El Túnel

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Publisher: Emecé Editores S.A.

4.0
(1015)

Language: Español | Number of Pages: 137 | Format: Others | In other languages: (other languages) English , Italian , French , Latvian , German , Polish

Isbn-10: A000054586 | Publish date:  | Edition 4

Also available as: Paperback , Mass Market Paperback , Hardcover

Category: Crime , Fiction & Literature , Romance

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Book Description
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  • 2

    Un libro deludente e asfissiante. La tecnica di scrittura di Sabato è tra le migliori ma anche quella, nonostante la sua bellezza, non batte la inutilità che la trama presenta. Juan Pablo Castel è un ...continue

    Un libro deludente e asfissiante. La tecnica di scrittura di Sabato è tra le migliori ma anche quella, nonostante la sua bellezza, non batte la inutilità che la trama presenta. Juan Pablo Castel è un pittore che a sua opinione è un uomo timido, calcolatore e scrupoloso. La storia parte proprio in una delle sue mostre, in cui il pittore si invaghisce di una donna. La relazione trai due è altalenante ma Juan Pablo, dopo diversi episodi che lo dipingono come uno degli stalker che ogni donna non si augura, riesce a mantenere comunque un rapporto amoroso con Maria. La donna però ha una vita che il più delle volte appare lampante a Juan Pablo ( narratore in prima persona che ripercorre, attraverso la sua memoria, solo alcuni degli avvenimenti più importante ) ma non al lettore. Tant'è che il motivo dell'omicidio che compie Juan Pablo è quasi ridicolo quanto incomprensibile. Infatti, oltre a sapere che già Juan Pablo ci scrive dal carcere senza alcun pentimento, scopriamo dal suo racconto come lui sia arrivato alla verità che Maria fosse una prostituta. Forse questo è il momento del racconto che mi ha scatenato più dubbi che certezze rispetto al resto delle pazzie e paranoie che Juan Pablo snoda in più parti del suo diario. Effettivamente la relazione con Maria era al quanto anomala. Juan Pablo la descrive come una donna con certe insicurezze all'inizio del suo racconto ma man mano si scoprono aspetti molto contrastanti alla prima Maria descritta. Presto Juan Pablo scopre che lei è sposa per pena con un cieco, Allende, ma capisce anche che questo matrimonio era ormai secco e non conservava più le apparenze di una relazione amorosa sincera. Un'altra Maria viene in poi descritta, una Maria bugiarda, manipolatrice ma soprattutto dal piede largo. Sono numerosissimi gli spostamenti di Maria che la vedono da Buenos Aires a Estancia con molta rapidità e significati contrastanti. Infatti se molti quartieri di Buenos Aires, come la Recoleta, sono simbolo della relazione tra Juan Pablo e Maria, la Estancia invece diventa ben presto simbolo del tradimento di Maria. E' il tradimento e la bugia che porta ben presto Juan Pablo a compiere il folle gesto, ma soprattutto è lo specchio dell'anima che vede in un prostituta e che si dimostra tanto simile quanto coincidente con la verità di Maria.

    E' comunque vero che la relazione tra Juan Pablo e Maria cela ragionamenti e messaggi che magari in una rapida lettura non si colgono. Infatti in molte scene si può percepire la caducità del tempo americano, sopratutto nelle primissime pagine, in cui le assi temporali rimangono ancora vivide e parallele, ben più marcate rispetto lo sviluppo del romanzo. La caducità del tempo si evidenzia tra il contrasto del tempo reale in cui Juan Pablo scrive il suo diario in una cella e il tempo passato in cui si trova nella mostra e nota Maria, fino a seguirla disperato per strada, tra folla e grattacieli. Il folle pedinamento ci mostra il timore infantile della sua fantasia per un'incontenibile fame volgare e sessuale. Ecco quindi che Juan Pablo vive già nel peccato, un peccato originale prettamente argentino che viene risvegliato da Maria. La caduta metaforica di Juan Pablo lo spinge alle peggiori pulsioni così come ben presto dai quartieri come la Recoleta, si passa ai peggiori barrios vicino al porto. La Estancia invece viene quasi descritto come una Eden satirico. Ma è proprio nell'Estancia che vediamo i luoghi del titolo, il tunnel. Questo sostantivo non designa però solo il luogo ma in un certo modo anche il tunnel di percezioni alterate che Juan Pablo ne è in qualche modo vittima.
    C'è anche un' altro aspetto interessante del romanzo ed è la colpa di Juan Pablo. Effettivamente il narratore è cosciente di essere diventato un omicida per amore ma non sfrutta il suo diario per palesare la sua innocenza, semmai sfrutta la sua memoria per ripercorrerne a ritroso tutta la sua logica, dimostrando che forse altra soluzione non c'era.

