Easter Parade

Di

Editore: minimum fax

4.2
(1031)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 283 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Catalano , Chi semplificata , Francese

Isbn-10: 8875211833 | Isbn-13: 9788875211837 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Andreina Lombardi Bom ; Prefazione: Nick Laird

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Easter Parade, uscito originariamente nel 1976 e ora pubblicato per la prima volta in Italia, è un romanzo esemplare della sensibilità di Yates: una saga familiare senza concessioni al romanticismo, un limpido ritratto di esistenze borghesi in bilico fra la mediocrità e le aspirazioni. Le protagoniste sono due sorelle, dal carattere diverso ─ Sarah più solare e convenzionale, Emily più chiusa e indipendente ─ ma sempre unite da un legame che a tratti si trasforma in rivalità; i loro destini si dipanano per quasi cinquant'anni, sullo sfondo di un'America che man mano perde la sua innocenza gioiosa (quella immortalata in un'istantanea della parata di Pasqua a cui si riferisce il titolo), alla ricerca di una «felicità» difficile tanto da identificare quanto da ottenere.
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  • 5

    La Parata di Pasqua

    Perché Yates non sembra provare un minimo di pietà per i suoi personaggi?
    E' probabile che non ne avesse neanche per se stesso, perpetuamente assetato di alcol, sistematicamente preso a pugni da una v ...continua

    Perché Yates non sembra provare un minimo di pietà per i suoi personaggi?
    E' probabile che non ne avesse neanche per se stesso, perpetuamente assetato di alcol, sistematicamente preso a pugni da una vita difficile, fondamentalmente solo.
    C'è molto di lui in una delle due sorelle protagoniste del romanzo, mentre Pookie, la loro scomoda madre, ricorda in modo imbarazzante la sua.
    The Easter Parade, tradizionale Parata di Pasqua newyorkese, resterà il punto più alto dell'esistenza di Sarah e Tony, giovane coppia che verrà immortalata alla sfilata in una foto del New York Times. L'immagine di perfetta felicità, incorniciata e appesa al muro per anni, somiglierà sempre meno ad una realtà fatta di violenza, umiliazioni e fallimenti - ammesso che abbia mai rappresentato qualcosa di vero.
    Sarah, cocca di papà da bambina, poi madre e moglie “felice”, nasconderà sempre dietro un sorriso fatuo e cristallizzato l'inferno domestico che finirà per distruggerla: “E' un matrimonio. Se vuoi restare sposata, impara a sopportare le cose”.
    Emily, la sorellina un po' inadeguata, la “povera” Emily, passerà da un uomo all'altro nel suo incolmabile bisogno d'amore, ostentando una sicurezza e un'indipendenza che non ha. Nessuna delle sue relazioni si rivelerà quella giusta: fin dall'inizio, in ognuna di esse si intravede l'inesorabile fine, il vizio di forma con cui prima o poi occorrerà fare i conti.
    E i conti non torneranno mai per le sorelle Grimes, zavorrate fin dall'infanzia da una madre ottusa e volgare, rivali nel contendersi l'affetto del padre - altro formidabile perdente.
    Chiave di volta del romanzo è la sostanziale incomunicabilità tra i personaggi, chiusi nel loro egoismo, aggrappati a brandelli di felicità, gelosi persino delle loro stesse sofferenze.
    Ancora una volta Yates sa dove colpire per fare più male possibile: il sapore aspro della sconfitta si avverte in ogni frase, in ogni singolo aggettivo, buttato là come per caso a smascherare spietatamente ogni illusione.

    ha scritto il 

  • 4

    EASTER PARADE - RICHARD YATES Un libro bello, ma tremendo...

    Ho tolto l'avviso spoiler, su suggerimento di Evi*.
    Non rivelerei mai il finale (Yates, d'altronde, ne accenna nelle prime righe).
    L'avevo messo perché parlerò di alcuni argomenti che "violano" il seg ...continua

    Ho tolto l'avviso spoiler, su suggerimento di Evi*.
    Non rivelerei mai il finale (Yates, d'altronde, ne accenna nelle prime righe).
    L'avevo messo perché parlerò di alcuni argomenti che "violano" il segreto della famiglia... Di questa precisa famiglia di cui Yates racconta. E non solo di questa.

