Effi Briest

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Verleger: Hamburger Lesehefte Verlag

3.6
(618)

Language: Deutsch | Number of Seiten: 261 | Format: Others | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , French , Italian , Spanish , Hungarian

Isbn-10: 3872911708 | Isbn-13: 9783872911704 | Publish date: 

Auch verfügbar als: Paperback , Audio CD , Mass Market Paperback

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Buchbeschreibung
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  • 4

    Effi è ancora una ragazzina quando riceve la proposta di matrimonio da parte del barone Innstetten, ricco e con una carriera brillante davanti a sé. Il fatto che Innstetten abbia il doppio degli anni ...weiter

    Effi è ancora una ragazzina quando riceve la proposta di matrimonio da parte del barone Innstetten, ricco e con una carriera brillante davanti a sé. Il fatto che Innstetten abbia il doppio degli anni di Effi non sorprende, considerando l'epoca in cui si svolge l'intera vicenda. Il fatto invece che il barone, tanti anni prima, ci avesse provato con la madre di Effi, è forse un pò curioso e sa tanto di vendetta/ossessione. Il fatto che sia addirittura la madre di Effi a spingerla a sposare quest'uomo, mi manda totalmente in confusione.
    Ma questo è solo l'inizio del romanzo, quando ancora si guarda la Effi spensierata con simpatia. Simpatia che si trasforma poi in antipatia quando Effi, donna matura e sposata, rimugina in continuazione su ciò che le accade senza muovere un dito per cambiare le cose. E infine l'antipatia si trasforma in compassione...
    Superata la fase "oddio, che palle, quanti dettagli inutili", credo che la trama sia abbastanza interessante. Non direi che Effi Briest sia uno dei miei classici preferiti, ma è un romanzo che aiuta a capire la società di quel tempo.

    gesagt am 

  • 1

    Di Effi Briest non avremmo sentito la mancanza

    Effi Briest, si legge un po' ovunque, è ritenuto il capolavoro assoluto di Fontane; mi dispiace dirlo, ma se questo romanzo noioso ai limiti del sopportabile è il suo capolavoro non posso fare a meno ...weiter

