Don Chisciotte della Mancia

Di

Editore: Einaudi (I Millenni)

4.3
(5070)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 1201 | Formato: Cofanetto | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Portoghese , Chi semplificata , Tedesco , Francese , Olandese , Polacco , Greco , Indiano (Hindi) , Danese

Isbn-10: A000115444 | Data di pubblicazione:  | Edizione 5

Traduttore: Vittorio Bodini

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Paperback , Copertina rigida , Rilegato in pelle , Copertina morbida e spillati , CD audio , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Umorismo , Viaggi

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Descrizione del libro
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  • 4

    E' molto difficile parlare di Don Quijote. Sono mille le pagine, mille gli avvenimenti e mille i dettagli che si evolvono in un luogo e in un tempo poco definito o comunque scandito solo dai passi e l ...continua

    E' molto difficile parlare di Don Quijote. Sono mille le pagine, mille gli avvenimenti e mille i dettagli che si evolvono in un luogo e in un tempo poco definito o comunque scandito solo dai passi e la polvere che muove la pazzia di Don Quijote in luoghi bizzarri. Lo stesso stratagemma del dubbio dell'autorità letteraria è nella I parte un dettaglio che svolge, in tutto il corso della vita di Don Quijote, una disarmante importanza. Cervantes è il patrigno di questo figlio, brutto ma buono. Il vero autore è Cide Hamete Benengeli, un storico musulmano che ha ampio spazio nella II parte dato che nella I parte si continua a mettere in dubbio la paternità dell'autore storico attraverso molteplici autori che appaiono e scompaiono tra scartoffie, annali della Mancia e quante altre voci. Il narratore è quindi inaffidabile e di secondo grado ma artefice di una narrazione in cui la focalizzazione è zero (narratore esterno, eterodiegetico e onnisciente). Questo pretesto permette a Cervantes, di sviluppare una storia verosimile incentivata sull'immaginazione e meraviglia che diventa il protagonista assoluto di entrambi le parti. L'immaginazione, o per meglio specificare, il genio malato di Don Quijote permette avventure che, se in un primo momento nessuno crede possano palesarsi, successivamente se ne ammirano in maniera tale da diventare parte integrante della fantasia di Don Quijote. Sancho è chiaramente uno trai primi a credere in queste manifestazioni illusorie di Don Quijote:
    Yo creo lo que tu ves (I,8)
    Anche se Sancho spesso riconosce che il suo signore sia un pazzo da legare e molte volte crede che le sue illusioni siano frutto di menzogna, come l'episodio della cava di Montesinos che diventa più volte un simbolo delle bugie che Don Quijote da sconfessare solo grazie ad altre persone. In particolare questa prova della verità è casualmente messe nelle mani del galeotta Ginés de Pasamonte, liberato dallo stesso cavaliere nella prima parte, ma che nella seconda parte si nasconde dietro la falsa identità di Maese Pedro il burattinaio con una scimmia indovina. Don Quijote e Sancho sperimentano la verisimiglianza e realtà in continuazione ma è in questo incontro che predomina il fittizio alla realtà e si palese in una lapidaria sentenza da parte di Maese Pedro:
    El mono dice que parte de las cosas que vuesa merced vio o pasó en la cueva son falsas y parte verisímiles (I,25)
    Il ruolo che la retorica aristotelica ha in questo romanzo rende molti eventi del romanzo pura burla a Don Quijote, anche se quest'ultimo crede di vivere tutto con una lucidità impeccabile. Epocali sono gli scherzi che la duchessa e il duca fanno ai due ingenui durante la II parte. In particolare gli scherzi riguardanti la storia de la dueña Dolorida (II, 38) e l'episodio che riguarda Clavileño (II,40-41) così come la falda delusione amorosa di Altisidora (II, 4, 46, 48, 50, 57, 69, 70) che si rivela tutto uno scherzo. Ma non solo, basti ricordare la conclusione della prima parte che vede la realizzazione dell'ingegnoso piano del prete e del barbiere. Don Quijote, maledetto e incatenato, viene chiuso in un carro grazi all'intervento opportuno di Dorotea che si traveste nella principessa di Micomicona e che è stata promessa sposa al gigante Pandafilando dal padre della principessa ma quest'ultima, non volendo sposarsi con il gigante, cerca un cavaliere che potesse salvarla e sposarsi con lei.