    Innanzitutto il libro parla di due sorelle? Sì e no. Si sofferma soprattutto su una delle due, epicentro di tutto. L'altra è in secondo piano. Ha una vita apparentemente più ordinaria. Vale la pena narrare quella stra-ordinaria, per l'epoca, gli anni dai '30 ai '70, in piena rivoluzione femminista (americana, qui eravamo ancora alla preistoria fino al '68 e oltre, in provincia), ma ancora in un mondo dominato dagli uomini. Ecco perché le protagoniste - ho pensato - sono donne. Altrimenti di cosa avrebbe parlato Yates, qui? Come avrebbe reso interessante questo particolare intreccio? Avrebbe scritto un'altra storia trita e ritrita sugli uomini (oddio cos'ho appena scritto). Infatti qui è proprio la donna al centro del libro. Gli uomini sono comparse. Sono opachi, piatti, egoisti, narcisisti, arretrati, prepotenti o pusillanimi. Emily, l'unica delle sorelle che ha una vita disinibita (non si sposerà mai, al contrario di Sarah), ne incontra di ogni tipo. Ma anche Sarah, tra il marito e i figli, si scoprirà che fa la sua parte. Poi c'è la madre, altro soggetto interessante. Un intralcio per tutti. Il padre, una figura che appare imponente (alle bimbe) ma per lo più assente (per motivi che saranno prestissimo spiegati nel libro), e che potrebbe apparire la chiave di lettura di tutto. Non è così. Non è così semplice l'interpretazione di questo romanzo. Ci sono più chiavi di lettura e quella psicoanalitica sembra una delle più ovvie, ma non lo è. E' una parte del tutto, ma non si esaurisce tutto lì. E' questo il problema... Sarebbe stato tutto più facile... Invece no.

    Allora, innanzitutto il narratore non lo si sente quasi. A volte "interferisce" con le sue rare uscite ironiche (soprattutto quando racconta dei fiumi di alcool e delle figuracce degli alcolisti), con dei corsivi, per sottolineare meglio il peso di alcune parole, con le descrizioni dei pezzi di cibo che colano agli angoli delle bocche dei personaggi (come Hitchcock con le uova, le metteva in certe scene, come in Caccia al ladro, per esempio, perché le odiava e le faceva "massacrare" dagli attori con primi piani che poi sognava di notte, diceva lui. Mai capita questa. Io avrei messo una torta Sacher. Ma io non sono Hitchcock, è evidente. Scusate la digressione). Finché ad un certo punto... pare scomparire del tutto. Incredibile. C'è un punto imprecisato in cui io non ho più percepito questo narratore che era già quasi assente: sono finite le descrizioni del cibo appiccicato alle facce e ai vestiti, sono calati i corsivi, è diminuita drasticamente l'ironia. E' aumentata d'un tratto la sensazione di drammaticità. L'aspettativa di qualcosa di grave che stava per succedere. E voltavo pagina con ansia, anzi, fretta, non proprio come mi accade con un giallo, ma ripensando a quello che può capitare A TUTTI, a tutte le famiglie, a tutti i singoli componenti di qualsiasi famiglia, in qualsiasi periodo storico. Perché qui il periodo storico è perfettamente delineato, il tutto è perfettamente credibile. Le protagoniste donne sono la scelta perfetta per questo racconto. Ma quello che qui viene raccontato può succedere a tutti, in qualsiasi momento. Maschi e/o femmine. Oggi come ieri. Il racconto di queste donne di ieri rende tutto ancora più drammatico, perché viene immerso in un ambiente specifico dove la sociologia ci ha insegnato tanto sulla loro segregazione (oggi non è cambiato granché, ma qualcosina sì).