    Effi Briest, si legge un po' ovunque, è ritenuto il capolavoro assoluto di Fontane; mi dispiace dirlo, ma se questo romanzo noioso ai limiti del sopportabile è il suo capolavoro non posso fare a meno di chiedermi come possano essere gli altri suoi scritti né, tuttavia, credo mi spingerò mai a scoprirlo.
    Purtroppo di Effi Briest non mi è piaciuto proprio nulla: i personaggi, lo sviluppo, lo stile di Fontane e nemmeno la trama, che era stata invece il motivo che mi ha spinta ad acquistare il libro.
    Nel retro di copertina si legge che Effi è una giovanissima data in sposa ad un antico spasimante della madre, dunque molto più grande di lei, salvo poi tradirlo più per noia che per passione. Già l'unione con quest'uomo tanto diverso da lei - lei che è ancora una ragazzina vivace a cui piace ancora giocare all'aria aperta, e lui che invece è un aristocratico gentile ma dai modi freddi - poteva costituire di per sé succoso materiale narrativo, ma Fontane spreca l'occasione, facendo di Effi una piccola materialista alla quale non interessano granché i sentimenti e che non vede niente di male nello sposare un uomo che se non altro potrà sicuramente darle una vita agiata. Il presunto amore clandestino è insignificante, dura meno di quanto si possa immaginare, ed Effi torna a compiere impeccabilmente i suoi doveri di moglie e madre. Fontane però voleva dimostrarci che le bugie hanno le gambe corte, e ben sei anni dopo il marito scopre il tradimento. A questo punto la vicenda prende l'inevitabile piega tragica.
    Effi Briest viene inserita in un filone di grandi romanzi europei sull'adulterio assieme a Madame Bovary e Anna Karenina; se non posso pronunciarmi sul romanzo di Tolstoj, non avendolo ancora letto, posso invece assicurarvi che in comune con Emma Bovary (di cui ho amato ogni pagina), Effi Briest non ha assolutamente nulla, fosse anche soltanto perché Fontane lo stile di Flaubert se lo sogna: il romanziere francese sa far entrare il lettore negli ambienti del romanzo, le emozioni dei suoi personaggi fanno palpitare, le descrizioni sono immagini ed i dialoghi interessanti, raffinati; leggendo una descrizione di Fontane invece quando va bene ci si addormenta e nel seguire un dialogo le possibilità sono due: o non se ne coglie l'utilità, o si vorrebbe chiudere il libro per non riaprirlo mai più.
    La trama di Effi Briest è molto più avvincente del romanzo in sé: mentre lo si legge persino gli eventi più eclatanti - come il tradimento, che dovrebbe costituire il fulcro dell'opera, e di cui invece il lettore potrebbe a stento accorgersi! - assumono un aspetto piatto, la narrazione è talmente fredda da risultare sempre uguale e anonima dalla prima all'ultima riga. Almeno in me, Fontane non è stato capace di suscitare altro che profonda insofferenza per le prime cento pagine, che ha poi lasciato spazio alla rassegnazione una volta compreso che tutto il libro avrebbe proseguito su quel tono.
    Nemmeno si costruisce tra il lettore ed i personaggi quel rapporto di empatia che sta alla base del coinvolgimento nella lettura. Questo non soltanto perché i personaggi sono poco interessanti - a partire da Effi, ma il marito, von Instetten, non è da meno e forse ancora più insignificante è il presunto Don Giovanni, il maggiore Crampas - ma soprattutto perché Fontane non si è preoccupato minimamente di sondare la psicologia e l'interiorità delle sue creature letterarie, col risultato che tutto resta su un piano superficiale. Il personaggio più umano ed emotivo è Rollo, un simpatico terranova.
    Neanche nella fine ho trovato uno straccio di sentimento: del tragico, passionale ed anche dignitoso suicidio di Emma Bovary non c'è neanche l'ombra. Effi si ammala di blandi malori, dovuti probabilmente all'infelicità causata ovviamente dalla colpa (che consiste, alla fine della fiera, in un paio di passeggiate e una manciata di insulsi biglietti scambiati con "l'amante") ed Effi si spegne nello stesso modo anonimo in cui ha vissuto le sue "passioni".
    A libro concluso sono andata subito a leggere l'introduzione di Amos Oz, curiosa di scoprire qualcosa che mi fosse sfuggito o di trovare almeno un motivo che mi spiegasse cos'è che farebbe del romanzo un "capolavoro"; tutto ciò di cui Oz parla, invece, è l'incipit del romanzo, una lentissima descrizione dell'esterno della casa della famiglia Briest. Oz sottolinea l'immobilità della scena, richiama il lettore sulla necessità di leggere tutto con una particolare attenzione ai dettagli, ma volendo usare un po' d'ironia quel che sembra dirci davvero è: con un inizio tanto noioso, cosa puoi aspettarti dal resto?.
    Non riesco proprio a capire come possano alcuni lettori definirlo un romanzo "moderno" e "attuale"; a me pare antiquato persino per l'epoca in cui fu pubblicato, il 1894, se penso a quanti autori contemporanei o addirittura precedenti fossero avanti anni luce rispetto a Fontane.

    Credo di aver espresso a sufficienza il mio disappunto per l'autore tedesco ed il suo miglior romanzo, che mi rendo conto di aver giudicato duramente come pochi altri libri; il motivo è che non ho trovato proprio nulla di salvabile - non un paragrafo memorabile, non una descrizione suggestiva, non un solo personaggio degno di nota - ed inoltre, date le premesse che parevano ottime, è stata una lettura davvero deludente.

    gesagt am 

  • 3

    Vieni, Effi!

    Questo libro mi ha fatto uno strano effetto, nel senso che durante la lettura mi sembrava quasi che non succedesse niente, quando in realtà molto accade a un livello tacitamente emotivo e si insinua n ...weiter

    Questo libro mi ha fatto uno strano effetto, nel senso che durante la lettura mi sembrava quasi che non succedesse niente, quando in realtà molto accade a un livello tacitamente emotivo e si insinua nel lettore. Senza neanche accorgermi, ho provato molta empatia per Effi, forse proprio perché il libro è permeato da un esteriore senso di normalità rispetto a molti altri personaggi letterari ben più "inavvicinabili", come un'umorale Anna Karenina o la Catherine di Cime Tempestose. Quel "Vieni, Effi" sembra quasi richiamare anche noi.

