prendere tanti occhi per spiarvi se non glieli avete prestati voi? Come può avere tante mani per prendervi se non è da voi che le ha ricevute? E i piedi coi quali calpesta le vostre città non sono forse i vostri? Come fa ad avere potere su di voi senza che voi stessi vi prestiate al gioco? E come oserebbe balzarvi addosso se non fosse già d'accordo con voi? Che male potrebbe farvi se non foste complici del brigante che vi deruba, dell'assassino che vi uccide, se insomma non foste traditori di voi stessi?..."

    Questo discorso non è un appello alla rivolta, ma la semplice constatazione di come si può arrivare alla condizione di sudditanza. È un invito alla riflessione sulle due figure, quella del servo e quella del tiranno. Poche pagine per far capire che il rifiuto del primo sconfiggerebbe la prepotenza del secondo.

    E dire che lo scrisse intorno alla metà del '500.

    ha scritto il 

  • 2

    A parte il tentativo di mettere in luce ( per altro in modo sommario e disorganico) il comportamento dell'uomo nei confronti del potere e la sua sottomissione - intesa prima di tutto come atteggiament ...continua

    A parte il tentativo di mettere in luce ( per altro in modo sommario e disorganico) il comportamento dell'uomo nei confronti del potere e la sua sottomissione - intesa prima di tutto come atteggiamento psicologico- in luogo di una libertà che andrebbe non solo proclamata ma soprattutto conquistata interiormente, questo libretto rivela tutti i suoi difetti.

    ha scritto il 

  • 2

    Ripescato perché?

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    Come nel cinema la penuria di sceneggiature qualitative spinge ad adattare sempre più di frequente trame narrative dalla letteratura di carta, così si trovano spesso a scaffale ripescaggi di saggi ...continua

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    Come nel cinema la penuria di sceneggiature qualitative spinge ad adattare sempre più di frequente trame narrative dalla letteratura di carta, così si trovano spesso a scaffale ripescaggi di saggi redatti in secoli a noi lontanissimi, che dovrebbero, a detta dei curatori, proporre imperiture chiavi di lettura del presente.
    E invece sono solo noiosi e datati pamphlet, riproposti per parlare e far parlare di argomenti di attualità, a prescindere dalla qualità del prodotto. In questo caso, si parla di tirannia e di abdicazione di diritti, con un richiamo abbastanza palese alle vicende del signor B, contro il quale il Gruppo Spagnol (a cui appartiene Chiare Lettere) porta avanti da anni una battaglia culturale e mediatica.

    ha scritto il 

  • 5

    Me ne sono venuti in mente a centinaia di individui che hanno questa particolare propensione a privarsi della propria libertà. Stupisce che un autore del Seicento sia tanto attuale, ma se in un Paese ...continua

    Me ne sono venuti in mente a centinaia di individui che hanno questa particolare propensione a privarsi della propria libertà. Stupisce che un autore del Seicento sia tanto attuale, ma se in un Paese come il nostro c'è ancora una gran quantità di gente che sputa addosso alla propria dignità tanto tranquillamente vuol dire che probabilmente siamo noi ad esserci fermati al Seicento.

    ha scritto il 

  • 2

    un'occasione mancata

    ho comprato il libro perché mi colpiva il titolo e mi interessava l'argomento; ora che l'ho finito, la mia curiosità è rimasta tale e quale a prima.
    è vero, i classici non hanno mai finito di dire qu ...continua

    ho comprato il libro perché mi colpiva il titolo e mi interessava l'argomento; ora che l'ho finito, la mia curiosità è rimasta tale e quale a prima.
    è vero, i classici non hanno mai finito di dire quel che hanno da dire, e in questo caso si parla di un classico che, pur usando argomentazioni un bel po' datate, dice il vero. la vera, grande pecca del libro è, a mio parere, l'introduzione, scritta per metà citando il libro stesso (quindi consiglio di leggerla dopo), con la stessa genericità e mancanza di appigli alla realtà d'oggi - eppure è firmata Flores D'Arcais.
    gradevole il saggio in appendice, settecentesco, molto ironico.

    ha scritto il