Do Androids Dream of Electric Sheep?

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Publisher: Random House USA Inc

4.1
(5294)

Language: English | Number of Pages: 244 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , French , Chi traditional , German , Italian , Catalan , Portuguese , Slovenian , Czech , Norwegian , Polish , Greek , Chi simplified

Isbn-10: 0345404475 | Isbn-13: 9780345404473 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , School & Library Binding , Audio Cassette , Mass Market Paperback , Audio CD , Others , Leather Bound , eBook

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
"The most consistently brilliant science fiction writer in the world."--John BrunnerTHE INSPIRATION FOR BLADERUNNER. . . Do Androids Dream of Electric Sheep? was published in 1968. Grim and foreboding, even today it is a masterpiece ahead of its time.By 2021, the World War had killed millions, driving entire species into extinction and sending mankind off-planet. Those who remained coveted any living creature, and for people who couldn't afford one, companies built incredibly realistic simulacrae: horses, birds, cats, sheep. . . They even built humans.Emigrees to Mars received androids so sophisticated it was impossible to tell them from true men or women. Fearful of the havoc these artificial humans could wreak, the government banned them from Earth. But when androids didn't want to be identified, they just blended in. Rick Deckard was an officially sanctioned bounty hunter whose job was to find rogue androids, and to retire them. But cornered, androids tended to fight back, with deadly results."[Dick] sees all the sparkling and terrifying possibilities. . . that other authors shy away from."--Paul Williams Rolling Stone
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  • 4

    "È la condizione fondamentale della vita essere costretti a far violenza alla propria personalità."

    Leggevo.
    E mi chiedevo.
    - Come mai ci sarà bisogno di fare un test verbale agli androidi per comprendere se sono macchine? Non basterebbe pungerli con uno spillo per vedere se hanno sangue che scorre ...continue

    Leggevo.
    E mi chiedevo.
    - Come mai ci sarà bisogno di fare un test verbale agli androidi per comprendere se sono macchine? Non basterebbe pungerli con uno spillo per vedere se hanno sangue che scorre loro nelle vene? -
    [E qui qualcuno alzando gli occhi al cielo penserà..."Questa proprio per la Fanta non è portata..."]

    Si connettono i neuroni e il test di Voigt-Kampff mi richiama le sequenze del film "The imitation game" in cui Alan Turing descrive qualcosa di assai simile che comincia con la domanda "Facciamo un gioco: sono un uomo o una macchina?" Sarà venuto prima Turing o prima Dick? Mi documento... prima Turing...

    Basta farti queste domande, non divagare e prosegui. Mi dico. Gli androidi del futuro sicuramente avranno sangue sintetico, no? Cerca di immedesimarti. È Fantascienza perbacco!

    Quindi proseguo.
    - Ma gli androidi mangiano? Come può una macchina nutrirsi? -
    Dannata testolina razionale. Spegniti. Fatti assorbire dalla storia! Mi ripeto.

    - Sesso. Eh beh. Me lo aspettavo che pure lì saremmo arrivati. Certo gli androidi ( femmine ) fanno pure sesso. -

    Beh un androide forse è meglio di una bambola gonfiabile. Penso.
    Eppure. È proprio da questo particolare, è proprio da questo momento particolare dell'intreccio in cui la storia, a mio opinabilissimo giudizio, comincia a decollare.
    Non perché fosse il sesso l'obiettivo del racconto... No, tutt'altro...Ma perché questo rapporto per di più proibito tra uomo e droide è completamente destabilizzante per il protagonista. Il protagonista, cacciatore di androidi, si rende conto di provare pena e sentimenti nei confronti delle macchine. Si sente attratto da esse, da queste 'cose femmine'. Comincia a far fatica a fare il suo mestiere, comincia a pensare di non stare facendo la cosa giusta, poiché non è giusto uccidere ('ritirare') nessuno ...

    "Dovunque andrai, ti si richiederà di fare qualcosa di sbagliato."

    In un mondo in cui l'animale rappresenta una rarità, ogni forma umana acquista dignità incommensurabile. Il ragno. Il rospo. Qualsiasi cosa non sia regolata da congegni elettronici. In un mondo in cui gli esseri umani sono in via di estinzione, non rimane altra scelta che affezionarsi alle macchine? Accudimento. Empatia. Necessità di identificazione. Sono ciò che differenzia l'uomo dall'androide.

    E Dick descrive un futuro di struggente solitudine. Uomo solo regolato da congegni che ne determinano umore e i desideri.

    «Fai l'888», disse Rick mentre l'apparecchio si riscaldava. «Desiderio di guardare la TV, qualsiasi cosa trasmetta».