    gesagt am 

  • 2

    SPIETATO

    Ho letto Effi Briest in tedesco, costretto dalla prof., perché mi sapeva gran lettore e mi aveva incaricato di raccontarlo alla classe, una specie di esperimento. La storia è un massacro emotivo, ne e ...weiter

    Ho letto Effi Briest in tedesco, costretto dalla prof., perché mi sapeva gran lettore e mi aveva incaricato di raccontarlo alla classe, una specie di esperimento. La storia è un massacro emotivo, ne escono a pezzi tutti quanti, Effi, Geert, la madre di lei che, perversamente, “cede la figlia” e “cede alla figlia”. Ricordo questo romanzo come doloroso, senza speranza, un vademecum sul cosa evitare nella vita.

    gesagt am 

  • 2

    In sintesi: immaginatevi la storia d'amore tra i due esseri meno interessanti di questo mondo e fatela scrivere a un tedesco. Ecco, esatto, avete capito.

    gesagt am 

  • 0

    Povera Effi...

    Fondato sulla reticenza (si tace su ogni sentimento e su ogni emozione (per non parlar del sesso)) il romanzo di Fontane offre un ritratto femminile forse ancora più spietato di quelli a cui Effi vien ...weiter

    Fondato sulla reticenza (si tace su ogni sentimento e su ogni emozione (per non parlar del sesso)) il romanzo di Fontane offre un ritratto femminile forse ancora più spietato di quelli a cui Effi viene paragonata: Emma Bovary e Anna Karenina.
    Mentre Emma non ispira mai simpatia (tranne per l'accanimento con cui l'autore ne descrive la lenta agonia), mentre Anna è sempre assolutamente adorabile (e la sua morte necessaria viene patita anche da Tolstoj), Effi Briest è la vittima pura; un'adolescente esuberante e cristallina che subisce la violazione del suo mondo illusorio e incantato; un'anima bella che viene consegnata a un destino di immeritata aridità, dove perfino la sua colpa appare incolpevole, naturale conseguenza del disamore a cui la ragazza è condannata.
    La famiglia è il primo persecutore, quando la rigidità moralistica e il disinteresse per la felicità di Effi sono mostrate sotto le sembianze dell'affetto. Le convenzioni sociali dell'alta borghesia prussiana ottocentesca è il secondo, quando il senso dell'onore è in realtà vendetta insensata, l'educazione è oppressione e negazione dei sentimenti.
    Fontane diceva di amare la "povera Effi". Questo amore però non si sente e non si vede. Forse perché la reticenza ne governa le sorti (e non solo letterarie).

    gesagt am 

  • 3

    Ogni tanto desidero “rituffarmi” nell’800, quello dei romanzi con i matrimoni combinati fra giovinette e maturi uomini scelti dai genitori, sospiri amorosi, tradimenti, duelli e pettegole signore del ...weiter

    Ogni tanto desidero “rituffarmi” nell’800, quello dei romanzi con i matrimoni combinati fra giovinette e maturi uomini scelti dai genitori, sospiri amorosi, tradimenti, duelli e pettegole signore della borghesia cittadina e nobiltà campagnola.
    Effi Briest è notoriamente riconosciuto come il capolavoro di Fontane, ma non è riuscito a “rapirmi” e ho faticato un po’ nella lettura. Mi sono piaciute la prima e l’ultima parte, ma la parte centrale e corposa del romanzo non mi hanno conquistato.
    Chissà, forse l’ambientazione tedesca non ha lo stesso fascino, su di me, della campagna inglese?
    Un libro classico, ben scritto, ma non mi sento di dargli più di 3 stelle.

    gesagt am 

  • 0

    Molto spesso si prova una sorta di "timore reverenziale" verso i classici, della serie: "se è un classico deve essere per forza bello, dunque mi deve piacere per forza"... In questo caso però non poss ...weiter

    Molto spesso si prova una sorta di "timore reverenziale" verso i classici, della serie: "se è un classico deve essere per forza bello, dunque mi deve piacere per forza"... In questo caso però non posso fare a meno di ammettere che pur essendo un classicone, questo romanzo non mi ha convinto molto... davvero pesante e noiosetto, nulla a che vedere (secondo il mio modestissimo parere) con Anna Karenina e Madame Bovary...

    gesagt am 

  • 4

    Effi Briest è uno di quei romanzi che sono stati inclusi nella trilogia dell'adulterio, insieme ad Anna Karenina e Madame Bovary. Ci sono, tuttavia, delle differenze rispetto agli altri due libri.