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  • 3

    Il mostro

    Giudizio semplicistico: una lunga sfilza di seghe mentali di un egocentrico pittore completamente fuori di testa. Un papagno, qui ci vuole un bel papagno.
    Giudizio meditato: un lungo delirio ossessivo ...continue

    Giudizio semplicistico: una lunga sfilza di seghe mentali di un egocentrico pittore completamente fuori di testa. Un papagno, qui ci vuole un bel papagno.
    Giudizio meditato: un lungo delirio ossessivo con una logica tutta sua, tutta maschile, tipica di chi confonde l'amore con la gelosia e la paranoia. Fa paura questo uomo che non accetta un no dalla sua amata, che deforma la realtà e se ne crea una tutta sua, parallela e terribile, è come entrare nella testa di un mostro.

    said on 

  • 5

    Un pittore,Castel, io narrante del romanzo ci racconta come è arrivato ad uccidere la donna che amava o che riteneva di amare. Perciò non c'è ambiguità o suspense nei fatti. L'indagine è soprattutto p ...continue

    Un pittore,Castel, io narrante del romanzo ci racconta come è arrivato ad uccidere la donna che amava o che riteneva di amare. Perciò non c'è ambiguità o suspense nei fatti. L'indagine è soprattutto psicologica.
    L'artista vive nella certezza di non riuscire a comunicare con il pubblico: nè con i comuni mortali, nè tanto meno con i critici che a suo parere non capiscono nulla. L'unica persona che intuisce la chiave di lettura della sua ultima opera (una finestra in secondo piano) è una giovane donna. L'artista è dapprima ossessionato dall'idea di parlare alla donna che gli sembra l'unico ponte tra il tunnel in cui vive e il mondo. Il tunnel è probabilmente quello dell'ego che lo tiene chiuso come in una prigione. Quello che lo attira nella donna è la sua capacità di capire e dunque l'illusione di comunicare con l'esterno. In realtà la donna non fa che riflettere l' immagine dell'artista come il vetro di una finestra, un rispecchiamento narcisistico,simulando un'apertura inesistente. Non c'è apertura ma un muro di vetro. In ogni caso la donna è l'unica persona che si affaccia in qualche modo al vetro, una specie di finestra, che nessuno sembra notare. Questa consapevolezza di essere una specie di animale in gabbia, alla cui finestra per curiosità o per compassione si affaccia la donna si fa largo nell'animo dell'artista assieme alla consapevolezza che lei ha una sua vita altra là fuori nel mondo. Una vita separata dalla sua.
    Il legame nato dall'esigenza di gettare un ponte con il mondo diventa piano piano un rapporto "d'amore" in cui la componente patologica possessiva e ossessiva è preponderante: ruminazione di pensieri da parte di lui e inafferrabilità da parte di lei che induce e aggrava la riflessione ossessiva dell'artista.
    Pian piano diventa evidente che il tunnel dell'ego dell'artista non ha reali aperture e vie di comunicazione con il mondo nè l'artista sembra cercarne. D'altra parte la donna non vuole entrare e chiudersi nel tunnel rinunciando al mondo. La divergenza delle due posizioni aggravata dall'illusione iniziale di grandissima comprensione porta al tragico finale che è quasi liberatorio. La prigione mentale diventa una cella reale, con una piccola finestra sul mondo in cui rispetto a prima si ha quasi l'illusione di un allargamento degli orizzonti dell'uomo.
    Il tunnel mentale viene invece murato per sempre chiudendo fuori il mondo.

    E' esistito un solo essere che aveva capito la mia pittura. Per tutti gli altri questi quadri confermeranno ancora una volta il loro stupido punto di vista. E i muri di questo inferno saranno così sempre più ermetici.

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  • 2

    Iniziato e finito sul bus nel tragitto da Ushuaia a Punta Arenas, non mi ha entusiasmato granché.
    Apprezzo lo scrittore che sa spiazzarmi facendomi provare empatia per un personaggio negativo, ma ques ...continue

    Iniziato e finito sul bus nel tragitto da Ushuaia a Punta Arenas, non mi ha entusiasmato granché.
    Apprezzo lo scrittore che sa spiazzarmi facendomi provare empatia per un personaggio negativo, ma questo Juan Pablo Castel è totalmente monotono, spregevole, sopra le righe che non si riesce a provare che disprezzo per la sua asserita sofferenza.
    E poi anche questa continua interlocuzione col lettore la trovo da sempre molto fastidiosa.