    Congegni che lo aiutano a sopportare una vita in cui tutto sembra destinato a trasformarsi in palta o polvere radiottiva. Uomo distrutto quindi da ciò che la sua stessa mente ha partorito.

    "Una volta, pensò, avrei visto le stelle. Anni fa. Ma ora non c'è altro che polvere; sono anni che nessuno vede più le stelle, perlomeno non dalla Terra. Magari me ne andrò da qualche parte dove si vedono ancora le stelle [...]
    In un posto dove nessun essere vivente andrebbe. A meno che non sentisse che la sua fine fosse vicina."

    Una visione cupa, allucinata, desolante e desolata. Ammazza com'è triste questo mondo cui l'uomo si deve difendere dalle macchine. Arriveremo lì? Magari non proprio come lo ha pensato Dick... Ma la palta e la polvere che come un immenso blob mangiano tutto non paiono poi essere così lontani...

    E a fine lettura il fascino inquieto di questo racconto che ha ispirato il film culto "Blade Runner" rapisce anche me.

    said on 

  • 5

    Fantascienza ma non solo

    Pur appartenendo di fatto alla categoria fantascientifica, il romanzo di Philip K. Dick in realtà ha molti più risvolti nascosti fra le pagine: moralità, filosofia, empatia. Tutto il romanzo è un alte ...continue

    Pur appartenendo di fatto alla categoria fantascientifica, il romanzo di Philip K. Dick in realtà ha molti più risvolti nascosti fra le pagine: moralità, filosofia, empatia. Tutto il romanzo è un alternarsi di punti di vista fra esseri umani e androidi Nexus-6, riproduzioni quasi perfette del genere umano. Queste macchine difettano però di empatia ed è questo che li distingue dagli uomini: oppure è il contrario?
    E' bellissimo anche il contesto: un pianeta Terra distrutto e radioattivo, con pochi abitanti, dove il livello sociale di un individuo è dettato dall'animale domestico che possiede.
    Gran bel libro, ne consiglio la lettura anche a chi non è appassionato di libri di fantascienza.

    said on 

  • 4

    La terra desolata

    Da lungo tempo volevo leggere questo libro, mossa soprattutto dalla curiosità di verificare le differenze (e le concordanze) rispetto alla versione cinematografica. Che sono tante, a cominciare dal f ...continue

    Da lungo tempo volevo leggere questo libro, mossa soprattutto dalla curiosità di verificare le differenze (e le concordanze) rispetto alla versione cinematografica. Che sono tante, a cominciare dal famoso monologo -introvabile nel testo di Dick- "Io ne ho viste cose che voi umani...".
    Eppure, la dissonanza maggiore, secondo me, riguarda l'ambientazione.
    In Blade Runner quel che mi colpì di più fu l'atmosfera: quella pioggia incessante che sembra penetrare - e scavare- persino nello spettatore. Nel libro, invece, è la polvere a farla da padrone. Pioggia "solida" per Philip K. Dick; pioggia "liquida" per Ridley Scott. Due diverse metafore per due capolavori.
    Quale preferisco? Il film, sicuramente. Indimenticabile il sogno dell'unicorno (animale dall'affascinante valenza simbolica) che nella sequenza finale si materializza in forma di origami.

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  • 4

    “Si precipita nell’apatia, perché si è perso qualsiasi senso del proprio valore. Non importa sentirsi meglio perché ormai non si vale più niente...”

    Avevo sentito parlare di tutti e due, ma non ho mai visto il film, né tanto meno letto il libro, è bastato un aiutino e così almeno il libro ho potuto archiviarlo.
    Questo romanzo, da molti critici rit ...continue