    Qu ...weiter

    Effi Briest è uno di quei romanzi che sono stati inclusi nella trilogia dell'adulterio, insieme ad Anna Karenina e Madame Bovary. Ci sono, tuttavia, delle differenze rispetto agli altri due libri.

    Quest'opera presenta una struttura narrativa amplificata che, in sole 300 pagine, percorre un tempo di circa quattordici anni (se non vado errato con i conti). Effi, la protagonista, a differenza delle altre due donne, è pervasa da una solitudine fanciullesca ed emarginante.

    Costretta dai suoi buoni sentimenti a sposare il barone von Innstetten, di 38 anni, a soli 16 anni, Effi si ritrova catapultata in un mondo di adulti fin troppo presto. E' un personaggio caratterizzato da due facce di una stessa medaglia, pertanto ambigua: l'ingenuità e la consapevolezza di essere una ragazzina ingenua, ma capace di saper porre rimedio a questa sua sfaccettatura caratteriale. Un'ingenuità molto spesso esternata dalla materialità e da una ingenua, appunto, superficialità.

    «[...] Prima di tutto l'amore, ma subito dopo l'eleganza e gli onori e poi le distrazioni, sì, le distrazioni, sempre qualcosa di nuovo, da far piangere o ridere. L'unica cosa a cui non posso resistere è la noia.»

    La crescita di Effi durante tutto il romanzo è solo relativa alla vita che condurrà dopo il matrimonio. E' un personaggio, ripeto, simbolicamente ingenuo, sempre teso a quel ritorno all'infanzia che pure pare stonare in un periodo storico in cui, socialmente, matrimoni del genere non era poi una novità. Di contro, il barone von Innstetten è una persona fredda e pragmatica, che si lascia andare poco. Questo suo carattere, non privo di amore e devozione per sua moglie, porterà ad una breve parentesi adultera per la donna. Il fortunato - o lo sfortunato - è l'ennesimo personaggio dalla morale ambigua e poco chiara, tendenzialmente "moderna": il maggiore Crampas. C'è un passaggio preciso in cui il maggiore, con la sua lucente bellezza, viene meglio riassunto:

    [...] Perché, quanto era [Crampas] senza coscienza nelle questioni amorose, altrettanto però sapeva essere un buon camerata. Tutto in superficie, naturalmente: aiutare un amico, e ingannarlo cinque minuti dopo eran cose che nel suo codice cavalleresco si conciliavano perfettamente. E faceva l'uno o l'altro con una tranquillità incredibile.

    Un flirt breve, ma intenso. Un flirt che Effi abbandona perché, per quanto coinvolta, devota al marito. Un marito che non vorrà sentire ragioni.

    Il romanzo ha tutto ciò che un buon romanzo realista ha la pretesa di vantare, seppur scritto in un periodo in cui il realismo aveva avuto il suo tempo di gloria ed era in trasformazione, sperimentazione. La differenza, tuttavia, con gli altri due romanzi (i paragoni, a mio parere, sono inevitabili) è che Fontane fa proprio un carattere tipico austeniano: quello del dialogo. Non sempre facendo leva sulla reticenza, certo, ma quanto meno su velate allusioni narrative, se non prolettiche, che rendono più fantasioso l'intreccio.

    A questa caratteristica si ha da unirsi anche un uso, non poco raffinato, di descrizioni filo-impressioniste. Che sia a Kessin, a Berlino, a Hohen-Cremmen, il romanzo spesso da spunti di piacere immaginativo, rendendolo anche meno "pesante" in alcuni punti.

    Ciò che il lettore dovrebbe notare di più, a mio parere, sono i continui rimandi ad una dimensione di fanciullezza e protezione. Una costante di tutto il romanzo, la quale va a creare insieme un contrasto caratteristico e un'originalità nella figura della protagonista, di cui ne rimane canonica e simbolica la famosa altalena.

    gesagt am 

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