    Poi ci sono le due protagoniste in particolare. Perché le ha scelte proprio così? Le donne medie. Niente di iperintelligente, anzi. Due persone normali. Con due storie che sarebbero potute accadere a tante, allora. Senza un padre... Senza un uomo a proteggerle. Già, la funzione a cui tutti gli uomini qui sono chiamati... e pochi rispondono e pure male...

    Ecco perché ad un certo punto ho mollato il libro per qualche giorno. E' vero, uno ha da fare, poi esce e si distrae... poi dice: basta, voglio vedere come va a finire questa storia.

    Mi è capitato raramente. Di provare questo fastidio.

    Mi ha fatto pensare... Le volte che non ho ascoltato... Le volte che non mi hanno ascoltato... Avrei potuto fare di più... Avrebbero potuto fare di più... Potrò rimediare? Potranno, vorranno rimediare?

    Cose che capitano anche nelle migliori famiglie. Non ai livelli delle sorelle Grimes, magari, ma possono capitare.

    Non gli do 5 stelle perché... mi ha lasciato l'amaro in bocca e non mi ha dato una via d'uscita. Odio i vicoli ciechi, è più forte di me. Il tempo non torna indietro? Va bene, ma vogliamo volgere uno sguardo positivo al futuro? Rimediare non si può? Provare a rimediare in altro modo? No, vicolo cieco. Anzi, abisso. Io una battuta a questo punto la farei, ma sarebbe uno spoiler... Ma porca miseria... C'è un punto in cui mi è venuta in mente la marca di un preciso medicinale, a pag. 272, ed. Minimum Fax. Se ci arrivate, fatemi un cenno, se vi va. Sarebbe stata d'aiuto. E io non sono pro-farmaco, se non ce n'è bisogno. Però...

    Una fine preannunciata dalle prime tre righe del romanzo. Avrei potuto mollare tutto lì. Ma ne è valsa la pena. E' un libro che fa riflettere, non mi sento proprio di sconsigliarlo, anzi.

    Un finale perfetto, vero. Veloce, sembra tirato via, ma non lo è. Senza speranza. O forse un barlume c'è, ma non per le sorelle Grimes, come scrive lo stesso Yates nelle prime tre righe del romanzo.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Magistrale. Le sorelle Grimes, Sarah ed Emily, rimangono scolpite nella memoria. Anche perché si tifa per loro fino alla fine, si spera che quel flebile raggio di luce e di speranza che sembra illumin ...continua

    Magistrale. Le sorelle Grimes, Sarah ed Emily, rimangono scolpite nella memoria. Anche perché si tifa per loro fino alla fine, si spera che quel flebile raggio di luce e di speranza che sembra illuminare ogni tanto gli eventi si rafforza e almeno una ce la faccia. E invece no, se mestizia deve essere che mestizia sia! Yates non riesce a sottrarsi al proprio destino di scrittore di perdenti e così Sarah fa una fine ingloriosa e pure Emily.
    Però la narrazione è superlativa. Un negativo fotografico che testimonia quello che Gicomino avere ben poetato: le promesse della sera non vanno coi fatti della mattina (come sintetizzerebbe un modo di dire romagnolo). E così la parata di Pasqua così gravida di promesse e ricca di aspettative rimane un episodio impietosamente felice nel ricordo.
    Le vite delle due sorelle si dipanano con una costante dei romanzi di questo periodo (non è che Yates non fosse in buona compagnia nel suo pessimismo cosmico), lo spreco e l'alcool. Alla fine non si capisce se si beve per dimenticare il fallimento, o se si è falliti per il gran bere (cfr Lucia Berlin), ma l'alcool gioca un buon numero di disastri (poi arrivò l'eroina e fu tutto più "facile": i protagonisti morivano di crack o di Aids).

    ha scritto il 

  • 4

    Letteratura contemporanea del realismo americano come il precedente libro Revolutionary road. Due sorelle , due esistenze diverse unite alla fine dal fallimento e dall infelicita' .