    La burla è quindi un elemento fondamentale nelle avventure di Don Quijote che riesce sempre a divertire grazie a un equilibrio delle singole parti che intervengono in questo gioco di ruolo. Ed è questo la cosa che più diverte. L'intricato gioco di ruolo a cui si prestano più o meno tutti i personaggi diventa un intervento all'interno della locura di Don Quijote che si manifesta nella più ingenua realtà che percepisce Sancho Panza ma che giustifica come veritiera e reale solo Don Quijote.
    Nonostante questo aspetto, è interessante notare l'inter-testualità dell'opera che si dimostra impreziosita dalle molte citazioni che vi sono all'interno. La prima è sicuramente "Disciplinas Clericalis" di Pedro Alonso che viene citato spesso lungo tutta la I parte del romanzo. Un esempio di ciò è nel I parte capitolo 20, quando a Sancho viene chiesto di raccontare una storia che termina:
    No, señor, en ninguna manera, respondió Sancho, porque así como yo pregunté a vuestra merced que me dijese cuántas cabras habían pasado, y me respondió que no sabía, en aquel mismo instante se me fue a mí de la memoria cuanto me quedaba por decir, y desde luego que era de mucha virtud y contento.
    Lo stesso racconto è presente in "Disciplinas Clericalis" come il XII racconto.
    "Se trata de un río muy grande, la embarcación es muy pequeña y el rebaño muy numeroso. Deja pues que el paisano pase a todas sus ovejas y cuando termine contaré la historia que he comenzado". Así calmó el fabulista al rey que quería oír fábulas largas.
    Ma non è certamente l'unica citazione presente nell'opera. Un'altra citazione è l'Amadigi di Gaula, modello della cavalleria del XIV secolo. Non solo Don Quijote cerca continuamente di superare o almeno avvicinarsi al modello di Amadigi di Gaula ma Cervantes riempie spesso la sua immaginazione con personaggi tratti da Amadigi. Uno tra questi è il sabio Frestón, ispirato a Arcaláus el Encantador. La magia è sia nella I e II parte uno degli elementi insostituibili e che, nella II parte, diventa la protagonista assoluta grazie alla Duchessa. Effettivamente dalla I alla II parte vi sono dei cambiamenti molto evidenti non solo nelle reazioni dei personaggi che riconoscono immediatamente Don Quijote e Sancho Panza (p. II) ma soprattutto nella scelta della narrazione che vede una drastica riduzione e/o eliminazione delle interpolazioni narrative della II parte rispetto alla I parte, come si legge nel capitolo 44 della II parte. In effetti la I parte ha diverse interpolazioni e novelle brevi che distolgono l'attenzione da Don Quijote. Tra queste troviamo: Grisostomo e Marcela (come genero pastorale), Leandra (genere pastorale) e l'episodio tra Dorotea, Cardenio, Luscinda e don Fernando. Oltre a queste, vi sono due novelle rivenute nella venta: El capitan cautivo e El curioso impertinente (I parte, 33–35 e 39–41 ) che fanno parte la prima del genere moro-arabe e la seconda del genere italiano.
    Ma c'è anche un'altra differenza sostanziale tra le due parti e quella riguarda soprattutto la disposizione di Don Quijote a immaginare. In effetti, l'episodio della caverna di Montesinos resta una dell'esperienze in cui il cavaliere dalla Triste figura inizia spegnersi e stancarsi ma soprattutto a non immaginare più i luoghi, come le ventas, un castello. E' chiaro che questa scelta preannuncia la morte di Don Quijote e il ritorno di Alonso Quijano. Il suo rientro appare però ambiguo e straordinario per gli altri personaggi che continuano a rivolgersi all'hidalgo come Don Quijote.

    ha scritto il 

  • 0

    My Personal Italian Book Challenge: un libro che ho sempre voluto leggere (e non l'ho mai fatto)

    El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha

    Venti giorni, duecento pagine, un quarto di libro. Sarà un viaggio lungo lungo, caro il mio Cavaliere dalla Triste Figura!

    ha scritto il 

  • 3

    La lettura del Don Chisciotte è tutto fuorché uniforme: a capitoli che si fanno divorare con estrema facilità e che non fanno mai sentire il lettore sazio di particolari seguono sezioni più lente, ma ...continua