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  • 5

    La coerenza della solitudine

    Juan Pablo Castel è uomo di intelligenza sopra la media, misantropo, asociale. Ma, soprattutto, è uomo che fa della coerenza un proprio stile di vita. Una coerenza lunatica, potremmo dire, perché semp ...continue

    Juan Pablo Castel è uomo di intelligenza sopra la media, misantropo, asociale. Ma, soprattutto, è uomo che fa della coerenza un proprio stile di vita. Una coerenza lunatica, potremmo dire, perché sempre combattuta fra scoppi d'intransigenza e ricadute nella debolezza umana.
    La lettura che egli dà della propria relazione con Maria è forse frutto della "pazzia", come qualcuno definirebbe il suo modo d'essere. Forse travisa i fatti, filtrandoli sotto la propria lente indagatrice, che vuole essere figlia della sola logica, ma finisce per risultare pregna di emotività (aspettare sempre prima di spedire una lettera...). Ma non è questo il punto: Hunter non rileva affatto; ci sarebbe stato in ogni caso qualcun altro o qualche cosa d'altro a far macerie d'amore. L'uccisione di Maria è giusta, perché è coerente, logica nella sua ferma impulsività.
    "Lo spettacolo della solitudine senza scampo" di Castel non può essere offerto in pasto a chi vive in quel mondo là fuori ed ha persino l'ardore di divertirsi.
    Maria delude e questo non può andar bene.
    Il protagonista ricorda il Michele Apicella di Bianca (Nanni Moretti, 1984): magari sarà imperfetto, però vuole essere coerente. La felicità è una cosa seria: se c'è, deve essere assoluta: senza ombre, senza pena. E' difficile per tutti; per lui, invece, è impossibile. Forse non ci è abituato. Tanto prima o poi Maria l'avrebbe lasciato, dicendo che era stato tutto molto bello, ma non si può andare avanti, che l'amore è finito. Giudica sé, lo può fare anche con gli altri. Dice: questo è sano, questo è malato, questo è bello oppure brutto, qui c'è il bene, qui c'è il male. Tutto quel dolore non è giusto.
    Castel uccide perché si deve difendere. Difendere dal mondo. Meglio restare nel tunnel.

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  • 2

    Riesce essere ripetitivo in sole 100 pagine, il che è funzionale per rendere la paranoia, ma pure la noia. Forse il primo capitolo "spoileroso" mi ha impedito di legarmi emotivamente con vittima, non ...continue

    Riesce essere ripetitivo in sole 100 pagine, il che è funzionale per rendere la paranoia, ma pure la noia. Forse il primo capitolo "spoileroso" mi ha impedito di legarmi emotivamente con vittima, non saprei.

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  • 3

    Non c'è luce in fondo al tunnel

    Una morbosa ossessione sfocia in un femminicidio. L'incomunicabilità sconfinante nella psicopatologia, caratteristica comune a molti grandi artisti, conduce inesorabilmente il protagonista al paradoss ...continue

    Una morbosa ossessione sfocia in un femminicidio. L'incomunicabilità sconfinante nella psicopatologia, caratteristica comune a molti grandi artisti, conduce inesorabilmente il protagonista al paradossale annientamento dell'unica persona da cui riteneva di essere stato artisticamente compreso. Il tunnel entro cui è da sempre stato rinchiuso come in un bozzolo, si restringe ancor più fino a soffocarlo nel suo stesso nichilismo.
    "A volte credo che niente abbia un senso. In un pianeta minuscolo, che corre verso il nulla da milioni di anni, nasciamo in mezzo a dolori, cresciamo, lottiamo, ci ammaliamo, soffriamo, facciamo soffrire, gridiamo, moriamo, alcuni muoiono e altri stanno nascendo per ricominciare l'inutile commedia. Sarà davvero così? Rimasi assorto sull'idea della mancanza di senso. Tutta la nostra vita sarebbe una serie di grida anonime in un deserto di astri indifferenti?"
    "...c'era un solo tunnel, buio e solitario: il mio, il tunnel in cui avevo trascorso l'infanzia, la giovinezza, tutta la mia vita. E in una delle parti trasparenti del muro di pietra avevo visto questa ragazza e avevo creduto ingenuamente che arrivasse da un altro tunnel parallelo al mio, quando in realtà apparteneva al grande mondo, al mondo senza limiti di coloro che non vivono in un tunnel."