    ha scritto il 

  • 3

    Romanzo autobiografico come tutti gli scritti di Richard Yates che girano e rigirano sempre attorno agli stessi temi: rapporti famigliari difficili, la solitudine, l’alcool come soluzione ai problemi ...continua

    Romanzo autobiografico come tutti gli scritti di Richard Yates che girano e rigirano sempre attorno agli stessi temi: rapporti famigliari difficili, la solitudine, l’alcool come soluzione ai problemi.
    Yates ci racconta, nell’arco di un cinquantennio, le vite di Emily e Sally le due sorelle protagoniste di Easter Parade, le loro sono vite vissute in superficie, dolori, drammi, falle, imperfezioni dell’esistenza descritti come se fossero in fondo sopportabili, mi piego ma non mi spezzo, come se si potesse convivere con tutto e nonostante tutto, senza mai soffrire troppo.
    Non ho trovato in Yates tutto il dolore che pensavo, è un libro sulla ricerca della felicità, lo è? Non credo, è come se la felicità fosse una ambizione troppo elevata, allora si ricalibrano le prospettive verso il basso e diventa un libro sull’accettazione e sulla rassegnazione, senza troppi traumi, di ciò che la vita offre: non sempre puoi avere quello che desideri devi solo prendere quello che ti viene dato e fartelo bastare (che morale discutibile).
    I sentimenti di Emily e Sally diventano come diluiti, rimangono sempre sulla cresta dell’onda senza mai scendere in profondità, io invece avrei voluto scendere giù verso il basso e sprofondarmi nei fondali dell’esistenza per vedere le creature degli abissi che vivono nella più completa oscurità. Yates non lo ha permesso. Yates suggerisce, mostra ma non dice.

    ha scritto il 

  • 5

    Yates e Freud

    Pare che Yates, durante un periodo di psicanalisi, abbia affermato "Basta con questo cazzo di Sigmund Freud". Ovviamente quando scriveva sapeva benissimo di dover fare i conti con questa cosa. Tutto è ...continua

    Pare che Yates, durante un periodo di psicanalisi, abbia affermato "Basta con questo cazzo di Sigmund Freud". Ovviamente quando scriveva sapeva benissimo di dover fare i conti con questa cosa. Tutto è talmente chiaro che ci si sente quasi male a leggerlo.
    Pare anche abbia espresso il desiderio di non avere successo, ma lettori. Cerco di contribuire nel mio piccolo consigliando i suoi libri e regalandoli, sono bellissimi e imprescindibili.

    ha scritto il 

  • 4

    consigliato!

    è il primo romanzo di Yates che leggo e ho intenzione di continuare: bello, scorrevole, interessante, le storie di queste due sorelle così diverse ma il cui destino le riunirà. è un romanzo appassiona ...continua

    è il primo romanzo di Yates che leggo e ho intenzione di continuare: bello, scorrevole, interessante, le storie di queste due sorelle così diverse ma il cui destino le riunirà. è un romanzo appassionante ed estremamente realistico, uno spaccato d'America, anzi di due Americhe agli antipodi, che mostra come avere uno stile di vita diverso non significhi in fondo non incorrere negli stessi problemi esistenziali. non sono una femminista ma questo romanzo di donne mi è piaciuto davvero tanto!

    ha scritto il 

  • 4

    Ho quasi cinquant'anni e non ho mai capito niente in tutta la mia vita

    Anch'io ....
    “Ho quasi cinquant’anni e non ho mai capito niente in tutta la mia vita”
    ....
    E nonostante tutto....
    Se mi soffermo sulle scelte del mio passato...
    Ripeterei gli stessi errori...
    .... ...continua

    Anch'io ....
    “Ho quasi cinquant’anni e non ho mai capito niente in tutta la mia vita”
    ....
    E nonostante tutto....
    Se mi soffermo sulle scelte del mio passato...
    Ripeterei gli stessi errori...
    ....

    ha scritto il 

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