    La lettura del Don Chisciotte è tutto fuorché uniforme: a capitoli che si fanno divorare con estrema facilità e che non fanno mai sentire il lettore sazio di particolari seguono sezioni più lente, ma la grandezza dell'opera e la sua gloria letteraria appaiono immediatamente evidenti grazie ai contenuti originali, alle caricature, all'ironia e alla sottile dialettica fra idealismo e realismo, cui si accompagna un'amara riflessione sull'utopia dei valori del passato e la prosasticità dell'era moderna e con la trama metaletteraria che emerge in modo più o meno evidente.
    http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2016/08/don-chisciotte-della-mancha-cervantes.html

    ha scritto il 

  • 5

    Incommentabile, nel senso buono però!
    Cervantes trasporta in un altro mondo, inventato però credibile, sembra quasi di averlo conosciuto per davvero uno come il Quijote.

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissimo. Una satira dei libri cavallereschi e anche il primo romanzo moderno della storia. Sebbene siano due libri voluminosi li ho letti tutti d'un fiato per quanto la storia è ironica e scorrevol ...continua

    Bellissimo. Una satira dei libri cavallereschi e anche il primo romanzo moderno della storia. Sebbene siano due libri voluminosi li ho letti tutti d'un fiato per quanto la storia è ironica e scorrevole. Che dire delle imprese di Don Chisciotte e del suo fedele scudiero Sancho Panza? Un vero spasso. Ma non mancano di certo momenti di grande riflessione, caratterizzati dalle digressioni nelle quali si delineano le storie dei personaggi che i due protagonisti incontreranno nel corso del loro viaggio. Un classico da non perdere.

    ha scritto il 

  • 2

    07/07
    Abbandonato già una volta dopo meno di 50 pagine. Ci riprovo.
    Devo riuscire a leggere 'sto libro!
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    18/07
    Quando parli di Don Chisciotte CHIUNQUE ti cita i mulini a vento e le ...continua