    Avevo sentito parlare di tutti e due, ma non ho mai visto il film, né tanto meno letto il libro, è bastato un aiutino e così almeno il libro ho potuto archiviarlo.
    Questo romanzo, da molti critici ritenuto non il migliore della produzione di Philip K. Dick, vide comunque sorgere, per sfortuna dell’autore, il suo momento di gloria immediatamente dopo la sua morte; lui stesso non attribuì grandi potenzialità a questo scritto, preferendo puntare, con alterna fortuna, su altro della sua produzione.
    In realtà questa storia, che tratta di androidi, che non si sa se sognino pecore elettriche o meno, merita in pieno di affiancarsi agli altri grandi titoli di romanzi distopici della letteratura di fantascienza.
    La terra, manco a dirlo, dopo la terza guerra mondiale, è ridotta malino: animali quasi estinti e la cui ormai scarsa reperibilità implica risvolti anche inaspettati per gli esseri umani; molte zone disabitate e i pochi rimasti di abitanti in balia di molte delle conseguenze di quella guerra, tra cui tempeste e piogge di polveri radioattive da cui ci si difende con scarsa efficacia. Ma è comunque una società evoluta in grado di colonizzare altri pianeti e creare anche dei robot androidi con sistemi di intelligenza artificiale avanzatissima.
    Il problema si presenta proprio con questi androidi che, equipaggiati con sistemi intellettivi sempre più perfetti, acquistano nuova consapevolezza, fino ad arrivare, in alcuni casi, alla ribellione.
    Il tema principale è proprio questo: Dick pone l’accento sul deterioramento della razza umana e sulla sua capacità di empatizzare senza l’aiuto di santoni, animali o altro che sia, si dà la caccia a intelligenze evolute ribelli mentre gli uomini stessi sono ormai scesi al livello di macchine che hanno bisogno di altre macchine per funzionare bene. Chi è cosa e soprattutto chi è il migliore, si innesta una confusione di ruoli che crea interrogativi, perplessità e dubbi e quello che emerge è sempre il vecchio e caro bagaglio di angosce che non abbandonerà mai l’umanità.
    Ci sono altri temi nel romanzo, che a differenza degli altri non si concentra su un futuro basato su controlli dittatoriali della società; questa volta l’anello debole è l’uomo che, come sempre, rimarrà in balia di eventi creati da lui stesso, ed è emblematico il test atto a smascherare gli androidi che affida i risultati ad impercettibili reazioni di qualche microsecondo bastanti a sancire la differenza tra uomini e macchine, ma non tra cosa è giusto e cosa no…

    «Dovunque andrai, ti si richiederà di fare qualcosa di sbagliato. È la condizione fondamentale della vita essere costretti a far violenza alla propria personalità. Prima o poi, tutte le creature viventi devono farlo. È l’ombra estrema, il difetto della creazione; è la maledizione che si compie, la maledizione che si nutre della vita. In tutto l’universo.»

    said on 

  • 3

    VISIONARIO

    Consueto stile di scrittura di Dick, che non amo particolarmente. Solite idee geniali (il modulatore di umore, favoloso...) e interessanti dilemmi etici. Trama un po' irrisolta (Rachel?), con elementi ...continue

    Consueto stile di scrittura di Dick, che non amo particolarmente. Solite idee geniali (il modulatore di umore, favoloso...) e interessanti dilemmi etici. Trama un po' irrisolta (Rachel?), con elementi assai diversi dal film (l'ossessione per la cura degli animali, Mercer), giustamente tagliati dalla pellicola. Sensazione finale: film più coerente e appasionante, con gli aspetti più interessanti approfonditi e altri tagliati. Per una volta, meglio il film.

    said on 

  • 0

    Ho visto cose che voi umani...

    Blade runner non è la trascrizione del libro di Philip K. Dick.
    Non è solo per le differenze nell’ambientazione, nei personaggi, nella struttura narrativa.
    Sono due “oggetti” diversi, con prospettive ...continue

    Blade runner non è la trascrizione del libro di Philip K. Dick.
    Non è solo per le differenze nell’ambientazione, nei personaggi, nella struttura narrativa.
    Sono due “oggetti” diversi, con prospettive e visioni dell’uomo secondo me abbastanza differenti.
    L’unico sottotesto comune è una domanda.

    Cosa è l’umano?

    In Blade runner l’umano ha a che fare con il Tempo.
    Il passato rende all’umano la sua identità – non a caso i ricordi impiantati sono l’ultima frontiera degli androidi Nexus 6 – , l’esperienza da trasmettere è ciò che costituirà il passato di quel che verrà, in una traiettoria tesa all’infinito.

    Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. […] E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.

    Le parole pronunciate da Roy prima che il suo tempo finisca, sono la rivendicazione del diritto alla vita e alla prosecuzione della vita.
    Gli androidi ribelli vogliono tempo.
    Vogliono vivere più a lungo, senza scadenza.
    Vogliono emanciparsi dalla loro condizione di prodotto, ovvero di oggetto, ovvero di schiavo.
    Roy uccide suo padre, il costruttore, che lo ha imprigionato in una scadenza.
    Roy è l’angelo ribelle, è Lucifero.
    (anche l'iconografia del personaggio rimanda all'angelo ribelle, il biondo portatore di luce)
    Il simbolo della libertà è il tempo.
    Immortalità.
    La ricerca della pietra filosofale, l’aldilà dei paradisi, il desiderio a tutti i costi di avere figli.
    L’uomo ha sempre rigettato, in un modo o nell’altro, l’idea di essere a termine, di avere una scadenza.
    Avere una scadenza è la schiavitù dell’uomo.
    Uomo o cloni dell’uomo.