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  • 5

    LA LOGICA DELLA COLPA e LA LOGICA DELLA RESPONSABILITÀ TRAGICA

    IL TUNNEL di Ernesto Sabato

    L'immersione in un pomeriggio di pioggia con Ernesto Sabato ed è subito "Tunnel". Quello in cui scivoli inesorabilmente leggendo questo straordinario romanzo breve che desc ...continue

    IL TUNNEL di Ernesto Sabato

    L'immersione in un pomeriggio di pioggia con Ernesto Sabato ed è subito "Tunnel". Quello in cui scivoli inesorabilmente leggendo questo straordinario romanzo breve che descrive lucidamente il delirio paranoide che spingerà il protagonista verso la soluzione finale del suo amore: la morte dell'Oggetto amato.
    Tema non nuovo, ha il format de Lettera al mio giudice, di Simenon. Ma appartiene ad un altro universo. Il confronto mi ha permesso di avere un ulteriore conferma che Simenon è un potente descrittore di comportamenti ma non di stati mentali, territorio indagato da Sabato con rara precisione.
    Mi ha ricordato anche Thomas Bernhard soprattutto per il rumore sordo che crea l'evolversi del pensiero ossessivo; quello che si impadronisce della mente e che non lascia spazio. L'ossessione come la fine definitiva della libertà di pensiero, come espressione più ampia di una prigionia del sentire, di una claustrofobia mentale.

    Se si vuol conoscere come nasce un "femminicidio", non quello frutto di una cieca violenza impulsiva ma quello articolato, lucido e figlio del delirio del possesso, si legga Il tunnel.
    La follia si appiglia ad un dettaglio, minimo, risibile che in questo racconto è rappresentato da uno sguardo. Quello diretto da Maria , una sconosciuta visitatrice di una esposizione pittorica, che nel quadro di Juan Pablo è rapita proprio da un dettaglio apparentemente secondario del dipinto - una finestrella sul mare - dove il pittore aveva depositato il suo messaggio vero. Solo lei vede quello che lui voleva comunicare e che nessun altro aveva colto.
    Juan Pablo si accorge della scoperta di Maria e si apre, dentro la sua vita di solitudine, la disperata consapevolezza che finalmente c'è qualcuno che può essere sua compagna.
    Sarà l'inizio della fine. Quel qualcuno non lo si può lasciare andare. Diventa una parte di Sè, si teme la perdita, ma ancor di più si teme la separatezza.
    Sabato descriverà il gorgo delle ossessioni che porterà Juan Carlos ad uccidere Maria come gesto supremo dell'unione incondizionata e definitiva. Solo morta sarai definitivamente mia e si acquieterà la disperazione di perdere una parte di Sè.

    Ma di questo racconto c'è un altro aspetto che mi ha colpita e che solo i grandi narratori riescono a trasmettere: il senso di profonda umanità anche di chi è disumano nelle sue scelte di vita.
    Sabato è riuscito a mettere in prosa quello che Speziale Bagliacca descrive come la logica della "responsabilità tragica" della vita in contrapposizione alla "logica della colpa" che domina troppo spesso il nostro pensiero e il nostro sentire.

    Lascio a Speziale Bagliacca la parola: " la logica della colpa tende a spiegare in maniera riduttiva fenomeni complessi. Il suo intento principale sembra essere quello di evitare l'irruzione della dimensione tragica della vita.
    Là dove, non solo il senso di colpa, ma la colpa obbiettiva e la responsabilità per la colpa entrano in gioco, là dove si parla di condanna, di espiazione o di vendetta, la dove si giudica, abbiamo la presenza della logica della colpa.......Molto semplicemente: per perdonarti devo prima averti giudicato e considerato colpevole. Così pure per nutrire sentimenti di vendetta. Dalla prospettiva della logica che trascende la colpa, non si tratta più di perdonare o di condannare, in una parola non si tratta più di giudicare, quanto piuttosto di cercare di capire le molteplici cause, sociologiche, psicologiche, ereditarie, acquisite, che hanno determinato l'evento "colpevole".........Questa logica, che deriva da una visione deterministica, non nega per nulla che la norma sia stata infranta e il delitto commesso. Però, pur riconoscendo questo vede 'attraverso e intorno a questa colpevolezza' e quindi non è interessata ad essa nei modi che sono invece peculiari della logica della colpa (giudizio, condanna, assoluzione o perdono, ripeto). Semplicemente accetta l'idea che gli individui subiscono condizionamenti che incidono sulla loro capacità di essere responsabili."

    Credo che questa sia la funzione della letteratura. Alcuni ci riescono, mi viene in mente David Foster Wallace come colui che ha portato alle estreme vette questo modo di raccontare la vita, altri pur grandi equilibristi della parola proprio no.

    Ma c'è riuscito anche Ernesto Sabato in questo Il tunnel. E non è poco. Anzi è moltissimo.

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