    07/07
    Abbandonato già una volta dopo meno di 50 pagine. Ci riprovo.
    Devo riuscire a leggere 'sto libro!
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    18/07
    Quando parli di Don Chisciotte CHIUNQUE ti cita i mulini a vento e le pecore. Pure nella canzone di Guccini: mulini a vento e pecore. Tutti sanno dei mulini a vento e delle pecore.
    Il fatto è che i mulini a vento e le pecore sono nelle prime 128 pagine.
    Quindi o nelle restanti 800 pagine e spicci non succede nulla di significativo, o una percentuale considerevole di lettori si ferma dopo un tot e poi parla dei mulini e delle pecore, perché quelli ha trovato. Dubbi, grandi dubbi.
    Io proseguo, vediamo che fa.
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    20/07
    E perché tra gli episodi che vengono citati, sempre gli stessi due o tre, nessuno parla mai dei galeotti? Perché si tende a vedere questo romanzo come la summa dell'ironia e del sarcasmo, lo sbeffeggiamento della letteratura "costruita", la metafora dell'idealismo, l'accusa contro i "mala tempora" che sempre currunt, e tutta una serie di robe fighe che io, nella mia pochezza, non colgo... e non si fa mai riferimento ai galeotti?
    Non è metafora di niente il fatto che 'sto matto libera dei condannati perché, cito, "mi sembra dura cosa rendere schiavi coloro che Dio e natura hanno creato liberi. Lasciate che ognuno se la veda con il proprio peccato, il Dio del cielo non dimentica di punire il cattivo e premiare il buono, e non è bene che uomini onorati siano i carnefici di altri uomini, e senza nessun vantaggio" (corsivo mio)?
    Perché non è uno degli episodi che si nominano in continuazione per far vedere di aver letto il libro?
    E perché Cervantes fa rubare a uno dei galeotti il mulo di Sancio, se poi a singhiozzo dimentica di averlo fatto? C'è addirittura una pagina in cui lo fa smontare dal mulo e, dopo non più di dieci righe, gli fa ricordare il bandito che gliel'ha portato via. Dieci righe!
    Proseguo, ma già me ne sto pentendo.
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    26/07
    Cinquantaquattro pagine di "Novella del curioso imprevidente" (curioso imprevidente? "Marito deficiente" era troppo esplicito e non si poteva dire?), inserita in un punto in cui finalmente Don Chisciotte dorme, non sproloquia e non fa danni - salvo decapitare qualche botte di vino in un attimo di sonnambulismo, sognando di uccidere giganti. Cinquantaquattro pagine. Di storiella veramente inutile, con personaggi che monologano anche per tre pagine di fila, chissà la sete a fine discorso. Cinquantaquattro pagine che potevano essermi risparmiate... e invece no, la tortura deve essere tale, o l'onore non sarà meritato.
    Sono a pagina 333. La strada verso la 1014 è ancora lunga.
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    04/08
    E sono finalmente arrivata alla fine del primo libro! *sospirone*
    Ovvero verso pagina 480. Ne mancano altre 500 e qualcosa, e i critici dicono quasi all'unanimità che il secondo libro è peggio del primo. Alè.
    Mi chiedo però come possa essere peggio. Cioè, senza offesa alcuna agli amanti del volume, a me pare di aver appena letto uno dei romanzi peggiori della mia vita. Il livello di mitizzazione è follemente alto, per una storia che contiene così poco.
    Innanzitutto eliminiamo le "storie nella storia", ovvero le centinaia e centinaia di pagine che raccontano di Cardenio, di Lucinda, del cavaliere prigioniero, di Zoraide, di Luigi, di Chiara, del capraio e di Leandra. Che sinceramente chissene.
    Restano forse duecento, ma probabilmente meno, pagine in cui questo mezzo matto sbatte contro i mulini, ammacca pecore, libera galeotti, s'azzuffa con barbieri, attacca penitenti in processione, sproloquia in continuazione e le prende da tutti. Ma non dimentichiamo le centinaia di pagine di storie altrui in mezzo, che quelle fanno parecchia differenza!
    Io capisco senza dubbio la metafora, l'ironia, la follia diagnosticata da chi si considera sano ma poi ragiona come il folle, come il prete che ha amato gli stessi libri che ispirano Don Chisciotte o Sancio che fa tanto il razionale in attesa della sua isola da governare... capisco tutto e apprezzo anche. Ma la forma, lo sbrodolio, l'insopportabile lungaggine, l'intromissione di storie che poco o nulla c'entrano, le infinite liste di titoli e gli infiniti riassunti di trame... no.
    I libri lunghi sono belli solo se dentro ci metti roba funzionale, che porta avanti la trama. Se ci infili tutto quello che ti passa per la testa giusto perché ti va di dirla... me ne frego se sei il più grande scrittore della Spagna, per me hai pubblicato una schifezza.
    E poi giustifichi, nei secoli dei secoli, cose tipo "La scuola cattolica". Grazie, eh!
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    08/08
    Fantastico, le prime venti pagine del secondo libro dicono esattamente quello che ho scritto finora! Cervantes fa elencare a un nuovo personaggio tutte le magagne del primo libro - asini che spariscono e ricompaiono, novelle dei mariti imbecilli inserite a caso, divagazioni inutili, pezzi di trama lasciati a sé stessi e mai portati avanti... - per poi far dire a Don Chisciotte che bisogna perdonare gli errori degli scrittori, dopotutto pure Omero e Dante ne han fatti.
    Non so se provare per quest'uomo una sana solidarietà scrittoria o se odiarlo e basta.
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    23/08