    Non è così nel libro di Dick.
    Umano è ciò che è in grado di provare empatia verso l’altro.
    I cacciatori di taglie individuano i soggetti (oggetti?) da “ritirare” attraverso un test che misura la capacità di empatia.
    Anche i modelli Nexus 6, i più avanzati, nonostante tendano ad assimilarsi agli uomini, ne difettano.
    Ma gli uomini?
    Tra edifici che si decompongono e automobili volanti, ne sono rimasti volontariamente pochissimi.
    (altro che babele di lingue e di razze del film di Ridley Scott)
    Alcuni non possono emigrare verso le colonie extraterrestri: sono i cervelli di gallina, marchiati dagli effetti della guerra mondiale del 1992 che ha ridotto il mondo in palta e lo ha ricoperto di polvere.
    John Isidore è uno di loro.
    (Il mio personaggio preferito. Nel film non c’è. E’ stato inserito invece il genetista giocattolaio, con funzione meramente strumentale)
    Isidore è l’unico inquilino di un enorme condominio abbandonato.
    Lavora come conducente di furgone per la Clinica per animali Van Ness.
    Gli animali veri sono pochissimi: chi non può permetterseli, si accontenta di quelli artificiali.
    Prendersi cura di un animale è segno di empatia.
    [Mi sono venuti in mente i Furby e i Tamagotchi ]

    Ma anche il desiderio di possedere un animale è un falso desiderio, perché in realtà, tranne per Isidore, che non vede la differenza tra quelli veri e quelli artificiali, rappresenta solo uno status symbol.
    E’ una grande truffa anche il mercerianesimo, la “religione” di Mercer, che attraverso una scatola si mette in contatto con tutti i suoi seguaci - in una catena che abbraccia tutta l'umanità - affinchè condividano gioia e sofferenza, soprattutto sofferenza.
    (sulla valenza simbolica della scatola empatica, su Mercer, sulla voce unica che viene trasmessa da radio e tv, sul rapporto tra il cacciatore di androidi e sua moglie Iran ci sarebbe da scrivere un papiellone)

    Sognano gli androidi le pecore elettriche?
    Sognano ciò che sognano gli uomini, possedere un animale, che sia un cavallo, una capra, un ragno?
    Desiderano gli androidi entrare in empatia con gli altri?

    Nel libro il problema non sono gli androidi.
    Sono gli uomini.
    Sono loro che si avvicinano alle macchine, a oggetti, a cose.
    Palta.

    Il futuro immaginato da Dick è molto più claustrofobico e inquietante di quello consegnato alla memoria collettiva dal film di Ridley Scott.

    Diversi, diversamente bellissimi.

    said on 

  • 4

    Delusione, cocente delusione

    " Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:
    navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
    e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
    E ...continue

    " Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:
    navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,
    e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
    E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo,
    come lacrime nella pioggia.
    È tempo di morire."

    Dov'è??? Ma uno legge tutto il libro aspettando questo monologo, per scoprire che è farina del sacco di Ridley!!!!

    said on 

  • 5

    Restiamo umani

    Questo è un Philip Dick d'annata: 1968. Ci sono tutte le ambiziose tematiche che lo ossessionavano in quegli anni: la tensione verso il divino e l'assoluto, il labile confine che separa la realtà dall ...continue

    Questo è un Philip Dick d'annata: 1968. Ci sono tutte le ambiziose tematiche che lo ossessionavano in quegli anni: la tensione verso il divino e l'assoluto, il labile confine che separa la realtà dall’allucinazione, che distingue la vita umana da quella artificiale. Con la forza visionaria di un paranoico Dick ci contagia, dopo poche pagine siamo intrappolati nel mondo claustrofobico in cui fa agire i suoi anti-eroi, personaggi disperatamente soli e privi di punti d'appiglio, immersi in una realtà inconoscibile nella quale anche Dio potrebbe essere una finzione. Li sentiamo così vivi e plausibili forse perché ci ricordano quanto ci sentiamo a nostra volta isolati e confusi, nel nostro "precariato" economico, affettivo, esistenziale, circondati da una tecnologia che rischia di alienarci ulteriormente. Eppure Dick ci esorta, per quanto angosciante possa essere la situazione, a non smettere chiederci cos'è che ci rende umani, ed a comportarci di conseguenza.
    Se l’aver visto ed apprezzato Blade Runner vi frena dal leggere il romanzo, non esitate oltre; bellissimo il film, ma qui c'è molto di più

    said on 

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