    Da più di 200 pagine 'sto libro è entrato in loop: cinque righe di introduzione alla storiella - due/tre pagine di monologo che raccontano la storiella - una decina di righe a conclusione e a introduzione della successiva storiella - due/tre pagine di monologo che raccontano la storiella...
    Praticamente leggo solo di gente che blatera i ca**i suoi. Ca**i sempre uguali oltretutto: o è qualcuno innamorato o è qualcuno che parla dei romanzi cavallereschi, fine.
    E questo è uno dei capolavori assoluti della letteratura mondiale, quello che per venti e rotti anni mi sono sentita in colpa di non aver letto? Giuro che ho trovato più piacevole leggere "Twilight".
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    25/08
    Anche oggi capitolo pietoso in cui Don Chisciotte parte all'attacco di gente che non gli ha fatto niente, vede che gira male, scappa e lascia Sancio a prenderle. Poi, quando quello s'incazza, lo rimprovera pure perché non è abbastanza convinto della giustezza della missione.
    Che posso capire la mentalità servo-padrone dell'epoca, mica si può fare un cavaliere che chiede scusa al garzone. Che posso capire l'intento burlesco/parodistico, mostrare uno che a parole è il più valoroso guerriero mai visto e invece alla prova dei fatti è un codardo, vile e paraculo. Che posso capire non esista il concetto di altruismo in battaglia, non è che pretendo una di quelle americanate ridicole in cui il combattente si blocca a metà fuga e torna indietro, a rischio di morte, per salvare un altro che schiatterà comunque, ma peggio. Capisco tutto. Peeeerò... la mia asticella dell'odio verso 'sto libro si alza inesorabilmente.
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    31/08
    Nuooo, era appena iniziato un pezzo interessante, forse l'unico nelle 700 pagine finora lette che mi faceva veramente venire la voglia di continuare a leggere... svarioni. Svarioni come piovesse.
    Pezzi spostati dopo con frasi rimaste prima, numeri che cambiano ogni cinque righe... mi sa che nemmeno nel 1600 si faceva un gran lavoro editoriale -__-
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    07/09
    Il pezzo interessante, ovvero Sancio che fa il governatore, è durato pochissimo. Era davvero l'unica parte piacevole trovata in tutto il libro, l'unica in cui accadesse qualcosa di divertente, almeno per i miei standard di divertimento.
    In compenso per duecentocinquanta pagine (!) ho dovuto leggere esempi su esempi di una cosa che detesto dal profondo del cuore: gli scherzoni.
    A me la gente che se la spassa creando disagio agli altri fa partire il raptus omicida, i goliardi li impiccherei ai pali della luce e i "simpa della cumpa" li manderei al confino. Evidentemente i miei standard di divertimento non rispecchiano quelli dell'umano medio, che immagino si sia fatto tante belle risate a leggere di finti combattimenti, gatti buttati in faccia, travestimenti, cavalli di legno pieni di petardi, finte teste parlanti, maledizioni all'altrimenti bellissima Dulcinea da togliere tramite frustate volontarie di Sancio (questa delle frustate poi... ha intenzione di tirarla ancora tanto lunga? E basta!), finte morti da guarire tramite sberle sempre a Sancio.
    E questo ci porta a pagina 950. Almeno so che l'agonia è lì lì per finire.
    Don Chisciotte è stato appena costretto a piantarla di girovagare e a tornare a casa. Questo perché ha perso un duello, in effetti il primo davvero combattuto in tutta la sua vita. Ma ovviamente ha perso per colpa della magrezza del cavallo.
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    10/09
    E finalmente l'ho finitooooooooooooooooooooooo.
    Che finale da giramento di balle! Il rinsavimento pre-morte, ma vaff...!
    Praticamente rinnega tutto quello ha scritto per mille e passa pagine, giusto per sottolineare quanto sia stata INUTILE la tortura che mi sono inferta con 'sto libro.
    La cosa divertente è la paginetta finale, un'analisi sui significati del romanzo che, in buona sostanza, dice: è un libro scritto per assecondare il concetto di umorismo di un determinato popolo in un determinato periodo; tutte le interpretazioni successive sono fatte da stranieri, oltretutto influenzati da correnti letterarie che all'epoca della stesura nemmeno esistevano, e hanno ammantato l'opera di significati profondi, romantici, esistenzialisti, filosofici e chi più ne ha più ne metta che molto probabilmente c'entrano come i cavoli a merenda.
    Riassumendo all'osso: il Don Chisciotte ha intenti parodistici e metaletterari? Sì. Probabilmente ha anche l'intento di trasmettere un grande insegnamento noto in ogni paese, ovvero "fatti i ca**i tuoi e camperai cent'anni". Tutto il resto? Fuffa da studiosi, quelli che vedono nelle opere ciò che ci vogliono vedere. Blah!

    ha scritto il 

  • 4

    Un bellissimo classico

    Nonostante la luunga pausa di 5 mesi per riprenderlo e il fatto di rileggere parecchi pezzi almeno venti volte perchè mi distraevano XD, è stata una bella lettura, molto divertente. La seconda parte è ...continua

    Nonostante la luunga pausa di 5 mesi per riprenderlo e il fatto di rileggere parecchi pezzi almeno venti volte perchè mi distraevano XD, è stata una bella lettura, molto divertente. La seconda parte è scivolata via più facilmente. Sicuramente lo rileggerò negli anni.. e in tempi più brevi

    ha scritto il 

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